giovedì 30 settembre 2010

Maria Immacolata e lo Spirito Santo











MARIA IMMACOLATA E LO SPIRITO SANTO                                              



"La fonte della Sapienza è un torrente che sgorga" (Prov. 18,4)

S. Ireneo dice: "In verità è il Padre che unge il Figlio, è il Figlio l'Unto nello Spirito Santo che è l'Unzione". Su questa scia S. Agostino dice che tutto proviene dal Padre attraverso il Figlio e lo Spirito Santo e ritorna al Padre attraverso lo Spirito Santo e il Figlio.
Cristo unico mediatore presso il Padre; lo Spirito Santo mediatore tra gli uomini e Cristo: "verrà a voi il Consolatore... Lo Spirito di verità, egli vi insegnerà la verità tutta intera... prenderà del mio e ve lo annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annunzierà" (Gv. 15, 7 - 8, 13-14).
La mediazione di Maria immacolata si pone accanto a quella dello Spirito Santo, quale sposa dello Spirito Santo, segno dello Spirito e vaso che lo contiene. A Lourdes, il 25 marzo del 1858, Maria dicendo: "Io sono l'Immacolata Concezione", voleva dire: "Io sono la manifestazione dello Spirito Santo". Maria è la manifestazione dell'amore misericordioso del Padre celeste verso gli uomini; il Padre per mezzo dello Spirito Santo compie nella Chiesa l'opera del Redentore Gesù, il quale è pure figlio di Maria. Il Concilio Vaticano II definisce Maria: "La Madre di Dio, la tutta santa e immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa nuova creatura" (Lumen Gentium  n° 56). L'opera di ritorno a Dio, inizia dallo Spirito Santo che riconcilia con la Grazia; toglie il peccato e dà la Grazia per conoscere Gesù e seguirlo come modello da imitare. Maria, sposa dello Spirito Santo, dà ai fedeli nella Chiesa i doni dello Spirito Santo, i doni per conoscere Gesù e seguirlo. Maria unita allo Spirito Santo prepara l'incontro dell'anima con Gesù; chi vede Gesù vede anche il Padre, perché egli è l'immagine del Padre. Nel catino dell'abside della Cattedrale di Monreale vi è raffigurato nel grande mosaico  il Cristo Pantocratore: larghezza di base m 13,30; altezza totale m 7; testa con barba m 3; mano destra m 1,80; libro del Vangelo m 2X2; lettere scritte in latino e greco altezza cm 30. Il volto di Cristo è il volto di Dio, perché "chi vede me vede il Padre mio" (Gv 44, 9). Nel Vangelo aperto sta scritto: "Io sono la luce del mondo. Chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" (Gv 8, 12). Dice il santo martire Massimiliano Kolbe che ciò che è la Seconda Persona della SS. Trinità in Gesù, lo è lo Spirito Santo in Maria Immacolata, con la differenza che in Gesù vi sono due nature unite nell'unica persona del Verbo di Dio; in Maria la natura e persona dell'Immacolata sono distinte dalla natura e persona dello Spirito Santo. Però l'unione di Maria Immacolata e lo Spirito Santo è così perfetta che lo Spirito Santo agisce unicamente attraverso l'immacolata sua Sposa.
Lo Spirito Santo manifesta tutto l'amore della SS. Trinità. Maria Immacolata manifesta tutto l'amore della creazione. Così l'amore eterno si congiunge all'amore creato; tutto il cielo con tutta la terra. A Lourdes Maria dicendo: "Io sono l'Immacolata Concezione" s'identifica con la fecondità dell'Amore Divino.
Lo Spirito Santo  = Immacolata Concezione increata
Maria Immacolata= Immacolata Concezione creata  (P. M. Kolbe)
Maria è sposa della volontà di Dio: "Ecco l'ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua parola" (Lc 1, 38). Maria, ancella del Signore= ancella dello Spirito Santo; ancella dell'amore e della volontà di Dio. Nell'Annunciazione Maria, come creatura, come serva, sposa la volontà del Signore e lascia al Signore di fare di lei ciò che Egli vuole.
