martedì 29 settembre 2015

Dio ci vede buoni


1)-Dio ci vede buoni.

- «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (dal Libro della Gen) Tutto ciò che Dio crea è bello e buono, intriso di sapienza e di amore; l'azione creatrice di Dio porta ordine, immette armonia, dona bellezza.

2) Dio non ha nemici.
- Dio è amore e l'Amore non ha nemici.

Dalla lettera di Paolo ai Galati:
Mediante la carità, fatevi schiavi gli uni degli altri (5,13).
- Il modello di amore a cui il cristiano deve ispirarsi è Dio Padre o
Gesù;
- l'amore è dono totale e gratuito di sé, cioè volere il bene dell'altra persona
(compreso il nemico) disinteressatamente.
Si noti che il concetto di amore che propone Gesù non è identico a quello
proposto dalla ragione umana: sarà sempre difficile per la ragione umana
accettare che si debbano amare anche i nemici senza vendicarsi di loro e facendo
loro del bene.

Signore dammi il tuo amore e aiutami ad amare specialmente i miei nemici.

Ave Maria!

Maria Maistrini

Il senso della vita

"A cosa serve la vita?!"

  • Cosa serve la vita? Qual'è il senso? Chi sono? Dove sto andando? Perchè proprio a me?
    Che senso hanno questi nostri giorni che si perdono nell'abisso del nulla;  questa vita che
    passa senza lasciare alcuna traccia. Che chiasso! Il mondo ti gira attorno molto velocemente proprio perchè tu non abbia il tempo di riflettere sui gravi problemi che feriscono la tua esistenza. Quanta agitazione! Beati i Santi che hanno scelto la parte migliore. (Lc.10,42). Quanto pochi sono glli uomini che non si fermano per strada!  Che sapienza grande è per l'uomo conoscere il fine per cui è stato creato e in quella direzione dirigere la propria vita. Fermiamoci, riflettiamo, e pensiamo all'eterno. Presto ci fermeremo per sempre. Siamo diretti verso l'eternità e nessuno sà dove andremo. La malattia, la solitudine, il dolore, l'inquietudine riempiono la nostra vita e ti fanno sentire il vuoto del
    cuore.
    Dare un senso alla vita è guardare avanti, il guardare avanti è credere in Dio, perchè solo credendo il Dio troverai la soluzione dei problemi più importanti della tua esistenza, prima fra tutti il senso della vita. Chi non crede si trova nella impossibilità di dare ai propri
    problemi una risposta convincente. Bisogna accettare il mistero e solo così non si cade nell'assurdo. Nessuna vita è insignificante, Dio è nostro Padre e la vita di un figlio non è
    mai inutile per un padre.
    La vita di un figlio di Dio inizia sulla terra, nella fede e nell'amore, per culminare in cielo dove  sarai simile a Dio, perchè lo vedrai come egli è. (1 Gv 3,2).
    Carissimi, ricodiamoci che siamo di passaggio su questa terra e passiamo una volta sola.
    Cerchiamo di amare Dio e il nostro prossimo, dimenticando noi stessi per gli altri, e il nostro passaggio sarà benedetto da Dio e dagli uomini. Immaginiamo un campo (mondo) pieni di fiori (gli uomini), sappiamo tutti che spuntano alla mattina e appassiscono la sera (Salmo 89,5-6). L'uomo nasce, vive e muore. Il suo destino è l'eternità. L'uomo è come soffio, i suoi giorni come ombra che passa. (Salmo 143,4).
    Siamo stolti perchè non orientiamo la nostra vita verso la meta (il proprio destino), il nostro vivere e come se non dovessimo mai morire. Il nostro destino è l'eternità ed è l'unica cosa che veramente ci appartiene perchè non la lasceremo mai ma la possederemo per sempre.



