martedì 22 febbraio 2011

SE ASCOLTIAMO LA MADONNA IL MONDO SI SALVERA' DALLA DISTRUZIONE TOTALE

SE ASCOLTIAMO LA MADONNA IL MONDO SI SALVERA' DALLA DISTRUZIONE TOTALE, PERTANTO LANCIO DAL PROFONDO DEL MIO CUORE A TUTTI I CRISTIANI UN APPELLO ,QUELLO DI IMPUGNARE LA CORONA DEL SANTO ROSARIO E... PREGARE, PREGARE, PREGARE PER LA NOSTRA UMANITA' MARTORIATA.

Cari figli, con grande gioia anche oggi desidero nuovamente invitarvi: "Pregate, pregate, pregate". Questo tempo sia per voi tempo per la preghiera personale. Durante la giornate trovate un luogo dove, nel raccoglimento, possiate pregare con gioia. Io vi amo e vi benedico tutti. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".(25 agosto 2010)

In questa nostra epoca ci troviamo di fronte a una lotta tremenda: Satana non solo vuole distruggere l’umanità, ma anche la natura e tutto il creato. Le armi di distruzione di massa sono in mano a tutti i popoli.... Dio che vuole salvare noi Suoi figli ci manda Maria.  Rileggiamo il messaggio dato nel 1959 da Suor Lucia di Fatima in cui si afferma che la Madonna ci aveva indicato come fare per evitare la seconda guerra mondiale. Chiedeva la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato: "Se mi obbedite, la Russia si convertirà, ci sarà pace." Non si è ubbidito alla Madonna e allora c’è stata la seconda guerra mondiale. Cosa diceva la Madonna nel messaggio a Suor Lucia? "Faranno la consacrazione della Russia, ma la faranno tardi, quando essa avrà nel mondo diffuso i suoi errori di ateismo, di lotta alla Chiesa, di perversione morale." Suor Lucia riferì ancora le parole della Madonna: "Esaurite tutte le possibilità, il Signore manda Me." E vediamo quante apparizioni della Madonna avvengono in tutto il mondo! Quelle di Medjugorje polarizzano l’attenzione di tutti. Ci sarà pace, dopo la realizzazione dei dieci segreti. Ma prima cosa avverrà? Iddio ci ha dato Maria come ultima chance per salvare l’umanità dalla distruzione totale. E Maria ci esorta con grande gioia anche oggi a pregare: "…Desidero nuovamente invitarvi: pregate, pregate, pregate", perché la preghiera è l’arma che vince Satana. Satana ha paura solo di questo, solo della preghiera, perché la preghiera lo sconfigge e in particolare ha paura del Rosario. Ancora Suor Lucia, in quella stessa apparizione straordinaria della Madonna del 1959 disse come il Signore ha dato al Rosario tanta efficacia: non c’è difficoltà che non possa essere vinta dal Rosario, difficoltà delle persone, delle famiglie, delle nazioni. Il Rosario è più forte della bomba atomica, il Rosario può fermare la guerra.Ce l’ha detto tante volte la Madonna, anche a Medjugorje: "Pregate, pregate, pregate!"
Maria Maistrini
…Desidero nuovamente invitarvi: pregate, pregate, pregate", perché la preghiera è l’arma che vince Satana. Satana ha paura solo di questo, solo della preghiera, perché la preghiera lo sconfigge e in particolare ha paura del Rosario. Ancora Suor Lucia, in questa stessa apparizione straordinaria della Madonna del 1959 ci dice come il Signore ha dato al Rosario tanta efficacia: non c’è difficoltà che non possa essere vinta dal Rosario, difficoltà delle persone, delle famiglie, delle nazioni. Il Rosario è più forte della bomba atomica, il Rosario può fermare la guerra, ce l’ha detto tante volte la Madonna, anche a Medjugorje: "pregate, pregate, pregate!"

lunedì 21 febbraio 2011

La fede . un aiuto per credere e vivere in Dio


Tutto è Provvidenza

Solo il Signore può guarire certe malattie
Le più pericolose possessioni

TUTTO È PROVVIDENZA
È scritto nel Nuovo Testamento: «Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno» (Lettera di Paolo ai Romani 8,28). E poi ancora: «Beato l’uomo che sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano» (Lettera di Giacomo 1,12).
Dio, il Padre buono, per rendere meno gravose le azioni di Satana e degli uomini non le lascia passare senza trarre da esse un merito per chi le subisce. Anche Satana infatti, che si crede libero di fare, di torturare e di competere con Dio, finisce per servire ai disegni divini facendo brillare più vive che mai le virtù di coloro che tendono alla santità.
Non c’è che un solo Signore: tutto è a Lui soggetto. Anche l’Avversario, il diavolo, è costretto a riconoscersi inferiore ed a sottostare alla divina Potenza. Volendo nuocere a Dio, in realtà il demonio lo serve, perché aumenta la schiera dei santi che egli tenta per farli cadere, ma che sanno resistergli esercitando in tale prova le loro virtù. Così, coloro che aspirano alla santità, i quali senza l’esame della tentazione sarebbero rimasti al primo grado dell’amore, per opera del demonio divengono più meritevoli di gloria, lottando contro le sue insidie che sono tanto più forti e frequenti quanto più capisce che essi sono prede che gli sfuggono. Ecco perché tutto è Provvidenza che segue un disegno di bene per ciascuno, anche se a volte noi, creature limitate, non lo comprendiamo.
Capire che tutto è Provvidenza è difficile per chi è sotto la prova del dolore. Occorre infatti fare continui atti di fede, di speranza e di carità per credere che: «Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Lettera di Paolo ai Romani 8,28) e così riuscire ad amare il Signore come Egli merita con la speranza di ricevere un’eterna e grande ricompensa.

IL SANTO DI DIO
Gesù è il vero Salvatore, il vero ed unico Profeta dell’umanità, il vero Maestro (Vangelo di Matteo 23,10), poiché Egli, pur essendo uomo, è anche Dio. Non potevano i profeti dire di loro stessi ciò che Gesù disse di Sé (Atti degli Apostoli 13,25). Egli è infatti l’Atteso, il Promesso, il Redentore, il Dio con noi (Libro di Isaia 7,14; Vangelo di Matteo 1,23; Vangelo di Giovanni 7,46)«In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» (Atti degli apostoli 4,12).
Abbiamo già udito la Chiesa, che predica Gesù Cristo, dire: «Preparate la via del Signore! ecco il Signore Iddio che viene! Come un pastore, l’Agnello della vera Pasqua, pascola il suo gregge» (Vangelo di Matteo 2,6; 3,3.11). Giovanni Battista, incontrando Gesù, parlò chiaro e disse: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?... Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me… Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio» (Vangelo di Matteo 3,14; Vangelo di Giovanni 1,29-30.32-34). Molti, durante il Battesimo di Gesù, udirono queste divine parole: «Tu sei il Figlio mio diletto, in te mi sono compiaciuto»(Vangelo di Marco 1,11) e videro balenare il cielo di una luce che scendeva in forma di colomba (Vangelo di Matteo 3,16).
Gesù parla a noi per ordine di colui che lo ha mandato (Vangelo di Giovanni 4,34; 5,36-38; 7,16-18; 8,26-28; 12,48-50). Secondo il mondo Egli è il figlio di Maria e Giuseppe della stirpe di Davide, nato a Betlemme Efrata come dicono le promesse (Libro di Michea 5,1; Vangelo di Matteo 2,6), detto nazareno perché a Nazaret ebbe casa (Vangelo di Matteo 2,23). Secondo il Padre Gesù è il suo Inviato, il suo Diletto, il Figlio che si è sacrificato per il mondo, affinché il mondo sia consacrato a Dio e lo chiami «Padre». Questo la Chiesa lo sa e lo proclama da venti secoli, dall’inizio della sua storia.
Ma perché l’uomo dubbioso sia confermato e quello incredulo scosso, ecco che il Signore fa parlare perfino i demoni che lo temono e lo odiano. Dice l’evangelista Marco: «Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: “Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio”. E Gesù lo sgridò: “Taci! Esci da quell’uomo”. E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!”. La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea» (Vangelo di Marco 1,21-28).
Anche gli spiriti immondi, oggi come allora, confermano che Gesù è il «Santo di Dio»! poiché non vi è altro nome sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati. In nessun altro c’è salvezza se non in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Eterno come il Padre e lo Spirito Santo, unico Mediatore fra il cielo e la terra (Atti degli Apostoli 4,12; Prima Lettera a Timoteo 1,5). Di fronte all’incredulità e perfino all’ostilità di molti farisei e dottori della legge, i quali non credevano alle parole del Maestro e nemmeno all’origine divina dei suoi miracoli, ecco che Egli fa parlare il demonio, presente nello spirito del posseduto di Cafarnao. Se non credevano alla parola del Messia e ai suoi miracoli, dovevano almeno credere agli indemoniati, i quali dovevano per forza riconoscere nel Cristo il loro eterno antagonista. Già vinti da Dio con l’Immacolata Concezione, i demoni sarebbero stati definitivamente sconfitti dal Figlio, dopo il sacrificio sulla croce, quando le porte degli inferi si aprirono e molti spiriti risuscitarono (Vangelo di Matteo 27,52-53).
«Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio»! Sembra paradossale, ma a volte molte persone sono peggiori degli spiriti immondi, i quali almeno, pur non amando il Cristo, lo riconoscono come il «Santo di Dio». Se infatti l’uomo d’oggi riconoscesse che Gesù è il Signore, molti errori sarebbero riparati, molti mali evitati, molte ignoranze colmate, molte battaglie vinte. Molte pene sarebbero evitate se l’uomo sapesse ripetersi queste parole del Salmo 94: «Venite, applaudiamo al Signore, acclamiamo alla roccia della nostrasalvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia. Poiché grande Dio è il Signore, grande re sopra tutti gli dèi. Nella sua mano sono gli abissi della terra, sono sue le vette dei monti. Suo è il mare, egli l’ha fatto, le sue mani hanno plasmato la terra. Venite, prostrati adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati. Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce. Ascoltate oggi la sua voce: “Non indurite il cuore”» (Salmo 94,1-8).
Sì, il Signore è il nostro Dio e noi siamo il suo popolo, il gregge che Egli pasce. Non lasciamoci superare dai demoni che sono costretti ad ammettere l’esistenza di Dio ed a temerlo! Inchiniamo i nostri spiriti davanti alla santità dell’Altissimo, ascoltiamo la sua Voce e non induriamo il nostro cuore. Non imitiamo i malvagi di questo mondo «che hanno come dio il loro ventre, si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della terra»(Lettera ai Filippesi 3,19).
Il Dio che ci ha creati ci ha anche salvati e ci ha dato la possibilità di riscattare il male commesso, con la grazia ricevuta e la buona volontà. Infatti, come è scritto nel libro di Mosè, il Signore suscitò un Profeta in mezzo al suo popolo e pose sulle sue labbra le divine parole, in modo che le pecore seguissero il loro Pastore (Vangelo di Giovanni 10,16). Quel Profeta atteso e promesso è Gesù, il Verbo Dio. Chi lo ascolta ama se stesso e si salva. Chi crede in Lui ha la vita eterna (Vangelo di Giovanni 3,36; 5,24). Ecco le parole rivelate a Mosè: «Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto… Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole, che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto» (Libro del Deuteronomio 18,15.18-19).
Ascoltiamo dunque il Signore, ascoltiamo la sua Parola. Non facciamo come quei farisei e dottori che non credevano nemmeno davanti all’evidenza di un miracolo. Perfino i demoni ci spingono a riconoscere in Gesù il «Santo di Dio». Cerchiamo con tutto il cuore di appartenere a quella generazione che non passerà, prima che tutte le promesse si compiano, lo Spirito si effonda e il Figlio di Dio venga (Vangelo di Marco 13,30).

