giovedì 3 giugno 2010

Omelia del giorno 6 Giugno 2010

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Anno C)

CORPUS DOMINI: l’incredibile Amore di Dio

"Sion, loda il Salvatore, la tua guida, il tuo pastore con inni e cantici.

Impegna tutto il tuo fervore, Egli supera ogni lode, non vi è canto che sia degno.

Pane vivo, che dà vita: questo è tema del tuo canto, oggetto della lode" (dalla sequenza della S. Messa).

Ci sono parole che fanno sobbalzare di stupore e di gioia insieme: uno stupore ed una gioia interiore profondi per noi poveri uomini, che ci permettono di entrare là dove è il centro dell'Amore, il Cuore del Padre. Già è difficile per noi entrare nel sacrario gelosamente custodito del cuore degli altri, ossia sapere come e quanto ci ami uno che si dichiara amico.

E tutti facciamo l'esperienza che l'amicizia, se è vera, profonda, è un bene che non conosce tramonto, è un prezioso, libero dono che aiuta a condividere gioie e sofferenze. Incredibile dono, ma è anche vero che troppe volte è ridotto ad un 'effimero', che si ferma alle parole, ma non varca la porta del cuore.

Ma le parole che Gesù oggi ci offre, solennità del Corpus Domini, ci rassicurano di come, in Dio, la natura dell'amore davvero non ha confini né di tempo né di spazio:

"Io sono il pane vivo disceso dal cielo dice Gesù chi mi mangia vivrà".

Il Concilio Vaticano II così definisce l'Eucarestia:

"Il nostro Salvatore, nell'Ultima Cena, la notte in cui fu tradito, istituì il Sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, onde perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il Sacrificio della croce, e per affidare alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e resurrezione, sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima è ricolma di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura". (S.C..n. 47)

Ed è lo stesso Gesù che si incarica di introdurci nella grandezza del dono, partendo da una realtà che è vita quotidiana, ossia la necessità del pane come nutrimento per questa vita terrena. Il Maestro come sempre era circondato da tanta gente che si lasciava affascinare -dalla Sua Parola 'di vita, al punto da non preoccuparsi delle necessità immediate.

Era sempre l'attenzione di Gesù ad interpretare i bisogni, anche materiali, magari invitando gli apostoli a farsene carico e, davanti alla loro impotenza, era Lui a provvedere. Pensiamo alla moltiplicazione dei pani e dei pesci...

Gesù sa molto bene che senza 'pane' l'uomo non può vivere. É sempre davanti al nostro cuore la dura realtà di milioni di uomini, donne e bambini, nei Paesi poveri – ma che ora con un eufemismo sono diventati Paesi in via di sviluppo - .

E sappiamo tutti che la giustizia, lo sviluppo non si fermassero alle sole nazioni ricche, ci sarebbe cibo per tutti. Lo dicono le statistiche. È davvero una grande responsabilità che grava sulle coscienze, se pensiamo che Gesù è arrivato ad affermare: 'Avevo fame e non mi avete dato da mangiare...Andate, maledetti!’.

Ma Gesù sa che, anche quando vi è il pane terreno, occorre qualcosa di più per la vita dello spirito, che certamente è un valore superiore a quello del corpo.

C'è tanta gente povera di pane materiale, ma di una ricchezza spirituale incredibile. Per questo Gesù, dopo la moltiplicazione dei pani, continua, possiamo dire, a manifestarci tutta la verità, cioè qual è la vera forza dell'uomo: la salute e vita del cuore.

Ed è in questa dimensione che c'è bisogno del 'pane, che Dio offre dal Cielo…ed annuncia il grande dono dell'Eucarestia, che allora come oggi, non tutti s'armo accogliere con fede.

Così racconta Giovanni:

"Io sono il pane quello vivo venuto dal cielo...Chi mangia la mia carne vivrà per sempre. Il pane che io darò è il mio corpo, dato perché il mondo abbia vita".

Ma...

Gli avversari di Gesù si misero a discutere tra di loro e dicevano: 'Come può darci il suo corpo da mangiare?' Gesù replicò: 'Io vi dichiaro una cosa: se non mangiate il corpo del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita'.

Ma...

"Molti discepoli, sentendo Gesù parlare così dissero: ‘Adesso esagera! Chi può ascoltare cose simili?’ … E da quel momento molti discepoli di Gesù si tirarono indietro e non andavano più con Lui. Allora Gesù (certamente molto deluso e lo è ancora oggi nel vedere rifiutato un tale immenso dono) domandò agli Apostoli: 'Forse volete andarvene anche voi?’.

Gli rispose Simon Pietro: 'Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna. E ora noi crediamo e sappiamo che Tu sei quello che Dio ha mandato" (Gv. 6, 51-70).

