domenica 27 novembre 2011

La salvezza arriva da Betlemme


NOV
27

La salvezza arriva da Betlemme 


Amatissimi, ci ritroviamo con grande gioia in questo spazio virtuale per volere di Dio,
come una grande famiglia, tutti uniti nella preghiera ed in particolare in questo
tempo di Avvento in preparazione al Santo Natale.
Il nostro dialogo con il Signore sarà intenso e si traccerà sulla pista che ci ha 
indicato la nostra dolce Mamma Celeste..."la speranza viene da Betlemme". 
Prepariamoci ad accogliere con amore il Signore nostra pace e, in questo tempo di Avvento vogliamo imparare ad accoglierlo nella fede, nell'amore.
VIENI RE DI GIUSTIZIA E DI PACE
Misericordia e verità si incontreranno, giustizia e pace si abbracceranno. La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo.


Ave Maria!
maria maistrini

martedì 22 novembre 2011

"Te lo dico in nome di Dio: non disperare"



“Te lo dico in nome di Dio: non disperare”
Sono santi coloro che lottano fino alla fine della loro vita: coloro che sanno sempre rialzarsi dopo ogni inciampo, dopo ogni caduta, per proseguire coraggiosamente il cammino con umiltà, con amore, con speranza. (Forgia, 186)

Il Signore si è avvicinato tanto alle creature, che tutti conserviamo in cuore aneliti di altezza, ansia di salire in alto, di fare il bene. Se ora ridesto in te tali aspirazioni, è perché voglio che ti convinca della sicurezza che Egli ha posto nella tua anima: se lo lasci operare, servirai — dal tuo posto — come strumento utile, dall'efficacia insospettata. E affinché tu non ti allontani, per viltà, dalla fiducia che Dio ripone in te, evita la presunzione di disprezzare ingenuamente le difficoltà che appariranno sul tuo cammino di cristiano.

Non dobbiamo stupircene. Trasciniamo in noi stessi — conseguenza della natura caduta — un principio di opposizione, di resistenza alla grazia: sono le ferite del peccato originale, esacerbate dai nostri peccati personali. Pertanto, dobbiamo intraprendere quelle ascensioni, quei compiti divini e umani di ogni giorno — che sempre sfociano nell'Amore di Dio —, con umiltà, con cuore contrito, fiduciosi nell'assistenza divina, e tuttavia dedicando ad essi le nostre migliori energie, come se tutto dipendesse da noi.

Mentre lotti — una lotta che durerà fino alla morte —, non escludere la possibilità che insorgano, violenti, i nemici di dentro e di fuori. E, come se questo peso non bastasse, a volte faranno ressa nella tua mente gli errori commessi, forse abbondanti. Te lo dico in nome di Dio: non disperare. Se ciò avviene — non deve succedere necessariamente, né sarà cosa abituale —, trasforma la prova in un'occasione per unirti maggiormente al Signore, perché Lui, che ti ha scelto come figlio, non ti abbandonerà. Permette la prova, per spingerti ad amare di più e farti scoprire con maggiore chiarezza la sua continua protezione, il suo Amore.

Ti ripeto, fatti coraggio, perché Cristo, che ci ha perdonato sulla Croce, continua a offrire il suo perdono nel sacramento della Penitenza, e sempre, per giungere alla vittoria abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo [1 Gv 2, 1-2]. (Amici di Dio, 214)[Uscire]  (S.Josemaria Escriv°)

venerdì 18 novembre 2011

CRISTO RE


PREGHIERA IN ONORE A GESU’ CRISTO RE  

“Gesù, Re d’Amore, abbi pietà di noi. Poiché vogliamo amarti, aiutaci ad amarti. Poiché riconosciamo che Tu sei il Re vero, aiutaci a sempre più conoscerti. Poiché crediamo che Tu puoi tutto, conferma la nostra fede con la tua misericordia.
Tu, Re del mondo, abbi pietà del povero mondo e di noi che siamo in esso.
Tu, Re della pace, da’ la pace al mondo e a noi.
Tu, Re del cielo, concedici di divenirne sudditi.
Tu lo sai che piangiamo: consolaci.
Tu lo sai che soffriamo: sollevaci. 
Tu lo sai che abbiamo bisogno di tutto: aiutaci.
Noi sappiamo che soffriamo per nostra colpa, ma speriamo in Te.
Noi sappiamo che è ancora poco quello che soffriamo rispetto a quello che meriteremmo di soffrire, ma confidiamo in Te.
Noi sappiamo quello che abbiamo fatto a Te, ma sappiamo anche quello che Tu hai fatto per noi.
Sappiamo che sei il Salvatore: salvaci, Gesù!
Re, dalla corona di spine, per questo tuo martirio d’amore sii per noi l’Amore che soccorre.
Aprici colle tue mani trafitte i tesori della Grazia e delle grazie.
Vieni a noi coi tuoi piedi feriti. Santifica la terra e noi col Sangue che goccia dalle tue piaghe: gemme della tua regalità di Redentore.
Apri all’amore i nostri cuori con le fiamme del tuo cuore aperto per noi.
Se ti ameremo saremo salvi qui, nell’ora della morte e dell’ultimo Giudizio.
Venga il tuo Regno, Signore, in terra, in Cielo, e nei nostri cuori. Amen”.   
ATTO DI CONSACRAZIONE DEL GENERE UMANO A CRISTO RE
Al fedele che recita piamente questo atto di consacrazione si con­cede l'indulgenza parziale.L'indulgenza è plenaria se lo si recita pubblicamente nella solennità di Cristo Re.
O Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, riguarda a noi umilmente prostrati innanzi a te. Noi siamo tuoi, e tuoi vogliamo essere e per vivere a te più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi oggi spontaneamente si consacra al tuo sacratissimo Cuore. Molti, purtroppo, non ti conobbero mai; molti, disprezzando i tuoi comandamenti, ti ripudiano. O benignissimo Gesù, abbi misericordia e degli uni e degli altri e tutti quanti attira al tuo sacratissimo Cuore. O Signore, sii il Re non solo dei fedeli che non si allontanarono mai da te, ma anche di quei figli prodi­ghi che ti abbandonarono; fa' che questi, quanto prima, ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame. Sii il Re di coloro che vivono nell'inganno e nell'er­rore, o per discordia da te separati; richiamali al porto della verità, all'unità della fede, affinché in breve si faccia un solo ovile, sotto un solo pastore. Largisci, o Signore, incolumità, e libertà sicura alla tua Chiesa; concedi a tutti i popoli la tranquillità dell'ordine: fa' che da un capo all'altro della terra risuoni quest'unica voce: "Sia lode a quel Cuore divino, da cui venne la nostra salute; a lui si canti gloria e onore nei secoli dei secoli.” Amen.

