martedì 14 settembre 2010

Mater Dolorosa

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AI PIEDI DELLA CROCE
Il dialogo contemplato nella maternità di Maria, l'Annunciazione, e ritrovato con impareggiabile elevatezza spirituale nel Magnificat, rag giunge le note più dolci e profonde ai piedi della Croce.
Seguiamo la narrazione di Giovanni.
«Stavano presso la croce di Gesù sua madre... Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a Lei il discepolo, che Egli amava, disse alla madre "Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!". E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa».
Ci troviamo dinanzi al compimento della pagina dell'Annuncia zione. "Donna" sei stata una Madre degna, ora divieni Madre di tutti, della umanità, della Chiesa che sta nascendo.
Questa proclamazione è il vertice di un cammino, di un dialogo che è difficile comprendere e afferrare per la sua vastità e profondità.
Per avvicinarci, occorre prima meditare la forza inesauribile e pro digiosa del dolore; quel dolore che ora il Padre, in Gesù Cristo, ha conosciuto elevandolo a strumento di redenzione.

Se il chicco di grano...
Quando il dolore batte alla porta dell'uomo, le fibre del suo essere si ribellano, come quando i bisturi del chirurgo incidono sulla parte malata del corpo: la vulnerabilità e la limitatezza dell'uomo vengono evidenziate. È questa la dimensione del dolore che rivela l'uomo a se stesso; e molti si arrestano, indietreggiano con il rifiuto dell'orgoglio e la disperazione della paura.
Quando il dolore entra nell'uomo, dopo averlo sorpreso, lo chiama. L'uomo è invitato a conoscere la solitudine purificatrice del soffrire per percepire le voci di tanti, di tutti, che, solo mediante il crogiuolo del dolore, raggiungono l'umanità, diventano uomini fecondi. È la leg ge della vita! Se il chicco di grano caduto in terra, muore, produce molto frutto.
Quando il dolore mette in cammino l'uomo alla ricerca della sua umanità, lo fa diventare discepolo della sua scuola, dove giustizia, no biltà d'animo, amore e perdono vengono insegnati.
Quando il dolore diventa cattedra, allora l'uomo è immerso in una profondità di sentimenti che formano il suo carattere, elevano il suo animo, lo innalzano verso Dio e lo portano a scoprire la preghiera e la contemplazione. Dopo queste tappe, il dolore conduce l'uomo all'incontro con Cristo, lo rende partecipe del mistero di morte e risur rezione. L'uomo diventa un saggio, uno che conosce il segreto della vita e dell'amore, con grande umiltà.
Così il dolore rivela la sua forza sublime e meravigliosa di amore che costruisce il mondo. Sono queste le principali tappe del lungo cammino che Maria ha percorso con intensità spirituale. E pronta perciò ai piedi della Croce per entrare in dialogo con il Cristo "uomo dei dolori".

Un parlare nel silenzio

Quale colloquio si intreccia tra Maria e Gesù sull'altare del dolore? È una delle lezioni più alte per l'umanità e per il cristiano.
Quella profondità di amore vissuta, nel dialogo di nove mesi, prima della nascita, fra Gesù e Maria, ora ritorna con intensità.
Il verbo "stava", che Giovanni riporta nel suo Vangelo, ricordando commosso quel momento, è una luce penetrante. Nel dolore, Maria e Gesù stanno assieme, colloquiano con quel silenzio di amore che solo il dolore crea.
Accettano il grande disegno di salvezza del Padre. Entrano nella realtà più vera dell'uomo e ne sentono la temerarietà di una esistenza fragile e carica di peccato e il fascino della dignità di immagine del Padre. Guardano agli uomini di tutti i tempi e alla storia che costruia mo. Ascoltano il grido dell'umanità, le attese e i gemiti della creazione.
Il dolore dilata i cuori nell'inesauribilità del sentire. Maria e Gesù sentono tutta la immane pesantezza del male e ne soffrono la presenza nell'uomo di ogni tempo e di ogni luogo.
Il dolore insegna ad amare. Gesù e Maria amano con profondità uni ca l'umanità. Questo amore ha trascinato Gesù sulla croce e ora prega: "Padre nelle tue mani affido il mio spirito"
Questo amore ha portato Maria ai piedi della croce a contemplare il Cristo e guardare in Lui, trasfigurata dalla potenza estatica dell'amore, il Primogenito della nuova creazione.
Da questa comunione dolcissima di amore nascono le parole di Gesù: "Donna, ecco il tuo figlio", la proclamazione della Maternità uni versale di Maria. Dolore e amore si fondono in una fecondità unica e sublime.

