domenica 25 agosto 2013

Breve guida alla preparazione del servizio della Proclamazione della Parola di Dio

Breve guida alla preparazione del servizio della Proclamazione della Parola di Dio

Intro

La Bibbia è un insieme di libri. Il termine stesso dal greco Biblia indica, appunto, un insieme di libri.

Per esattezza 73; 46 dell'Antico Testamento e 27 del Nuovo Testamento.

Il nuovo lezionario liturgico consente nel corso dell'anno e dei tre anni (A, B, C) di avere una lettura pressoché continuativa e sapienziale della Bibbia. Tuttavia per una lettura completa bisogna affidarsi ad una propria disciplina spirituale.

Il lezionario propone, nelle domeniche, sempre una lettura dall'Antico Testamento ad eccezione del periodo Pasquale fino a Pentecoste, in cui viene proposta - a preparazione della Solennità di Pentecoste - quello che viene definito il "Vangelo dello Spirito Santo", cioè gli Atti degli Apostoli.

Per capire bene la Parola di Dio occorre rifarsi all'essenza della Parola, il Verbo, ed al suo autore che è lo Spirito Santo.



Cura della Parola di Dio

Da sempre la Chiesa, in obbedienza al Suo Signore, ha avuto una cura particolare della Parola di Dio.

Leggiamo un brano di San Cesario di Arles:

Parola di Dio o Corpo di Cristo?
(Cesario di Arles, Cesario di Arles, Sermo 78, 2)


Vi domando, fratelli e sorelle, che cosa vi sembra più importante: la Parola di Dio, o il Corpo di Cristo? Se volete rispondere bene, dovete senza dubbio dire che la Parola di Dio non è da meno del Corpo di Cristo. E allora, se poniamo tanta cura quando ci viene consegnato il Corpo di Cristo perché nulla di esso cada per terra dalle nostre mani, non dovremmo porre altrettanta attenzione perché la Parola di Dio, che ci è offerta, non sfugga dal nostro cuore, cosa che avverrebbe se stiamo pensando ad altro? Colui che avrà ascoltato con negligenza la Parola di Dio non sarà meno colpevole di colui che, per la propria negligenza, avrà fatto cadere a terra il Corpo di Cristo.

Nella Parola infatti è presente Cristo:

qui parla - qui insegna - qui - nutre - qui guarisce; oggi come allora.

Il lettore, dunque presta se stesso a Cristo, perché Cristo - che è il protagonista della liturgia - possa svolgere con pienezza il suo ministero docente, salvifico e taumaturgico.

Come dovrà dunque essere il lettore? Dovrà essere preparato, dignitoso, servo.

Facciamo memoria che il "dovere" biblico non è mai un dovere volontaristico ma un dono da espletare e condividere (Rm. 8, 1ss). Il dovere è sempre un "dovere nello Spirito".

 

1 - Preparato: Invocazione dello Spirito Santo - preghiera personale - meditazione e ruminazione della Parola - scrutatio - applicazione della Parola

2 - Dignitoso: Dignità nei modi, nei gesti e nel vestire. Preparazione previa della voce e degli strumenti atti a diffondere la Parola (microfono, lezionario, ecc). I modi, i gesti, i tempi e le pause sono a servizio dell'immensa dignità di ciò che viene proclamato.

3 - Servo: il lettore proclama la Parola e la serve nel senso del suo testo. Rispetta il tono di esortazione, di narrazione, di richiamo, di parenesi o di poesia della Parola stessa. Inoltre crede fermamente che Dio stesso viene donato a chi ascolta. La Parola non è solo ispirata ma "spirante" Dio; compie, per mezzo del suo ministero, una istruzione, una illuminazione, una conversione ed una guarigione.

 

La preparazione nello Spirito Santo

La Parola di Dio è generata nello Spirito Santo e dallo Spirito Santo e diffonde Spirito Santo, non per canale di magia ma per canale soprannaturale in forma di seme e di trasformazione.

S. Ambrogio nel trattato dogmatico De Spiritu Sancto ad Gratianum Augustum riconosce alla Parola di Paolo a Timoteo un senso anche attivo. Leggiamo nella seconda lettera a Timoteo:

"Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona." (2Tim. 3,16)

S. Ambrogio riconosce alla parola Theopneustos un valore anche attivo e non solo passivo. Pertanto la Parola di Dio non è solo "ispirata da Dio" ma anche "spirante Dio".

