lunedì 21 febbraio 2011

La fede . un aiuto per credere e vivere in Dio


Tutto è Provvidenza

Solo il Signore può guarire certe malattie
Le più pericolose possessioni

TUTTO È PROVVIDENZA
È scritto nel Nuovo Testamento: «Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno» (Lettera di Paolo ai Romani 8,28). E poi ancora: «Beato l’uomo che sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano» (Lettera di Giacomo 1,12).
Dio, il Padre buono, per rendere meno gravose le azioni di Satana e degli uomini non le lascia passare senza trarre da esse un merito per chi le subisce. Anche Satana infatti, che si crede libero di fare, di torturare e di competere con Dio, finisce per servire ai disegni divini facendo brillare più vive che mai le virtù di coloro che tendono alla santità.
Non c’è che un solo Signore: tutto è a Lui soggetto. Anche l’Avversario, il diavolo, è costretto a riconoscersi inferiore ed a sottostare alla divina Potenza. Volendo nuocere a Dio, in realtà il demonio lo serve, perché aumenta la schiera dei santi che egli tenta per farli cadere, ma che sanno resistergli esercitando in tale prova le loro virtù. Così, coloro che aspirano alla santità, i quali senza l’esame della tentazione sarebbero rimasti al primo grado dell’amore, per opera del demonio divengono più meritevoli di gloria, lottando contro le sue insidie che sono tanto più forti e frequenti quanto più capisce che essi sono prede che gli sfuggono. Ecco perché tutto è Provvidenza che segue un disegno di bene per ciascuno, anche se a volte noi, creature limitate, non lo comprendiamo.
Capire che tutto è Provvidenza è difficile per chi è sotto la prova del dolore. Occorre infatti fare continui atti di fede, di speranza e di carità per credere che: «Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Lettera di Paolo ai Romani 8,28) e così riuscire ad amare il Signore come Egli merita con la speranza di ricevere un’eterna e grande ricompensa.