Madre di tutta l'umanità

Ora Gesù è lassù morente, ai piedi della Croce la Madre lo contem pla con immenso dolore, con immensa pietà ma insieme con immensa fede. Un poeta cristiano, Jacopone da Todi, ha immaginato il lamento della Madonna ai piedi della Croce:
"Figlio bianco e vermiglio
Figlio senza somiglio.
O Figlio bianco e biondo
Figlio, volto giocondo.
Figlio, perché t'ha il mondo
Figlio, così sprezzato?
Figlio dolce e piacente
Figlio della dolente,
Figlio hatte la gente
rnalamente trattato".
La Madonna, così, ai piedi della Croce, sul Golgota, l'altare dove veniva immolata per la prima volta e per sempre la Vittima divina, dopo essere stata la Madre di Dio e la Madre di Gesù, veniva procla mata Madre di tutti i fedeli, di tutti gli uomini, di tutta l'umanità.
«Donna - le diceva, dall'alto della croce, Gesù - ecco il tuo Figliolo!» E a Giovanni: «Ecco la Madre tua».
Egli stava per salire al Cielo. Non poteva lasciare soli, battuti dallo spavento, dispersi e nascosti i suoi discepoli. Non poteva lasciare il mondo senza una presenza celeste. Affidava perciò i suoi fedeli e tutto il mondo alla propria Madre, a Maria, che li avrebbe riuniti, rianimati e guidati. Ella lo aveva sempre seguito fedelmente nel mondo, soffren do con lui, con lui pregando, facendo con lui la volontà del Padre che dall'alto dei Cieli guidava i loro passi e ispirava le loro azioni.

Il suo ultimo dolore

Una composizione artistica, in pittura o in scultura, prende il nome di "Pietà". Rappresenta la Madonna, che accoglie sulle ginocchia il corpo del Figlio morto, subito dopo che è stato faticosamente depo sto dalla Croce.
La scena fissa uno dei momenti più dolorosi della vita di Maria, che raccoglie nel suo grembo materno non più la vita, ma la morte.
Si sa dai Vangeli come Nicodemo portasse, per la sepoltura di Gesù, gli aromi da versare sul corpo che venne, secondo il rito ebraico, aperto da una "sindone", cioé da un lenzuolo messo a doppio, dietro e davanti al cadavere.
Giuseppe d'Arimatea mise a disposi zione una grotta, che aveva fatto scava re, come sepolcro, vicino al Calvario.
In quella grotta fu deposto il corpo profumato di Gesù, quindi la tomba venne chiusa da una pesante pietra cir colare, rotolata fino all'imboccatura del la grotta.
A tutte queste operazioni furono pre senti, intrepide ed instancabili, le Marie e certamente, più d'ogni altra persona, la Madonna, amorevole e soccorrevole verso il corpo del proprio Figlio.
Poi, nella notte del Venerdì, il gruppo delle donne, spossate dalla fatica e dal dolore, discese dal monte per rientrare a Gerusalemme.
Con loro si trovava certamente, unico dei seguaci, il giovanissimo Giovanni, al quale Gesù aveva affidato la Madre dall'alto della Croce.

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Esposizione dei misteri

Il Rosario è composto di venti "misteri" (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone.

La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

«Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti» (Rosarium Virginis Mariae, n. 38).

Per aiutare l'itinerario meditativo-contemplativo del Rosario, ad ogni "mistero" sono riportati due testi di riferimento: il primo della Sacra Scrittura, il secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica.



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