Le parole di Maria a Lourdes esprimono di più di una unione morale e affettiva tra Maria Immacolata e Dio Trinità nella persona dello Spirito Santo, perché Maria è il santuario privilegiato dello Spirito Santo. Nel Cenacolo è "Maria che implora con le sue preghiere il dono dello Spirito, che l'aveva già ricoperta nell'annunciazione" (LG n.59).
"La beata Vergine Maria... cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore... per questo fu per noi madre nell'ordine della grazia. E questa maternità di Maria...  perdura...  fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti... Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora pellegrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata. Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice. Il che però va inteso in modo che, nulla detragga o aggiunga alla dignità e all'efficacia di Cristo, unico Mediatore" (LG nn. 61-62).
Lo Spirito Santo che ha preso Maria sotto la sua ombra nell'incarnazione del Verbo, l'associa continuamente alla sua opera di santificazione di ogni membro del Corpo Mistico. Maria è la mediatrice di tutte le grazie dello Spirito Santo; poiché ogni grazia è Dono del Padre attraverso il Figlio nello Spirito Santo. Nel battesimo i figli di Dio nascono dall'acqua e dallo Spirito (Gv 6, 63); questa nascita soprannaturale dei cristiani per opera dello Spirito Santo è un prolungamento dell'opera dello Spirito in Maria nella concezione verginale del Figlio di Dio.
L'acqua del battesimo = Spirito Santo che purifica e santifica, pertanto nel Corpo Mistico tutti siamo uniti allo Spirito Santo e a Maria Immacolata per vivere in modo conforme al modello Gesù e con Lui donarci al Padre celeste. L'acqua del battesimo, simbolo dello Spirito Santo, è pure simbolo di Maria Immacolata che purifica ogni anima che le si avvicina. Ogni anima lavata da questa acqua riceve il dono dello Spirito santo, Sposo di Maria, che agisce in Lei e attraverso di Lei...
Il cristiano ha per padre Dio, per madre Maria e per fratello Gesù il quale si sceglie delle spose tra le anime perché diventino madri di altre anime.
Ogni battezzato è anima madre e si chiama Maria perché il battesimo corrisponde alla concezione di Cristo nel cuore del catecumeno che, in tal modo, diventa cristiano. E come nel seno di Maria Cristo si è formato durante la gravidanza per poi venire alla luce, così nel cristiano il germe del battesimo si deve sviluppare per nascere alla vita eterna. San Gregorio di Nissa (+394) scrive: "questa nascita è unicamente opera di Dio. Ed essa si compie dopo che uno, come una madre, ha concepito nel profondo del suo cuore l'immortalità dello Spirito. Egli mette alla luce poi saggezza, giustizia, santità e purità interiore. E così ognuno può divenire madre di colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre" (Mt 12,50) (P.G. 46,38 e D).
Sant'Ambrogio(334-397) scrive: "Quando un'anima comincia a convertirsi a Cristo, viene chiamata Maria: questo significa che riceve il nome di Colei che ha messo al mondo Cristo: diventa un'anima che ha generato Cristo in maniera spirituale" (P.G. 44,8/2). "Compì dunque la volontà del Padre, affinché tu possa essere madre del Signore" (Comm. Luca, X, 24-25).