IL SANTO DI DIO
Gesù è il vero Salvatore, il vero ed unico Profeta dell’umanità, il vero Maestro (Vangelo di Matteo 23,10), poiché Egli, pur essendo uomo, è anche Dio. Non potevano i profeti dire di loro stessi ciò che Gesù disse di Sé (Atti degli Apostoli 13,25). Egli è infatti l’Atteso, il Promesso, il Redentore, il Dio con noi (Libro di Isaia 7,14; Vangelo di Matteo 1,23; Vangelo di Giovanni 7,46)«In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» (Atti degli apostoli 4,12).
Abbiamo già udito la Chiesa, che predica Gesù Cristo, dire: «Preparate la via del Signore! ecco il Signore Iddio che viene! Come un pastore, l’Agnello della vera Pasqua, pascola il suo gregge» (Vangelo di Matteo 2,6; 3,3.11). Giovanni Battista, incontrando Gesù, parlò chiaro e disse: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?... Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me… Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio» (Vangelo di Matteo 3,14; Vangelo di Giovanni 1,29-30.32-34). Molti, durante il Battesimo di Gesù, udirono queste divine parole: «Tu sei il Figlio mio diletto, in te mi sono compiaciuto»(Vangelo di Marco 1,11) e videro balenare il cielo di una luce che scendeva in forma di colomba (Vangelo di Matteo 3,16).
Gesù parla a noi per ordine di colui che lo ha mandato (Vangelo di Giovanni 4,34; 5,36-38; 7,16-18; 8,26-28; 12,48-50). Secondo il mondo Egli è il figlio di Maria e Giuseppe della stirpe di Davide, nato a Betlemme Efrata come dicono le promesse (Libro di Michea 5,1; Vangelo di Matteo 2,6), detto nazareno perché a Nazaret ebbe casa (Vangelo di Matteo 2,23). Secondo il Padre Gesù è il suo Inviato, il suo Diletto, il Figlio che si è sacrificato per il mondo, affinché il mondo sia consacrato a Dio e lo chiami «Padre». Questo la Chiesa lo sa e lo proclama da venti secoli, dall’inizio della sua storia.
Ma perché l’uomo dubbioso sia confermato e quello incredulo scosso, ecco che il Signore fa parlare perfino i demoni che lo temono e lo odiano. Dice l’evangelista Marco: «Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: “Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio”. E Gesù lo sgridò: “Taci! Esci da quell’uomo”. E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!”. La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea» (Vangelo di Marco 1,21-28).
Anche gli spiriti immondi, oggi come allora, confermano che Gesù è il «Santo di Dio»! poiché non vi è altro nome sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati. In nessun altro c’è salvezza se non in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Eterno come il Padre e lo Spirito Santo, unico Mediatore fra il cielo e la terra (Atti degli Apostoli 4,12; Prima Lettera a Timoteo 1,5). Di fronte all’incredulità e perfino all’ostilità di molti farisei e dottori della legge, i quali non credevano alle parole del Maestro e nemmeno all’origine divina dei suoi miracoli, ecco che Egli fa parlare il demonio, presente nello spirito del posseduto di Cafarnao. Se non credevano alla parola del Messia e ai suoi miracoli, dovevano almeno credere agli indemoniati, i quali dovevano per forza riconoscere nel Cristo il loro eterno antagonista. Già vinti da Dio con l’Immacolata Concezione, i demoni sarebbero stati definitivamente sconfitti dal Figlio, dopo il sacrificio sulla croce, quando le porte degli inferi si aprirono e molti spiriti risuscitarono (Vangelo di Matteo 27,52-53).
«Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio»! Sembra paradossale, ma a volte molte persone sono peggiori degli spiriti immondi, i quali almeno, pur non amando il Cristo, lo riconoscono come il «Santo di Dio». Se infatti l’uomo d’oggi riconoscesse che Gesù è il Signore, molti errori sarebbero riparati, molti mali evitati, molte ignoranze colmate, molte battaglie vinte. Molte pene sarebbero evitate se l’uomo sapesse ripetersi queste parole del Salmo 94: «Venite, applaudiamo al Signore, acclamiamo alla roccia della nostrasalvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia. Poiché grande Dio è il Signore, grande re sopra tutti gli dèi. Nella sua mano sono gli abissi della terra, sono sue le vette dei monti. Suo è il mare, egli l’ha fatto, le sue mani hanno plasmato la terra. Venite, prostrati adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati. Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce. Ascoltate oggi la sua voce: “Non indurite il cuore”» (Salmo 94,1-8).
Sì, il Signore è il nostro Dio e noi siamo il suo popolo, il gregge che Egli pasce. Non lasciamoci superare dai demoni che sono costretti ad ammettere l’esistenza di Dio ed a temerlo! Inchiniamo i nostri spiriti davanti alla santità dell’Altissimo, ascoltiamo la sua Voce e non induriamo il nostro cuore. Non imitiamo i malvagi di questo mondo «che hanno come dio il loro ventre, si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della terra»(Lettera ai Filippesi 3,19).
Il Dio che ci ha creati ci ha anche salvati e ci ha dato la possibilità di riscattare il male commesso, con la grazia ricevuta e la buona volontà. Infatti, come è scritto nel libro di Mosè, il Signore suscitò un Profeta in mezzo al suo popolo e pose sulle sue labbra le divine parole, in modo che le pecore seguissero il loro Pastore (Vangelo di Giovanni 10,16). Quel Profeta atteso e promesso è Gesù, il Verbo Dio. Chi lo ascolta ama se stesso e si salva. Chi crede in Lui ha la vita eterna (Vangelo di Giovanni 3,36; 5,24). Ecco le parole rivelate a Mosè: «Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto… Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole, che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto» (Libro del Deuteronomio 18,15.18-19).
Ascoltiamo dunque il Signore, ascoltiamo la sua Parola. Non facciamo come quei farisei e dottori che non credevano nemmeno davanti all’evidenza di un miracolo. Perfino i demoni ci spingono a riconoscere in Gesù il «Santo di Dio». Cerchiamo con tutto il cuore di appartenere a quella generazione che non passerà, prima che tutte le promesse si compiano, lo Spirito si effonda e il Figlio di Dio venga (Vangelo di Marco 13,30).