SOLO IL SIGNORE PUÒ GUARIRE CERTE MALATTIE
Nello stesso miracolo dell’indemoniato di Cafarnao, come in quello della donna curva da diciott’anni (Vangelo di Luca 13,10-17) e in altri segni prodigiosi, molti predicatori e teologi moderni negano che il demonio possa essere autore di infermità fisiche e portare malattie là dove vi è salute. Troppe cose, oggi, mettono in dubbio molti teologi e maestri di spirito! Negano esservi infermità causate da forze soprannaturali, senza però saper comprendere e curare, con mezzi naturali, certe infermità. Alcune malattie difficili e nascoste, infatti, opprimono il corpo, ma non nascono dal corpo. Nascono nelle zone dove si agitano i regni dello spirito.
I regni dello spirito sono due: quello buono che viene da Dio e quello cattivo che viene da Satana. Sono due regni completamente diversi, che perciò causano effetti opposti. Non si può servirne uno senza tralasciare l’altro, perché si oppongono a vicenda (Vangelo di Matteo 6,24). Gli effetti che provengono dallo spirito buono, portano sempre con sé pace, umiltà, sopportazione, amore, beatitudine. Gli effetti che provengono dallo spirito cattivo, invece, portano con sé turbamento, superbia, agitazione, odio, ira, maledizione. A volte il Signore, come mezzo e grazia per crescere in santità e ottenere un maggior grado di beatitudine, può permettere ai suoi figli fedeli, predestinati alla gloria (Lettera di Paolo ai Romani 8,29-30; Lettera di Paolo agli Efesini 1,11), infermità e prove che sono passaporto per il regno dei cieli. Satana, invece, provoca malattie come vendetta contro Dio e i suoi testimoni, oppure come prezzo da pagare per chi ha peccato ed ha ceduto alle sue seduzioni. Questi ultimi sono poveri di una povertà orrenda, perché è perdita della grazia e del regno di Dio. Dice il Signore: «Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!»(Vangelo di Matteo 6,19-23).
Le più interne e invisibili infermità, quelle dello spirito, sono tutte opera del maligno. Curvano l’anima, rovinano i sensi e la parola, portano ad aberrazioni morali, perché schiacciano e uccidono lo spirito. I rimedi umani contro queste infermità ottengono poco o nulla. Solo il Signore può liberare l’anima del posseduto dalla maligna schiavitù, rendendola limpida e santa come quando era abitata dalla grazia. Solo Gesù, il Medico delle anime e dei corpi, può salvare. Lui solo libera lo spirito malato dall’influsso che lo tiene curvo, ed esso si raddrizza, vede, ringrazia e glorifica il Signore come i miracolati del Vangelo.
Gesù dice anche a noi: «Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti» (Vangelo di Matteo 8,22). Non associamoci a chi è morto nell’anima, a chi compie il male, a chi vuol distruggere la fede, a chi ha come suo dio il mondo, a chi bestemmia contro lo Spirito Santo, a chi è tutto materia e niente spirito, a chi crede solo a ciò che vede e vede solo ciò che vuole, poiché: «Quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!» (Vangelo di Matteo 15,14).

LE PIÙ PERICOLOSE POSSESSIONI
Quando Dio può disporre di un intelletto e usarlo perché lo serva, sempre nel rispetto della sua libera volontà, gli trasfonde un’intelligenza soprannaturale che aumenta di molto quella naturale. I vari profeti dell’antico testamento, come Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele e tutti gli altri, mentre ricevevano le profezie che riguardavano il futuro o le interpretazioni che riguardavano il presente, le comprendevano nella loro mente e potevano esprimerle con le loro parole. La profezia può riguardare avvenimenti futuri che si possono compiere per decreto divino, oppure verità che riguardano la rivelazione della Parola di Dio e la sua trasmissione alle folle.
Tramite la «possessione» divina, che viene dall’azione dello Spirito Santo, la creatura viene assorbita nella luce soprannaturale, mettendo di suo unicamente la buona volontà di amare il Signore, l’abbandono ai suoi voleri, la pratica delle virtù e il dominio dei sensi. L’anima tutto vede e comprende in modo chiaro e veloce, in modo semplice e intuitivo, senza bisogno di grandi studi, di molti libri o di estenuanti meditazioni (Vangelo di Giovanni 16,13). Quando, infatti, la mente è pulita dalla corruzione del peccato ha vista più lontana e più limpida di quando invece perde la grazia.
Noi vediamo perché c’è la luce. Grazie alla luce – specie quella naturale – contempliamo il bello e il brutto, il pulito e lo sporco, il chiaro e lo scuro, il grande e il piccolo, il colore e il grigio, ogni meraviglia di questo mondo. Così, più uno è nella luce di Dio, più vede, conosce, comprende, ama, si santifica, si perfeziona, si divinizza (Vangelo di Giovanni 17,6-8.22).
Anche il demonio ha i suoi posseduti, ai quali comunica un’intelligenza volta al male, a nuocere, a distruggere, ad offendere Dio e l’uomo: sono coloro che spontaneamente gli si sono concessi per trionfare e godere in questo mondo. L’azione satanica, nell’anima consenziente, è continua e porta per gradi alla totale scienza del male, sia in campo spirituale, sia in quello materiale. Carne e spirito si degradano così tanto che l’anima diventa sempre più tenebrosa fino, a scomparire, mentre anche il corpo si abbruttisce nei vizi della superbia, avaria, lussuria, ira, gola, invidia, accidia. Sono queste le peggiori possessioni. Nulla appare all’esterno per l’uomo comune. Solo chi ha la luce di Dio vede l’anima morta e sente il suo fetore di peccato. Purtroppo tali «indemoniati» attirano nella loro azione seduttrice e devastatrice molte persone, specie i giovani ed i poco formati nello spirito.
La possessione diabolica non si manifesta soltanto con le azioni incomposte, i salti, le urla, gli atti osceni, i mutismi, lo spumeggiare della bocca, il girovagare senza meta, l’aggressività, la ragione intorpidita e confusa, il disordine e la sporcizia, il vizio dilagante, la lussuria sfrenata, la bestemmia e altre azioni blasfeme. Vi sono anche le possessioni nascoste, sottili ma potenti, le più pericolose, perché non ostacolano e non indeboliscono la ragione, ma anzi la sviluppano nel servire Satana che la sostiene, impedendo a tali persone di compiere azioni buone. Le più vere e numerose possessioni sono quelle che fanno aridi i cuori all’onestà, all’amore, alla fede, alla castità, e li rendono un covo di vizi immondi.
Molti, al giorno d’oggi, pur non commettendo azioni malvagie e drammatiche come certi individui del passato, appaiono persone normali, ma in realtà sono posseduti dal male, che servono con dedizione e costanza. Costoro colpiscono Dio e la Chiesa, più o meno apertamente, gridando dal loro cuore e dalla loro mente, più che dalla bocca, queste parole: «Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci!» (Vangelo di Marco 1,24). Costoro odiano Dio, che ha mandato Gesù Cristo, e odiano Gesù Cristo, che è Figlio di Dio, perché la Chiesa parla di virtù, di sacrificio, di penitenza, di conversione, di amore al prossimo e a Dio, di impegno, di fede, di preghiera, di paradiso e di inferno, di giudizio e di castigo, di premio e di condanna. Non vogliono saperne di vita eterna, di salvezza dell’anima, di preghiera, di castità (Vangelo di Matteo 7,13). Quel crocifisso appeso sulle pareti li rimprovera e li irrita, è una lama che penetra e punge (Lettera agli Ebrei 4,12), poiché predica una legge che loro non vogliono osservare, una parola che non vogliono ascoltare, una vita che non vogliono imitare. «Stavamo bene così, e invece sei venuto Tu a tormentarci con queste maledizioni: “Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi”» (Vangelo di Luca 6,24-26). Perciò ecco che tolgono il crocifisso o lo fanno togliere astutamente, autogiustificandosi di fare cosa buona e giusta per rispetto e giustizia a chi non crede.
Ma il crocifisso rimarrà sempre, alto sulle pareti, per attirare a sé gli uomini di buona volontà che vogliono essere salvati. Se non nei pubblici edifici, almeno nelle case cristiane e specie nei cuori buoni e fedeli, il crocifisso rimarrà. Non passerà la generazione dei figli di Dio, la generazione dei credenti, dei veri cristiani, dei fedeli alla Chiesa, prima che il tempo sia compiuto e il figlio dell’uomo venga (Vangelo di Matteo 16,18; Vangelo di Marco 13,26-31). p.v.redolfi

sabato 19 febbraio 2011

La Pastorella della Madonna


Giacinta di Fatima

La pastorella della Madonna





Traduzione a cura di Juan Miguel Montes.
Illustrazioni di Roberto Dias Tavares.

