venerdì 5 febbraio 2010

Messaggio del Papa per la Quaresima 2010



5.2.10
L’uomo non può attuare da solo la giustizia, deve uscire dall’illusione dell’autosufficienza ed entrare nella giustizia “più grande” che è quella dell’amore, la giustizia operata da Cristo. E’ quanto scrive Benedetto XVI nel Messaggio per la Quaresima che inizierà il prossimo 17 febbraio, Mercoledì delle Ceneri. Il messaggio, presentato oggi nella Sala Stampa vaticana, si svolge sull’affermazione paolina: La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo (cfr Rm 3,21-22). Ce ne parla Sergio Centofanti.

RadioVaticana - Il Papa si sofferma, innanzitutto, sul significato del termine “giustizia”, che secondo la nota espressione di Ulpiano, giurista romano del III secolo, vuol dire “dare a ciascuno il suo”. Ma “ciò di cui l’uomo ha più bisogno – nota - non può essergli garantito per legge”. Sono certamente necessari i beni materiali – e il Papa ribadisce una severa condanna dell’indifferenza per la fame nel mondo - ma la giustizia “distributiva” non rende all’essere umano tutto il “suo” che gli è dovuto. “Come e più del pane”, infatti, l’uomo ha bisogno di Dio, del suo amore gratuito. E con Sant’Agostino ricorda che “non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo al vero Dio”. In secondo luogo il Pontefice indica la “tentazione permanente dell’uomo” - che era quella dei farisei - di “individuare l’origine del male in una causa esteriore”: in questa direzione – afferma - molte delle moderne ideologie credono di realizzare la giustizia rimuovendo semplicemente queste cause esteriori. Un modo di pensare che definisce “ingenuo e miope”, perché “l’ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male”. L’uomo, infatti – rileva - “avverte dentro di sé una strana forza di gravità che lo porta a ripiegarsi su se stesso, ad affermarsi sopra e contro gli altri: è l’egoismo, conseguenza della colpa originale”.
Nel terzo passaggio il Papa, spiegando come l’uomo possa superare il suo egoismo, ricorda il senso della giustizia secondo la sapienza ebraica: dare al povero, al forestiero, all’orfano e alla vedova “per l’israelita, non è altro che il contraccambio dovuto a Dio, che ha avuto pietà della miseria del suo popolo … Dio è attento al grido del misero e in risposta chiede di essere ascoltato, chiede giustizia verso il povero ... Per entrare nella giustizia è pertanto necessario uscire da quell’illusione di auto-sufficienza, da quello stato profondo di chiusura, che è l’origine stessa dell’ingiustizia”: è necessaria una “liberazione del cuore” che la sola Legge non è in grado di realizzare.

“L’annuncio cristiano - sottolinea il Papa - risponde positivamente alla sete di giustizia dell’uomo”: infatti, la giustizia di Cristo “viene dalla grazia, dove non è l’uomo che ripara, guarisce se stesso e gli altri”, ma è “il gesto dell’amore di Dio che si apre fino all’estremo, fino a far passare in sé ‘la maledizione’ che spetta all’uomo, per trasmettergli in cambio la ‘benedizione’ che spetta a Dio”, secondo una giustizia, divina, “profondamente diversa da quella umana”. “Di fronte alla giustizia della Croce” – prosegue il Messaggio - ci si può ribellare, “perché essa mette in evidenza che l’uomo non è un essere autarchico”, ma ha bisogno di Dio “per essere pienamente se stesso”. Convertirsi a Cristo, allora, significa “uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare” con umiltà di essere poveri, di avere bisogno del perdono e dell’amicizia di Dio.

“Grazie all’azione di Cristo – continua Benedetto XVI - noi possiamo entrare nella giustizia ‘più grande’, che è quella dell’amore (cfr Rm 13,8-10), la giustizia di chi si sente sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare”. “Forte di questa esperienza – conclude il Papa nel Messaggio per la Quaresima - il cristiano è spinto a contribuire a formare società giuste, dove tutti ricevono il necessario per vivere secondo la propria dignità di uomini e dove la giustizia è vivificata dall’amore”.

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Il Rosario è composto di venti "misteri" (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone.

La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

«Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti» (Rosarium Virginis Mariae, n. 38).

Per aiutare l'itinerario meditativo-contemplativo del Rosario, ad ogni "mistero" sono riportati due testi di riferimento: il primo della Sacra Scrittura, il secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica.



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