SOLO IL SIGNORE PUÒ GUARIRE CERTE MALATTIE
Nello stesso miracolo dell’indemoniato di Cafarnao, come in quello della donna curva da diciott’anni (Vangelo di Luca 13,10-17) e in altri segni prodigiosi, molti predicatori e teologi moderni negano che il demonio possa essere autore di infermità fisiche e portare malattie là dove vi è salute. Troppe cose, oggi, mettono in dubbio molti teologi e maestri di spirito! Negano esservi infermità causate da forze soprannaturali, senza però saper comprendere e curare, con mezzi naturali, certe infermità. Alcune malattie difficili e nascoste, infatti, opprimono il corpo, ma non nascono dal corpo. Nascono nelle zone dove si agitano i regni dello spirito.
I regni dello spirito sono due: quello buono che viene da Dio e quello cattivo che viene da Satana. Sono due regni completamente diversi, che perciò causano effetti opposti. Non si può servirne uno senza tralasciare l’altro, perché si oppongono a vicenda (Vangelo di Matteo 6,24). Gli effetti che provengono dallo spirito buono, portano sempre con sé pace, umiltà, sopportazione, amore, beatitudine. Gli effetti che provengono dallo spirito cattivo, invece, portano con sé turbamento, superbia, agitazione, odio, ira, maledizione. A volte il Signore, come mezzo e grazia per crescere in santità e ottenere un maggior grado di beatitudine, può permettere ai suoi figli fedeli, predestinati alla gloria (Lettera di Paolo ai Romani 8,29-30; Lettera di Paolo agli Efesini 1,11), infermità e prove che sono passaporto per il regno dei cieli. Satana, invece, provoca malattie come vendetta contro Dio e i suoi testimoni, oppure come prezzo da pagare per chi ha peccato ed ha ceduto alle sue seduzioni. Questi ultimi sono poveri di una povertà orrenda, perché è perdita della grazia e del regno di Dio. Dice il Signore: «Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!»(Vangelo di Matteo 6,19-23).
Le più interne e invisibili infermità, quelle dello spirito, sono tutte opera del maligno. Curvano l’anima, rovinano i sensi e la parola, portano ad aberrazioni morali, perché schiacciano e uccidono lo spirito. I rimedi umani contro queste infermità ottengono poco o nulla. Solo il Signore può liberare l’anima del posseduto dalla maligna schiavitù, rendendola limpida e santa come quando era abitata dalla grazia. Solo Gesù, il Medico delle anime e dei corpi, può salvare. Lui solo libera lo spirito malato dall’influsso che lo tiene curvo, ed esso si raddrizza, vede, ringrazia e glorifica il Signore come i miracolati del Vangelo.
Gesù dice anche a noi: «Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti» (Vangelo di Matteo 8,22). Non associamoci a chi è morto nell’anima, a chi compie il male, a chi vuol distruggere la fede, a chi ha come suo dio il mondo, a chi bestemmia contro lo Spirito Santo, a chi è tutto materia e niente spirito, a chi crede solo a ciò che vede e vede solo ciò che vuole, poiché: «Quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!» (Vangelo di Matteo 15,14).