    Maria Maistrini

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lunedì 7 settembre 2015

IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO

IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO

La Sacra Scrittura si apre con la creazione dell'uomo e della donna ad immagine e somiglianza di Dio e si chiude con la visione delle nozze dell'Agnello (Ap 19, 7-9). La missione terrena di Gesù si apre col matrimonio di Cana e si chiude con le nozze tra Cristo e la Chiesa nell'alleanza eucaristica.Nella Bibbia, l'unione sigillata da Dio tra l'uomo e la donna è dunque segno dell'unione amorosa tra Dio e l'umanità. Nel cristianesimo antico la forma della celebrazione già richiamava questo concetto col disporre che le nozze avvenissero "al cospetto della Chiesa".Sappiamo che i sinodi più antichi e i primi papi, sulle orme di Cristo e di Paolo, già emanavano prescrizioni riguardo al matrimonio; per esempio, s. Callisto, eletto nel 217, rifiutava le unioni dei divorziati, ammesse dall'autorità civile. Gli antichi padri parlano di uno stato matrimoniale apportatore di grazia per mezzo di Cristo. Vi era quindi fin dall'inizio consapevolezza della sacramentalità del matrimonio, tant'è che esso è incluso tra i sette sacramenti perfino nelle chiese orientali, che già molto presto si erano separate dalla Chiesa romana (alcune fin dal IV secolo). Il Concilio Vaticano Il ricorda che "Dio stesso è l'autore del matrimonio" (Gaudium et spes, 48). Il sacramento che la Chiesa da duemila anni celebra unisce dunque i coniugi in Dio: per questo tale unione viene definita indissolubile, in quanto la sostanza dell'unione è Dio stesso, e Dio non può "venire sciolto".Nemmeno la somma autorità della Chiesa, cui Cristo ha donato ogni potere di aprire e chiudere, può annullare il sacramento del matrimonio. “Tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cielo, disse Cristo a Pietro (Mt 16, 19); ma è significativo notare che né Pietro né alcuno dei 263 successori al soglio pontificio si servirono mai di questo potente mandato per sciogliere un solo matrimonio, anche a costo di tremende conseguenze (come accadde con lo scisma anglicano, quando il papa negò ad Enrico VIII lo scioglimento del suo matrimonio). Erroneamente taluni attribuiscono questa facoltà al tribunale ecclesiastico della Sacra Rota, che invece si limita, se interpellato, a verificare la nullità del sacramento, cioè ad accertare se particolari situazioni di costrizione od impedimenti relativi alla legge naturale od ecclesiastica abbiano compromesso la libertà del consenso; come ogni sacramento, infatti, la libertà dell'uomo è prerogativa indispensabile: se si scopre che questa era assente o viziata, il sacramento risulta mai avvenuto, nonostante le apparenze. Ma se la libertà è stata pienamente esercitata "quello che Dio ha unito l'uomo non divida", perché gli sposi "non sono più due ma una carne sola" (Mt 19,6).Il sì di due laici battezzati è dunque più potente d'ogni potere, perché è un sì all'amore definitivo di Dio.Sono gli sposi, infatti, a celebrare il sacramento del matrimonio.Accogliendo Dio come fondamento e sostanza del loro amore, elevano la propria unione all'ambito soprannaturale, cui la Grazia promette ogni assistenza. Dal punto di vista terreno, l'amore umano può anche terminare, ma dal punto di vista divino "quando il vino termina Dio lo ricrea". Le crisi della coppia sono, in questa luce, viste non come indebolimenti dell'unione ma come prove da cui, con la preghiera, se ne può uscire rafforzati.Anche ostacoli apparentemente elevatissimi sono sfide ad innalzare l'amore in modo elevatissimo.Tuttavia il matrimonio cristiano non va presentato solo all'interno di una dimensione della gioia: vi è anche un'inevitabile dimensione della croce. Talvolta la pastorale matrimoniale tende a sottolineare molto la prima e poco la seconda; ma se si prescinde dalla teologia della croce si rischia di privare del 'senso esistenziale tutte quelle unioni che, senza volontà o colpa, si sono trasformate in dolore (p.es. per morte o abbandono del coniuge, infedeltà, prevaricazione, etc.). Spesso, in questi casi, l'unica risorsa per il coniuge cristiano e fedele è la Croce di Cristo. Ma anche in tutti gli altri casi va ricordato che l'amore è sempre esposizione all'altro della propria vulnerabilità, e si è crocifissi di più proprio da chi più amiamo. Del resto il fine del matrimonio, più che la felicità terrena, è la realizzazione del Regno. E il Regno gli sposi lo costruiscono o con la loro missionarietà amorosa, l'apertura alla vita, l'educazione cristiana dei figli, o col silenzioso abbandono ai piedi della croce, offrendo a Dio i propri dolori e rimanendo al proprio posto nonostante tutto. Gloria e martirio sono infatti i due volti complementari con cui l'Amore si affaccia nella storia degli uomini, perché siano condotti dall'Agnello al trionfo delle nozze celesti.

