domenica 15 dicembre 2013

L'anima mia magnifica il Signore

Allora Maria disse: L' anima mia magnifica il Signore (Lc 1, 46).
Dopo che Maria rispose all' annuncio dell' angelo, accettando l'invito del Signore a cooperare al Suo disegno di salvezza dell'umanità, si mise subito in cammino verso la sua cugina Elisabetta per accompagnarla nella sua gravidanza in età ormai avanzata, e allo stesso tempo cercando di accorgersi più profondamente di ciò che a lei stessa era accaduto. Dopo il primo saluto, ascolta da Elisabetta parole insospettate, che potrebbero averla turbata non meno di quanto la turbò il saluto iniziale dell'angelo. Ma le parole di Elisabetta, che parla piena di Spirito Santo, vengono a rafforzare l'eco rasserenante di quelle finali del nunzio celeste. Maria allora, piena anche lei di Spirito Santo, sente come il suo Fiat si trasmuta in Magnificat, e lascia sgorgare a cascata i sentimenti della sua anima nel canto di riconoscimento, di lode e di ringraziamento al Signore per quanto le accadeva.
L'inno di Maria, oltre ad essere un'espressione di giubilo nel Signore per le grandi cose che in lei aveva fatto, è una riconoscenza gioiosa e piena di gratitudine, perché tutto ciò proviene da Lui e soltanto da Lui, che ha guardato l'umiltà della sua serva. A partire da questa riconoscenza della grandezza di Dio e della propria insignificanza, a Maria è anche concesso di comprendere fino in fondo il modo di agire di Dio nella storia divino-umana della salvezza, agendo appunto a favore dei deboli, degli umili, dei poveri e degli affamati, a scapito dei grandi e potenti, dei ricchi e sazi, per salvare tutti. È anche così come Lui porta a compimento le promesse liberamente fatte ad Abramo e la sua discendenza per sempre; la discendenza, vale a dire, per via della fede, più numerosa delle stelle del cielo e dei grani di sabbia delle spiagge marine e dei deserti della terra. Leggere o ascoltare queste meravigliose parole di Maria soltanto come un'espressione, pur sincera e bellissima, ma momentanea e fugace, della sua anima in questo momento di entusiasmo reciproco nell'incontro con Elisabetta, sarebbe impoverirle fino a svuotarne il vero significato. È la vita tutta di Maria, nonostante la sua progressiva e sofferta comprensione del proprio mistero e del mistero del suo figlio Gesù, che soltanto riuscì a comprendere finalmente alla luce della Pasqua, a diventare un canto di gioia e di ringraziamento al Signore per quanto in lei e per mezzo di lei ha fatto.  Maria, nel suo canto del Magnificat esprime la sua piena identificazione personale con il disegno divino di salvezza e s'impegna a dedicare tutta la sua esistenza a collaborarci senza condizioni e senza limiti. Magnificat e Fiat hanno uno solo e lo stesso significato: Fiat esprime l'accettazione piena di Maria dell'invito fattole da Dio per mezzo dell'angelo, e  il Magnificat ratifica e sigilla con gioia ed esultanza quell'accoglienza.
Maria diventa così icona e modello per ogni credente, che cerca di leggere la propria storia e la storia dell'umanità, alla luce della fede, come la storia di Dio che salva facendo cose grandi nei piccoli e per mezzo di loro e adempiendo le sue promesse indefettibili.


Eccomi!!!! Sono la serva del Signore...

Ave Maria!



Maria Maistrini

APPELLO

"Pregate con me"
invita i suoi amici a firmare l'appello di "Corrispondenza romana" per chiedere le dimissioni del commissario dei Frati Francescani dell'Immacolata, padre Fidenzio Volpi