*    *    *

Nel 1935 Suor Lucia scrive circa sua cugina Giacinta: "Ho speranza che il Signore, per la gloria della Santissima Vergine, le concederà l'aureola della santità. Lei era bambina solo negli anni. Per il resto, sapeva praticare le virtù e mostrare a Dio e alla Santissima Vergine il suo amore per la pratica del sacrificio... È ammirevole come avesse compreso lo spirito di preghiera e di sacrificio che la Madonna ci raccomandò.... Conservo di lei una grande stima di santità". E aggiunge: "Giacinta fu, secondo me, quella a cui la Madonna comunicò una maggiore abbondanza di grazie, di conoscenza di Dio e della virtù... Aveva un portamento oltremodo serio, modesto e amabile, che sembrava tradurre la presenza di Dio in tutti i suoi atti, proprio da persona avanti negli anni e di grande virtù".

            Leggiamo nella prefazione all'edizione portoghese di quest'opera: "Questo libricino, nelle sue poche pagine elaborate dal grande apostolo di Fatima, padre Fernando Leite...ci fa scoprire la semplicità e trasparenza dell'anima gigante della piccola Giacinta. E ci fa vedere a tutti noi, in particolare ai bambini, come una bambina, a partire dai sei anni...fino alla morte, prima di compierne dieci, diventò una risposta fedele alle richieste del Celestiale Messaggero e della Madonna.

            Il 13 maggio 1989 un decreto della Congregazione per la Causa dei Santi, firmato dal Cardinale Angelo Felici, dichiarò l'eroicità delle virtù di Giacinta Marto, mettendo in evidenza il suo perseguimento delle virtù teologali, cardinali ed annesse.

            Si giunse poi, al 28 giugno 1999: nella Sala Clementina del Vaticano, alla presenza del Santo Padre, è stato promulgato dalla Congregazione delle Cause dei Santi, il decreto sul miracolo scientificamente approvato, ottenuto per intercessione dei Venerabili Servi di Dio, Francesco e Giacinta Marto.

            La guarigione riguarda Maria Emilia Santos (portoghese) che, trascorsi ventidue anni nell’immobilità assoluta, dopo aver ricorso fiduciosamente ai due piccoli Servi di Dio guarì rapidamente, totalmente e irreversibilmente.


Finalmente la Beatificazione
           
            Percorso tutto l’iter, scandagliato ogni aspetto, anche apparentemente il più insignificante della vita dei due pastorelli, ecco finalmente i due fanciulli giungere al giorno della loro beatificazione: il 13 maggio 2000!

            A Fatima, in quella data, sua SS. Giovanni Paolo II, lì eleverà all’onore degli Altari.

            Da questo momento tutti i bambini del mondo avranno un sicuro modello di santità da imitare: infatti tutti, grandi e piccoli, siamo chiamati alla santità per glorificare il nostro Creatore, fuggendo dalle innumerevoli occasioni di peccato e di degrado morale che ci offre il mondo odierno.
           
                                                            Luci sull'Est


           

Nasce una bambina


            Una bambina nasceva il giorno 11 marzo 1910 nella frazione di Fatima, comune di Vila Nova de Ourém.
            Fu battezzata nella chiesa parrocchiale il 19 dello stesso mese, festa di San Giuseppe. Le diedero il nome di Giacinta, lo stesso di sua madrina.
            Suo padre si chiamava Manoel Pedro Marto (1873-1957), uomo molto serio, pio e timoroso di Dio. Sua madre era Olimpia di Gesù (1870-1956), donna semplice e devota, sorella del padre di Lucia.
            La signora Olimpia si era sposata due volte: dal primo matrimonio, con un fratello della madre di Lucia, nacquero due figli, Antonio e Manoel dos Santos Rosa. Nel secondo matrimonio, contratto nel 1897, ebbe sette figli: Giuseppe, Teresa (morta a soli due anni), Florinda (morta nel 1920, a venti anni), ancora una Teresa (morta nel 1921 a sedici anni), Giovanni, Francesco e Giacinta. Furono questi due più piccoli che la Madonna scelse per farli i suoi confidenti.

Tre amici


            Ai due fratellini Francesco e Giacinta piaceva molto andare insieme alla loro cugina Lucia, che viveva nella stessa zona di Aljustrel, in una casa vicina. Scrive Lucia:
            "Non so perché Giacinta e suo fratellino Francesco avessero per me una particolare predilezione e mi cercassero quasi sempre per giocare. Non gli piaceva la compagnia di altri bambini e mi chiedevano di andare a un pozzo che avevano i miei genitori in fondo al podere".
            In quel luogo saltellavano, giocavano e si divertivano un mondo, raccontandosi le belle storielle che ognuno sapeva. Insieme pure partivano con le pecore verso il monte.
            "A Giacinta piaceva molto prendere gli agnellini bianchi, sedersi cingendoseli al collo, abbracciarli e baciarli e, quando calava la notte, portarli a casa tenendoli sempre al collo perché non si stancassero. Un giorno, tornando a casa, si mise in mezzo al gregge:
             "- Giacinta - le domandai - perché sei lì, in mezzo alle pecore?
             "- Per fare come Nostro Signore, il quale in quel santino che mi hanno dato sta anche lui così, in mezzo a molte pecore e con una al collo".


Tre baci e tre abbracci


            In certe occasioni si divertivano giocando alle "prendas". Chi vince impartisce ordini a chi perde. Lucia racconta quanto segue al riguardo a Giacinta: "Un giorno stavamo giocando così a casa dei miei e mi toccò di darle a lei un ordine. Mio fratello stava scrivendo seduto a un tavolo; le disse allora di dargli un abbraccio e un bacio.
            "- Questo no! Ordinami altro - reagisce Giacinta -, perché non mi chiedi di baciare Nostro Signore che è lì? (si trattava di un crocifisso appeso alla parete).
            - Va bene - risposi - sali su una sedia, portalo qui e, in ginocchio, gli darai tre baci e tre abbracci, uno per Francesco, uno per me e un altro per te.
            - A Nostro Signore ne do tutti quelli che vorrai.
            E corse a prendere il crocifisso. Lo baciò e abbracciò con tale devozione, che mai dimenticherò quella azione."
            Tre baci e tre abbracci a Gesù e Maria, non sarà questo il simbolo della vita dei tre pastorelli? Non è stata tutta un bacio d'amore a Nostro Signore e alla Sua Madre Santissima?

Gesù nascosto


            Siccome mia sorella era zelatrice del Sacro Cuore di Gesù - racconta Lucia – si era assunta l’impegno di vestire alcuni angioletti che avevano il compito di lanciare fiori vicino al baldacchino del Santissimo durante la processione...". Giacinta fu una delle bambine scelte per sì onorevole incarico.
            Mia sorella - continua Lucia - ci spiegò come dovevamo far cadere i fiori sul Bambino Gesù.
            Giacinta chiese:
            - E noi lo vedremo?
            - Sì, rispose mia sorella. Sarà portato dal Signor Priore...
            Arrivò infine il giorno tanto atteso... Ci misero tutte e due accanto all'altare e nella processione accanto al baldacchino, ognuna col suo cestino di fiori. Nei luoghi segnati da mia sorella, lanciavo su Gesù i miei fiori. Nonostante i molti segni che feci a Giacinta, non riuscii a farle lanciare neanche un fiore. Lei guardava in continuazione il signor Priore e niente altro. Quando finì la processione, mia sorella la portò fuori della chiesa e le domandò:
            - Giacinta, perché non hai lanciato i fiori su Gesù?
            - Perché non l'ho visto.
            Poi mi chiese:
            - Allora, tu hai visto il Bambino Gesù?
            - No! Ma non sai che il Bambino Gesù nell'Ostia non si vede, è nascosto? È Lui che noi riceviamo nella nostra comunione."
            Gesù nascosto passò ad essere l'espressione con cui i tre pastorelli si riferivano a Nostro Signore Sacramentato.


L’Angelo della Pace

Prima apparizione dell'angelo.

            "Mi sembra...che la prima apparizione dell’Angelo nella nostra grotta del Cabeço dovrebbe risalire alla primavera del 1916.
            Giocavamo da qualche tempo, ed ecco che un vento forte scuote le piante e ci fa sollevare lo sguardo per vedere che cosa stesse succedendo, perché la giornata era serena. Allora cominciamo a vedere sulle piante una luce più bianca della neve, che andava assumendo l'aspetto di un giovane trasparente, più splendente di un cristallo attraversato dai raggi del sole. Man mano che si avvicinava, ne venivamo distinguendo i tratti: un giovane dai 14 o 15 anni, di una grande bellezza... Arrivando presso di noi ci disse:
             - Non abbiate paura! Sono l'Angelo della Pace. Pregate con me.
            E inginocchiatosi sulla terra, curvò la fronte fino al suolo, facendoci  ripetere tre volte queste parole:
             - Dio mio! Credo, adoro, spero e vi amo. Vi chiedo perdono per coloro che non credono, non adorano, non sperano e non vi amano.
            Dopo di che, si alzò e disse:
             - Pregate così. I Cuori di Gesù e di Maria sono attenti alla voce delle vostre suppliche.
            E scomparve. L'atmosfera soprannaturale che ci avvolse era tanto intensa che quasi non ci rendevamo conto, per un lungo lasso di tempo, della nostra stessa esistenza, restando nella posizione in cui l'Angelo ci aveva lasciato, e ripetendo sempre la stessa preghiera. Le sue parole rimasero talmente incise nella nostra mente che non le avremmo più dimenticate. Da allora rimanevamo lungo tempo così, prostrati per terra, ripetendole, a volte fino a crollare per la stanchezza".