tratto da: IL TIMONE N. 21 - ANNO IV - Settembre/Ottobre 2002 - pag. 59

sabato 5 settembre 2015

Puoi trovare Calcutta in tutto il mondo

OGGI 5 SETTEMBRE 2015, LA CHIESA CI RICORDA LA BEATA MADRE TERESA DI CALCUTTA, UNA PICCOLA DONNA MA UNA "GIGANTE DI DIO" PER L'INFINITO AMORE CHE HA SAPUTO DONARE AGLI ULTIMI DELLA TERRA.
Il messaggio di cui è si è fatta portatrice a distanza di anni conserva intatta la sua forza: “Puoi trovare Calcutta in tutto il mondo – lei diceva – , se hai occhi per vedere. Dovunque ci sono i non amati, i non voluti, i non curati, i respinti, i dimenticati”.
I suoi figli spirituali continuano in tutto il mondo a servire “i più poveri tra i poveri” in orfanotrofi, lebbrosari, case di accoglienza per anziani, ragazze madri, moribondi.
In tutto sono 5000, compresi i due rami maschili, meno noti, distribuiti in circa 600 case sparse per il mondo; senza contare le molte migliaia di volontari e laici consacrati che portano avanti le sue opere. “Quando sarò morta – diceva lei -, potrò aiutarvi di più…”.
Madre Teresa, la piccola "matitina" di Dio, Amava pregare, aveva spesso lunghi colloqui con Dio, momenti di comunione spirituale di figlia con il Padre Celeste, per adorarlo, lodarlo, imparare a conoscere la Sua volontà. Chi, guardandola mentre pregava in ginocchio, al modo indiano, a volte appoggiata al muro della Cappella per la stanchezza del suo costante peregrinare per il mondo, non è stato spinto a imitarla nel suo abbandono confidente a Dio Padre, a cui ella si rivolgeva con tenera devozione., riverenza profonda, grande umiltà e semplicità. Il suo dialogo con Dio era costante. Dio parlava a lei e lei si donava totalmente a Lui. Ed è grazie a questa esperienza di preghiera che M.Teresa insegna: " LA PREGHIERA NON E' CHIEDERE, LA PREGHIERA E' METTERSI NELLE MANI DI DIO, METTERSI A SUA DISPOSIZIONE, E ASCOLTARE LA SUA VOCE NEL PROFONDO DEL CUORE". Infatti la Bibbia insegna: "Prima della preghiera prepara il tuo cuore, perché tu non sembri uno che tenta Dio".
Madre Teresa insegna che la preghiera va fatta senza fretta, dolcemente perché "l'anima ha bisogno di tempo, di allontanarsi e di pregare, di usare la bocca, di usare gli occhi, di usare tutto il corpo.
LA VITA...
La vita è un'opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un'avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.
Madre Teresa di Calcutta

martedì 25 agosto 2015

A te che soffri


A TE CHE SOFFRI!