APPELLO


Chiediamo le dimissioni di Padre Fidenzio Volpi dal suo incarico di commissario politico dei Francescani dell’Immacolata. Nello spazio di cinque mesi padre Volpi ha sfasciato l’istituto provocando caos e sofferenze al suo interno, scandalo tra i fedeli, critiche sulla stampa, disagio e perplessità nel mondo ecclesiastico. Poco importa sapere se padre Volpi sia l’artefice o l’esecutore del piano di distruzione. Quel che è certo è che se il piano non verrà fermato le conseguenze saranno disastrose ed è per evitare che a disastro si aggiunga disastro che padre Volpi deve essere dimesso.
Dopo il decreto di commissariamento, dello scorso 11 luglio, padre Volpi, con l’aiuto di un manipolo di scatenati subcommissari, tra i quali il padre Alfonso Bruno e il prof. Mario Castellano, ha iniziato ad abbattere la sua scure sull’istituto. Ha vietato la celebrazione della santa Messa e della liturgia delle ore nella forma straordinaria prevista dal Motu proprio Summorum pontificum; ha deposto l’intero governo generale dell’ordine, a cominciare dal fondatore padre Stefano Maria Manelli, che si trova agli arresti domiciliari senza conoscerne le ragioni; ha esautorato e trasferito uno dopo l’altro i più fedeli collaboratori di padre Manelli, tutte personalità di rilievo intellettuale e morale, attribuendo le loro cariche a Frati dissidenti, spesso incolti e privi di esperienza di governo; ha minacciato e punito i Frati che avevano rivolto una petizione alla Santa Sede e rifiutavano di ritrattarla; infine, con un diktat datato 8 dicembre 2013 ha chiuso il seminario, ha sospeso le ordinazioni sacerdotali e diaconali; ha colpito di interdetto le pubblicazioni dell’editrice Casa Mariana, proibendo di diffonderle nelle chiese e santuari affidati ai religiosi; ha esteso la sua guerra personale ai terziari e ai laici che sostengono l’istituto, sospendendo tutte le attività della MIM (Missione Immacolata Mediatrice) e del TOFI (Terz’Ordine Francescano dell’Immacolata); ha minacciato di commissariamento le suore Francescane dell’Immacolata e ha tolto a loro e alle Clarisse dell’Immacolata l’assistenza spirituale dei Frati; infine pretende imporre a tutti i Frati un giuramento modernista di fedeltà al Novus Ordo Missae e al Concilio Vaticano II (per vedere la lettera clicca qui).
Padre Volpi accusa chi lo critica di essere contro il Papa, ma questo regime tirannico, oltre ad essere sconosciuto alla storia della Chiesa, non è in diretto contrasto con papa Francesco, che ha raccomandato di evitare ogni autoritarismo e di usare misericordia e tenerezza verso amici e nemici? Un vaticanista oggettivo, Marco Tosatti, lo ha notato, chiedendosi su lastampa.it del 4 dicembre «ma che cosa avranno mai fatto, quei poveri religiosi? Speculato, abusato di minori, condotto una vita immorale? Nulla di tutto questo». La verità è che padre Volpi, per iniziativa propria, o per conto di terzi, vuole normalizzare i Francescani dell’Immacolata, rendendoli simili agli altri ordini religiosi alla deriva. Per ottenerlo è necessario trasformare la loro dottrina spirituale e morale, distruggerne la disciplina interna, stroncare la riconquista della liturgia tradizionale, aprirsi alla corruzione del mondo, come hanno fatto, con risultati catastrofici, lui e il suo ordine cappuccino.
Paolo VI nella Esortazione apostolica rivolta ai religiosi, Evangelica testificatio, del 29 giugno 1971, ricorda che ai superiori si deve obbedire, «fatta eccezione per un ordine che fosse manifestamente contrario alle leggi di Dio o alle costituzioni dell’istituto, o che implicasse un male grave e certo – nel qual caso infatti l’obbligo di obbedire non esiste». Se padre Volpi non sarà dimesso, si aprirà inevitabilmente un conflitto di coscienza nei religiosi e nelle religiose che vorranno mantenere il carisma dei Francescani dell’Immacolata e la fedeltà alla Tradizione della Chiesa.

clicca qui per firmare l'appello



I Francescani dell'Immacolata


 L'Istituto religioso dei Frati Francescani dell'Immacolata è stato fondato nel 1990 da P. Stefano M. Manelli e P. Gabriele M. Pellettieri, dopo 20 anni di esperienza francescano-mariana presso la Casa Mariana "Maria SS. del Buon Consiglio" di Frigento (AV).

Il 22 giugno 1990, solennità del Sacro Cuore di Gesù, l'allora Arcivescovo di Benevento Mons. Carlo Minchiatti di v.m., "per decisione del Santo Padre" (cfr Segreteria di Stato Prot. n. 258.501), firmò il decreto di erezione del nuovo Istituto di Diritto diocesano, e il 23 giugno 1990, festa del Cuore Immacolato di Maria, ci fu l'erezione effettiva dell'Istituto presso il "Centro La Pace" di Benevento, con la professione dei voti di circa 30 religiosi.
La rapida crescita dello stesso nel mondo e le credenziali dei Vescovi nelle cui diocesi si trovavano le case dell'Istituto, portò il 1 gennaio 1998, solennità della Madre di Dio, al riconoscimento pontificio (cfr. CRIS Prot. n. B 242-1/94).
Il carisma dell'Istituto è francescano-mariano, e consiste nel vivere il francescanesimo alla luce dell'Immacolata secondo la Regola bollata di S. Francesco d'Assisi e la Traccia mariana di vita francescana, con un nuovo voto religioso, principale e costitutivo, il "voto mariano" della consacrazione illimitata all'Immacolata, emesso nella professione religiosa, insieme agli altri tre voti di obbedienza, povertà e castità.