L’Angelo del Portogallo

Seconda apparizione dell'Angelo

            La seconda apparizione dell'Angelo non avvenne nel luogo della prima, bensì nel pozzo in fondo al podere dei genitori di Lucia.
            "Trascorso parecchio tempo, in una giornata d'estate...giocavamo nei pressi di un pozzo che i miei avevano nel podere, da noi chiamato Ameiro.
            Da un momento all'altro vedemmo comparirci di fronte a noi la stessa figura dell'Angelo, che ci disse:
            - Che fate? Pregate! Pregate molto! I Cuori Santissimi di Gesù e di Maria hanno su di voi disegni di misericordia. Offrite costantemente all'Altissimo preghiere e sacrifici.
            - Come dobbiamo fare a sacrificarci?, domandai.
            - In tutti i modi possibili, offrite a Dio un sacrificio in atto di riparazione per i peccati con cui è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori. Attirate così la pace sulla vostra Patria. Io sono il suo angelo custode, l'Angelo del Portogallo. Soprattutto accettate e sopportate con sottomissione la sofferenza che il Signore vi manderà.
            - Queste parole si incisero nel nostro spirito come una luce che ci faceva comprendere chi era Dio; come ci amava e voleva essere amato; il valore del sacrificio e come gli era gradito; e come, per mezzo di esso, convertiva i peccatori. Perciò da allora incominciamo a offrire a Dio tutto quanto ci mortificava."

L’Angelo dell’Eucaristia

Terza apparizione dell'Angelo

            Mesi dopo, a settembre od ottobre 1916, nuovamente l'inviato celeste scese con un messaggio, ancora più sublime, alla grotta del Cabeço, luogo della prima apparizione.
            "Appena vi giungemmo, cominciammo a ripetere la preghiera dell'Angelo in ginocchio, con i volti a terra: Dio Mio, Credo, adoro, spero e vi amo, ecc. Non so quante volte avevamo ripetuto questa preghiera, quando vedemmo che su di noi brillava una luce sconosciuta. Ci alzammo per vedere cosa succedesse e vedemmo l'Angelo con un calice nella mano sinistra e sospesa su di esso un'Ostia, da cui cadevano nel calice alcune gocce di sangue. Lasciando il calice e l'Ostia sospesi in aria, si prostrò a terra vicino a noi e ripeté tre volte la preghiera:
            - Trinità santissima, Padre, Figliolo e Spirito Santo, vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze con cui è offeso. E per i meriti infiniti del suo santissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, vi chiedo la conversione dei poveri peccatori.
            Poi sollevandosi prese di nuovo in mano il calice e l'Ostia, e diede a me l'Ostia e ciò che conteneva il calice lo diede da bere a Giacinta e a Francesco, dicendo nello stesso tempo:
            - Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiati dagli uomini ingrati. Riparate i loro delitti e consolate il vostro Dio.
            Di nuovo si prostrò a terra e ripeté con noi altre tre volte la stessa preghiera: Trinità santissima, ecc. e scomparve."


La bella Signora

13 maggio: prima apparizione

            Nella domenica 13 maggio 1917, sul piccolo elce della Cova de Iria, i tre pastorelli videro una "una Signora tutta vestita di bianco, più splendente del sole, che ci disse:
            - Non abbiate paura. Non vi faccio del male.
            Io le domandai:
            - Di dove è vostra Signoria?
            - Sono del Cielo.
            - E cosa vuole da me vostra Signoria?
            - Sono venuta a chiedervi di venire qui per sei mesi consecutivi, il giorno 13, a questa stessa ora. Poi vi dirò chi sono e cosa voglio. Poi ritornerò ancora qui una settima volta.
            Io domandai ancora:
            - E anch'io vado in Cielo?
            - Sì, ci vai.
            - E Giacinta?
            - Anche lei.
            - E Francesco?
            - Anche lui, ma deve recitare molti rosari...Volete offrirvi a Dio, per sopportare tutte le sofferenze che vorrà inviarvi, come atto di riparazione per i peccati con cui è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori?
            - Sì, vogliamo.
            - Andate, dunque; avrete molto da soffrire, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto...
            Allora, per un impulso intimo, anch'esso comunicatoci, cademmo in ginocchio e ripetemmo interiormente: "O Trinità santissima, vi adoro. Mio Dio, mio Dio, vi amo nel Santissimo Sacramento".
            Passati i primi momenti, la Madonna aggiunse:
            - Recitate il rosario tutti i giorni per ottenere la pace per il mondo e la fine della guerra.
            Poi cominciò ad elevarsi serenamente, salendo verso oriente, fino a scomparire nell'immensità dell'orizzonte”.


Una cosa non mi faceva star zitta


            Verso la fine della prima apparizione della Madonna, Lucia raccomandò insistentemente ai cugini di conservare il segreto su tutto quanto avevano visto e udito. I due piccoli furono d'accordo e si stabilì un patto.
            "Quella stessa sera, mentre ancora eravamo attoniti per la sorpresa, Giacinta, ogni tanto esclamava con entusiasmo:
            - Ah, che Signora tanto bella!
            - Scommetto che lo dirai a qualcuno, le dicevo.
            - Puoi stare tranquilla, non lo dirò, no."
            Nonostante quanto aveva promesso, quella stessa notte ruppe il patto, raccontando tutto quanto era accaduto nella Cova da Iria.
            "Il giorno dopo - racconta Lucia - quando suo fratello corse per darmi la notizia che lei aveva detto tutto, quella notte, in casa, Giacinta ascoltò l'accusa senza dire niente.
            - Visto? Già mi sembrava...
            - Avevo qua dentro una cosa che non mi permetteva di rimanere zitta, rispose con le lacrime agli occhi.
            - Adesso non piangere più, e non dire nient'altro a nessuno su quello che la Signora ci ha detto.
            - L’ho già detto!
            - Che cosa hai detto?
            - Ho detto che la Signora ci ha promesso di portarci in Cielo!
            - Hai detto questo addirittura?
            - Perdonami, non dico niente più a nessuno!"


Giacinta chiede perdono


            "Tuttavia la notizia si era sparsa. Mia madre incominciava ad affliggersi e voleva ad ogni costo che io la smentissi. Un giorno, prima che io uscissi col gregge, volle costringermi a confessare che avevo mentito. Non risparmiò a questo fine carezze, minacce, neanche il manico della scopa. Non ottenendo altra risposta che un muto silenzio o la conferma di quanto già avevo detto, mi ordinò di uscire col gregge, aggiungendo che pensassi bene durante la giornata, perché se mai avesse permesso una bugia ai suoi figli, molto meno ne avrebbe permessa una di quella specie; che mi avrebbe costretto ad andare dalle persone che avevo ingannato per confessare di aver mentito e chiedere perdono.
            Partii dunque con le mie pecorelle e quel giorno i miei compagni già mi aspettavano. Vedendomi piangere, me ne chiesero la causa. Raccontai loro quanto era avvenuto e aggiunsi:
            - Ditemi, adesso che farò? Mia madre vuole ad ogni costo che dica che ho mentito; come potrò dirlo?
            Allora Francesco si rivolse a Giacinta:
            - Vedi, sei tu che hai la colpa! Perché lo hai detto?
            La povera creatura piangendo si mise in ginocchio e ci chiese perdono.
            - Ho fatto male - diceva – ma non dirò più niente a nessuno”.
            Gli avvenimenti della Cova de Iria diventavano sempre più di dominio pubblico, ma nessuno o quasi nessuno era disposto a prestarvi credito. Molto ebbero a soffrire i tre veggenti per le punizioni, gli scherzi, le beffe e la diffidenza non solo del popolo, ma anche delle proprie famiglie.


Il Cuore Immacolato di Maria

13 giugno: seconda apparizione.

            "Dopo aver recitato il rosario, vedemmo la Madonna.
            - "Cosa vuole da me vostra Signoria?
            - Voglio che veniate il giorno 13 del mese prossimo, che diciate il vostro rosario tutti i giorni e che impariate a leggere. Poi vi dirò che cosa voglio.
            Chiesi la guarigione di una persona malata e Nostra Signora rispose:
            - Se si converte, guarirà entro l'anno.
            Aggiunsi ancora:
            - Vorrei chiederle di portarci in Cielo.
            - Sì, Giacinta e Francesco li porto tra poco. Ma tu resti qui ancora qualche tempo. Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. A chi la abbraccia, prometto la salvezza; e queste anime saranno amate da Dio come fiori posti da me ad adornare il suo trono.
            - Rimango qui sola?, chiesi triste.
            - No, figlia. E tu soffri molto? Non scoraggiarti. Non ti lascerò mai. Il Mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio.
            Nel momento in cui disse queste ultime parole aprì le mani e ci comunicò per la seconda volta il riflesso di quella immensa luce. In essa ci vedevamo come sommersi in Dio. Giacinta e Francesco sembravano essere nella parte di luce che si elevava verso il cielo e io in quella che si diffondeva sulla terra. Di fronte al palmo della mano destra della Madonna stava un cuore circondato da spine, che parevano conficcate in esso. Comprendemmo che era il Cuore Immacolato di Maria, oltraggiato dai peccati dell'umanità, che voleva riparazione".


