martedì 29 settembre 2015

L'uomo è un apprendista, il dolore il suo maestro


L'uomo è un apprendista, il dolore il suo maestro

                                                                                                
Pensieri 127
 La lezione più importante che l’uomo possa imparare in vita non è che nel mondo esiste il 
dolore, ma che dipende da noi trarne profitto (Tagore, Sadhana). 
L’uomo è un apprendista, il dolore è il suo maestro, e nessuno conosce se stesso finché 
non ha sofferto (A. de Musset, Poesie nuove). 
Credo che le malattie siano chiavi che possano aprirci alcune porte. A ogni modo c’è uno 
stato di salute che non ci permette di capire tutto (André Gide). Chi non ha mai sofferto, non
 ha mai vissuto. Chi è coperto di cicatrici, possiede un particolare ardore (E. Kübler-Ross, 
La morte e il morire, Cittadella, Assisi 1982). La Chiesa è una misteriosa estensione della 
Trinità nel tempo, che non soltanto ci prepara alla vita unitiva, ma ce ne fa già partecipi. 
Essa proviene dalla Trinità, ed è piena della Trinità (H. de Lubac, Paradosso e mistero della
 Chiesa, Jaca Book, Milano 1979, 25). La Chiesa che vive nel tempo per sua natura è 
missionaria, in quanto è dalla missione del Figlio e della missione dello Spirito Santo che 
essa, secondo il piano di Dio Padre, deriva la sua origine (Concilio Vaticano II, AG). Il 
Signore Gesù quando prega il Padre, perché “tutti siano una cosa sola, come io e tu siamo 
una cosa sola”, mettendoci davanti orizzonti impervi alla ragione umana, ci ha suggerito 
una certa similitudine tra l’unione delle persone divine e l’unione dei figli di Dio nella verità e
 nella carità. Questa similitudine che l’uomo, il quale in terra è la sola creatura che Dio ha 
voluto per se stessa, non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di 
sé (Concilio Vaticano II, GS 24). Dio si rivela in quello che costituisce l’aspetto più profondo 
della sua divinità e manifesta la sua gloria, proprio facendosi servitore, lavando i piedi delle 
sue creature (Hans Urs von Balthasar, “Mysterium paschale”, in MS 6, Queriniana, Brescia 
1971, 171). L’uomo odierno potrà accogliere un annuncio di Dio solo se lo sentirà coinvolto 
nei drammi della sua esistenza, come un Dio non lontano, ma vicino, come un Dio Amore 
(M. Bordoni, “Presentazione”, in Una “rilettura” di Dio nella cultura contemporanea, a cura di
 G. Mura, Città Nuova, Roma 1995, 17-21). Non sono più ormai né la ragione, né la libertà, 
forme virili della modernità, l’ostacolo per il riconoscimento di Dio. La difficoltà maggiore è 
ormai proprio il dolore, nei confronti del quale nessuna teodicea consolatoria è più possibile.
 E’ proprio il problema del dolore a riaprire le porte ad un nuovo incontro con Dio e con il 
suo vero volto (M. Bordoni, Ivi, 17). Lo spartiacque fra il teismo e l’ateismo passa oggi 
attraverso le frontiere del dolore, la cui morsa, anche se in modo analogico, non risparmia 
nemmeno Dio e la cui punta massima è senza dubbio il momento della morte del Figlio.
 L’amore è alleato diretto del dolore e non c’è prova più grande di amore che dare la vita per
 le persone amate. Se Dio è amore, la sua massima manifestazione si ha nell’amore 
crocifisso. Il crocifisso è il linguaggio con cui Dio ha manifestato pienamente se stesso,
 l’autodefinizione di Dio espressa in linguaggio umano, la vera immagine di Dio (G. Frosini, 
La Trinità mistero primordiale, EDB, Bologna 2000, 117-118). La natura in parte spirituale 
dell’amore sessuale umano (il cui dinamismo tende verso una spiritualizzazione crescente,
 specialmente grazie al gioco delle grazie sacramentali del matrimonio) è sufficiente perché
 si possa dire, al contrario di san Tommaso d’Aquino, che questo esempio è assai ben 
scelto per rappresentare l’immateriale processione delle divine Persone. L’uomo è insieme 
un essere materiale e spirituale; non sarebbe possibile avere una rappresentazione 
puramente immateriale delle divine processioni, non c’è possibilità di conoscenza umana 
senza immagini radicate nella materialità del mondo corporale; l’amicizia è il bene umano
 per eccellenza e l’amicizia coniugale la forma più perfetta, secondo lo stesso san 
Tommaso; come allora non concludere che l’amore coniugale e il suo frutto, il figlio, frutto 
eminentemente spirituale, e non solamente materiale, è la rappresentazione più perfetta,
 più pienamente umana, nell’ordine naturale, del mistero della santissima Trinità? (B. de 
Margerie, La Trinité chretienne dans l’historie, Paris 1975, 374) Non volere se non ciò che 
Dio vuole e affidarsi completamente a lui per il tempo e per l’eternità; è questo un sacrificio 
che gli è certamente gradito. Questa disposizione di essere pronto a tutto, questo lasciar 
fare, questa accettazione con amore di tutto ciò che accade, come una volontà o 
un’autorizzazione divina, è un olocausto che è caro a nostro Signore (Leone Dehon).
 Preghiere Spirito Santo Paraclito perfeziona in noi l’opera iniziata da Gesù; rendi forte e 
continua la preghiera che facciamo in nome del mondo intero; accelera in ciascuno di noi i 
tempi di una profonda vita interiore; dà slancio al nostro apostolato che vuol raggiungere 
tutti gli uomini e popoli, tutti redenti dal sangue di Cristo e tutti sua eredità. Mortifica in noi la 
naturale presunzione e sollevaci nelle regioni della santa umiltà, del vero timor di Dio, del 
generoso coraggio. Che nessun legame terreno ci impedisca di far onore alla nostra 
vocazione: nessun interesse, per ignavia nostra, mortifichi le esigenze della giustizia; 
nessun calcolo riduca gli spazi immensi della carità dentro le angustie dei piccoli egoismi. 
Tutto sia grande in noi: la ricerca e il culto della verità, la prontezza al sacrificio fino alla 
croce; tutto, infine, corrisponda alla estrema preghiera del Figlio al Padre celeste, e a quella 
effusione di Te, o Spirito Santo d’amore, che il Padre e il Figlio vollero sulla Chiesa, e sulle 
istituzioni, sulle singole anime e sui popoli. Amen. (Papa Giovanni XXIII, Pentecoste 1962). 
___ Fa’, Signore, che tutti gli uomini di buona volontà di tutte le religioni, a Nord e a Sud, in 
Oriente ed in Occidente, in responsabilità comune, demoliscano le montagne dei malintesi,
 riempiano i fossati dell'odio e spianino strade verso un futuro in comune. Fa’ che tacciano 
le armi nell'unico nostro mondo, e fa’ invece risuonare più forte l'appello alla pace, per tutti, 
senza differenze. Signore, unico Dio: fa’ di tutti strumenti della tua pace! Da Preghiera 
ecumenica 2003 di Hermann Schaluck, ofm -Padre Lino Pedron

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Esposizione dei misteri

Il Rosario è composto di venti "misteri" (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone.

La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

«Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti» (Rosarium Virginis Mariae, n. 38).

Per aiutare l'itinerario meditativo-contemplativo del Rosario, ad ogni "mistero" sono riportati due testi di riferimento: il primo della Sacra Scrittura, il secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica.



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