Il voto della consacrazione illimitata all'Immacolata riporta i Francescani dell'Immacolata alle pure origini mariane del francescanesimo (Santa Maria degli Angeli) e ai recenti esempi e insegnamenti di S. Massimiliano M. Kolbe ("folle" dell'Immacolata e martire della carità), con una spinta particolare alla missionarietà e all'uso dei mass-media per l'apostolato.
Attualmente i Frati Francescani dell'Immacolata sono presenti in tutte e cinque i continenti con circa 52 case e hanno superato il numero di trecento membri.
Le Suore Francescane dell'Immacolata, Istituto di Diritto Pontificio dal 9 novembre 1998, costituiscono esattamente la famiglia sorella dei Francescani dell'Immacolata, legato anch'esso alla Regola Bollata di S. Francesco e alla Traccia Mariana di vita francescana, e professano il Voto Mariano di consacrazione illimitata all'Immacolata. Anch'esse hanno come padri fondatori P. Stefano M. Manelli e P. Gabriele M. Pellettieri, sono presenti in tutte e cinque i continenti con circa 45 case e hanno superato il numero di trecento membri.
Il 29 luglio 2006 c'è stata l'aggregazione canonica delle Clarisse dell'Immacolata, novello ramo dell'Ordine di S. Chiara d'Assisi, con quattro Monasteri- Roseti in Italia e con oltre 40 monache contemplative.
La Missione dell'Immacolata Mediatrice (MIM) è l'Associazione pubblica di fedeli che vive il carisma dell'Istituto secondo il proprio stato di vita e nei diversi gradi di consacrazione all'Immacolata (Missionari dell'Immacolata con l'Atto di Consacrazione, Missionari dell'Immacolata con voto privato, i Terziari Francescani dell'Immacolata), portando avanti la "stessa Missione universale dell'Immacolata Mediatrice".

L'ispirazione originaria della fondazione MIM è nata l'8 settembre 1990 a Loreto da parte di P. Stefano M. Manelli, approvata canonicamente una prima volta il 6/1/1991 dall'Arcivescovo di Benevento, la seconda volta il 24/5/1997 con decreto proprio dall'Arcivescovo Mons. Serafino Sprovieri e in ultimo ufficialmente presentata nel decreto di erezione pontificia dei Francescani dell'Immacolata, 1/1/1998 per i Frati e il 9/11/1998 per le Suore. La MIM ha un testo legislativo denominato "Sentiero Mariano Serafico".

I membri, diverse migliaia nel mondo, si radunano in Cenacoli, presenti presso le Case Mariane dei FI o almeno guidate da membri FI.



sabato 30 novembre 2013

Solo l'Amore guarisce e trasforma




venerdì 29 novembre 2013

La strage degli innocenti




giovedì 28 novembre 2013

Ave Maria!




La salvezza arriva da Betlemme

Amatissimi, ci ritroviamo con grande gioia in questo spazio virtuale per volere di Dio,
come una grande famiglia, tutti uniti nella preghiera ed in particolare in questo
tempo di Avvento in preparazione al Santo Natale.
Il nostro dialogo con il Signore sarà intenso e si traccerà sulla pista che ci ha 
indicato la nostra dolce Mamma Celeste..."la speranza viene da Betlemme". 
Prepariamoci ad accogliere con amore il Signore nostra pace e, in questo tempo di Avvento vogliamo imparare ad accoglierlo nella fede, nell'amore.
VIENI RE DI GIUSTIZIA E DI PACE
Misericordia e verità si incontreranno, giustizia e pace si abbracceranno. La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo.


Ave Maria!
maria maistrini

giovedì 21 novembre 2013

Un cristiano per interesse o vanità segue un altro vangelo

Un cristiano per interesse o vanità segue un altro vangelo

     

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di FRANÇOIS-XAVIER NGUYÊN VĂN THUÂN
Lo spirito mondano diventa modello di vita.
Si crede di lavorare per Dio, ma non si segue lo spirito del Vangelo, perché si prendono a riferimento criteri totalmente mondani. Questo modo di essere cristiano a seconda delle circostanze, risulta ondivago: se tutto va bene, ci si professa cristiani, se la situazione precipita, si rinnegano i principi evangelici. Un cristiano per interesse accetta di far parte di una comunità soltanto se ne vede i vantaggi materiali. Un cristiano vanitoso si presenta soltanto quando c’è una celebrazione importante ed è invitato al posto d’onore, altrimenti non si fa vedere.