Preghiera dettata da Gesù a Maria Valtorta il 22-10-1944 per l’ottavario della sua Regalità, per chiedere la venuta del suo regno.

mercoledì 16 novembre 2011

mercoledì 16 novembre 2011 festa di San Giuseppe Moscati

AL MEDICO SANTO DI NAPOLI, PROFESSORE GIUSEPPE MOSCATI
ESEMPIO MIRABILE DI SCIENZIATO E LAICO CHE ESERCITO' QUOTIDIANAMENTE LA CARITA' NELLE CORSIE DEL DOLORE E DI SPERANZA CHE INIZIO E CONTINUO' FINO ALLA MORTE LA SUA SUBLIME
MISSIONE COMPIENDO TUTTO PER AMORE E DONANDO SENZA MISURA TESORI DI SCIENZA ILLUMINATI DALLA GRAZIA. IN QUESTO GIORNO A
LUI DEDICATO CHIEDIAMO AL SANTO DI NAPOLI E TANTO AMATO DA DIO LA SUA POTENTE INTERCESSIONE SU TUTTI NOI, IN PARTICOLARE
SUGLI AMMALATI NEL CORPO E NELLO SPIRITO.
AVE MARIA!
maria maistrini
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Chiesa del Gesù Nuovo - Napoli Festa di San Giuseppe Moscati
Mercoledì 16 Novembre 2011 * Programma
Ore 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13: SS. Messe con omelia, all'altare maggiore.
Ore 17.30: SOLENNE CONCELEBRAZIONE 
presieduta da S. Ecc. Mons. Lucio Lemmo -Vescovo Ausiliare di Napoli
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martedì 8 novembre 2011

L'AMORE SI COSTRUISCE (Per fidanzati e sposi) ( P.Pedron Lino)



Queste pagine sono rivolte a tutti coloro che vivono la vita di coppia per aiutarli a riflettere. L’amore si costruisce ogni giorno: ciò significa che non si è mai finito di imparare, di impegnarsi e di meravigliarsi di sé e dell’altro. L’amore è un’esperienza di vita esaltante e piena, ma per essere tale esige impegno, intelligenza e un pizzico di buon senso.



