venerdì 29 marzo 2013

Le sette parole di Gesù


29/03/2013

TESTI E RIFLESSIONI - TRE ORE DI AGONIA - LE SETTE PAROLE DI GESU'

LE SETTE PAROLE DI GESU’ SULLA CROCE
A cura di P.Antonio Rungi, passionista
VENERDI’ SANTO – 29-03-13- PASSIONISTI – ITRI


Introduzione

L’ultimo messaggio che Gesù rivolse all’umanità, mentre moriva, fu quello proclamato dalla croce. Un messaggio che la devozione popolare, ha fissato nella predica delle Tre Ore di Agonia e che coincide con le ultime sette parole che  disse dal quel singolare pulpito, che mai più si ripeterà nella storia della salvezza, in quanto la morte in Croce del Figlio di Dio ha salvato l’umanità per sempre, anche se spetta all’umanità di sempre rispondere a tale salvezza, seguendo l’insegnamento e la strada del suo Maestro. Le Sette Parole sono, infatti, il testamento spirituale di UNO che, morendo, sconfisse la morte e aprì a noi tutte la strada della salvezza eterna.
Sette parole, come sette i sacramenti, sette i doni dello Spirito Santo, sette i vizi capitali, sette le virtù: tre teologali e quattro morali, sette le opere di misericordia, corporali e sette le opere di misericordia spirituale.
Quelle parole inglobano tanti aspetti della nostra vita di credente. Esse, sì, furono  rivolte allora a chi stava sotto la croce, ma sono maggiormente oggi rivolte a noi. Parole che non moriranno mai. Parole che ci invitano a credere all’amore del Dio crocifisso per la nostra salvezza. San Paolo della Croce, nostro fondatore visse profondamente l’esperienza mistica della passione e morte in Croce del Signore, fino a definire tale passione, come l’opera più stupenda dell’amore di Dio. Lasciamoci stupire ancora una volta dall’amore sconfinato di Dio.

(Breve pausa di silenzio)


1. “PADRE, PERDONALI, PERCHÉ NON SANNO QUELLO CHE FANNO”

Dal Vangelo secondo Luca
“Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,33-44)

Dal libro del Levitico
Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello (…). Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. (Lv 19,17-18)

Riflessione

La prima parola fu per i suoi nemici: tutti si aspettavano che Gesù, sottoposto alla terribile e straziante sofferenza della croce, dimenticasse il suo Vangelo, le sue parole d’amore e di perdono verso i nemici. Però dalla croce non venne una sola invettiva, ma solo una sentita e sincera preghiera di perdono: “Perdonali, perché non sanno quello che fanno…”.
Perdonare i membri del sinedrio, Pilato, i soldati, la folla?!
Sì, perdonarli, proprio perché “non sanno quello che fanno…”. Se avessero saputo quale terribile crimine stavano commettendo, condannando la Vita a morte, e avessero persistito nel farlo, non sarebbero mai stati salvati. Allo stesso modo noi: se sapessimo che cosa terribile sia il peccato, e malgrado ciò continuassimo a farlo, rifiutando la grande misericordia di Dio e rimanendo lontani da Cristo, saremmo perduti. L’unica cosa che può giustificarci è la nostra inconsapevolezza di quanto siamo stupidi e di quanto sia buono Dio.

Considerazioni
“È difficile perdonare, difficile perdonarsi. Non si riesce a dimenticare: il perdono non è un’amnesia. E il perdono non riguarda l’emozione, ma la volontà. Possiamo perdonare, ma restiamo turbati quando incontriamo chi ci ha fatto del male. E non si perdona perché migliori, o perché l’altro cambi con il nostro perdono: si perdona perché si è figli del Padre… Non ci stanchiamo mai di chiedere perdono a Dio, come ci ha invitato a fare Papa Francesco. Dio è misericordioso sempre e non si stanca mai di perdonarci, quando il perdono è sincero e ben fatto.


2. “OGGI SARAI CON ME NEL PARADISO”

Dal Vangelo secondo Luca
“Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava, ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio, benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli, invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose. “In verità ti dico: oggi sarai con me nel paradiso”. (Lc 23,29-43)

Dal libro del Profeta Isaia
Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. (Is 1,18)

Riflessione

La seconda parola fu rivolta ai peccatori: il ladro crocifisso alla sua destra riconosce in quell’uomo condannato a morte il Signore: “Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno…” . In quella terribile e folle rivolta dell’uomo contro Dio, l’unica voce che si leva in un riconoscimento di lode è quella di un ladro, un condannato a morte: egli aveva riconosciuto il Signore per quello che era! Ed in cambio ricevette una promessa che prima di lui nessuno aveva ricevuto: “Oggi sarai con me nel paradiso…”, una promessa di vita eterna ad un uomo che si era pentito all’ultimo momento. Ma quell’ultimo momento gli valse tutto. La nostra salvezza eterna preme a Dio più che a noi stessi.