A volte, il voler apparire a ogni costo è causa di continua sofferenza. Giunto in Occidente, ho visto belle automobili, case grandi, ma ho anche verificato che non di rado ognuno vuole avere più del vicino e per riuscirci diventa schiavo del lavoro. Spesso i criteri mondani che assumiamo dipendono da quello che dicono i giornali, la radio, la televisione. Per determinare ciò che è bello e buono vale allora il principio di maggioranza, anche se contrasta con la coscienza. L’anno scorso, in Norvegia, ho incontrato una professoressa che era vice-ministro del suo Governo. In quel Paese come in altri, la maggioranza della popolazione è di religione protestante, e la Chiesa deve dipendere dall’autorità civile. La signora lamentava questa situazione denunciandone la pericolosità, perché riteneva che la Chiesa stesse cadendo sotto il controllo dell’opinione pubblica. Il Governo comanda alla Chiesa; il Parlamento con i suoi decreti comanda il Governo, ma le leggi sono approvate sotto la pressione che l’opinione pubblica esercita tramite i mass media. Poco tempo prima, quel Governo aveva ottenuto le dimissioni di due pastori, perché si opponevano all’ab orto. Alcune agenzie parlano male del Papa, lo accusano di fatti irreali, di essere contrario allo sviluppo. Ma poi, noi vediamo che quando egli si avvicina ai giovani, essi accorrono in milioni per ascoltarlo. E questo, perché egli ha il coraggio della verità, nonostante l’opinione pubblica. La gioventù di oggi è in bilico in un mondo che è in crisi di fede e di valori. Perciò ha bisogno di persone che abbiano il coraggio di dire senza giri di parole dov’è il vero e dov’è il falso. Spesso, oggi si esige che lo Stato e la Chiesa considerino virtù ciò che è intrinsecamente peccato. Un chiaro esempio è dato dalla questione dell’omosessualità. L’opinione pubblica sta esercitando pressioni perché sia considerata moralmente accettabile. La Chiesa compatisce certe situazioni, ma deve difendere la verità. Il Papa dice: «Non c’è bisogno di votare per la verità», perché la verità è sempre tale. Un Vangelo falso è differente dal Vangelo autentico. San Paolo parla di un Vangelo «diverso» da quello da lui annunciato. Come si possono distinguere? Basta osservare le persone che seguono un “altro” Vangelo, per individuare la falsa giustizia, la falsa libertà, la falsa liberazione. Ma per riuscirvi, devi anzitutto evangelizzare te stesso. Altrimenti non hai ancora abbastanza Vangelo in te o non lo vivi ancora veramente. Con il Vangelo devi permeare te stesso,gli altri, la società di oggi: solo così si potranno avere uomini nuovi e società nuove.
Non basta che tu viva bene per te stesso, urge impegnarsi nel mondo di oggi.
Abbiamo una responsabilità: un giorno dovremo rispondere davanti a Dio, se ci siamo impegnati oppure se siamo rimasti indifferenti davanti alle sofferenze dei fratelli.
Mi piace meditare quel brano del Vangelo che dice: «Io sono la vite, voi i tralci» (Giovanni, 15, 5). Se ci lasciamo permeare dalla linfa del Vangelo, che è Gesù, diventeremo uomini nuovi, avremo un “Vangelo genuino”, perché saremo pieni di Gesù.

© Osservatore Romano - 20 novembre 2013


Il senso della vita


 Riflessioni sul Senso della Vita
Intervista tratta da: "Riflessioni sul Senso della Vita" 

Domande:

1) Normalmente le grandi domande sull’esistenza nascono in presenza del dolore, della malattia, della morte e difficilmente in presenza della felicità che tutti rincorriamo, che cos’è per lei la felicità?
*E’ interessante la tua domanda che mi suggerisce questa risposta: Proprio alla presenza del dolore, della malattia e della morte mi viene offerta tale domanda, perché è grazie al disagio che si cerca l’agio, grazie al dolore particolarmente se morale, spirituale, si è spinti a cercare oltre, più in alto: “Inquieto è il mio cuore finchè non riposa in Te”. La felicità è lo scopo primo per cui Dio ci ha creati. La sua nascita segna l’arrivo del “gaudium magnum” – “Vivete le mie parole affinchè la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia perfetta”- Il Paradiso è creato perché in eterno possiamo godere in Dio tutta la Felicità e con essa godere ogni altro bene, senza alcun male.