1) Sposarsi, perché? come? La comunità cristiana deve sensibilizzarsi di più al problema della preparazione al matrimonio: devono sensibilizzarsi di più i sacerdoti, gli educatori e soprattutto i giovani che sono i più interessati. Perché molte coppie, troppe, cessano di esistere come tali a causa della loro completa impreparazione. Chi ha capito l’amore, o desidera capirlo, per viverlo in modo pieno e soddisfacente sente il bisogno di imparare bene non solo preparandosi al matrimonio,ma anche con una formazione permanente che dura tutta la vita. Il matrimonio ha bisogno di una preparazione globale Per stabilire in che cosa consista la preparazione al matrimonio bi sogna chiedersi qual è lo scopo del matrimonio e, per noi cristiani, qual è lo scopo del matrimonio-sacramento. La risposta è questa. La coppia deve diventare una comunita di fede e di amore e in questo modo diventa segno credibile dell’amore di Dio e di Cristo. Il sacramento del matrimonio produce effetti che durano tutta la vita: questi effetti si manifestano nei diversi atteggiamenti della vita coniugale. Lo sposarsi in chiesa non toglie nulla alla realtà umana dell’amore; anzi questa realtà diventa segno di un amore più grande, infinito, eterno, qual è l’amore di Dio. È logico, quindi, rivolgere l’attenzione a tutti gli aspetti della vita coniugale: alla formazione personale e alla maturazione dell’amore di coppia che si completerà nella fecondità, nei figli. Ci sono due fasi nella preparazione al matrimonio: quella remota, che consiste nell’educazione umana e cristiana in generale,e quella prossima sulla quale soprattutto soffermeremo la nostra attenzione. Se viene a mancare questa preparazione,si continuerà a sposarsi in chiesa per abitudine o per comodo,non per una scelta di fede. Il matrimonio è una vocazione Una preparzione globale (che si estenda a tutti i valori umani e cristiani) esige da quelli che vogliono sposarsi che conoscano con esattezza il significato della parola matrimonio. Il matrimonio-sacramento è una vocazione, una chiamata di Dio. Il termine vocazione, nel nostro caso, è uno stato di vita stabile, santificante. La santità nel matrimonio è sempre esistita: la storia cristiana è costellata di sposi santi. Ma qui vogliamo portare l’accento non tanto sulla santificazione nel matrimonio, ma sulla santificazione per mezzo del matrimonio. Una buona preparazione al matrimonio deve aiutare ad entrare in uno stato di vita dove non tanto ci si può santificare (nonostante tutto), ma dove ci si deve santificare. E ci si deve santificare non imitando frati o suore, ma attraverso le faccende quotidiane della vita familiare. In altre parole ci si sposa per diventare santi attraverso il matrimonio e con la pratica delle virtù proprie a questo stato di vita. Diciamo infine che la santificazione nel matrimonio non è un fatto individuale, ma dapprima una santificazione a due (marito e moglie) poi una santificazione comunitaria (quando nasceranno i figli). Ogni coniuge deve poter contare sull’altro per un aiuto vicendevole nel cammino di santificazione e non avere la triste sorte di doversi santificare nonostante l’altro, come qualche volta capita. La preparazione, una scuola di vita I giovani si preparano globalmente alla vita coniugale crescendo e maturando in ogni campo della vita: psicologico, sessuale, sociale, economico, politico, religioso. Questa preparazione "remota" è spesso carente, per colpa di tanti: della famiglia,della società, della Chiesa e anche per colpa dei diretti interessati che hanno oziato e sciupato le occasioni positive che la comunità aveva loro offerte. La preparazione "prossima", che una volta era chiamata fidanzamento, è un tempo di lavoro serio e formativo, caratterizzato da un vero impegno di "scuola di vita". Il termine "scuola" può sembrare inopportuno o fastidioso, ma va preso proprio nel suo significato originale: una precisa volontà di formazione e di coeducazione (formarsi insieme ed educarsi reciprocamente). 2) Crescere e maturare insieme Costruire l’amore è un compito difficile e richiede una buona dose di maturità. Ora ci chiediamo: "Chi può riternersi maturo per il matrimonio?". Non esistono risposte prefabbricate. Ma una cosa è certa: bisogna impegnarsi per maturare. La maturazione individuale L’esigenza fondamentale dell’individuo è quella di realizzarsi come persona: al culmine di questa realizzazione sta la capacità di amare. E amare significa avere un rapporto di dono con l’altro, non strumentalizzarlo per fini egoistici. La maturazione di un individuo, nell’ambito dell’amore, deve durare tutta una vita, perché è molto difficile liberarsi dell’egoismo, anzi è impossibile liberarsene del tutto in questa vita. La maturazione in coppia Se amare significa entrare in rapporto con gli altri, la maturazione vera e completa continua in modo del tutto particolare nel fidanzamento e nel matrimonio. Uno degli impegni più profondi e più belli della coppia è quello di maturare insieme. È un impegno difficile e facile a secondo dei punti di vista. È difficile perché comporta accettazione e attenzione verso l’altro, rispetto della volontà e della personalità dell’altro, capacità di riconoscere i propri limiti, ecc. È facile perché l’essere in due ha i suoi aspetti positivi: portare un peso in due diventa più facile, godere in due aumenta la capacità di gioire. Occorre insistere sulla maturazione in coppia perché è essenziale alla coniugalità che sta alla base di tutta la formazione di coppia. Non si insisterà mai abbastanza su questo continuo progredire dei due insieme: alcuni aspetti del vivere insieme si logoreranno con gli anni, i pregi della giovinezza passeranno col tempo, ma l’importante è il ricordare che l’uno e l’altra sono maturati e si sono realizzati attraverso l’esperienza "a due". 3) Le caratteristiche della maturità Molti matrimoni falliscono per l’immaturità di uno dei due o di tutti e due. Non si esige certamente che uno si sposi quando è totalmente maturo, perché a queste condizioni non si sposerebbe nessuno. Ma è necessario che coloro che si impegnano a vivere insieme siano in cammino verso questa maturazione personale e di coppia. Evidenziamo al cune caratteristiche, alcuni indici, di questa maturità. a) Vederci chiaro Uno è sulla strada della maturità quando acquista una visione netta e obbiettiva delle cose e delle persone e, in primo luogo, della persona che sceglie e ama come compagna di viaggio nella vita. Ai nostri giorni non è facile avere questa capacità. La fretta, l’agitazione, la superficialità ci fanno rischiare grosso: ci lasciamo guidare nelle scelte solo dalle apparenze. Si apprezza più il vestito che la persona che lo indossa, si guarda più all’auto sportiva o di lusso che a colui che siede al posto di guida. Ci si dimentica che l’essenziale di una persona è invisibile agli occhi. Vedere chiaro in se stessi comporta un certo sforzo di riflessione e l’accoglienza riconoscente dei consigli altrui perché siamo consapevoli dei nostri limiti. Bisogna fermarsi spesso a revisionare la propria vita da soli e in coppia. Oggi, in un mondo in cui tutti corrono (e i coniugi più degli altri), sembra ridicolo parlare di riflessione, di revisione di vita, di dialogo di coppia. Ma proprio perché siamo in questa situazione le cose non vanno tanto bene. b) Essere liberi Altra caratteristica di chi diventa adulto è la capacità di essere libero. Oggi siamo più liberi che in altre epoche della storia? Siamo liberi dai timori, dalla cattiveria, dalla violenza?. Certamente non possiamo superare e eliminare totalmente le ansie e le paure. Ma è pur vero che un adulto deve giungere a liberarsene per quanto può e diventare padrone delle sue pulsioni con il controllo di sé. Non è abbastanza libero chi crede di poter amare ogni giorno una donna diversa, chi crede di poter diventare padrone del mondo con il denaro o la violenza: essere