Carissimo/a, davanti al mistero del dolore bisogna chinare il capo. I pensieri di Dio non sono i nostri pensieri come le sue vie non sono le nostre vie. Una cosa è certa che Lui ci ama di un amore incondizionato e per ognuno di noi ha un disegno d'amore un piano di grazia. Certo la vita è un grosso Orto degli Ulivi a volte giungono delle croci pesanti che ti pongono di fronte a un vuoto senza fondo, mentre senti che il tuo cuore ha bisogno di pienezza perché lo senti vuoto un vuoto che solo Dio può colmare.
Pregheremo per te fratello/sorella, con tutto l'ardore anche se sono certa che Dio non è mai stato così presente nella tua vita come ora, Lui ti è vicino e ti aiuta a lenire il dolore affinché non venga mai meno la tua fede nella sofferenza. Il dolore è come l'amore senza l'amore non puoi vivere, senza dolore non puoi amare, il mistero è tutto qui!
Ave Maria!

E' tempo di preghiera forte

Bisogna pregare tanto e chiedere con molta umiltà a Dio, il dono della fede. E' tempo di preghiera "Forte" 
è tempo di conversione e riconciliazione col Divino. 
Convertirsi significa orientare la propria vita mettendo Dio e la Sua Volontà nel proprio vissuto
quotidiano. L'orientamento e la conversione verso Dio ci porta a liberare il nostro cuore dagli
idoli che hanno sostituito Dio: denaro, potere, sesso e tante altre cose.  Impegniamoci seriamente ad  amare e meditare la Sacra Scrittura che è incarnazione della Parola di Dio; essa ci insegna
a vedere Cristo in ogni fratello. Dio, dunque, è Padre di Misericordia e Padre di tutti. Con noi, c'è Maria ad infonderci speranza e forza per superare sassi e spine senza dolore. Maria ci esorta a vivere il nostro cammino spirituale con concretezza di opere e non con
inutile verbalismo, ci porta ad ad amare Dio con tutte le nostre
forze non tralasciando l'amore verso il prossimo.  La dimensione della nostra vita spirituale che ha per fondamento la comunione, sbocca nell'amore di Dio con noi stessi e con i fratelli.
Ave Maria!

Maria Maistrini

lunedì 20 aprile 2015

I 7 consigli di Sant'Ambrogio per educare tuo figlio

Sul frigorifero di casa, mio padre, un giorno appese un foglio con questa citazione: “Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e la stima che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio delle passioni, il gusto per le cose belle e l’arte, la forza anche di sorridere.” firmatoSant'Ambrogio.

Ogni volta che aprivo il frigo l'occhio mi cadeva sempre su una o due parole. E anche se ero distratto, non potevo non fare i conti con quanto era scritto su quel foglietto che ingialliva col passare degli anni, ma che imperterrito restava lì. Come se Sant'Ambrogio continuasse a dirmi “guarda che queste parole le ho preparate per te: valevano quando le ho scritte, valgono ora e varranno per sempre”.

Oggi mi appresto a diventare padre e per la prima volta rileggo queste righe in qualità di soggetto e non più solo di “oggetto” (dico "solo" perché comunque si resta sempre figli). Un senso di impotenza, misto a timore, pervadono il mio cuore. Sarò un buon padre? Saprò accompagnare mio figlio nella strada che è stata preparata per lui? E poi che ne sarà di lui? La sfida sta per cominciare. Ed essere dentro la compagnia della Chiesa, con un grande alleato come Sant'Ambrogio non può che rendere più gustoso e avvincente l'inizio di questo cammino.

Desidero quindi condividere con tutti voi il testo che va a completare la citazione. E' un estratto dai "Sette dialoghi con Ambrogio, Vescovo di Milano" (Centro Ambrosiano, 1996).

1. L’educazione dei figli è impresa per adulti disposti ad una dedizione che dimentica se stessa: ne sono capaci marito e moglie che si amano abbastanza da non mendicare altrove l’affetto necessario.

2. Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno: non sognate per loro i vostri desideri. Basterà che sappiano amare il bene e guardarsi dal male e che abbiano in orrore la menzogna.

3. Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro; siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio anche quando sembrerà che si dimentichino di voi.