2) Cos’è per lei l’amore?
*E’ il dono che sgorga dal cuore verso un altro appena prendi coscienza di essere infinitamente amato; è il traboccare d’una realtà paradisiaca che non sai e non puoi contenere in te, come del resto neppure Dio sa e può trattenere: “Bonum diffusivum sui”. Io e tusiamo stati creati da Dio perché amati da Lui e per dare a Lui la possibilità di amare qualcuno fuori di sé. Poter amare il prossimo è salute per te e per lui. L’amore reciproco è amore perfetto perché assomiglia a quello del Padre, è amore trinitario, è un amore che permette di donarci reciprocamente Dio tanto da meritarne la presenza non solo in noi, ma anche fra noi. E’ il nostro paradiso in terra. Io sono in mezzo a loro se trovo due o più uniti nel mio nome,  si amano cioè reciprocamente

3) Come spiega l’esistenza della sofferenza in ogni sua forma?
Mi piace ricordare le parole d’un canto che mi aiuta molto:
“E’ tanto difficile capir
Gesù Abbandonato il tuo dolor,
capire il vero amor”.
E l’amore vero è quello “che nulla chiede e tutto dà”.
E’ umanamente inaccettabile, inspiegabile il dolore. Solo dopo il calvario un Dio è venuto ad assicurarci la sua presenza d’amore in ogni sofferenza piccola o grande; comunque anche il dolore più piccolo è sempre la massima misura dell’Amore perché “contiene” ed è espressione  dell’amore infinito.  Un santo dice che è umanamente impossibile abbracciare il dolore; ma aggiunge che Gesù – uomo dei dolori - ha fatto suo il dolore così tanto da “rivestirsene”. Il dolore, ogni sorta di dolore, ogni manifestazione dolorosa della vita è ormai segno tangibile, sensibile dell’Amore. Perfino ogni espressione negativa del vocabolario ti dona un nome nuovo con cui chiamare l’Amato. “Ti butti ad abbracciare un mare di dolore, ti ritrovi in un mare di Amore”. Ogni croce è la porta, è il punto di passaggio dell’amore di Dio per l’umanità e dell’umanità verso Dio. Segna il punto focale dell’unione tra Dio e l’uomo e dell’uomo con Dio. Per cui abbracciando il dolore, non si abbraccia il dolore, ma “la seconda persona della santissima Trinità, l’Amore del Padre fatto carne”.

4) Cos’è per lei la morte?
*Per me la morte non è il cessare di respirare sulla terra, ma è il continuare in cielo a respirare pienamente quello Spirito d’amore iniziato fin dalla nostra nascita in questo mondo. La morte non è il finire di qualche cosa, ma è la più grande rivelazione a ciascuno dell’innamoramento di Dio che tanto ci ama da non farcela più in paradiso senza di noi. Con la morte si avvera l’abbraccio definitivo tra L’Amore e chi si lascia amare. “Rompi, o mio Amato, la tela al dolce incontro ormai”- “O mio Dio è ora che ci vediamo!”.  A una signora che lamentava la morte di  suo marito a causa di una distrazione del medico, vista la sua fede, mi sono sentito di dire: ” La morte è agli occhi di Dio talmente importante che non può mai pensarsi causata da una distrazione, ma da “eccessiva attenzione” dell’Amore di Dio, talmente geloso di te, che non vuole lasciarti “in braccio” a nessuno.

5) Sappiamo che siamo nati, sappiamo che moriremo e che in questo spazio temporale viviamo costruendoci un percorso, per alcuni consapevolmente per altri no, quali sono i suoi obiettivi nella vita e cosa fa per concretizzarli?
Il più bel paragone che mi risulta in grado di rispondere a  questa domanda è: “Il bambino appena nasce s’aggrappa alla mamma che Dio gli ha affidato e dalla quale è nato. Non può vivere, non gli è chiesto, nè sa fare un passo, né può volere qualcosa, né ricevere nulla senza diretto o indiretto riferimento alla mamma. Il percorso del bambino è stare in braccio alla mamma”Rimanete nel mio amore”- “In Ipso vivimus, movemur et sumus” –Il pesce guizzando in pieno mare, non vede il mare, ma lo vive e lo gode.  “Senza di me non potete far nulla” – “Tutto posso in Colui che è la mia capacità”. In Lui quindi trovo ogni momento la via da percorrere, la luce della verità che mi illumina il cammino ed è il vigore della vita. Il bambino non riesce a vedere la mamma proprio quando e  perché vive in lei. Mai una creatura è tanto intima a Dio come quando, passando la notte oscura, non lo vede se non con la fede pura. La mia fortuna è avvertire che senza di lui sono smarrito, senza forze, né direzione.

6) Abbiamo tutti un progetto esistenziale da compiere?
* Mi pare che il progetto esistenziale corrisponda alla vocazione che Dio da a ciascuno e che Lui sa portare avanti. Ho sperimentato che il progetto della mia vita ce l’ha in mano Lui. Spesso mi ripeto come prima urgenza di ogni mia giornata: “come in ogni uomo, anche dentro di te hai Dio-Papà; lascia che ti faccia da Papà nella tua vita”. Mi esprime molto il titolo d’un mio libretto: “La manina nella Mano”. Sembra la foto del mio stare e del mio andare: un bambino che non può sbagliare strada, anzi ha la certezza di indovinare ogni passo e in qualsiasi direzione quella Mano lo voglia condurre. Tanto che non desidera tanto andare qua o là, esprimere questo o quel progetto quanto tenere la manina nella Mano. Stare nell’Amore è la realizzazione di ogni progetto esistenziale.