Dio infatti compie ciò che dice ed illumina le coscienze ferite.

Qui l'aspetto taumaturgico fondamentale: la guarigione per una vita nuova nello Spirito Santo.

Tuttavia questo non accade se non nella presenza ecclesiale. Sebbene anche nella preghiera personale ci sia un rapporto tra la persona e Dio, questo rapporto include sempre la dimensione ecclesiale della Parola. La Parola infatti senza la tradizione apostolica e para-apostolica che l'ha co-generata, senza il Magistero che la spiega e la attualizza, senza la vita e la testimonianza dei santi che la rendono "storia vicina", senza tutte queste componenti, non è comprensibile correttamente ma apre ad un soggettivismo che snatura la Parola stessa. Pertanto ogni preghiera, anche personale è sempre un momento ed un atto ecclesiale.

Infatti il senso più profondo dell'efficacia della Parola si ha proprio nella liturgia domenicale quando essa è solennemente proclamata.

Pertanto se c'è un luogo in cui la Parola "espira Dio" quella è la Santa Messa.



La preparazione morale

Come può il lettore non essere preparato anche spiritualmente e moralmente? La Preparazione spirituale accompagnata da una buona confessione meglio veicolerà il suo servizio di proclamazione.

Se infatti si farà uso disciplinato della Parola letta, meditata ma anche discorsiva si otterrà, pian piano una purezza atta a contenere il ministero della Parola. La castità, infatti, comincia dalla lingua. Cioè dall'uso temperante del proprio linguaggio. Come si potrà proclamare la Parola se si è "mormoratori e detrattori"?

Una buona confessione, fatta con radicale e profonda compunzione e forte desiderio di conversione, aiuterà il "ministrante" della Parola ad essere servo della Parola e della comunità.

Le buone letture, inoltre accompagnano la lettura e la meditazione della Parola, fornendo quella piattaforma culturale necessaria per far si che il "ministero" della Parola continui nel quotidiano. Attraverso le piccole e grandi scelte, la vita civile e politica. Per tale motivo il "ministrante" della Parola è tenuto a conoscere bene anche il catechismo della Chiesa Cattolica e ad usarlo sovente nel chiarirsi dubbi di carattere spirituale, teologico, di dottrina morale e sociale.





I luoghi della proclamazione della Parola

L'Ambone è il luogo della Proclamazione della Parola. Pertanto esso va curato nella dignità delle forme e dell'arredo confacente all'immensa grazia della Proclamazione.

Nelle chiese paleocristiane e romaniche si avevano due amboni ai lati dell'altare per la lettura, in quello di destra, generalmente più piccolo, dell'Epistola, in quello di sinistra, del Vangelo.

Per semplicità ed evoluzione liturgica si è riassunto in un solo ambone e va sempre distinto dal luogo in cui si danno avvisi, guidano canti e si danno monizioni.

L'omelia invece, per il suo stretto legame con la Parola - e deve sempre necessariamente avere uno stretto legame con la Parola proclamata ed ascoltata - può essere fatta dall'ambone.





Epilogo

Costituzione Dogmatica sulla Divina Rivelazione - Dei Verbum:
21. La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli. Insieme con la sacra Tradizione, ha sempre considerato e considera le divine Scritture come la regola suprema della propria fede; esse infatti, ispirate come sono da Dio e redatte una volta per sempre, comunicano immutabilmente la parola di Dio stesso e fanno risuonare nelle parole dei profeti e degli apostoli la voce dello Spirito Santo. È necessario dunque che la predicazione ecclesiastica, come la stessa religione cristiana, sia nutrita e regolata dalla sacra Scrittura. Nei libri sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con essi; nella parola di Dio poi è insita tanta efficacia e potenza, da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa la forza della loro fede, il nutrimento dell'anima, la sorgente pura e perenne della vita spirituale. Perciò si deve riferire per eccellenza alla sacra Scrittura ciò che è stato detto: «viva ed efficace è la parola di Dio » (Eb 4,12), « che ha il potere di edificare e dare l'eredità con tutti i santificati» (At 20,32; cfr. 1 Ts 2,13).



La Santa Messa oggi come ieri

CCC 1345 Fin dal secondo secolo, abbiamo la testimonianza di san Giustino martire riguardo alle linee fondamentali dello svolgimento della celebrazione eucaristica. Esse sono rimaste invariate fino ai nostri giorni in tutte le grandi famiglie liturgiche. Ecco ciò che egli scrive, verso il 155, per spiegare all’imperatore pagano Antonino Pio (138-161) ciò che fanno i cristiani: 

« Nel giorno chiamato del sole ci si raduna tutti insieme, abitanti delle città o delle campagne. 