Un mare di fuoco

13 luglio: terza apparizione

            "La Madonna ci raccomandò:
            - Voglio che veniate qui il giorno 13 del mese prossimo, che continuiate a recitare tutti i giorni il rosario in onore della Madonna del Rosario, per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perché soltanto lei ve la potrà meritare.
            Allora Le dissi:
            - Vorrei chiederle di dirci chi è, e di fare un miracolo per cui tutti credano che Vostra Signoria ci appare.
            - Continuate a venire qui tutti i mesi. In ottobre dirò chi sono, che cosa voglio, e farò un miracolo che tutti vedranno per potere credere...
            Quindi proseguì:
            - Sacrificatevi per i peccatori e dite molte volte e in modo speciale quando fate qualche sacrificio: O Gesù, è per amor vostro, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria.
            Dicendo queste ultime parole aprì di nuovo le mani come nei due mesi passati. Il riflesso (di luce che esse emettevano) parve penetrare la terra e vedemmo come un grande mare di fuoco e immersi in questo fuoco i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o abbronzate, di forma umana, che ondeggiavano nell'incendio... tra grida e gemiti di dolore e disperazione, che terrorizzavano e facevano tremare di paura. I demoni si distinguevano per la forma orribile e ributtante di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come dei carboni di braccia".

Il grande segreto


Dopo la visione dell'inferno, la Madonna disse con bontà e tristezza:

            - "Avete visto l'inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se farete quello che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire, ma se non smetteranno di offendere Dio, ne comincerà un’altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segnale che Dio vi dà del fatto che si appresta a punire il mondo per i suoi delitti, per mezzo della guerra, della fame  e di persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre.
       Per impedire tutto questo verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice dei primi sabati. Se si ascolteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e si avrà pace; diversamente, diffonderà i suoi errori nel mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre dovrà soffrire molto, diverse nazioni saranno annientate. Infine, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo qualche tempo di pace.
            In Portogallo si conserverà sempre il dogma della Fede. Questo non ditelo a nessuno. A Francesco, sì, potete dirlo.
            Quando recitate il rosario, dopo ogni mistero dite: "O Gesù mio, perdonateci, liberateci dal fuoco dell'inferno, portate in cielo tutte le anime, soprattutto quelle più bisognose".
            Questo è il segreto di Fatima, che consta di tre parti:
            Prima parte: Castighi di Dio per i nostri peccati. Su questa terra: guerre, fame, persecuzioni religiosa, errori diffusi nel mondo dalla Russia, diverse nazioni annientate. Nell'altra vita: l'inferno.
            Seconda parte: Mezzo per evitare tali castighi: la devozione al Cuore Immacolato di Maria.
            Terza parte: Scritta da Lucia agli inizi di gennaio del 1944 era custodita nel Vescovado di Leiria fino al 1958, quando fu inviata a Roma.


Abbiamo già tanto pregato e pianto per te

           
            Nel 1917 la Chiesa ed i cattolici portoghesi erano ferocemente perseguitati. Gli avvenimenti di Fatima erano anch'essi sotto violento attacco.
            Il Sindaco intimò ai genitori dei veggenti di comparire con i loro figli a Vila Nova de Ourém.
            Il signor Marto, padre di Francesco e Giacinta, vi si recò ma senza portare i figli, mentre il padre di Lucia portò sua figlia.
            "Il giorno dopo, al mattino presto, mi misero su un’asinella dalla quale caddi ben tre volte durante il cammino. Là mi recai accompagnata da mio padre e da mio zio...
            Di fronte alla casa di mio zio, mio padre attese qualche istante. Ne approfittai per correre al letto di Giacinta a dirle addio. Nel dubbio di non vederci più, la abbracciai. La povera bambina piangendo, mi disse:
            - Se ti uccidono, digli che io e Francesco siamo come te e che anche noi vogliamo morire. E ora vado subito al pozzo con Francesco per pregare molto per te.
            Al calare della sera ero già nuovamente a casa. Mi avviai rapidamente al pozzo e vi trovai tutti i due, prostrati sull'orlo del pozzo, in lacrime, con la testa fra le mani. Non appena mi videro, rimasero sorpresi:
            - Sei tu? Qua è venuta tua sorella (Maria dos Anjos) e ci ha detto che ti avevano già ucciso. Abbiamo già tanto pregato e pianto per te."


Beati quelli che soffrono persecuzioni


            Il 13 agosto, data fissata dalla Madonna per la quarta apparizione, il Sindaco venne a Fatima e portò con l'inganno i tre pastorelli a Vila Nuova de Ourém. Li trattenne sia nel Comune, sia a casa sua che in carcere. Non risparmiò promesse né minaccie pur di strappar loro il segreto.
            "A Giacinta quello che risultava più penoso era l'abbandono da parte dei suoi genitori e diceva, con le lacrime che scorrevano sul suo viso:
            - Né i tuoi genitori né i miei sono venuti a vederci. A loro non importa della nostra sorte.
            - Non piangere - le disse Francesco - offriamo anche questo a Gesù per la conversione dei peccatori.
            E alzando gli occhi e le manine al Cielo, lui fece l'offerta:
            - O Gesù mio, per il vostro amore e per la conversione dei peccatori.
            Vedendola piangere, sua cugina Lucia le chiese quale era la causa delle sue lacrime:
            - Perché noi moriremo - rispose - senza rivedere né i nostri padri né le nostre madri.
            E con il volto inondato di lacrime:
            - Io voglio vedere almeno mia madre!
            - Allora non vuoi offrire questo sacrificio per la conversione dei peccatori?
            - Voglio, voglio.
            E sempre col viso rigato dalle lacrime, alzando occhi e mani al Cielo, feci l'offerta:
            - O Gesù mio, è per il Vostro Amore, per la conversione dei peccatori, per il Santo Padre e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria."

Il Rosario nel carcere


            Nel carcere i detenuti consigliavano i pastorelli:
            - "Voi dovete dire al sindaco quel segreto. Che vi importa che quella Signora non voglia?
            - Questo mai! - rispose Giacinta con vivacità -, preferirei prima morire.
            - Decidemmo allora di recitare il nostro rosario. Giacinta aveva una medaglia al collo e chiese a un carcerato di appenderla alla parete. In ginocchio, di fronte a questa medaglia, cominciammo a pregare. Anche i carcerati si misero in ginocchio e pregarono con noi, almeno quelli che sapevano pregare. Finito il rosario, Giacinta ritornò in lacrime vicino alla finestra.
            - Giacinta, allora tu non vuoi offrire questo sacrificio a Nostro Signore?, le domandai.
            - Voglio, ma mi ricordo di mia madre e piango senza volerlo...
            Fra i carcerati c'era uno che suonava l'armonica. Per distrarci si misero allora a suonare e cantare. Ci chiesero se sapevamo ballare. Dicemmo di conoscere il fandango e la vira. Giacinta fece coppia con un povero ladro che, vedendola così piccolina, finì col ballare con la bambina abbracciata al collo! Che la Madonna abbia avuto pietà della sua anima e lo abbia convertito!"


Il pentolone d’olio bollente

            Per vincere la resistenza dei veggenti, si passa ad una strategia radicale. Viene dato ordine di preparare un pentolone di olio bollente e si minaccia di friggerli vivi, a meno che non si decidano a rivelare il segreto.
            "Passati alcuni minuti compare una guardia, che si rivolge a Giacinta con voce tuonante:
            - L'olio sta bollendo. Dici il segreto se non vuoi finire bruciata.
            - Non posso.
            - Non puoi? Io farò in modo che tu possa. Vieni!
            La pastorella senza vacillare si avvia al sacrificio. "Se n’è andata subito, senza salutarci", dichiara Lucia.
            In seguito fu la volta di Francesco, che si comportò con lo stesso coraggio.
            Dopo fu la mia volta, confessa Lucia. Mi dissero che i miei cugini erano già stati bruciati e che mi sarebbe accaduto lo stesso, a meno che non avessi rivelato il segreto. Nonostante fosse convinta che dicevano la verità, non ebbi paura".
            Lei stessa commenta: "Rimasi con l'impressione che il sindaco era lo strumento di cui Dio si serviva per farci soffrire per il suo amore e per la conversione dei peccatori. Suppongo che lo stesso pensassero i miei cugini".
            Vedendo che i suoi tentativi erano falliti, il 15 agosto - festa dell'Assunzione di Maria Vergine - il Sindaco riportò a Fatima i tre piccoli eroi.


Prega molto e fai sacrifici

15 agosto: quarta apparizione

            Domenica 15 agosto "andando con le pecore... in un luogo detto Valinhos e sentendo che qualcosa di soprannaturale si avvicinava e ci avvolgeva, sospettammo che la Madonna potesse apparirci da un momento all’altro. Ebbi pena per Giacinta che non l’avrebbe vista e chiesi a suo fratello Giovanni di andare a chiamarla. Dato che non voleva farlo, gli diedi due spiccioli e partì di corsa. Un istante dopo l'arrivo di Giacinta, vedemmo la Madonna su un querciolo.
            - Cosa vuole da me Vostra Signoria?
            - Voglio che continuiate ad andare alla Cova de Iria il giorno 13 e che continuiate a recitare il rosario tutti i giorni. L'ultimo mese farò il miracolo perché tutti credano.
            - Vostra Signoria, che cosa vuole che si faccia con il denaro che tutti lasciano alla Cova de Iria?
            - Fate due portantine: una portala tu con Giacinta e altre due bambine vestite di bianco, e l'altra la porti Francesco con altri tre bambini. Le portantine sono per la festa della Madonna del Rosario e il denaro avanzato è per una cappella che devono far fare.
            - Vorrei chiederle la guarigione di alcuni malati.
            - Sì, alcuni li guarirò entro l'anno.
            E assumendo un aspetto più triste, aggiunse:
            - Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori, perché molte anime vanno all'inferno, perché non vi è chi si sacrifichi e preghi per loro".
            E come al solito cominciò a elevarsi verso oriente".