7) Siamo animali sociali, la vita di ciascuno di noi non avrebbe scopo senza la presenza degli altri, ma ciò nonostante viviamo in un’epoca dove l’individualismo viene sempre più esaltato e questo sembra determinare una involuzione culturale, cosa ne pensa?
* Rispondo con una metafora dei miei libretti, perché Dio ci ha creati a immagine sua, come comunità, come espressione dell’amore fraterno, come famiglia: Due ruote e un telaio: Spesso telefonavo a Stino, mio amico carissimo, per sollecitarlo ad attuare quanto insieme ci eravamo proposti con entusiasmo. Ma lo sentivo privo di ogni slancio, demoralizzato al punto che ripeteva: “Non vedo soluzione ai problemi che si presentano. Sarebbe bello, ma io non posso, non me la sento; dal mio punto di vista è tutto assurdo”.             Come sempre, non perdevo tempo a discutere al telefono; lo invitavo semplicemente a mangiare una pizza. Gli era facile stare insieme a tavola per una mezz’ora; anzi quei benedetti momenti di comunione diventavano la soluzione del problema, luce per ogni oscurità, ebbrezza per ogni proposito. Ecco perché il demonio è vincente appena inietta il veleno della disunità.             Approfittai per raccontargli la storia d’una bici che sapevo gloriosa di imprese. Un giorno le due ruote per un violento incidente si erano separate una dall’altra e già erano demoralizzate ai bordi opposti della strada. Ancora intatte ed efficienti; ma sole. Da una spirava disperazione e dall’altra il triste rammarico di non poter più godere i gloriosi traguardi su strada.             Non perdetti tempo a ragionare con le due “separate”. Con il loro assenso, le presi e le portai dal meccanico che le ha applicate e unite al loro stesso telaio. Non era ancora ultimata l’operazione di aggancio che avevano già ripreso con slancio a programmare imprese che da sole era ovviamente assurdo anche solo pensare.             Se due ruote separate sono disperate, in una bici cantano vittoria. 8) Il bene, il male, come possiamo riconoscerli? *Il male lo riconosco dall’inquietudine, dall’insoddisfazione, dal disagio; il bene che mi accompagna lo godo dall’appagamento, dalla serenità, dalla libertà che genera. La conoscenza del bene ce l’hai quando lo perdi.  Sai cos’è la pace soprattutto quando ti manca. Agostino definisce l’Amore, il massimo bene, come vera espressione di libertà; tanto che in vita a vivere il massimo dell’amore cristiano per godere il massimo della libertà: “ama et fac quod vis”. Nessuno gode maggior libertà di chi ha fatto suo il volere di Dio che coincide con il massimo amore: “In la Sua voluntate è nostra pace”. 9) L’uomo, dalla sua nascita ad oggi è sempre stato angosciato e terrorizzato dall’ignoto, in suo aiuto sono arrivate prima le religioni e poi, con la filosofia, la ragione, cosa ha aiutato lei? *Ogni astro, ogni pianeta, ogni pianta, ogni essereogni uomo riceve dal creatore il suo DNA. Da qui la sua partenza; è la proiezione che, assecondata, gli assicura la pienezza della serenità e la fuga da ogni angoscia, il bene della libertà. Io so che ogni uomo che perda la pace, che smarrisca la direzione o che si trovi nel baratro della sua miseria o sprofondato nell’angoscia più nera dell’orfanezza, può in ogni momento ricomporre  tutto, può sempre ritrovare il riposo sicuro rifugiandosi “nel sen che mai non cangia”: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”. 10) Qual è per lei il senso della vita? *Per me il senso della vita, e lo sperimento vero ogni giorno, è godere quella felicità che ci deriva dalla certezza di essere amati immensamente da Dio, cosi come siamo. Certezza che ti rilancia a  vivere in pienezza l’amore fraterno fino a donare la vita: non c’è felicità più grande, non c’è amore più grande. Mi piace cantare: trovi vita se doni la vita    P. Andrea  Panont 

La gioia




domenica 17 novembre 2013

Santa Elisabetta d'Ungheria

20/10/2010 - Santa Elisabetta d'Ungheria (Udienza generale)