Sant'Anselmo scrive: "Dio è padre della fondazione del mondo, Maria è madre della sua riparazione" (Disc. 52; P.L. 158, 995-956).  Anche l'Arcangelo Michele ha un suo ruolo nell'opera della salvezza; Michele fattosi servitore di tutti gli angeli, divenne il portatore della croce perché questo è il suo vessillo. Michele divenne il braccio destro di Gesù Crocifisso, il primo servitore di Maria Immacolata. Michele a tutti i cristiani insegna umiltà e servizio; umiltà davanti a Dio e servizio a Maria e per Maria a Dio. Quando un uomo riceve il battesimo è Michele che glie lo da attraverso colui che battezza; Michele lo fa tramite Maria Immacolata, affinché sia tolto il peccato di Adamo; Maria battezza tramite Gesù, morto per dare la vita a tutti. Quindi battesimo, croce, Michele, Maria Immacolata, fusi insieme formano una sola realtà, pure nelle loro individualità, perché è l'Amore di Dio che fa di tante realtà una sola. A Lourdes Maria prende lo stesso nome dello Spirito Santo -"Concezione... Immacolata" - perché sua Sposa, sua Serva e suo Santuario. E' dunque inseparabile dallo Spirito di suo Figlio, l'Immacolata è sempre  presente la dove è lo Spirito" (cf. Manteau-Bonamy - Lo Spirito Santo e l'Immacolata - pa. 9 e ss.).
Nella Bibbia troviamo scritto: "Allora avvenne una guerra nel cielo. Michele e suoi Angeli combattevano contro il dragone e i suoi angeli ingaggiarono battaglia, ma non poterono prevalere e nel cielo non vi fu più posto per loro. E il gran dragone fu precipitato, l'antico serpente, che si chiamava diavolo e Satana, il seduttore del mondo intero; fu precipitato sulla terra e i suoi angeli furono precipitati con lui" (Apoc. 12,7-99).
Il grido di Michele: "Chi è come Dio?", divise gli Angeli fedeli a Dio dai ribelli.
Anche l'uomo è chiamato a fare la sua scelta nei confronti di Dio. Gesù stesso lo dice: "chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde" (Mt 12,30).
Michele è di esempio agli uomini nella scelta di Dio e del bene; nella fuga del male e nella lotta contro il male. Michele quando lotto nel cielo contro gli angeli ribelli, lottò e vinse con la spada della Croce di Gesù. Noi uomini con il battesimo siamo consacrati a Dio; abbiamo consacrato la nostra esistenza umana alla buona battaglia. Con il battesimo ci siamo impegnati a dire no al peccato e a dire si alla lotta contro il male, per tutta la vita, in attesa del premio eterno promesso ai giusti di buona volontà. Michele e ogni cristiano hanno la stessa spada nella lotta contro il male. Questa spada è la Croce di Gesù. La Croce di Gesù è spada per lottare, luce per comprendere, umiltà per vincere. Dice la Bibbia: "Il giusto fiorirà come palma; crescerà come cedro del Libano" (Salmo 92, 13). Il giusto è Gesù; palma significa martirio; cedro= albero della Croce; Libano= Monte Calvario".
San Luigi Grignon de Montfort scrive: "I veri discepoli di Gesù... porteranno sulle spalle lo stendardo insanguinato della croce; il Crocifisso nella mano destra, la corona nella sinistra, i sacri nomi di Gesù e Maria nel cuore, la modestia e la mortificazione di Gesù Cristo in tutta la loro condotta" (VD 59).
Dalla croce viene il più vero invito amoroso: "Vieni mia colomba" (Cant. 2 13,14). Da questo trono di dolore la Trinità rivolge il suo richiamo d'amore; per cui si va a Dio attraverso la Croce di Gesù e la nostra croce; e Dio viene a noi attraverso la Croce di Gesù e la nostra.