Dio è contento

13 settembre: quinta apparizione

            "Le strade erano traboccavano di gente. Tutti volevano vederci e parlarci. Non c'era rispetto umano. Numerose persone, persino signore e gentiluomini, riuscivano a rompere le fila della folla che ci attorniava e mettendosi in ginocchio davanti a noi, chiedevano che facessimo presente alla Madonna le loro necessità. Altri, non riuscendo ad avvicinarsi, gridavano ad alta voce da lontano...
             Apparivano tutte le miserie della povera umanità. E alcuni gridavano persino dagli alberi ed dai muri su cui si erano arrampicati per vederci passare.
            Arrivammo finalmente a la Cova da Iria, presso l'elce, e cominciammo a recitare col popolo il rosario. Poco dopo vedemmo il solito riflesso della luce e in seguito la Madonna sull'alberello (che diceva):
            - Continuate a recitare il rosario per ottenere la fine della guerra. In ottobre verranno anche Nostro Signore, la Madonna Addolorata e quella del Carmelo, San Giuseppe con Gesù Bambino, per benedire il mondo. Dio è contento dei vostri sacrifici, ma non vuole che dormiate con la corda (con cui i pastorelli cingevano la vita per mortificarsi), portatela soltanto di giorno.
            - Mi hanno chiesto di chiedervi molte cose: guarigione di alcuni malati, di un sordomuto.
            - Sì, ne guarirò alcuni, altri no. In ottobre farò il miracolo perché tutti credano.
            E cominciando ad elevarsi, scomparve come al solito”.


Il congedo finale e il miracolo del sole

13 ottobre: sesta apparizione

            "Arrivati alla Cova da Iria presso l'elce, spinta da un moto interiore chiesi al popolo di chiudere gli ombrelli per recitare il rosario. Poco dopo, vedemmo il riflesso della luce e la Madonna sull'elce.
            - Che cosa vuole da me Vostra Signoria?
            - Voglio dirti che facciano in questo luogo una cappella in mio onore, che sono la Regina del Rosario, di continuare sempre a recitare il rosario tutti i giorni. La guerra sta per finire e i militari ritorneranno presto alle loro case.
            - Io avevo molte cose da chiederle: se guariva alcuni malati e se convertiva alcuni peccatori...
            - Alcuni sì, altri no. Bisogna che si emendino, che chiedano perdono dei loro peccati.
            E assumendo un aspetto più triste:
            - Non offendano più Dio nostro Signore, che è già molto offeso.
            Quindi, aprendo le mani, la Madonna le fece riflettere sul sole e, mentre si elevava, il riflesso della sua luce continuava a proiettarsi sul sole".
            Si realizza allora il grande miracolo, promesso tre mesi prima, come prova della veridicità delle apparizioni di Fatima. Smette di piovere e il sole per tre volte gira su se stesso, lanciando in tutte le direzioni raggi di luce di diversi colori. Il globo di fuoco pare staccarsi dal firmamento e precipitare sulla folla, che vive momenti di grande terrore. A dieci minuti dall'inizio del prodigio, il sole ritorna al suo stato normale. Nel frattempo, i pastorelli erano stati oggetto di altre visioni:
            "Scomparsa la Madonna nell'immensità del firmamento, vedemmo presso il sole San Giuseppe con Gesù Bambino e la Madonna tutta vestita di bianco con un manto azzurro. San Giuseppe con il Bambino parevano benedire il mondo, facendo gesti con la mano in forma di croce.
            Poco dopo, svanita questa apparizione, vidi Nostro Signore e la Madonna, che mi sembrava fosse Nostra Signora Addolorata. Nostro Signore benediva il mondo allo stesso modo di San Giuseppe. Svanì anche quest'apparizione e mi parve di vedere ancora la Madonna in forma somigliante a Nostra Signora del Carmelo".


Il Santo Padre ed i pastorelli


            "Vennero ad interrogarci due sacerdoti che ci raccomandarono di pregare per il Santo Padre. Giacinta chiese chi era il Santo Padre ed i buoni sacerdoti spiegarono chi era e come aveva bisogno di molte preghiere. (Da allora non offrimmo a Dio nessuna preghiera o sacrificio, senza fare una supplica per Sua Santità). Giacinta rimase con tanto amore al Santo Padre che, ogniqualvolta offriva i suoi sacrifici a Gesù, aggiungeva: e per il Santo Padre. Alla fine della recita del rosario pregava sempre tre Avemarie per il Santo Padre e alcune volte diceva:
            - Quanto darei per vedere il Santo Padre! Qui viene tanta gente e mai il Santo Padre.
            Nella sua innocenza di bambina pensava che il Santo Padre potesse compiere questo viaggio come ogni altra persona.
            Sviluppammo un amore così grande per lui, che quando un giorno il signor Priore disse a mia madre che probabilmente io dovevo andare a Roma per essere interrogata dal Santo Padre, battevo le mani per la gioia e dicevo ai miei cugini:
            - Che bello, vedrò il Santo Padre!
            E con le lacrime sul viso mi dicevano:
            - E noi non andiamo a vederlo, ma offriremo questo sacrificio per lui!"


Ho visto il Santo Padre


            La devozione così grande di Giacinta per il Santo Padre le fu ricompensata con favori particolari:
            "Un giorno - ci racconta Lucia - andammo a trascorrere le ore del pisolino al pozzo dei miei genitori. Passato un po' di tempo, Giacinta mi chiama:
            - Non hai visto il Santo Padre?
            - No!
            - Non so come è andata, ma ho visto il Santo Padre in una casa molto grande, in ginocchio davanti a un tavolo, piangente con le mani sul viso. Fuori dalla casa vi era molta gente e alcuni gli tiravano pietre, altri gli lanciavano imprecazioni e gli dicevano molte brutte parole. Povero Santo Padre, dobbiamo pregare molto per lui!
            In un'altra occasione fummo alla grotta del Cabeço. Giunti lì ci mettemmo in ginocchio a recitare la preghiera dell'Angelo. Dopo un certo tempo, Giacinta si alzò e mi chiamò:
            - Non vedi tante strade, tanti sentieri e campi pieni di gente che piange perché ha fame e non ha niente da mangiare? E il Santo Padre in una chiesa che prega davanti al Cuore Immacolato di Maria? E tanta gente che prega con lui?"
            Queste visioni sembrano riferirsi all'ultima guerra mondiale, quando il mondo era pieno di morti e di gente che piangeva per la fame. E quanti ingiuriavano e calunniavano il Santo Padre! Pio XII si rivolse allora al Cuore Immacolato di Maria e le consacrò solennemente il mondo.

Tanta gente che cade nell’Inferno


            Dopo le apparizioni, Giacinta si appassionò all'ideale di convertire i peccatori per strapparli dal supplizio dell'inferno, la cui paurosa visione tanto l'aveva colpita.
            "Frequentemente sedeva per terra o su una pietra e incominciava a dire:
            - O inferno! O inferno! Quanta pietà ho delle anime che vanno all’inferno! Di quelle persone vive che ardono come legna al fuoco!"
            Quante volte la piccolina ripeteva la umile supplica insegnata dalla Madonna!
"Giacinta, mezza tremante, si inginocchiava con le mani giunte per recitare la preghiera che la Madonna ci aveva insegnato:
            - O Gesù mio, perdonateci, liberateci dal fuoco dell'inferno, portate in cielo tutte le anime, soprattutto quelle più bisognose.
            E rimaneva così, per lunghi momenti, in ginocchio, ripetendo la stessa preghiera. Ogni tanto chiamava me o suo fratello, come se si fosse appena svegliata da un sogno.
            - Francesco, Lucia, state pregando con me? Bisogna pregare molto per liberare le anime dall'inferno. Là ne vanno tante, tante.
            Altre volte domandava:
            - Perché la Madonna non mostra l'inferno ai peccatori? Se lo vedessero, non peccherebbero pur di evitarlo! Che pena ho dei peccatori! Se io potessi mostrare loro l'inferno!
            In altre occasioni, dopo essere rimasta a lungo pensierosa, diceva:
            - Quanta gente cade nell'inferno, quanta gente nell'inferno!"


La guerra che verrà


            "Giacinta - ci racconta Lucia - era molto colpita da alcune cose rivelate nel segreto. Per esempio, la visione dell'inferno, la disgrazia di tante anime che vi cadono, la futura guerra con i suoi orrori, i quali sembrava avere presenti e che la faceva tremare di paura. Quando la vedevo molto pensosa, le chiedevo:
            - Giacinta, a cosa pensi?
            Non di rado mi rispondeva:
        - A quella guerra che verrà, a tanta gente che morirà e andrà all'inferno. Che pena! Se smettessero di offendere Dio, né ci sarebbe la guerra, né andrebbero all'inferno. 
            Un giorno andai a casa sua per stare un po' con lei. La trovai seduta sul letto, molto pensosa.
            - Giacinta, a cosa pensi?
            - Alla guerra che deve venire. Deve morire tanta gente! E va quasi tutta all'inferno! Devono essere distrutte molte case e devono morire molti sacerdoti."
            Terrorizzata dalla visione della futura guerra, si rivolgeva all’amica prediletta dicendole:
            - “Senti, io vado in Cielo. Quando vedrai la luce che la Signora ci ha detto che verrà prima (della guerra), fuggi in Cielo anche te.
            - Ma non vedi che in Cielo non si può fuggire?
            - È vero! Non puoi. Ma non aver paura! Io, dal Cielo, chiederò molto per te, per il Santo Padre, per il Portogallo, perché la guerra non arrivi qui, e per tutti i sacerdoti."