adulti è libertà interiore dai condizionamenti e dalla negatività. "La verita vi farà liberi" ha detto Gesù. E la libertà interiore ci fa vivere secondo una scala di valori e ci fa sciegliere ciò che è bene anche per l’altro. Infine la libertà non può varcare il limite dell’onestà e si ferma rispettosa dove inizia la libertà dell’altro. c) Senso di responsabilità Un’altra caratteristica della maturità e il saper assumere delle responsabilità per sé e per altri. Libertà e responsabilità sono gli atteggiamenti autentici dell’adulto. Molti sono anagraficamente adulti, ma spesso si scrollano di dosso le loro responsabilità mostrandosi di volta in volta leggeri, disfattisti, infantili e scoraggiati. Vita di coppia è capacita di condividere insieme le responsabilità senza scaricarle totalmente sull’altro. Anche nella più felice e romantica delle ipotesi, lo sposarsi resta sempre un rischio. Ma è un rischio che val la pena di correre proprio confidando nell’amore che è più forte della morte. Il rischio fa parte di tutte le conquiste della vita e l’amore è la realtà più grande da conquistare. Vale la pena di assumersi il peso delle proprie responsabilità e rischiare tutto per il gusto di vivere e di amare. 4) Essere differenti per costruire l’unità Non e facile capire l’altro. Uomo e donna sono realmente differenti. Vi è però un punto certo e per noi cristiani irrinunciabile: uomo e donna sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio. Il che vuol dire che uomo e donna, nella loro diversità, esprimono il mistero delle relazioni tra le persone divine: e questo è tanto. Di più possiamo dire ben poco. Un individuo a sé, irripetibile, unico Nella vita di coppia un uomo concreto si incontra con una donna concreta. Essi sono unici. Hanno caratteristiche fisiche, psicologiche, morali e culturali che fanno di essi individui a sé stanti. È quindi naturale che uno incontrando l’altro noti le differenze e le apprezzi o si scontri dolorosamente con esse. Da queste differenze gradite o sgradite nascono le simpatie e le antipatie,le attrazioni o le repulsioni. Nel diverso, il bisogno dell’unità Le parole di Adamo quando incontra Eva "Questa è carne dalla mia carne e osso delle mie ossa" rivelano il bisogno dell’identità nella differenza. L’uomo esce dalla sua solitudine innaturale e pesante per entrare in rapporto con un’"altra", diversa, con la quale desidera formare una unità. L’unità è la conseguenza dell’incontro, e il cammino per realizzarla coincide con il cammino verso la maturazione affettiva. Per uscire da se stessi e aprirsi all’altro bisogna lasciare alle spalle tante cose e tante persone. La parola di Dio ce lo insegna: "L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola". Nel diverso, la ricchezza dell’unione Queste differenze personali contribuiscono allo sforzo dell’uscire da se stessi e di incontrarsi nell’altro differente. È la differenza che ci spinge ad accettare l’altro così com’è e senza la volontà di cambiarlo. Perché questa differenza è la ricchezza dell’unione. È la persona scelta,nella misura in cui resta differente e viene accolta come tale, diventa la misura della nostra capacità di relazione. La realtà dell’altro che mi sta davanti e spesso molto diversa da quella costruita nei sogni della giovinezza. La gamma delle diversità spesso è molto estesa, troppo estesa. Dopo il miracolo dell’estasi che accompagna l’innamoramento, tutte queste differenze possono sembrare inaccettabili e insormontabili. E allora che si fa? Bisogna amare l’altro per i suoi pregi, ma anche per rimediare alle sue carenze e riempire il suo vuoto di valori. Amore non è solo ricevere e contemplare: è soprattutto dare e, in molte circostanze, chiudere gli occhi per non vedere. Le differenze, alla fine, costituiscono la maggior ricchezza della coppia. È accettandosi nella diversità che l’uomo e la donna si ritrovano nell’unità. Tutti e due sono alla ricerca della propria identità che si riflette nell’altro, desiderato diverso, accolto diverso, amato diverso. 5) Maschio e femmina li creò: una sessualità per amare Le origini della sessualità coincidono con il programma di Dio nella creazione. "Dio creò l’uomo a sua immagine. Maschio e femmina li creò". Dio creatore ha creato un essere con la capacità di assomigliare a lui. Ci spieghiamo. Dio è essenzialmente rapporto perché è amore. Creando l’uomo a sua immagine e somiglianza, crea un essere capace di rapporti, capace di amare. E siccome Dio creatore ha creato l’uomo a sua immagine, ossia creatore, la relazione d’amore dell’uomo e della donna è feconda, capace di riprodurre il mistero della creazione. E questo lo possono fare solo attraverso la loro sessualità. Essere sessuati è capacità di rapporto d’amore, è essere a somiglianza di Dio-Amore. La sessualità è una caratteristica fondamentale della persona perché essere persona è avere la capacità di mettersi in relazione. La persona è un composto di valori fisici, psichici, morali, religiosi. La sessualità avrà quindi dei connotati fisici (diversità dei corpi), psichici (diversità delle dinamiche interiori), morali (diverse sfumature nel modo di aderire al bene o di fuggire il male), religiosi (tonalità differenti nel modo di vivere la medesima fede). Sarebbe dunque un errore grossolano limitare il concetto di sessualità alla sola realtà fisica: essa coinvolge tutti gli aspetti della persona. La sessualità è invito a uscire dalla solitudine I sessi sono due. Questo è già un invito implicito della natura a vivere l’esperienza della complementarietà ai diversi livelli della persona. La bipolarità sessuale include una vocazione. Se nascere significa essere chiamati a vivere, nascere sessuati significa essere chiamati a uscire dalla propria solitudine per instaurare un rapporto autentico tra persone. E un rapporto interpersonale è autentico quando è produttivo. Genitalità significa appunto questo: poter essere fecondi, poter maturare all’interno del rapporto d’amore una dimensione di fecondità. La genitalità per essere vissuta in modo umano va capita e orientata nel senso personalistico: non va considerata in senso esclusivamente biologico, ma vista nel complesso di tutte le componenti della persona. Si può essere fecondi in molte maniere: fisicamente o moralmente (es.: la adozione di un bambino e una fecondità morale), psichicamente o religiosamente (es.: il rapporto del celibe con Dio è fecondo di disponibilità verso i fratelli). La sessualità rimane un mistero Si dice che la paura sia la compagna dell’uomo. La paura della solitudine scandisce il tempo della vita personale; la paura della morte incombe inevitabile su tutti. Ebbene anche in quest’ambito la sessualità ha un ruolo da svolgere: una sana integrazione sessuale permette all’uomo di ridurre di molto tali paure. Come? Attraverso un autentico rapporto di persone si supera la paura della solitudine, attraverso la fecondità la coppia ha la persuasione di prolungarsi nei figli e di sconfiggere la morte. La sessualità è avvolta nel mistero. Essa rimane un mistero all’intelligenza umana, e non deve stupirci, perché scaturisce dal mistero dell’amore di Dio creatore, di cui è un riflesso e una partecipazione. Forse certi silenzi e una certa fatica nel comprendere a fondo il fatto sessuale, trovano la loro origine proprio in questo fatto: la sessualità è un mistero che ci supera di molto. Si ritorna così a Dio Amore e Vita che crea l’uomo maschio e femmina. La sessualità è un progetto firmato da Dio e consegnato all’uomo perché lo realizzi nel tempo. 