Si leggono le memorie degli Apostoli o gli scritti dei profeti, finché il tempo consente. 

Poi quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi. 

Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere » (S. Giustino, apologia I, 67)

« sia per noi stessi [...] sia per tutti gli altri, dovunque si trovino, affinché, appresa la verità, meritiamo di essere nei fatti buoni cittadini e fedeli custodi dei precetti, e di conseguire la salvezza eterna. 

Finite le preghiere, ci salutiamo l’un l’altro con un bacio. 

Poi al preposto dei fratelli vengono portati un pane e una coppa d’acqua e di vino temperato. 

Egli li prende ed innalza lode e gloria al Padre dell’universo nel nome del Figlio e dello Spirito Santo, e fa un rendimento di grazie (in greco: ευχαριστία), per essere stati fatti degni da lui di questi doni. 

Quando egli ha terminato le preghiere ed il rendimento di grazie, tutto il popolo presente acclama: Amen 

Dopo che il preposto ha fatto il rendimento di grazie e tutto il popolo ha acclamato, quelli che noi chiamiamo diaconi distribuiscono a ciascuno dei presenti il pane, il vino e l’acqua "eucaristizzati" (ευχαριστηθέvτoς) e ne portano agli assenti » (S. Giustino, apologia I, 65)

 
San Giustino - Giustino di Nablus (Flavia Neapolis, 100 – Roma, 162/168)

La sua famiglia è di probabile origine latina e vive a Flavia Neapolis, in Samaria. Nato nel paganesimo, Giustino studia a fondo i filosofi greci, e soprattutto Platone. Poi viene attratto dai Profeti di Israele, e per questa via arriva a farsi cristiano, ricevendo il battesimo verso l'anno 130, a Efeso. Ma questo non significa una rottura con il suo passato di studioso dell'ellenismo. Negli anni 131-132 lo troviamo a Roma, annunciatore del Vangelo agli studiosi pagani. Al tempo stesso, Giustino si batte contro i pregiudizi che l'ignoranza alimenta contro i cristiani. Famoso il suo «Dialogo con Trifone». Predicatore e studioso itinerante, Giustino soggiorna in varie città dell'Impero; ma è ancora a Roma che si conclude la sua vita. Qui alcuni cristiani sono stati messi a morte come "atei" (cioè nemici dello Stato e dei suoi culti). Scrive una seconda Apologia, indirizzata al Senato romano, e si scaglia contro il filosofo Crescente. Ma questo sta con il potere, e Giustino finisce in carcere, anche lui come "ateo", per essere decapitato con altri sei compagni di fede, al tempo dell'imperatore Marco Aurelio.

 



Pillole

Per quanto riguarda la preparazione respiratoria si ricordi che sia nella proclamazione come nel canto è importante saper dosare la respirazione diaframmatica.

Pertanto è necessario che il lettore faccia sovente esercizi di respirazione diaframmatica ed esercizi di proclamazione a voce alta della Parola.

Sappia dosare pause, respiri, virgole, due punti e punti.

Saper valorizzare gli a capo.

Saper distinguere il testo della Parola dalla sua introduzione di provenienza (per es. "Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Tessalonicesi" - pausa - segue lettura)

Saper distinguere il testo della Parola dall'affermazione (per es. lettura Parola - pausa - si dice fermamente: "Parola di Dio").

Le parole in ebraico quasi sempre hanno l'accento sulla penultima vocale:

Naum si pronuncia Nàum e non Naùm

Baruc si pronuncia Bàruc e non Barùc

Non mancano eccezioni: Abacuc si pronuncia Àbacuc e non Abàcuc o Abacùc

Giosue si pronuncia Giosuè

Il termine greco Omega si pronuncia Òmega e non Omèga, come comunemente si fa.

Il lettore, nel dubbio, prima della proclamazione, consulti sempre un buon dizionario o il sacerdote.

cristiano cattolico

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Esposizione dei misteri

Il Rosario è composto di venti "misteri" (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone.

La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

«Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti» (Rosarium Virginis Mariae, n. 38).

Per aiutare l'itinerario meditativo-contemplativo del Rosario, ad ogni "mistero" sono riportati due testi di riferimento: il primo della Sacra Scrittura, il secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica.



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