4. Non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande, non siate voi la zavorra che impedisce di volare.

5. Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna, e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è insopportabile una vita vissuta per niente.

6. Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e la stima che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio delle passioni, il gusto per le cose belle e l’arte, la forza anche di sorridere. E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato: e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato.

7. I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia in Dio e il gusto di vivere bene.

sabato 18 aprile 2015

Credo fermamente all'amore di Dio che ha per noi

Credo fermamente all'amore di Dio che ha per noi. 

Crediamo all'amore di Dio per noi. La Trinità: un dogma che può sembrare lontano e non toccare la vita. Invece è rivelazione del segreto del vivere, della sapienza sulla vita, sulla morte, sull'amore, e mi dice: in principio a tutto è il legame. Un solo Dio in tre persone: Dio non è in se stesso solitudine ma comunione, l'oceano della sua essenza vibra di un infinito movimento d'amore, reciprocità, scambio, incontro, famiglia, festa. Quando nell'«in principio» Dio dice: «Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza», l'immagine di cui parla non è quella del Creatore, non quella dello Spirito, né quella del Verbo eterno di Dio, ma è tutte queste cose insieme. L'UOMO È CREATO A IMMAGINE DELLA TRINITÀ. E la relazione è il cuore dell'essenza di Dio e dell'uomo. Ecco perché la solitudine mi pesa e mi fa paura, perché è contro la mia natura. Ecco perché quando amo o trovo amicizia sto così bene, perché è secondo la mia vocazione. In principio a tutto sta un legame d'amore, che il Vangelo annuncia: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio». Nel Vangelo il verbo amare si traduce sempre con un altro verbo concreto, pratico, forte: il verbo dare. Amare equivale a dare, il verbo delle mani che offrono. «Dio ha tanto amato», centro del Vangelo di Giovanni, che ha la definizione più folgorante di Dio: Dio è amore; che vuole portarci a confessare: noi abbiamo creduto all'amore che Dio ha per noi! Se mi domandano: tu cristiano a che cosa credi? La risposta spontanea è: credo in Dio Padre, in Gesù crocifisso e risorto, la Chiesa... Giovanni indica una risposta diversa: il cristiano crede all'amore. Noi abbiamo creduto all'amore.
 Dio ha tanto amato il mondo. Non solo l'uomo, è il mondo che è amato, la terra e gli animali e le piante e la creazione intera. E SE LUI HA AMATO, ANCH'IO DEVO AMARE QUESTA TERRA, I SUOI SPAZI, I SUOI FIGLI, IL SUO VERDE, I SUOI FIORI, LA SUA BELLEZZA. TERRA AMATA. La festa della Trinità è specchio del mio cuore profondo e del senso ultimo dell'universo. Incamminato verso un Padre che è la fonte della vita, verso un Figlio che mi innamora, verso uno Spirito che accende di comunione le mie solitudini, io mi sento piccolo e tuttavia abbracciato dal mistero. Piccolo ma abbracciato, come un bambino. Abbracciato dentro un vento in cui naviga l'intero creato e che ha nome comunione.    
 

mercoledì 1 aprile 2015

Il Papa spiega il Triduo Pasquale


Il Papa spiega il Triduo Pasquale      

UDIENZA GENERALE, Piazza San Pietro, Mercoledì 1° aprile 2015

Il Triduo Pasquale



Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Domani è il Giovedì Santo. Nel pomeriggio, con la Santa Messa “nella Cena del Signore”, avrà inizio il Triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, che è il culmine di tutto l’anno liturgico e anche il culmine della nostra vita cristiana.

Giovedì Santo
Il Triduo si apre con la commemorazione dell’Ultima Cena. Gesù, la vigilia della sua passione, offrì al Padre il suo corpo e il suo sangue sotto le specie del pane e del vino e, donandoli in nutrimento agli Apostoli, comandò loro di perpetuarne l’offerta in sua memoria. Il Vangelo di questa celebrazione, ricordando la lavanda dei piedi, esprime il medesimo significato dell’Eucaristia sotto un’altra prospettiva. Gesù – come un servo – lava i piedi di Simon Pietro e degli altri undici discepoli (cfr Gv 13,4-5). Con questo gesto profetico, Egli esprime il senso della sua vita e della sua passione, quale servizio a Dio e ai fratelli: «Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire» (Mc 10,45).