6) Il segno della grande alleanza: il matrimonio-sacramento Nell’AT Dio comunica con il suo popolo attraverso espressioni che sono proprie del vocabolario dell’amore di coppia: il matrimonio diventa segno dell’amore di Dio per il suo popolo. È la storia dell’Alleanza. Questa parola "alleanza" spiega il significato del matrimonio come sacramento celebrato dalla Chiesa. Il matrimonio è un’alleanza Nel giorno delle nozze gli sposi si scambiano gli anelli. Questo gesto è simbolo di un’alleanza. Questa alleanza tra uomo e donna ha le sue origini all’inizio dell’umanità quando Dio creò la coppia. Dio creò la coppia a sua immagine: "Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò" (Gen 1,27). Quindi l’essere sessuati, l’essere maschio e femmina, è essere a immagine di Dio. Come? La risposta ci viene dalla conoscenza di Dio. Dio è amore. Dio è amore perché è rapporto di persone. Amare infatti e la capacità di entrare in rapporto con l’altro. L’uomo è creato a immagine di Dio che è essenzialmente rapporto interpersonale d’amore creativo. E per essere tale viene creato in coppia. L’uomo da solo è un essere incompleto. Dio stesso dice: "Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile". Allora Dio creò ogni sorta di animali a servizio dell’uomo. Ma il testo biblico continua: "Ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile". Il testo continua: "Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la con disse all’uomo. Allora l’uomo disse: "Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa". Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola" (Gen 2,18-24). Il matrimonio è un sacramento di salvezza Gli sposi sono i ministri del matrimonio. 0gnuno ha l’incarico di trasmettere la grazia all’altro. La comunione di beni personali che gli sposi si promettono nel giorno del matrimonio comprende anche il massimo dei beni per i credenti: l’amore di Dio. Il matrimonio cristiano è una vocazione "a due" per realizzare il regno di Dio a livello di coppia. Ci si salva grazie anche all’altro e non "nonostante l’altro". Il matrimonio è un sacramento di morte e di risurrezione 0gni sacramento è partecipazione al mistero della morte e risurrezione di Cristo. Morire per risorgere è la legge di tutta la vita cristiana, la legge dell’amore cristiano. La vita matrimoniale è drammatica e felice insieme: è morire per risorgere ogni momento. Rinunciare al proprio egoismo per amore dell’altro e morire e risorgere. Sopportare l’incomprensione e la trascuratezza purche l’altro sia felice, è morire e risorgere. Decidere di avere o non avere un figlio è morire e risorgere. Ecc... Tutti gli atti del vivere quotidiano degli sposi cristiani devono proclamare la morte e la risurrezione del Cristo vissuta dai cristiani nell’attesa della sua venuta. Questa è la via della santità e della gioia cristiana. La santità è infatti la gioia di vivere "nel Signore", il gusto di vivere in alleanza con Dio. Il matrimonio a immagine della grande alleanza Leggendo la Bibbia riusciamo a intravedere un misterioso filo conduttore che porta l’uomo, dalla creazione alla redenzione, verso una unione sempre più profonda con Dio: è la storia dell’alleanza nell’amore di Dio con il suo popolo. Una storia di fedeltà da parte di Dio e di infedeltà e pentimenti da parte dell’uomo. Leggiamo un solo brano dal profeta Osea (2,21-22). Dio dice al suo popolo: "Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore". Si sta annunciando un grande mistero: Dio parla di fidanzamento e di matrimonio. Con la venuta di Cristo giunge anche il tempo delle nozze del Figlio di Dio con l’umanità: "Il regno dei cieli è simile a un re (Dio) che fece un banchetto di nozze per suo Figlio (Cristo che sposa l’umanità)" (Mt 22,2; cf. Lc 14,16). Durante l’ultima cena Gesù dichiara: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue che viene versato per voi" (Lc 22,20). Questa è l’alleanza definitiva, è il matrimonio che segue al lungo periodo di fidanzamento dell’AT. Il Figlio di Dio si unisce in modo indissolubile con tutta l’umanità che lo accoglie: è il matrimonio di Cristo con la sua Chiesa (cf. Ef 5,21-33). È su questo matrimonio di Cristo con la Chiesa che si innesta il matrimonio sacramento. Il matrimonio cristiano è la realizzazione concreta del matrimonio Cristo-Chiesa in una coppia di sposi che vivono il loro amore "nel Signore". Il percorso è talvolta faticoso e seminato di incertezze e delusioni. Ma soprattutto è un’esperienza di gioia esaltante perché è una storia d’amore: una storia d’amore umano e divino. 7) Armonia e donazione del matrimonio Il corpo è indispensabile per esprimere l’amore. Apprezzare il nostro corpo e quello degli altri è apprezzare l’opera di Dio creatore e vedere il mondo con gli ochhi stessi di Dio il quale guardando la creazione disse: "È molto bella e molto buona!" (cf. Gen 1,31). Il corpo non è un inciampo, una zavorra dell’anima, è lo strumento magnifico donatoci da Dio per manifestare i valori spirituali che diversamente rimarebbero inespressi in noi. Leggiamo nella GS n. 49: "Molti uomini della nostra epoca danno grande valore al vero amore tra marito e moglie che si manifesta in espressioni diverse secondo oneste usanze di popoli e tempi. Proprio perché atto eminentemente umano, essendo diretto da persona a persona con un sentimento che nasce dalla volontà, quell’amore abbraccia il bene di tutta la persona e perciò ha la possibilità di arricchire di particolare dignità i sentimenti dell’animo e le loro manifestazioni fisiche e di nobilitarli come elementi e segni speciali del l’amicizia coniugale". Chi comprende poi il mistero dell’Incarnazione si rende facilmente conto del motivo per cui Dio si è fatto uomo. Per amare. Il suo corpo è diventato segno di amore, di donazione, di sacrificio fino alla dedizione completa. Impegno di reciproca fedeltà Nella celebrazione del sacramento gli sposi si dicono reciproca mente: "Io prendo te come mia sposa (o mio sposo) e prometto d’esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita". La fedeltà è una delle esigenze più profonde dell’amore e dell’armonia. Ma non è una formula magica quella che si dice nel giorno del matrimonio. La fedeltà e l’armonia vanno conquistate prima e dopo il matrimonio con l’aiuto di Dio e la rinuncia al proprio egoismo. La felicità e la buona riuscita del matrimonio sono intimamente connesse con l’intesa che la coppia riesce ad avere sui problemi fondamentali della vita. La coppia deve imparare l’arte del dialogo sui valori fondamentali della vita per giungere ad una condotta di vita concreta. Volontà di conoscersi profondamente La conoscenza dell’altro, la scoperta dell’altro avviene gradualmente attraverso tutti i mezzi di comunicazione personale, soprattutto col dialogo. L’altro è diverso come sesso, mentalità, famiglia di provenienza, gusti, usi e costumi... Inoltre ognuno di noi ha un certo pudore nel comunicarsi agli altri, soprattutto quando il nostro interno segreto non è tutto oro che luccica. Il comunicare, il parlare, il dialogare sono i mezzi ordinari per imparare a conoscersi. E il conoscersi nell’amore e nella simpatia crea l’accordo profondo tra le persone. Volontà di accettarsi Bisogna accettare l’altro com’è, senza la pretesa di cambiarlo, di adattarlo ai nostri gusti o capricci. Bisogna riconoscere e accettare i propri limiti e specialmente il limite che non bisogna mai varcare: il rispetto della libertà dell’altro. L’accordo e il compromesso a cui bisogna arrivare devono essere sempre il risultato di due libertà, mai l’imposizione dell’uno sull’altro. L’io e il tu devono trovare il modo migliore per diventare il "noi". Un "noi" che è la coppia che vive in amore e in armonia. E queste coppie che stanno perfezionando in continuità la loro intesa non sono delle eccezioni. Sono una felice realtà di tutti i tempi e del nostro tempo. Il bene, a differenza del male, non fa rumore e non fa notizia. Il detto: "Fa più rumore una quercia che cade, che una foresta che cresce" può essere in qualche modo applicato alle coppie e alle famiglie del nostro tempo. Purtroppo le coppie che crollano rumorosamente sono più d’una, ma quelle che reggono, crescono e si realizzano nell’armonia e nell’amore sono "foresta" silenziosa che Dio benedice.