Dio guarda ognuno di noi e tutto il creato come Trinità e contemporaneamente come Individualità, cioè come Padre Figlio e Spirito Santo. Dio ci guarda come Trinità quando siamo nella santità della Grazia; ci guarda come individualità quando siamo lontani dalla santità e quando ci incamminiamo verso di essa. Nella strada verso la santità l'anima viene guardata prima da Dio Padre poi dallo Spirito Santo e poi dal Figlio. Dio si manifesta all'uomo, in forma più comprensibile, prima come Padre, poi come Figlio e poi come Spirito Santo; l'uomo però per capire queste manifestazioni divine deve cominciare da quella più comprensibile che è quella del Figlio; per capire quella del Figlio occorre l'opera dello Spirito Santo, allora occorre cominciare dalla manifestazione dello Spirito Santo per risalire a quella del Figlio e del Padre. Per avere lo Spirito Santo occorre invocare Maria, segno dello Spirito Santo e vaso  che lo contiene. Maria è la colomba di Dio."Vieni o mia colomba" (Cant. 2, 14), dice il Signore alle anime che ama e prima fra tutte all'anima di Maria.
E' il  richiamo dell'Amore che intercede presso il Padre e il Figlio. E' il richiamo dello Spirito Santo di Dio, Spirito d'Amore, di Umiltà, di Purezza; è la richiesta della SS. Trinità ad ogni anima del "SI" per ripetere in ogni essere umano l'incarnazione di Gesù.
Il vero Battesimo di Gesù fu il suo Calvario, cioè il suo battesimo di sangue, come Egli stesso disse: "Devo ricevere un battesimo e quanto mi sento angustiato, finché non sia compiuto!" (Lc 12, 50). Come nel battesimo del Giordano, le acque del fiume, simboleggianti il sangue del Redentore, cadevano sulla testa del Verbo di Dio, Così lo Spirito di Dio, che aleggiava su quelle acque preziose, faceva cadere la voce del cielo sulla terra: "Questo è il mio Figliolo diletto nel quale mi sono compiaciuto" (Mt 3, 17).
Era venuto colui che doveva venire e lo Spirito di Dio considerava compiuto il suo primo lavoro di preparazione o, meglio, di nuova creazione, poiché il Cristo è la Nuova Creazione di Dio. Iniziava ora il secondo lavoro dello Spirito: redimere il creato per renderlo Nuova Creazione come Gesù. Gesù infatti è il modello e la misura dell'universo. Poteva, ma non volle, lo Spirito Santo presentarsi come colomba nel battesimo di sangue di Gesù, non volle perché amò annientarsi nella colomba tutta pura (E Panàcrantos) Maria che, ripiena di questo Spirito, si annientava ai piedi della Croce; colomba nascosta, cioè non più visibile nei cieli come nell'episodio del Giordano, poiché la Colomba non volava in alto, ma scendeva sulla terra peccatrice a crocifiggersi con il Frutto della sua Nuova Creazione. Eppure mai come in quel momento lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque, anzi sui torrenti della Misericordia Divina, che scorreva dal Golgota sul mondo lurido per purificarlo. Anzi proprio per mezzo suo e, attraverso Egli stesso, Spirito Santo, Colomba tutta pura, le acque della Misericordia scendevano dal Calvario sul mondo perverso, perché la Colomba della salvezza, Maria, fosse sulla terra, la manifestazione dello Spirito Divino e Vaso di elezione che riversa il suo contenuto divino sul mondo. E' così la Colomba nascosta (non più visibile come nel Giordano) si presentava attraverso Maria e in Maria, attraverso gli occhi della Fede, per fare nuove tutte le cose.
Maria è la colomba per preparare e iniziare, a nome dello Spirito Santo di Dio, la Nuova Creazione del mondo: in Lei e per Lei lo Spirito Divino opera per generare la nuova vita e per rigenerare la vita che è morente a causa del peccato. Lo Spirito di Maria , Spirito Santo di Dio, preparò la venuta di Gesù e si unì alla Croce di Gesù per imitare la Trinità Crocifissa. Come lo Spirito Santo, Maria prepara la venuta di Dio e la sua opera redentrice; anzi lo Spirito Divino, per ricordare agli uomini che con Gesù la Trinità è venuta sulla terra, agisce in Maria e per Maria, rendendosi così manifesto nella Colomba più pura e più bella. Per questo Gesù sul monte Calvario lasciò a noi Maria finché