Si rimane davvero sconcertati nel leggere questo stupendo racconto del Vangelo.

il cuore del Vangelo e della nostra vita da cristiani, che dovrebbe suscitare gioia, meraviglia, sapendo che nella vita ora non dobbiamo solo più contare sulle nostre deboli forze, quando vogliamo essere buoni discepoli di Gesù, perché il Si ...ore si fa una cosa sola con noi nell'Eucarestia. Confesso che ogni volta celebro la S. Messa, al momento della Consacrazione, quando si avverano le parole di Gesù: 'Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo; prendete e bevetene tutti questo è il calice del mio sangue' sento la forza di questo mistero della fede, consapevole che ci si dovrebbe sempre fermare in adorazione: Troppo grande per la nostra corta intelligenza e piccolo cuore. E si dovrebbe non riuscire a contenere la pienezza del cuore nel momento che il Suo Corpo lo riceviamo nella Comunione.

Senza il sostegno dello Spirito, impossibile 'credere' che Dio non solo, abita in noi, ma si fa 'pane di vita' con la nostra vita. Per questo tanti santi - e lo si racconta tra l'altro di S. Pio da Pietrelcina - si fermavano a lungo nella contemplazione di questo Mistero di Amore.

Sono tanti gli anni del mio sacerdozio e da vescovo, e posso confessarvi che mai e poi mai ho rinunciato alla Messa quotidiana.

Troppo necessaria l'Energia divina di Gesù per affrontare la vita con i suoi impegni. E davvero non riesco a capire come troppi, che si dicono cristiani, guardino alla S. Messa come un obbligo o, peggio ancora, una formalità che si può tralasciare con estrema facilità.

un comportamento simile a quello di coloro che sentendo Gesù, se ne andarono dicendo: 'Adesso esagera: chi può ascoltare cose simili?:

E di fronte a coloro che 'snobbano' l'Eucarestia, pare di sentire la voce del Maestro: Ve ne volete andare anche voi?’.

Come sarebbe bello se tutti sentissero l'urgenza di ripetere con Pietro: ' Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna'.

Commentava il nostro Paolo VI:

"L'Eucarestia è anzitutto comunione con Cristo, Dio da Dio, Luce da Luce, Amore da Amore vero, sostanzialmente e sacramentalmente presente. Agnello immolato per la nostra salvezza, amico, fratello, sposo, misteriosamente nascosto sotto la semplicità delle apparenze eppure glorioso nella sua vita di risorto, che vivifica, comunicandoci i frutti del mistero pasquale. La mente si perde, perché ha difficoltà a capire, i sensi dubitano, perché si trovano dinnanzi a realtà note, il pane e il vino, i due elementi più semplici del nostro vivere quotidiano... Se l'Eucarestia è un grande mistero che la mente non comprende , possiamo almeno capire l'amore che vi risplende. Possiamo almeno riflettere sull'intimità che Gesù vuole avere con noi".

Ho ancora vivo il ricordo di un casuale incontro con un donna anziana che faticava a camminare, ma era tanto assorta che non si accorse che mi ero fermato con la macchina per assicurarmi della sua salute. Accettò di salire in macchina, mi indicò dove abitava e per tutto il breve tempo che restò non proferì una parola, tutta assorta in se stessa. Quando scese mi chiese scusa: 'Ero in dialogo con Gesù che ho ricevuto nella Comunione e non volevo perdere un briciolo della gioia della Sua Presenza'. Meravigliosa donna!

Pensando spesso a lei, durante la S. Messa festiva, mi chiedo il perché di tante assenze.

Che cosa è più importante di Gesù? Forse la gita, le cose da sbrigare, chissà... Di fatto per un nulla troppi sacrificano il tutto che dà la vita: il vero Pane della Vita.

Che Gesù ci faccia innamorare tutti fino a non lasciarLo mai fuori della porta della nostra vita. Con la Chiesa cantiamo:

"Ecco il pane degli Angeli, pane dei pellegrini,

vero pane dei figli, non deve essere mai gettato.

Buon Pastore, vero Pane, abbi pietà di noi:

nutrici, difendici, portaci ai beni eterni

nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra,

conduci i tuoi fratelli alla gioia del cielo

nella gioia dei tuoi santi" (Sequenza del Corpus Domini).

Antonio Riboldi – Vescovo –

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Il Rosario è composto di venti "misteri" (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone.

La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

«Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti» (Rosarium Virginis Mariae, n. 38).

Per aiutare l'itinerario meditativo-contemplativo del Rosario, ad ogni "mistero" sono riportati due testi di riferimento: il primo della Sacra Scrittura, il secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica.



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