LE PIÙ PERICOLOSE POSSESSIONI
Quando Dio può disporre di un intelletto e usarlo perché lo serva, sempre nel rispetto della sua libera volontà, gli trasfonde un’intelligenza soprannaturale che aumenta di molto quella naturale. I vari profeti dell’antico testamento, come Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele e tutti gli altri, mentre ricevevano le profezie che riguardavano il futuro o le interpretazioni che riguardavano il presente, le comprendevano nella loro mente e potevano esprimerle con le loro parole. La profezia può riguardare avvenimenti futuri che si possono compiere per decreto divino, oppure verità che riguardano la rivelazione della Parola di Dio e la sua trasmissione alle folle.
Tramite la «possessione» divina, che viene dall’azione dello Spirito Santo, la creatura viene assorbita nella luce soprannaturale, mettendo di suo unicamente la buona volontà di amare il Signore, l’abbandono ai suoi voleri, la pratica delle virtù e il dominio dei sensi. L’anima tutto vede e comprende in modo chiaro e veloce, in modo semplice e intuitivo, senza bisogno di grandi studi, di molti libri o di estenuanti meditazioni (Vangelo di Giovanni 16,13). Quando, infatti, la mente è pulita dalla corruzione del peccato ha vista più lontana e più limpida di quando invece perde la grazia.
Noi vediamo perché c’è la luce. Grazie alla luce – specie quella naturale – contempliamo il bello e il brutto, il pulito e lo sporco, il chiaro e lo scuro, il grande e il piccolo, il colore e il grigio, ogni meraviglia di questo mondo. Così, più uno è nella luce di Dio, più vede, conosce, comprende, ama, si santifica, si perfeziona, si divinizza (Vangelo di Giovanni 17,6-8.22).
Anche il demonio ha i suoi posseduti, ai quali comunica un’intelligenza volta al male, a nuocere, a distruggere, ad offendere Dio e l’uomo: sono coloro che spontaneamente gli si sono concessi per trionfare e godere in questo mondo. L’azione satanica, nell’anima consenziente, è continua e porta per gradi alla totale scienza del male, sia in campo spirituale, sia in quello materiale. Carne e spirito si degradano così tanto che l’anima diventa sempre più tenebrosa fino, a scomparire, mentre anche il corpo si abbruttisce nei vizi della superbia, avaria, lussuria, ira, gola, invidia, accidia. Sono queste le peggiori possessioni. Nulla appare all’esterno per l’uomo comune. Solo chi ha la luce di Dio vede l’anima morta e sente il suo fetore di peccato. Purtroppo tali «indemoniati» attirano nella loro azione seduttrice e devastatrice molte persone, specie i giovani ed i poco formati nello spirito.
La possessione diabolica non si manifesta soltanto con le azioni incomposte, i salti, le urla, gli atti osceni, i mutismi, lo spumeggiare della bocca, il girovagare senza meta, l’aggressività, la ragione intorpidita e confusa, il disordine e la sporcizia, il vizio dilagante, la lussuria sfrenata, la bestemmia e altre azioni blasfeme. Vi sono anche le possessioni nascoste, sottili ma potenti, le più pericolose, perché non ostacolano e non indeboliscono la ragione, ma anzi la sviluppano nel servire Satana che la sostiene, impedendo a tali persone di compiere azioni buone. Le più vere e numerose possessioni sono quelle che fanno aridi i cuori all’onestà, all’amore, alla fede, alla castità, e li rendono un covo di vizi immondi.
Molti, al giorno d’oggi, pur non commettendo azioni malvagie e drammatiche come certi individui del passato, appaiono persone normali, ma in realtà sono posseduti dal male, che servono con dedizione e costanza. Costoro colpiscono Dio e la Chiesa, più o meno apertamente, gridando dal loro cuore e dalla loro mente, più che dalla bocca, queste parole: «Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci!» (Vangelo di Marco 1,24). Costoro odiano Dio, che ha mandato Gesù Cristo, e odiano Gesù Cristo, che è Figlio di Dio, perché la Chiesa parla di virtù, di sacrificio, di penitenza, di conversione, di amore al prossimo e a Dio, di impegno, di fede, di preghiera, di paradiso e di inferno, di giudizio e di castigo, di premio e di condanna. Non vogliono saperne di vita eterna, di salvezza dell’anima, di preghiera, di castità (Vangelo di Matteo 7,13). Quel crocifisso appeso sulle pareti li rimprovera e li irrita, è una lama che penetra e punge (Lettera agli Ebrei 4,12), poiché predica una legge che loro non vogliono osservare, una parola che non vogliono ascoltare, una vita che non vogliono imitare. «Stavamo bene così, e invece sei venuto Tu a tormentarci con queste maledizioni: “Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi”» (Vangelo di Luca 6,24-26). Perciò ecco che tolgono il crocifisso o lo fanno togliere astutamente, autogiustificandosi di fare cosa buona e giusta per rispetto e giustizia a chi non crede.
Ma il crocifisso rimarrà sempre, alto sulle pareti, per attirare a sé gli uomini di buona volontà che vogliono essere salvati. Se non nei pubblici edifici, almeno nelle case cristiane e specie nei cuori buoni e fedeli, il crocifisso rimarrà. Non passerà la generazione dei figli di Dio, la generazione dei credenti, dei veri cristiani, dei fedeli alla Chiesa, prima che il tempo sia compiuto e il figlio dell’uomo venga (Vangelo di Matteo 16,18; Vangelo di Marco 13,26-31). p.v.redolfi

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Esposizione dei misteri

Il Rosario è composto di venti "misteri" (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone.

La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

«Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti» (Rosarium Virginis Mariae, n. 38).

Per aiutare l'itinerario meditativo-contemplativo del Rosario, ad ogni "mistero" sono riportati due testi di riferimento: il primo della Sacra Scrittura, il secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica.



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