Egli stesso ritornerà alla fine dei tempi e alla fine di ogni esistenza umana sulla terra. Gesù ci lasciò in eredità la Colomba, cioè lo Spirito Santo e ce lo lasciò visibilmente attraverso Maria, Colomba tutta pura. Questa Colomba immagine dello Spirito di Dio, rappresentato in Maria, è Colei che deve realizzare il Testamento Spirituale del Crocifisso, cioè divenire Madre per ogni uomo, poiché per mezzo di Gesù ad ogni uomo è data la possibilità di diventare figlio di Dio, cioè avere per Padre l'Eterno, come Gesù; avere per Madre lo Spirito Santo di Dio che lo genera alla vita della Grazia, come Gesù. E poiché per Gesù lo Spirito di Dio si servì di Maria per l'Incarnazione e la Redenzione, così per ognuno di noi lo Spirito Santo si serve di Maria affinché diventiamo Nuova Creazione, cioè Incarnazione di Gesù nel mondo; e Nuova Redenzione, cioè salvezza di Gesù nel mondo.
Gesù ci lasciò Colei che raffigura la Terza Persona della SS. Trinità e che elargisce, per volere divino, lo Spirito di Dio ai figli di Dio. Così sul Calvario lo Spirito di redenzione giungeva sulla terra attraverso Maria Immacolata "stabat" e sempre, attraverso la Colomba, l'universo sarà redento, quando, cessato il diluvio, la stessa Maria porterà come conforto e segno di tempi nuovi e fecondi, il ramoscello d'ulivo del Getsemani a chi vedrà l'alba di una nuova creazione. Maria è presso il trono di Dio, dove abita lo Spirito Divino, ma per volere divino, lo Spirito Santo continua per Maria e in Maria l'opera di redenzione, perché ogni uomo, in ogni tempo, comprenda che Maria è il sigillo dell'Amore Divino e la conferma della Salvezza Eterna. Lo Spirito di Dio passa attraverso Maria per rendersi comprensibile agli uomini. Gesù viene (come è venuto), verrà e ogni sua venuta sarà anticipata dalla Colomba, Spirito Santo di Dio, Madre della divinità, segno di vittoria sul male e riassunto mirabile di ogni cosa in cielo e sulla terra. Lo Spirito Santo è fuoco, ma viene solo con Maria come durante la Pentecoste. La Pentecoste è la seconda venuta che, a sua volta, simboleggia quella finale del Giudizio: questo sarà personale alla fine di ogni esistenza individuale, terrena nel tempo; e giudizio universale alla fine dei tempi. Il Giudizio è lo Spirito di Dio che aleggia sulle acque della nuova creazione per fare nuove tutte le cose; il giudizio è lo Spirito di Dio che ricrea l'universo per stabilirvi il proprio Regno eterno. Il giudizio è fuoco: fuoco d'Amore divino per i giusti; fuoco di dannazione per i ribelli. Ecco perché le lingue di fuoco simboleggiano lo Spirito di Dio, come il roveto ardente di Mosè. Il fuoco assume nella Pentecoste forma di lingue perché il Fuoco divino che Gesù è venuto a portare, arda nel mondo attraverso la Parola del Verbo eterno di Dio e perché questa Parola (Vangelo) fu dallo Spirito Santo voluta, desiderata, attuata, manifestata, infuocata e donata a tutti.
Per avere lo Spirito di Dio è necessario invocare la Colomba, Maria, che è segno dello Spirito e vaso che lo contiene.
Per arrivare agli uomini la Colomba, segno dello Spirito, occorre invocare la Croce, Albero della Nuova Vita.
La Croce è il riassunto dell'Amore divino e della Trinità, come lo Spirito Santo è il riassunto dell'Amore della Nuova Creazione. La Croce è lo Spirito Santo Divino; nella croce si acquista lo Spirito Divino; per la Croce si dona la Colomba al mondo; con la Croce si offre a Dio quello che Lui ci ha donato, cioè il suo Spirito Santificatore. Ecco perché ai piedi della Croce, con Maria, si diventa tutti di Dio e si redime il mondo nel tempo per l'eternità.  

