giovedì 14 giugno 2012


LA SOFFERENZA: "Dio ha dato, Dio ha tolto, sia benedetto il Suo Nome"


"La morte piuttosto che i miei dolori" questo l'ardente desiderio di Giobbe dinanzi alla sua malattia...al cospetto dell'insopportabile sofferenza che lo dilania. Nessuno però è disposto ad ascoltarlo "...mi lamenterò nell'amarezza della mia anima". Ed è in questa impossibilità di comunicare la sua condizione che Giobbe compie un passo fondamentale, rinunciando a porre la domanda egoista: "Perché accade questo a me? Perché ora?", e ponendo la domanda generale del senso della vita per tutta l'umanità e per ogni epoca...Comprendendo così che non siamo liberi dal male quando non abbiamo commesso il male...dobbiamo prendere su di noi la sofferenza altrui, quand'anche fossimo "innocenti". In definitiva, Giobbe pensa che Dio abbia voluto associare gli uomini alla sua lotta incondizionata contro il male...Dio chiede a ciascuno di noi 
di portare un frammento della croce.


Giobbe capisce che il male che egli subisce non è la risposta meccanica a una colpa che ha commesso...dal male Giobbe viene interpellato. Attraverso questa Prova, "Qualcuno" lo cerca. E Giobbe finisce per comprendere che questo "Qualcuno" è Dio.


C'è un tipo di dolore che ci fabbrichiamo con le nostre mani perché siamo sciocchi, perché manchiamo di un minimo di saggezza, perché essere fragili, perché deboli, perché inclini al peccato, perché dopo aver sbagliato ritorniamo a fare gli stessi sbagli...e questa è una quota di sofferenza, diciamo così, ragionevole, anche se le conseguenze sono dure. Ma c'è una quota di sofferenza che, invece ragionevole non è; c'è una quota di sofferenza in eccesso: è quella che non è ai nostri occhi motivata, motivabile. Giobbe sperimenta questo tipo di sofferenza...ed è la stessa sofferenza che sperimentiamo tutti, prima o poi, nel corso della nostra vita.
E' giusto a questo punto porsi una serie di interrogativi: su che cosa si basa la Fede? Si basa sull'interessa in vista di una ricompensa? Sul vantaggio che ci procura perché Dio favorisce chi lo ama? Ma se si fonda su questo è vera e autentica fede? Non corre il rischio di essere interessata, opportunistica?


E' proprio nel momento in cui siamo più condizionati, quando ci troviamo al cospetto con la sofferenza, la malattia che ci viene concessa una grande opportunità...che non consiste nella sofferenza stessa, ma nel porci domande, nell'avanzare un'invocazione nei confronti di Dio, con una forza mai avuta prima perché il dolore non ci aveva ancora toccato in maniera così diretta...fino ad allora stavamo bene, ed il nostro "bene" era inteso come "premio" per quello che abbiamo fatto senza renderci conto che quella condizione di benessere era un dono di Dio, che ci regala il bene in maniera del tutto gratuita...bene che puntualmente finiamo per dare per scontato.


"Si,  io prima di te ho avuto venerazione, rispetto, ti trattavo bene, seguivo i tuoi comandamenti, ma ti conoscevo per sentito dire, non ti conoscevo ancora direttamente. C'è voluto questo tunnel per poterti riscoprire!" E' nel dolore che confrontiamo in maniera più forte e diretta con Dio.


Bisogna essere consapevoli di dare a Dio ciò che ci ha chiesto, e fare la Sua Santa volontà, bisogna accogliere ciò che ci dice, anche se non riusciamo a comprenderne il significato o la Sua logica. Spesso il Suo pensiero non corrisponde al nostro...quante volte ci sforziamo di capire e non riusciamo ad afferrare il senso di determinati avvenimenti...specialmente quanto le cose non procedono per il verso giusto diventa più difficile comprenderne le motivazioni.


Ma noi, nullità delle nullità, non possiamo cogliere il fine della volontà del Creatore...sia nella gioia che nel dolore dobbiamo solo ringraziare Dio perché viviamo una vita che è essa stessa rappresentazione quotidiana dell'Amore incondizionato del Nostro Padre.
Siamo   esseri   fragili   e   non   è   facile   per   nessuno   accogliere   il   dolore nella propria vita...non lo è stato per Giobbe...non lo è stato per Gesù quando ha esclamato sulla Croce "Dio mio...perché mi hai abbandonato?" Sulla Croce il Figlio è come costretto a scendere nell'esperienza più comune di tutti noi...Ma dinanzi al dolore, Cristo ci insegna la capacità di accettare la volontà di Dio...sempre e comunque, affinché si compia fino in fondo il disegno che il Padre ha voluto per ognuno di noi.


"Dio ha dato, Dio ha tolto, sia benedetto il Suo Nome" queste le parole di Giobbe, parole che dovrebbero essere scolpite in ognuno di noi.


La mia vita è stata segnata dalla sofferenza e solo dopo aver sperimentato un dolore terribile la mia anima è riuscita a purificarsi, i miei occhi hanno cominciato a vedere, le mie orecchie ad ascoltare, il mio cuore a battere dell'Amore che solo la Fede riesce a donarci. Non ho avuto spiegazioni logiche al perché di tanta sofferenza, ho però trovato l'abbraccio di Dio, più forte e rassicurante di ogni parola...ed è in quell'abbraccio io ho abbandonato tutta me stessa...in quell'abbraccio ho trovato il senso profondo di me. Amare   Dio,   compiere   la   Sua   Volontà, oggi mi appare più facile.


Maria Maistrini


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