martedì 25 ottobre 2011

LA MADONNA CI CHIAMA AL DIVINO


Messaggio del 25 ottobre 2011

"Cari figli, vi guardo e nei vostri cuori non vedo la gioia. Oggi io desidero darvi la gioia del Risorto perché Lui vi guidi e vi abbracci con il suo amore e con la sua tenerezza. Vi amo e prego incessantemente per la vostra conversione davanti al mio figlio Gesù. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".


Ancora una volta la Madonna si dimostra premurosa verso  noi vedendo lo stato di desolazione in cui vivono molte persone; purtroppo


in questo periodo materialista e secolarizzato non sono pochi quelli che hanno perduto il senso del Divino e si trovano a vivere con
tragicità gli eventi della vita. Mancando Dio, manca la luce; quindi si vive nelle tenebre e nella più brutta disperazione. 
La Mamma Celeste vede i nostri bisogni e la nostra realtà: sta vicino a noi per coprirci con il suo Manto e riempire i nostri cuori di
una gioia soprannaturale che è lo scopo della nostra vita. In questo cammino la Madonna ci prende per mano e ci presenta divinamente
il Cristo Risorto speranza della nostra vita, che ci immette in un prato rigoglioso e ci fa gustare la bellezza della vita come suo dono. Gesù
è amore e misericordia infinita, il suo Cuore è pieno di tenerezza ed in modo solerte cerca di lenire le piaghe del nostro vissuto
quotidiano. E' molto dolce la tenerezza con la quale la Mamma Santissima ci dice "vi amo". In questo messaggio la Madonna non
cessa di essere mediatrice di grazie, anzi diremmo che è la "Madonna delle Grazie." Nel suo grande amore per noi Maria vuole
la nostra conversione e ce la impetra al suo Figlio Gesù. Ognuno di noi ha bisogno di conversione cioè di orientare la nostra vita
verso le gioie del Cielo. 