                                                               Mons. Saverio Ferina

martedì 14 settembre 2010

Mater Dolorosa

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AI PIEDI DELLA CROCE
Il dialogo contemplato nella maternità di Maria, l'Annunciazione, e ritrovato con impareggiabile elevatezza spirituale nel Magnificat, rag giunge le note più dolci e profonde ai piedi della Croce.
Seguiamo la narrazione di Giovanni.
«Stavano presso la croce di Gesù sua madre... Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a Lei il discepolo, che Egli amava, disse alla madre "Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!". E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa».
Ci troviamo dinanzi al compimento della pagina dell'Annuncia zione. "Donna" sei stata una Madre degna, ora divieni Madre di tutti, della umanità, della Chiesa che sta nascendo.
Questa proclamazione è il vertice di un cammino, di un dialogo che è difficile comprendere e afferrare per la sua vastità e profondità.
Per avvicinarci, occorre prima meditare la forza inesauribile e pro digiosa del dolore; quel dolore che ora il Padre, in Gesù Cristo, ha conosciuto elevandolo a strumento di redenzione.

Se il chicco di grano...
Quando il dolore batte alla porta dell'uomo, le fibre del suo essere si ribellano, come quando i bisturi del chirurgo incidono sulla parte malata del corpo: la vulnerabilità e la limitatezza dell'uomo vengono evidenziate. È questa la dimensione del dolore che rivela l'uomo a se stesso; e molti si arrestano, indietreggiano con il rifiuto dell'orgoglio e la disperazione della paura.
Quando il dolore entra nell'uomo, dopo averlo sorpreso, lo chiama. L'uomo è invitato a conoscere la solitudine purificatrice del soffrire per percepire le voci di tanti, di tutti, che, solo mediante il crogiuolo del dolore, raggiungono l'umanità, diventano uomini fecondi. È la leg ge della vita! Se il chicco di grano caduto in terra, muore, produce molto frutto.
Quando il dolore mette in cammino l'uomo alla ricerca della sua umanità, lo fa diventare discepolo della sua scuola, dove giustizia, no biltà d'animo, amore e perdono vengono insegnati.
Quando il dolore diventa cattedra, allora l'uomo è immerso in una profondità di sentimenti che formano il suo carattere, elevano il suo animo, lo innalzano verso Dio e lo portano a scoprire la preghiera e la contemplazione. Dopo queste tappe, il dolore conduce l'uomo all'incontro con Cristo, lo rende partecipe del mistero di morte e risur rezione. L'uomo diventa un saggio, uno che conosce il segreto della vita e dell'amore, con grande umiltà.
Così il dolore rivela la sua forza sublime e meravigliosa di amore che costruisce il mondo. Sono queste le principali tappe del lungo cammino che Maria ha percorso con intensità spirituale. E pronta perciò ai piedi della Croce per entrare in dialogo con il Cristo "uomo dei dolori".

Un parlare nel silenzio

Quale colloquio si intreccia tra Maria e Gesù sull'altare del dolore? È una delle lezioni più alte per l'umanità e per il cristiano.
Quella profondità di amore vissuta, nel dialogo di nove mesi, prima della nascita, fra Gesù e Maria, ora ritorna con intensità.
Il verbo "stava", che Giovanni riporta nel suo Vangelo, ricordando commosso quel momento, è una luce penetrante. Nel dolore, Maria e Gesù stanno assieme, colloquiano con quel silenzio di amore che solo il dolore crea.
Accettano il grande disegno di salvezza del Padre. Entrano nella realtà più vera dell'uomo e ne sentono la temerarietà di una esistenza fragile e carica di peccato e il fascino della dignità di immagine del Padre. Guardano agli uomini di tutti i tempi e alla storia che costruia mo. Ascoltano il grido dell'umanità, le attese e i gemiti della creazione.
Il dolore dilata i cuori nell'inesauribilità del sentire. Maria e Gesù sentono tutta la immane pesantezza del male e ne soffrono la presenza nell'uomo di ogni tempo e di ogni luogo.
Il dolore insegna ad amare. Gesù e Maria amano con profondità uni ca l'umanità. Questo amore ha trascinato Gesù sulla croce e ora prega: "Padre nelle tue mani affido il mio spirito"
Questo amore ha portato Maria ai piedi della croce a contemplare il Cristo e guardare in Lui, trasfigurata dalla potenza estatica dell'amore, il Primogenito della nuova creazione.
Da questa comunione dolcissima di amore nascono le parole di Gesù: "Donna, ecco il tuo figlio", la proclamazione della Maternità uni versale di Maria. Dolore e amore si fondono in una fecondità unica e sublime.