Considerazioni
 “Il ladro, come ogni uomo, chiede un ricordo. Gesù accetta e gli promette di più: gli promette il paradiso, la beatitudine dell’esperienza di Dio. Il ladro, il reietto, il peccatore, il violento, sperimenta la presenza di Dio. È la misericordia che dilaga e  il ladro sperimenta in anticipo la salvezza. Dio desidera la nostra salvezza, quando lo capiremo? Desidera il nostro bene, senza porre condizioni”. Svegliamoci dal torpore spirituale e ripartiamo fiduciosi, abbandonandoci completamente alla misericordia di Dio.

3. “DONNA, ECCO TUO FIGLIO!”

Dal vangelo secondo Giovanni
Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. (Gv 19,26-27)…..

Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima». (Gv 19,25-27)

Riflessione

La terza parola fu per coloro che amava di più: sua Madre e Giovanni. Dalla croce li donò l’uno all’altra. Per Maria questa fu la seconda natività dopo quella di Betlemme: diventò Madre di Giovanni tra i dolori del Calvario e, quindi, madre dell’umanità. Maria non ebbe altri figli secondo il sangue e la carne, ma ne ebbe tanti attraverso le doglie del suo cuore straziato. Maria quindi non è solo la Madre di Gesù Cristo, ma è anche Madre nostra, perché ci ha accettati come figli ai piedi della croce. Il nostro fortunato destino è quello di avere come madre la Madre di Dio e come fratello Gesù.

Considerazioni
 “L’aveva accolto con timore e gioia, nel suo grembo, molti anni prima. Gli aveva insegnato a camminare, a parlare, a pregare. L’aveva visto crescere, farsi uomo. Eccola, la madre. Dov’è ora la promessa di Dio? Gesù, con un soffio di fiato, vede la madre e Giovanni, e gliela affida. Donna, dice. Come a Cana, prima del miracolo, la chiama donna. Non è più sua madre, da tempo l’ha donata, come lei ha donato Lui. Si sono fatti dono reciproco. Come dovrebbe essere in ogni relazione d’amore. Da quel giorno, ogni discepolo sa che può prendere Maria con sé, come discreta presenza nel suo percorso di vita”. Rivolgiamoci a Lei nei momenti più terribili e tristi della nostra vita. Lei, come Gesù, ci sarà sempre vicina.


4. “DIO MIO, DIO MIO, PERCHÉ MI HAI ABBANDONATO?”

Dal Vangelo secondo Marco
Venuto mezzogiorno si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò a gran voce: “Eloì, Eloì, lema sabactàni?” Che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. (Mc 15,33-34)

Dal Salmo 21
“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Tu sei lontano dalla mia salvezza”: sono le parole del mio lamento. Dio mio, invoco di giorno e non rispondi, grido di notte e non trovo riposo. (Sl 21,2-9)

Riflessione

La quarta parola richiama la sofferenza di coloro che si sentono abbandonati da Dio. Quando Gesù gridò “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, si fece buio su tutta la terra, perché neppure la natura restò indifferente al dolore di Cristo sulla croce: se l’animo del Signore era nell’oscurità, allora anche il sole che Egli aveva creato doveva esserlo. Gesù prende su di sé i peccati del mondo, assume questa sofferenza per ciascuno di noi, affinché possiamo capire che cosa terribile sia per l’uomo essere privato di Dio, della Sua consolazione, della Sua salvezza. La morte in croce era l’atto di espiazione per tutta l’umanità: per coloro che abbandonano Dio, che dubitano della Sua presenza, che si sentono indifferenti a questo grande mistero.

 Considerazioni
 “A volte anche un grido diventa preghiera. Gesù conosce i salmi, lo hanno accompagnato nella sua crescita interiore, nella presa di consapevolezza della sua identità. Li ha ascoltati, cantati come ninna nanna dalla madre, quand’era piccolo, li ha recitati nella sinagoga di Nazaret, in età adulta. Ha pregato con la Parola stessa di Dio. Gesù prega e le sue ultime parole sono un grido di angoscia, una richiesta di aiuto.” Quanti gridi di dolore e di ribellione salgono a Dio da tutto il mondo, da tutti i cuori. Signore ascoltaci, comprenderci, capisci le nostre umane debolezze e fragilità, perché è difficile accettare la croce e restare soli con le proprie croci e dolori.


5 . “HO SETE”

Dal Vangelo secondo Giovanni
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: “Ho sete”. Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima ad una canna e gliela accostarono alla bocca. (Gv 19,28-29)

Dal Salmo 21
Come l’acqua sono versato, sono slogate tutte le mie ossa. Il mio cuore è come cera, si fonde in mezzo alle mie viscere. E’ arido come coccio il mio palato, la mia lingua si è incollata alla gola, su polvere di morte mi hai deposto. (Sl 21, 12-16)

Riflessione

Questa quinta parola Gesù la rivolge a tutti i presenti sul Calvario. “Ho sete”: Gesù, Dio fatto uomo, creatore del mondo, chiede all’uomo dell’acqua! Ma non chiede l’acqua terrena, bensì chiede un po’ di amore. Questa parola rivela la sofferenza di Dio senza uomo.
Amare vuol dire, prima di tutto, dare, e Dio ha dato all’uomo la sua creazione.
Amare vuol dire rivelare se stessi a chi ci ama, e Dio si è rivelato a noi attraverso il Verbo fatto carne.
Amare significa soffrire per chi si ama, e ora Dio sta soffrendo per noi sull’albero della croce.
Amare significa diventare uno con chi si ama, e Dio ci ha amato tanto da istituire l’Eucaristia, affinché possiamo rimanere in Lui e Lui in noi.
Amare vuole dire desiderare di rimanere eternamente con chi si ama, e Dio ci ha promesso una dimora eterna: il paradiso.
Egli ha diritto al nostro amore, perché così spesso lasciamo che  muoia di sete?