Questo è avvenuto anche nel nostro Battesimo, quando la grazia di Dio ci ha lavato dal peccato e ci siamo rivestiti di Cristo (cfr Col 3,10). Questo avviene ogni volta che facciamo il memoriale del Signore nell’Eucaristia: facciamo comunione con Cristo Servo per obbedire al suo comandamento, quello di amarci come Lui ci ha amato (cfr Gv 13,34; 15,12). Se ci accostiamo alla santa Comunione senza essere sinceramente disposti a lavarci i piedi gli uni agli altri, noi non riconosciamo il Corpo del Signore. E’ il servizio di Gesù che dona sé stesso, totalmente.

Venerdì Santo
Poi, dopodomani, nella liturgia del Venerdì Santo meditiamo il mistero della morte di Cristo e adoriamo la Croce. Negli ultimi istanti di vita, prima di consegnare lo spirito al Padre, Gesù disse: «E’ compiuto!» (Gv 19,30). Che cosa significa questa parola?, che Gesù dica: “E’ compiuto”? Significa che l’opera della salvezza è compiuta, che tutte le Scritture trovano il loro pieno compimento nell’amore del Cristo, Agnello immolato. Gesù, col suo Sacrificio, ha trasformato la più grande iniquità nel più grande amore.

Nel corso dei secoli ci sono uomini e donne che con la testimonianza della loro esistenza riflettono un raggio di questo amore perfetto, pieno, incontaminato. Mi piace ricordare un eroico testimone dei nostri giorni, Don Andrea Santoro, sacerdote della diocesi di Roma e missionario in Turchia. Qualche giorno prima di essere assassinato a Trebisonda, scriveva: «Sono qui per abitare in mezzo a questa gente e permettere a Gesù di farlo prestandogli la mia carne … Si diventa capaci di salvezza solo offrendo la propria carne. Il male del mondo va portato e il dolore va condiviso, assorbendolo nella propria carne fino in fondo, come ha fatto Gesù» (A. Polselli, Don Andrea Santoro, le eredità, Città Nuova, Roma 2008, p. 31).

Questo esempio di un uomo dei nostri tempi, e tanti altri, ci sostengano nell’offrire la nostra vita come dono d’amore ai fratelli, ad imitazione di Gesù. E anche oggi ci sono tanti uomini e donne, veri martiri che offrono la loro vita con Gesù per confessare la fede, soltanto per questo motivo. E’ un servizio, servizio della testimonianza cristiana fino al sangue, servizio che ci ha fatto Cristo: ci ha redento fino alla fine. E questo è il significato di quella parola “E’ compiuto”.

“Signore, ho fatto tutto quello che ho potuto fare. E’ compiuto”
Che bello sarà che tutti noi, alla fine della nostra vita, con i nostri sbagli, i nostri peccati, anche con le nostre buone opere, con il nostro amore al prossimo, possiamo dire al Padre come Gesù: “E’ compiuto”; non con la perfezione con cui lo ha detto Lui, ma dire: “Signore, ho fatto tutto quello che ho potuto fare. E’ compiuto”. Adorando la Croce, guardando Gesù, pensiamo all’amore, al servizio, alla nostra vita, ai martiri cristiani, e anche ci farà bene pensare alla fine della nostra vita. Nessuno di noi sa quando avverrà questo, ma possiamo chiedere la grazia di poter dire: “Padre, ho fatto quello che ho potuto. E’ compiuto”.