Madre di tutta l'umanità

Ora Gesù è lassù morente, ai piedi della Croce la Madre lo contem pla con immenso dolore, con immensa pietà ma insieme con immensa fede. Un poeta cristiano, Jacopone da Todi, ha immaginato il lamento della Madonna ai piedi della Croce:
"Figlio bianco e vermiglio
Figlio senza somiglio.
O Figlio bianco e biondo
Figlio, volto giocondo.
Figlio, perché t'ha il mondo
Figlio, così sprezzato?
Figlio dolce e piacente
Figlio della dolente,
Figlio hatte la gente
rnalamente trattato".
La Madonna, così, ai piedi della Croce, sul Golgota, l'altare dove veniva immolata per la prima volta e per sempre la Vittima divina, dopo essere stata la Madre di Dio e la Madre di Gesù, veniva procla mata Madre di tutti i fedeli, di tutti gli uomini, di tutta l'umanità.
«Donna - le diceva, dall'alto della croce, Gesù - ecco il tuo Figliolo!» E a Giovanni: «Ecco la Madre tua».
Egli stava per salire al Cielo. Non poteva lasciare soli, battuti dallo spavento, dispersi e nascosti i suoi discepoli. Non poteva lasciare il mondo senza una presenza celeste. Affidava perciò i suoi fedeli e tutto il mondo alla propria Madre, a Maria, che li avrebbe riuniti, rianimati e guidati. Ella lo aveva sempre seguito fedelmente nel mondo, soffren do con lui, con lui pregando, facendo con lui la volontà del Padre che dall'alto dei Cieli guidava i loro passi e ispirava le loro azioni.

Il suo ultimo dolore

Una composizione artistica, in pittura o in scultura, prende il nome di "Pietà". Rappresenta la Madonna, che accoglie sulle ginocchia il corpo del Figlio morto, subito dopo che è stato faticosamente depo sto dalla Croce.
La scena fissa uno dei momenti più dolorosi della vita di Maria, che raccoglie nel suo grembo materno non più la vita, ma la morte.
Si sa dai Vangeli come Nicodemo portasse, per la sepoltura di Gesù, gli aromi da versare sul corpo che venne, secondo il rito ebraico, aperto da una "sindone", cioé da un lenzuolo messo a doppio, dietro e davanti al cadavere.
Giuseppe d'Arimatea mise a disposi zione una grotta, che aveva fatto scava re, come sepolcro, vicino al Calvario.
In quella grotta fu deposto il corpo profumato di Gesù, quindi la tomba venne chiusa da una pesante pietra cir colare, rotolata fino all'imboccatura del la grotta.
A tutte queste operazioni furono pre senti, intrepide ed instancabili, le Marie e certamente, più d'ogni altra persona, la Madonna, amorevole e soccorrevole verso il corpo del proprio Figlio.
Poi, nella notte del Venerdì, il gruppo delle donne, spossate dalla fatica e dal dolore, discese dal monte per rientrare a Gerusalemme.
Con loro si trovava certamente, unico dei seguaci, il giovanissimo Giovanni, al quale Gesù aveva affidato la Madre dall'alto della Croce.

Il Santo Rosario del Vaticano...pregate con me!!!







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Esposizione dei misteri

Il Rosario è composto di venti "misteri" (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone.

La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

«Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti» (Rosarium Virginis Mariae, n. 38).

Per aiutare l'itinerario meditativo-contemplativo del Rosario, ad ogni "mistero" sono riportati due testi di riferimento: il primo della Sacra Scrittura, il secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica.



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