Santa Elisabetta d'Ungheria

Santa Elisabetta d'Ungheria
Santa Elisabetta d'Ungheria
"Video in italiano"
Oggi voglio parlarvi di una delle donne del Medioevo che ha suscitato l'ammirazione è più santa Elisabetta d'Ungheria, chiamata anche Elisabetta di Turingia.
Nato nel 1207, gli storici discutono sul luogo. Suo padre era Andrea II, ricco e potente re di Ungheria, il quale, per rafforzare la politica, aveva sposato la contessa tedesca Gertrude di Andechs-Meran, sorella di santa Edvige, che era la moglie del duca di Slesia. Elisabetta visse nella Corte ungherese solo i primi quattro anni della sua infanzia, insieme a una sorella e tre fratelli. Gli piaceva il gioco, la musica e la danza; fedelmente pregato loro preghiere e mostrava già particolare attenzione verso i poveri, che aiutava con una buona parola o un gesto d'affetto .
Spaziani
Spaziani
La sua infanzia felice è stata interrotta quando, i signori della Turingia lontane venuto a portarla alla sua nuova casa nella Germania centrale. Infatti, secondo i costumi del tempo, il padre aveva deciso di diventare principessa Elisabetta di Turingia . Il langravio o conte di quella regione era uno dei sovrani più ricchi ed influenti d'Europa all'inizio del XIII secolo, e il castello era centro di magnificenza e di cultura. Ma dietro i partiti e la gloria apparente nascondeva le ambizioni dei principi feudali, spesso in guerra tra di loro e in conflitto con le autorità reali ed imperiali . In questo contesto, il langravio Hermann molto volentieri accolto il fidanzamento tra suo figlio Ludovico e la principessa ungherese. Isabel ha lasciato la sua patria con una ricca dote e un grande seguito, comprese le loro ancelle personali, due delle quali erano amici fedeli fino alla fine. Sono loro che ci hanno dato preziose informazioni sui bambini e la vita del santo.
Dopo un lungo viaggio è venuto a Eisenach, per salire dopo la fortezza di Wartburg, il possente castello che domina la città. Dove ha ricoperto il compromesso tra Luis e Isabel . Negli anni successivi, mentre Luis imparato il mestiere di cavaliere, Isabel e le sue compagne hanno studiato tedesco, francese, latino, musica, letteratura e ricamo. Anche se il corteggiamento aveva deciso per ragioni politiche tra i due giovani nacque un amore sincero, animato dalla fede e dal desiderio di fare la volontà di Dio . All'età di 18 anni, Luis, dopo la morte del padre, iniziò a regnare in Turingia. Ma Isabella divenne oggetto di giudizi di sovrapposizione, perché il suo modo di vita non era per il taglio. Così, anche il matrimonio non era sontuoso e costi monetari del banchetto è stato dato in parte ai poveri . Nella sua profonda sensibilitàElisabetta vedeva le contraddizioni tra la fede professata e la pratica cristiana . Non stare in piedi compromesso.
Una volta che si entra in chiesa nella festa dell'Assunzione, si tolse la corona, metterla davanti alla croce e laici prostrata al suolo con il volto coperto. Quando sua madre la rimproverò per quel gesto, ella rispose: "Come posso io, creatura miserabile, continuare ad indossare una corona di dignità terrena, quando vedo il mio Re Gesù coronato di spine?".
Ha agito con i suoi soggetti nello stesso modo in cui si comportava davanti a Dio . Nelledichiarazioni dei quattro fanciulle trovare questa testimonianza: "Io non mangiare cibo senza prima era sicuro che è venuto dalle proprietà e dei beni di legittima del marito. Invece, si è astenuto da prodotti realizzati illegalmente, e curato anche risarcire coloro che avevano subito violenza " (nn. 25 e 37). Un vero esempio per tutti coloro che occupano posizioni di comando: l'esercizio dell'autorità, a tutti i livelli, deve essere vissuto come servizio alla giustizia e alla carità, nella costante ricerca del bene comune .
Santa Elisabetta d'Ungheria
Isabel praticato assiduamente le opere di misericordia: è stato a mangiare bere e che chiamava alla sua porta, a condizione che i vestiti, pagare i debiti, si prese cura dei malati e seppellito i morti . Scendendo dal suo castello, si recava spesso con il suo ancelle nelle case dei poveri, avevamo pane, carne, farina e altri alimenti. . Personalmente consegnato cibo e vestiti accuratamente controllati e letti poveri Quando segnalato questo comportamento di suo marito, che non era solo sconvolto, ma gli accusatori, ha dichiarato:"Anche se io non vendo il castello, contento ' . In questo contesto, vi è il miracolo del pane trasformato in rose: mentre Elisabetta era sulla strada con il suo grembiule pieno di pane per i poveri, incontrò il marito ha chiesto che cosa indossava. Lei aprì il grembiule e, invece del pane, comparvero magnifiche rose. Questo simbolo di carità è presente molte volte nelle raffigurazioni di santa Elisabetta .