Maria Maistrini 

martedì 11 ottobre 2011

Benedetto XVI e gli Angeli

Grande risonanza ha avuto sui mass media il riferimento agli spiriti celesti che il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto durante l’Angelus del 2 ottobre 2011. Ecco le testuali parole del Pontefice: “Cari amici, il Signore è sempre vicino e operante nella storia dell’umanità, e ci accompagna anche con la singolare presenza dei suoi Angeli, che oggi la Chiesa venera quali “Custodi”, cioè ministri della divina premura per ogni uomo. Dall’inizio fino all’ora della morte, la vita umana è circondata dalla loro incessante protezione. E gli Angeli fanno corona all’augusta regina Maria delle Vittorie, la Beata Vergine Maria del Rosario, che nella prima domenica di ottobre, proprio a quest’ora, dal Santuario di Pompei e dal mondo intero, accoglie la fervida Supplica, affinché sia sconfitto il male e si riveli, in pienezza, la bontà di Dio”.Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica edito nel 2005 sotto il pontificato di Benedetto XVI alla domanda chi sono gli angeli? risponde al n. 60: “Gli angeli sono creature ... 
... puramente spirituali, incorporee, invisibili e immortali, esseri spirituali dotati di intelligenza e di volontà. Essi, contemplando incessantemente Dio a faccia a faccia, Lo glorificano, Lo servono e sono i suoi messaggeri nel compimento della missione di salvezza per tutti gli uomini”, sulle modalità poi della presenza degli spiriti celesti nella Chiesa, il Compendio citando San Basilio Magno che affermò che ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita, sottolinea che la Chiesa si unisce agli angeli per adorare Dio, invoca la loro assistenza e di alcuni celebra liturgicamente la memoria.
L’attuale papa Benedetto XVI, Il 2 ottobre 1977, parlando alla radio bavarese quand’era ancora cardinale, dopo aver ricordato che il 2 ottobre da circa trecent’anni la Chiesa Cattolica celebra la festa dei Santi Angeli Custodi, disse che poche cose erano diventate estranee ai cristiani d’oggi quanto l’idea dell’Angelo custode. Poi aggiunse: “L’Antico Testamento dice dell’angelo al popolo di Israele: “Prestagli attenzione e ascoltare la sua voce” cioè devo farmi attento e sensibile a quest’idea divina che mi abbraccia e guida, e non devo contrapporle ostinatamente i miei desideri ed i miei umori del momento.
    Di angeli custodi ora non si parla più se non in qualche locuzione convenzionale. Lo stesso vale se si parla di protezione e si discute di come sia possibile proteggerci dai fenomeni inquietanti e dai pericoli della vita moderna. Parlare degli “Angeli” significa invece essere convinti che il mondo è dappertutto colmo dalla viva presenza di Dio e che questa presenza si rivolge a ciascun individuo, a ciascuno di noi come potenza che ci chiama e ci protegge.
   Alla fine del corso degli esercizi spirituali per la Quaresima del 2007, il predicatore era stato l’arcivescovo emerito di Bologna, il cardinale Giacomo Biffi che si era a lungo soffermato sugli spiriti celesti e, al momento del ringraziamento, il Papa Benedetto XVI affermò:  “Mi sono accorto che negli intarsi del mio inginocchiatoio è raffigurato il Cristo risorto, circondato da angeli che volano. Ho pensato che questi angeli possono volare perché non si trovano nella gravitazione delle cose materiali della terra, ma nella gravitazione dell’amore del Risorto; e che noi potremmo volare se uscissimo un po’ dalla gravitazione del materiale ed entrassimo nella gravitazione nuova dell’amore del Risorto”.
 La prima domenica di Quaresima del 2009, all’Angelus il Papa tedesco ha sottolineato che nel vangelo di Marco si dice che “Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da satana” (Mc 1,12). Ma “di fronte a questa figura oscura e tenebrosa che osa tentare il Signore, appaiono gli angeli, figure luminose e misteriose”. Gli angeli, dice il Vangelo, “servivano” Gesù (Mc 1,13); essi sono il contrappunto di satana”. E dopo aver elencato la presenza degli angeli nell’Antico e nel Nuovo testamento, Benedetto XVI ha aggiunto: “Gli angeli servono Gesù, che è certamente superiore ad essi, e questa sua dignità viene qui, nel Vangelo, proclamata in modo chiaro, seppure discreto. Infatti anche nella situazione di estrema povertà e umiltà, quando è tentato da Satana, egli rimane il Figlio di Dio, il Messia, il Signore”. “Domandiamo loro – concluse il papa in quel primo marzo 2009 – in particolare quest’oggi, di vegliare su di me e sui collaboratori della Curia romana che in questo pomeriggio, come ogni anno, inizieremo la settimana di Esercizi spirituali. Maria, regina degli Angeli, prega per noi!”
Don Marcello Stanzione

lunedì 3 ottobre 2011

4 ottobre San Francesco d'Assisi, Patrono d'Italia

Amatissimi, il Signore ci doni di conformarci a Cristo, povero e crocifisso,
come Francesco di Assisi.