Considerazioni
“Ha sete, Gesù, ha sete il Figlio di Dio. Sete di amore, di pace, di giustizia, sete della nostra fede. Sete. Il nostro è un Dio assetato d’amore, come noi sperimenta il limite di un desiderio quasi sempre insoddisfatto. Ha sete, colui che può dissetare chi cerca la felicità e il bene. Ha sete della mia fede.”. in questo Anno della fede, riscopriamo la fede in Gesù Cristo unico salvatore del mondo e proclamiamo con coraggio la fede nel Cristo morto e risorto per noi.

6. “TUTTO È COMPIUTO”

Dal Vangelo secondo Giovanni
E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto”. (Gv 19, 30)

Dal libro del profeta Isaia
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio. E io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra. (Is 50,5-7)

Riflessione

Questa sesta parola è preludio al Suo addio al mondo., della sua conclusione della vita terrena. Gesù ha portato a termine la missione che il Padre gli aveva affidato: ci ha riscattati con il Suo sangue, ci ha donato la vita eterna… Il Suo compito si è esaurito, ora tocca a noi lasciare che quest’opera di redenzione inondi la nostra anima… Egli ha gettato le fondamenta, ora sta a noi edificarci sopra. Il peccato è l’impedimento più grande al compimento di quest’opera: finché esso regnerà nel mondo, Cristo continuerà ad essere crocifisso nei nostri cuori…

Considerazioni
“Questa parola di Cristo in croce non è un grido di lamento, né un salmo di disperazione o di fiducia. È l’affermazione di una missione compiuta, quella affidatagli dal Padre. Ciò che andava fatto è stato fatto, ora sta al Padre continuare. Abbiamo tutti una missione da compiere, una missione d’amore che Dio ci affida al momento della nostra nascita, un tesoro nascosto da scoprire e da condividere. Non dobbiamo mai pensare a fare grandi opere o a cose. A volte sono le piccole cose che danno senso alla vita e che salvano il mondo”. Cerchiamo la semplicità, l’essenzialità, cerchiamo di vivere poveri e sobri in questo mondo, servendo la causa dei poveri, come ci ricorda Papa Francesco.


7. “PADRE, NELLE TUE MANI CONSEGNO IL MIO SPIRITO”

Dal Vangelo secondo Luca
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo, spirò. (Lc 22,44-46)

Dal Salmo 26
Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore? (Sl 26,1-3)

Riflessione

La settima ed ultima parola fu per il Padre, una parola che segna il Suo ingresso in Paradiso: Gesù, condannato e crocifisso dai suoi fratelli, accecati dalla gelosia, sta per tornare a casa: “Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito”. È un atto supremo di abbandono alle braccia di quel Padre che trentatré anni prima, attraverso la Sua venuta nel mondo, aveva iniziato l’opera redentrice dell’umanità.

Considerazioni
”Gesù si affida, si dona, sa bene in chi ha posto la sua fiducia e il suo destino. Lo dice ad alta voce, vuole che tutti sappiano che fra Lui e il Padre c’è un legame di fiducia totale. Muore: restituisce lo spirito che ci tiene in vita. Lo Spirito, che è dono di Dio, ci è donato sulla croce, ultimo dono di Gesù ai credenti. Anche morendo, Gesù compie un’opera di vita, una nuova creazione. La sua non è una fine, ma un nuovo inizio…”. Immettiamo in questo cammino nuovo di chiesa e di cristiani e facciamo promotori di un mondo riconciliato nell’amore, nella giustizia, nel perdono e nella fraternità universale.

Preghiera finale
Anima di Cristo, santificami. Corpo di Cristo, salvami. Sangue di Cristo, inebriami. Acqua del costato di Cristo, lavami. Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, ascoltami. Dentro le tue piaghe, nascondimi. Non permettere che io mi separi da te. Dal nemico maligno, difendimi. Nell’ora della mia morte, chiamami. E fa che io venga per lodarti con i tuoi Santi nei secoli dei secoli. Amen!

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Il Rosario è composto di venti "misteri" (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone.

La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

«Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti» (Rosarium Virginis Mariae, n. 38).

Per aiutare l'itinerario meditativo-contemplativo del Rosario, ad ogni "mistero" sono riportati due testi di riferimento: il primo della Sacra Scrittura, il secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica.



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