Il sacrificio della merenda


            All'indomani della prima apparizione, Giacinta esclamava:
            - “Quella Signora ci ha detto di recitare il rosario e di fare sacrifici per la conversione dei peccatori... I sacrifici, come li dobbiamo fare?
            Francesco pensò subito a un buon sacrificio:
            - Diamo la nostra merenda alle pecore e facciamo il sacrificio di saltare il pasto.
            In pochi minuti tutto il loro cibo veniva distribuito fra il gregge. Così passammo un giorno di digiuno, senza prendere assolutamente nulla!
             Giacinta prese molto sul serio i sacrifici per la conversione dei peccatori e non tralasciava nessuna occasione per farli.
            Alcune fanciulle, figlie di due famiglie di Moita, bussavano alle porte delle case per chieder l’elemosina. Le incontrammo un certo giorno mentre portavamo il gregge al pascolo. Giacinta, vedendole, ci disse:
            - Diamo la nostra merenda a quelle poverine per la conversione dei peccatori.
            E corse a portargliela. Risolvemmo di dar loro la nostra merenda tutte le volte che le avessimo incontrate. E le povere bambine, felici per la nostra elemosina, ci cercavano e ci aspettavano per la strada. Non appena le vedeva, Giacinta correva loro portandole tutto il nostro sostegno di quel giorno, con soddisfazione tale da sembrare che non ne sentissimo affatto la mancanza!".
            La merenda non rappresentava per i pastorelli quel leggero spuntino che noi prendiamo a metà pomeriggio, ma era addirittura il loro pasto del mezzogiorno. Infatti, loro uscivano da casa al mattino presto per tornare solo verso il tramonto. Che enorme sacrificio passare tutta la giornata senza alimentarsi!
           

Nel mangiare e nel bere


            Per riparare le offese a Nostro Signore e convertire i peccatori, i pastorelli approfittavano di ogni opportunità per fare sacrifici.
            Oltre al sacrificio della merenda, mortificavano il palato in molti modi. Quando la madre di Giacinta offrì ai tre piccoli veggenti alcuni grappoli d'uva, la sua piccolina le disse:
            - “Non li mangeremo ed offriremo questo sacrificio per i peccatori.
            Lo stesso accadeva con i deliziosi fichi.
            Giacinta per mortificarsi mangiava persino le ghiande delle quercie e le olive verdi, dicendo:
            - Le mangio perché sono amare, per convertire i peccatori."
            Per offrire sacrifici, rinunciavano pure a bere. Scrive Lucia:
            "Avevamo anche l'abitudine, ogni tanto, di stare senza bere per tutta una novena o un mese. Una volta facemmo questo sacrificio in pieno mese di agosto, quando il caldo era soffocante."
            Quando una volta Lucia portò un bicchiere d'acqua a Francesco, questi le disse:
            - “Non voglio bere, voglio soffrire per la conversione dei peccatori."
            E Giacinta:
            - “Anch'io voglio offrire il sacrifico per i peccatori."


“Crocifiggendo” il corpo


            Oltre i sacrifici del palato, i pastorelli “crocifiggevano” il corpo con molte altre penitenze. Stringevano alla vita una corda che la Madonna, nell'apparizione di settembre, ordinò loro di portare soltanto di giorno.
            "Sia per la larghezza e la ruvidezza della corda, sia perché talora la stringevamo troppo, questo strumento a volte ci faceva soffrire orribilmente. Giacinta ogni tanto si lasciava sfuggire qualche lacrima per lo sconforto che le provocava. Le dicevo allora di levarsela e mi rispondeva:
            - No. Voglio offrire questo sacrificio a Nostro Signore in riparazione e per la conversione dei peccatori".
            Un giorno Giacinta pungendosi con le ortiche disse ai suoi compagni:
            - "Vedete, vedete qui un'altra cosa con la quale ci possiamo mortificare!      
             Da allora in poi ci rimase l'abitudine ogni tanto di strofinare le gambe alle ortiche, per offrire anche questo sacrificio"
            Un altro sacrificio era di stare per ore col viso sulla terra ripetendo la preghiera dell'Angelo:
            "Giacinta aveva per il ballo, confessa Lucia, un piccolo affetto particolare e molto dono artistico". Poco dopo le apparizioni lei disse:
            - “Adesso non ballo più, perché voglio offrire questo sacrificio a Nostro Signore".


Fuggendo i curiosi


            In spirito di umiltà e raccoglimento, i pastorelli evitavano i curiosi che cercavano di interrogarli. Talora ci riuscivano servendosi di spiritosi accorgimenti:
            "Stavamo un giorno a Fatima - racconta Lucia - quando lungo la strada vedemmo scendere da una automobile un gruppo di signore e alcuni gentiluomini. Non dubitammo per un istante che cercassero proprio noi. Non potevamo più fuggire senza essere notati. Quindi, decidemmo di andare avanti nella speranza di non essere riconosciuti. Giunti presso di noi, le signore ci chiesero se conoscevamo i pastorelli a cui la Madonna era apparsa. Rispondemmo di sì. Ci chiesero se sapevamo dove abitavano. Demmo loro tutte le indicazioni precise su come giungervi e andammo a nasconderci in un boschetto.
            Giacinta, contenta del buon risultato dell'esperienza, diceva:
            - Così dobbiamo fare ogni volta che non ci riconoscano.
            Un giorno eravamo seduti a due passi dalla casa dei Marto, all'ombra di due alberi di fichi accanto alla strada. Francesco si allontanò un poco per giocare. Vedendo avvicinarsi diverse signore, corse da noi per avvisarci. Siccome a quell'epoca si usavano capelli con falde larghe come setacci, pensammo che così abbigliate non erano riuscite a vederci e, senza esitazione, salimmo su uno dei fichi. Loro passarono sotto di noi e, scesi in tutta fretta, andammo subito a nasconderci in un campo di granturco”.
            I continui e faticosi interrogatori ai quali, il più delle volte, non potevano sottrarsi, costituivano un angustioso tormento e uno dei sacrifici maggiori per i tre veggenti.


Sopportate con rassegnazione la sofferenza che il Signore vi manderà


            L'Angelo disse ai veggenti nella seconda apparizione:
            - “Soprattutto accettate e sopportate con sottomissione la sofferenza che il Signore vi manderà."
            E la Madonna avvertì loro il 13 maggio:
            - “Avrete molto da soffrire."
            Queste sofferenze furono il dubbio e la diffidenza di quasi tutti, persino dello stesso parroco, le derisioni, gli scherni, gli insulti di molti; fu anche il castigo corporale, la persecuzione e perfino il carcere per decisione del sindaco.
            I genitori di Francesco e di Giacinta non arrivarono alla severità della madre di Lucia e non permettevano che altre persone li percuotessero.
            Ma i piccolini - scrive la cugina e amica - "soffrivano nel vedermi soffrire, e non poche volte le lacrime bagnavano il loro viso vedendomi afflitta e mortificata.
            Un giorno mi disse Giacinta:
            - Vorrei che i miei genitori fossero come i tuoi, in modo che questa gente percuotesse anche a me; così avrei più sacrifici da offrire a Nostro Signore!"
            Nonostante l'opposizione paterna, anche Giacinta e Francesco patirono ogni tanto maltrattamenti corporali. Una volta Giacinta, dopo essere stata percossa da una povera donna, disse:
            - “Dobbiamo chiedere alla Madonna, offrendo sacrifici, la conversione di questa donna. Commette tanti peccati e, se non si confessa, andrà all'inferno".
            In verità, dopo poco tempo quella donna si convertì.
            Oltre a queste sofferenze, ci fu la malattia che colpì Francesco durante sei mesi e a Giacinta durante quasi un anno e mezzo.


La prediletta del Cuore di Maria


        Le apparizioni di giugno e luglio in cui la Madonna mostrò e parlò del suo Cuore, infiammarono la più piccola dei veggenti di amore a quel Cuore Immacolato.
            "Giacinta mi diceva ogni tanto:
            - Quella Signora ha detto che il suo Cuore Immacolato sarà il nostro rifugio e la strada che ci condurrà a Dio. Non ti piace molto? A me piace tanto il Suo Cuore!"
             Dalla litania di giaculatorie suggerita dal "santo" Padre Cruz, la piccola scelse questa da recitare continuamente: "Dolce Cuore di Maria, sii la salvezza mia".
            "A volte, dopo detto questa giaculatoria, aggiungeva con quella semplicità che le era naturale:
            - Amo tanto il Cuore Immacolato di Maria! È il Cuore della nostra mammina del cielo! Non ti piace dire molte volte: Dolce Cuore di Maria, Immacolato Cuore di Maria? A me piace tanto, tanto".
            Talora andava a cogliere i fiori del campo cantando una musichetta composta da lei stessa in quel momento:
            - Dolce Cuore di Maria, sii la salvezza mia! Immacolato Cuore di Maria, converti i peccatori, libera le anime dall'inferno!".
            La Madonna chiese comunioni. Giacinta, cui non consentivano di soddisfare questa richiesta, esclamava tristemente:
            - “Mi spiace tanto non poter comunicarmi in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria!"
            Offriva ciò che poteva: preghiere e sacrifici. Nel corso della malattia confidava a sua cugina:
            - “Soffro molto, ma offro tutto per la conversione dei peccatori e per riparare le offese al Cuore Immacolato di Maria."


Le ultime raccomandazioni


            Giacinta, nel congedarsi di Lucia, le fa queste raccomandazioni che esprimono il senso più intimo e profondo del messaggio di Fatima:
            - “Ormai mi manca poco per andare in cielo. Tu resti qui per dire che Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Quando sarà il momento di dirlo, non nasconderti, dì a tutti che Dio ci concede le grazie attraverso il Cuore Immacolato di Maria, di chiederle a lei, che il Cuore di Gesù vuole che, al suo fianco, si veneri il Cuore Immacolato di Maria. Chiedano la pace al Cuore Immacolato di Maria che Dio ha affidato a lei. Se potessi mettere nel cuore di tutti la luce che ho qui dentro nel petto a bruciarmi e a farmi amare tanto il Cuore di Gesù e il Cuore di Maria!"
            In queste impressionanti parole sono contenute cinque affermazioni principali:
            1 - Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria.
            2 - Lucia è stata incaricata di dirlo.
            3 - Dio concede tutte le grazie per mezzo dell'Immacolato Cuore di Maria.
            4 - Il Cuore di Gesù vuole che si veneri accanto a sé il Cuore di Sua Madre.
            5 - Nel Cuore di Maria si giocano le sorti della pace nel mondo.