Il loro matrimonio era profondamente felice : Elisabetta aiutava il marito a sollevare le loro qualità umane a livello soprannaturale, ed egli, a sua volta, protetto la sua donna nella sua generosità verso i poveri e le pratiche religiose. Sempre più ammirato la grande fede di sua moglie, Luis, riferendosi alla sua cura per i poveri, ha detto: "Cara Elisabetta, è Cristo che si sono lavati, nutriti e curati" . Una chiara testimonianza di come la fede e l'amore per Dio e per il prossimo rafforzano la vita familiare e rendere ancora più profondo il matrimonio.
Profimedia
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La giovane coppia trovò appoggio spirituale nei Frati Minori, che, dal 1222, si diffuse in Turingia. Tra loro Frère Roger ha scelto Isabel (Rüdiger) come direttore spirituale. Quando ha raccontato la storia della conversione del giovane e ricco mercante Francesco d'Assisi , Elisabetta era eccitato ancora di più nel suo modo di vivere cristiano. Da allora, più decisamente seguì ancora Cristo povero e crocifisso, presente nei poveri . Anche quando nacque il loro primo figlio, seguito poi due, il nostro santo non abbandonò mai le sue opere di beneficenza . Ha anche aiutato i Frati Minori a costruire un convento a Halberstadt, di cui frate Ruggero divenne maggiore. La direzione spirituale di Isabel è andato bene, Corrado di Marburgo.
Una dura prova fu addio al marito, a fine giugno del 1227 quando Ludovico IV unì alla crociata dell'imperatore Federico II, ricordando a sua moglie che era una tradizione per i sovrani di Turingia. Isabel ha detto: "Non voglio tenere. Ho presentato tutta me stessa a Dio ed ora devo dare a te ". Tuttavia, la febbre decimò le truppe e Luis si ammalò e morì ad Otranto, prima di imbarcarsi, nel settembre del 1227, all'età di ventisette anni. Isabel, dopo aver sentito la notizia, era così afflitto che si ritirò in solitudine, ma poi rafforzato dalla preghiera e consolata dalla speranza di rivederlo in Cielo di nuovo si è interessata negli affari del regno. Ma aspetta un altro test:. Suo fratello usurpò il governo della Turingia, dichiarandosi vero erede di Ludovico e accusando Elisabetta di essere una donna devota inadatto a governare 's giovane vedova con tre figli, fu cacciata dal castello di Wartburg e ricercato un luogo di rifugio . Solo due delle sue figlie è rimasta al suo fianco, e accompagnato i suoi tre bambini affidati alle cure di amici di Luis. Wandering i villaggi, Isabel ha lavorato dove ha ricevuto accoglienza, curando i malati, filava e cuciva. Durante questa prova, sostenuto con grande fede, pazienza e dedizione a Dio, alcuni parenti, che sono rimasti fedeli e considerati governo illegittimo di suo fratello, il suo nome riabilitato . Così Isabel, nei primi mesi del 1228, potrebbe ricevere un reddito appropriato per ritirarsi nel castello di famiglia a Marburgo, dove abitava anche il suo direttore spirituale Conrado. E 'stato lui che ha fatto riferimento a Papa Gregorio IX il seguente fatto: "Il Venerdì Santo del 1228, mise le mani sopra l'altare della cappella della sua città, Eisenach, dove aveva accolto i Frati Minori, alla presenza di alcuni frati e familiari Elisabetta rinunciò alla propria volontà ea tutte le vanità del mondo. Ho voluto rinunciare anche tutti i possedimenti, ma io dissuaso dal amore per i poveri. Poco dopo costruì un ospedale, raccolse malati e disabili e servita al tavolo per il più miserabile e impotente. A me sgridare per queste cose, Isabel ha risposto che il povero ha ricevuto una grazia e umiltà "speciale (Epistula magistri Conradi , 14-17).
Troviamo in questa affermazione una certa esperienza mistica simile a quella vissuta a San Francisco: in effetti, il Poverello di Assisi dichiarò nel suo testamento che i lebbrosi che servono, che prima sembrava amaro trasformano in dolcezza di anima e di corpo (Testamentum , 1-3). Elisabetta trascorse gli ultimi tre anni della sua vita in ospedale lei fondato, servendo i malati, a guardare oltre i moribondi. sempre cercato di rendere i servizi più umili e lavori ripugnanti . E 'diventato quello che si potrebbe chiamare una donna consacrata in mezzo al mondo ( soror in saeculo ) e formò, con alcuni dei suoi amici, vestita in abiti grigi, una comunità religiosa . Non a caso è patrona del Terzo Ordine Regolare di San Francesco e del l'Ordine Francescano Secolare.

Il Santo Rosario del Vaticano...pregate con me!!!







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Esposizione dei misteri

Il Rosario è composto di venti "misteri" (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone.

La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

«Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti» (Rosarium Virginis Mariae, n. 38).

Per aiutare l'itinerario meditativo-contemplativo del Rosario, ad ogni "mistero" sono riportati due testi di riferimento: il primo della Sacra Scrittura, il secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica.



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