Cari Amici, anzitutto buona festa a ciascuno di voi, in modo particolare a chi ha il dono di chiamarsi Francesco, buona festa all'Italia che in questo momento ha particolare bisogno del dono della Luce e della Sapienza. Continuiamo a pregare senza mai stancarci per le necessità di questa Nazione.

O Dio, che in san Francesco d'Assisi, povero e umile, hai offerto alla tua Chiesa una viva immagine del Cristo, concedi anche a noi di seguire il tuo Figlio nella via del Vangelo e di unirci a te in carità e letizia.

Mt 11, 25-30
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. 
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero» .


" Non vi chiamo più servi.....vi ho chiamati amici "  (Gv.15,15)

L'amico è colui che condivide con te i suoi pensieri anche i più profondi. L'amico è colui che partecipa e ti fa partecipe delle sue gioie dei suoi dolori. L'amico è colui che ha con-passione,
PREGHIERA DI SAN FRANCESCO
Altissimo, onnipotente, buon Signore
tue sono le lodi, la gloria e l'onore
ed ogni benedizione.
A te solo, Altissimo, si confanno,
e nessun uomo è degno di te.
 
Laudato sii, o mio Signore,
per tutte le creature,
specialmente per messer Frate Sole,
il quale porta il giorno che ci illumina
ed esso è bello e raggiante con grande splendore:
di te, Altissimo, porta significazione.
 
Laudato sii, o mio Signore,
per sora Luna e le Stelle:
in cielo le hai formate
limpide, belle e preziose.
 
Laudato sii, o mio Signore, per frate Vento e
per l'Aria, le Nuvole, il Cielo sereno ed ogni tempo
per il quale alle tue creature dai sostentamento.
 
Laudato sii, o mio Signore, per sora Acqua,
la quale è molto utile, umile, preziosa e casta.
 
Laudato sii, o mio Signore, per frate Fuoco,
con il quale ci illumini la notte:
ed esso è robusto, bello, forte e giocondo.
 
Laudato sii, o mio Signore, per nostra Madre Terra,
la quale ci sostenta e governa e
produce diversi frutti con coloriti fiori ed erba.
 
Laudato sii, o mio Signore,
per quelli che perdonano per amor tuo
e sopportano malattia e sofferenza.
Beati quelli che le sopporteranno in pace
perchè da te saranno incoronati.
 
 
Laudato sii, o mio Signore,
per nostra sora Morte corporale,
dalla quale nessun uomo vivente può scampare.
Guai a quelli che morranno nel peccato mortale.
Beati quelli che si troveranno nella tua volontà
poichè loro la morte non farà alcun male.
 
Laudate e benedite il Signore e ringraziatelo
e servitelo con grande umiltate.

Elaborato da Maria Maistrini

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Messaggio dell Regina della pace del 2 ottobre 2011

MESSAGGIO DEL 2 OTTOBRE 2011
“Cari figli, anche oggi il mio Cuore materno vi invita alla preghiera, ad un vostro rapporto personale con Dio Padre, alla gioia della preghiera in Lui. Dio Padre non vi è lontano e non vi è sconosciuto. Egli vi si è mostrato per mezzo di mio Figlio e vi ha donato la vita, che è mio Figlio. Perciò, figli miei, non fatevi vincere dalle prove che vogliono separarvi da Dio Padre. Pregate! Non cercate di avere famiglie e società senza di Lui. Pregate! Pregate affinché la bontà che viene solo da mio Figlio, che è la vera bontà, inondi i vostri cuori. Solo cuori pieni di bontà possono comprendere ed accogliere Dio Padre. Io continuerò a guidarvi. In modo particolare vi prego di non giudicare i vostri pastori. Figli miei, dimenticate forse che Dio Padre li ha chiamati? Pregate! Vi ringrazio”. 


Breve commento personale:


Dio ci ha creati per amore e per amarci ha progettato per ognuno di noi il
meglio ma noi siamo infedeli, superbi e senza cuore...sempre pronti a
puntare il dito su tutti in particolare i Sacerdoti dimenticando che Dio Padre
li ha chiamati ordinandoli ad amministrare le cose celesti, dando loro un
potere che Dio non ha concesso agli Angeli. Cosa doveva fare ancora alla
Sua Vigna per far produrre uva e non acini acerbi? E' incalcolabile il prezzo
di un'anima costa il Sangue di Dio. Tutto il mondo intero non vale un'anima, la sua salvezza vale ogni sacrificio. Tutto questo addolora il cuore della
Mamma e chiede aiuto nella preghiera a quanti hanno compresi che lavorare
nella Vigna del Signore richiede forza, amore, pazienza e perseveranza.
Dio ci chiede solo di amarci e di permettergli di lavorare nei nostri cuori.
La Madonna è scesa dal cielo per insegnarci a pregare e portarci a Dio,
a quel Padre di cui la nostra anima deve "avere sete"
... Dio è vostro Padre dice Maria, non dovete avere paura alzate lo sguardo verso di LUI, tendetegli le vostre mani perché vi ama, si è concesso a Voi come Padre e vi ha dato "TUTTO". LUI E' MISERICORDIA E VI OFFRE SOLO AMORE.
Ave Maria!
Maria Maistrini

Il Santo Rosario del Vaticano...pregate con me!!!







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Esposizione dei misteri

Il Rosario è composto di venti "misteri" (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone.

La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

«Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti» (Rosarium Virginis Mariae, n. 38).

Per aiutare l'itinerario meditativo-contemplativo del Rosario, ad ogni "mistero" sono riportati due testi di riferimento: il primo della Sacra Scrittura, il secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica.



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