Con Gesù nascosto

            Con questa incantevole espressione, Gesù nascosto,  i pastorelli chiamavano Nostro Signore Sacramentato.
            "Quando Giacinta era malata - racconta Lucia - le portai un’immagine a stampa del Sacro Calice con un'Ostia. La prese, la baciò e radiante di gioia disse:
            - E Gesù Nascosto! Lo amo tanto! Cosa darei per riceverlo in Chiesa! In Cielo non si fa la comunione? Se ci si comunica, farò la comunione tutti i giorni. Quanto sarei contenta se l'Angelo venisse all'ospedale a portarmi un'altra volta la santa Comunione!
            A volte mi domandava:
            - Morirò senza ricevere Gesù Nascosto? Ah, se la Madonna me lo portasse quando mi verrà a prendere!
            A volte, tornando dalla chiesa entrava a casa sua e mi chiedeva:
            - Hai fatto la comunione?
            Se rispondeva di sì:
            - Vieni qui,  stammi molto vicina, tu che hai Gesù Nascosto nel tuo cuore".
            Quando Lucia andava alla scuola, che si trovava dietro la chiesa, Giacinta le affidava questo pensiero per Gesù Sacramentato:
            - “Senti, digli a  Gesù Nascosto che lo amo molto.
            Altre volte diceva: - Dì a Gesù che li mando i miei pensieri".


Ci piace di stare ai suoi piedi


            Nell'anno e tre mesi che Giacinta fu malata, molta gente andava a visitarla e tutti avevano l'impressione di stare con una piccola santa:
            "Le vicine a volte andavano a cucire i vestiti accanto a lei e dicevano:
            - Vado a lavorare un po’ al capezzale di Giacinta. Non so cosa abbia, ma ci piace stare accanto a lei.
            Se i bambini che accompagnavano le loro madri dicevano qualcosa che non andava, la piccola malata reagiva subito:
            - “Non dite così che offendete Dio Nostro Signore.
            Se raccontavano fatti poco edificanti riguardo alle loro famiglie, diceva:
            - Non permettete ai vostri bambini di peccare perché possono andare all'inferno.
            Se si trattava di gente più grande...
            - Dite loro di non fare così perché è peccato, così offendono a Dio Nostro Signore e poi possono condannarsi."
            Cercava di non scomodare nessuno e raccomandava a Lucia:
            - “Non voglio che diciate a nessuno che soffro, neanche a mia madre perché non voglio che si affligga."
            E provvedeva a tranquillizzarla:
            - “Non si affligga mia madre, vado in Cielo. Là pregherò molto per lei."
            Altre volte diceva:
            - “Non pianga, sto bene".
            In mezzo ai suoi dolori atroci mormorava:
            - “O Gesù adesso potete convertire molti peccatori perché questo sacrificio è molto grande."


Questa deve essere un Angelo


            Scrive Lucia:
            "Una domenica le mie amiche di Moita..., dopo la Messa, andarono da mia madre per chiederle di permettermi di trascorrere con loro la giornata. Concessa l'autorizzazione, mi chiesero di portare con me Giacinta e Francesco."
            Anche i loro genitori concessero l'autorizzazione di accompagnare la cugina.
            "Dopo il pranzo, Giacinta non riuscì a resistere al sonno e il signor José Alves ordinò a una delle nipoti di adagiarla sul suo letto. Poco dopo dormiva profondamente e la gente del paese, che stava cominciando ad arrivare per passare con noi la serata, ebbe desiderio di vederla e presero a spiarla per verificare che non si fosse già svegliata. Rimasero ammirati vedendola immersa in un sonno molto pesante, con un sorriso angelico sulle labbra e le mani giunte verso il Cielo. La stanza si riempì rapidamente di curiosi. Tutti volevano vederla anche a costo di dover subito uscire per far spazio ad altri. La moglie del sig. José Alves e le nipoti dicevano:
            - Questa deve essere un angelo!
            E presi da un certo rispetto, gli astanti rimasero inginocchiati accanto al letto, finché non la chiamai verso le quattro e mezza per andare a pregare il rosario alla Cova da Iria."
            Questa deve essere un angelo! È l'impressione che tutti avevano leggendo la vita e ammirando le virtù della piccola pastorella alla quale erano apparsi l'angelo e la Madonna.


Non ti rivedrò mai più


            "Giacinta - scrive Lucia – ben sapeva, quando era ricoverata, di stare in ospedale non per guarire, ma per soffrire. Molto prima che qualcuno le dicesse che sarebbe stata ricoverata a Vila Nova de Ourém, un giorno lei affermó:
            - La Madonna vuole che io vada in due ospedali: ma non sarà per guarire, bensì per soffrire di più, per amore di Nostro Signore e per i peccatori."
            Nei mesi di luglio e agosto 1919 fu ricoverata nell'ospedale di Vila Nova de Ourém. Ritornò a casa, ma la malattia - una pleurite purulenta - si aggravò sempre di più. Al fine di essere curata meglio, partì per Lisbona il 20 gennaio 1920. La Madonna la avvertì delle sofferenze che la aspettavano.
            "La Santissima Vergine si degnò nuovamente di visitare Giacinta, per annunciarle nuove croci e sacrifici. Me ne diede notizia:
            - Mi ha detto che andrò a Lisbona, in un altro ospedale; che non rivedrò né te né i miei genitori; che dopo aver sofferto molto, morirò sola, ma che non devo avere paura, che verrà Lei a prendermi per portarmi in cielo.
            E piangendo mi abbracciava e diceva:
            - Non ti rivedrò mai più. Tu non mi vieni a visitare là. Senti, prega molto per me che muoio sola."
            A Lisbona fu ricevuta con molto amore nell'orfanotrofio della Madonna dei Miracoli, presso la Basilica da Estrela, in cui rimase 12 giorni. Il 2 febbraio si trasferì all'ospedale di D. Estefánia, dove fu operata il 10 dello stesso mese.
            Varie volte nel corso della malattia fu visitata dalla Madonna.


Dopo molta sofferenza, muoio sola


            La predizione che Giacinta sarebbe morta sola e che la Madonna sarebbe venuta a prenderla per portarla in Cielo, si realizzò il 20 febbraio 1920.
            La sera di quel giorno la malata disse di non sentirsi bene e che stava per morire. Dietro sua richiesta venne il parroco della chiesa degli Angeli, Mons. Pereira dos Reis, che la confessò. Non scorgendo particolari segni di morte imminente, rimandò il Viatico al giorno dopo. Verso le 10.30 di sera, la Madonna venne a prendere il suo piccolo fiore per portarlo in Cielo, senza che nessuno fosse presente al momento del trapasso.
            La mattina del giorno dopo, il suo corpo fu trasferito alla chiesa degli Angeli, dove rimase fino alla sera del 24. In seguito partì per Vila Nova de Ourém e fu tumulato nella cappella del barone di Alvaiazere. Trascorsi quindici anni, il 12 settembre 1935, la bara fu aperta. Il corpo, trovato incorrotto, fu trasportato nello stesso giorno al cimitero di Fatima, dove rimase altri quindici anni e mezzo, fino al 30 aprile 1951. Il 1 maggio successivo, le sue spoglie mortali furono traslate nel transetto della basilica, alla sinistra dell’altare maggiore.


In Cielo: una potente amica in più


            Ora, i pellegrini che si recheranno a Fatima visiteranno ogni giorno la tomba della Beata Giacinta per ringraziare dei favori ricevuti deponendo le loro offerte e chiedendo nuove grazie.
            Circa la piccola veggente così scrive sua cugina Lucia:
            "Ho speranza che il Signore, per la gloria della Santissima Vergine, le concederà l'aureola della santità. Lei era bambina solo negli anni. Nel restante sapeva praticare la virtù e mostrare a Dio e alla Santissima Vergine il suo amore per la pratica del sacrificio... È ammirevole come comprese lo spirito di preghiera e di sacrificio che la Madonna ci raccomandò... Conservo di lei una grande stima di santità.
            Giacinta fu, secondo me, quella a cui la Madonna comunicò una maggiore abbondanza di grazie, di conoscenza di Dio e della virtù...."
            Già al tempo degli Apostoli faceva paura la croce: per gli uni era scandalo, per gli altri follia. Croce e sacrificio sarebbero da eliminare per l’uomo moderno, al quale interessa ciò che è facile e tutto vorrebbe fosse facilitato. Per molti il senso della vita consiste “nel piacere”.          
            Sono note le parole di Pio XII: “Ci fa paura il mistero che si perdono tante anime perché nessuno prega e si sacrifica per loro”.
            Giacinta sapeva bene che non vi è redenzione senza croce. Soffrire per salvare le anime dal fuoco dell’inferno, soffrire per consolare il Dio offeso, è stato l’ideale della vita dei due piccoli Beati.
            Giacinta ha dunque perseguito quello che anche noi dovremmo raggiungere: la felicità di fare soltanto la volontà di Dio abbandonandoci tra le mani verginali di Maria Santissima.
Ave Maria!

Il Santo Rosario del Vaticano...pregate con me!!!







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Esposizione dei misteri

Il Rosario è composto di venti "misteri" (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone.

La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

«Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti» (Rosarium Virginis Mariae, n. 38).

Per aiutare l'itinerario meditativo-contemplativo del Rosario, ad ogni "mistero" sono riportati due testi di riferimento: il primo della Sacra Scrittura, il secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica.



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