Sabato Santo
Il Sabato Santo è il giorno in cui la Chiesa contempla il “riposo” di Cristo nella tomba dopo il vittorioso combattimento della croce. Nel Sabato Santo la Chiesa, ancora una volta, si identifica con Maria: tutta la sua fede è raccolta in Lei, la prima e perfetta discepola, la prima e perfetta credente. Nell’oscurità che avvolge il creato, Ella rimane sola a tenere accesa la fiamma della fede, sperando contro ogni speranza (cfr Rm 4,18) nella Risurrezione di Gesù.

Pasqua
E nella grande Veglia Pasquale, in cui risuona nuovamente l’Alleluia, celebriamo Cristo Risorto centro e fine del cosmo e della storia; vegliamo pieni di speranza in attesa del suo ritorno, quando la Pasqua avrà la sua piena manifestazione.

La nostra vita non finisce davanti alla pietra di un sepolcro
A volte il buio della notte sembra penetrare nell’anima; a volte pensiamo: “ormai non c’è più nulla da fare”, e il cuore non trova più la forza di amare… Ma proprio in quel buio Cristo accende il fuoco dell’amore di Dio: un bagliore rompe l’oscurità e annuncia un nuovo inizio, qualcosa incomincia nel buio più profondo. Noi sappiamo che la notte è “più notte”, è più buia poco prima che incominci il giorno. Ma proprio in quel buio è Cristo che vince e che accende il fuoco dell’amore. La pietra del dolore è ribaltata lasciando spazio alla speranza. Ecco il grande mistero della Pasqua! In questa santa notte la Chiesa ci consegna la luce del Risorto, perché in noi non ci sia il rimpianto di chi dice “ormai…”, ma la speranza di chi si apre a un presente pieno di futuro: Cristo ha vinto la morte, e noi con Lui. La nostra vita non finisce davanti alla pietra di un sepolcro, la nostra vita va oltre con la speranza in Cristo che è risorto proprio da quel sepolcro. Come cristiani siamo chiamati ad essere sentinelle del mattino, che sanno scorgere i segni del Risorto, come hanno fatto le donne e i discepoli accorsi al sepolcro all’alba del primo giorno della settimana.

Cari fratelli e sorelle, in questi giorni del Triduo Santo non limitiamoci a commemorare la passione del Signore, ma entriamo nel mistero, facciamo nostri i suoi sentimenti, i suoi atteggiamenti, come ci invita a fare l’apostolo Paolo: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5). Allora la nostra sarà una “buona Pasqua”.

[...]

Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. Cari fratelli e sorelle, in questi giorni del Triduum Sacrum, rivivendo la passione del nostro Signore, entriamo nel mistero e seguiamo l’invito dell’apostolo Paolo: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5). Allora la nostra sarà una “buona Pasqua”.
Domani cade il decimo anniversario della morte di San Giovanni Paolo II
Domani cade il decimo anniversario della morte di San Giovanni Paolo II. Lo ricordiamo come grande Testimone di Cristo sofferente, morto e risorto, e gli chiediamo di intercedere per noi, per le famiglie, per la Chiesa, affinché la luce della risurrezione risplenda su tutte le ombre della nostra vita e ci riempia di gioia e di pace. Sia lodato Gesù Cristo!

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana. Sono lieto di accogliere gli universitari riuniti a Roma per l’incontro Internazionale UNIV e gli studenti dell’Istituto San Vincenzo de’ Paoli di Reggio Emilia, che ricordano i 150 anni di attività: vi esorto a crescere nell’amicizia con il Signore, perché “quello che serve non è una vita comoda ma un cuore innamorato”. Saluto i partecipanti alla Marcia Internazionale Montefortiana di Verona; i membri dell’Unione Camere Penali Italiane e i gruppi parrocchiali, in particolare la delegazione di Pescia. A tutti auguro che il Triduo Pasquale, centro della fede e della vita della Chiesa, sia occasione per entrare pienamente nel mistero della morte e risurrezione di Gesù.

Sono lieto di accogliere gli universitari riuniti a Roma per l’incontro Internazionale UNIV
Un pensiero speciale rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Domani ricorre il decimo anniversario della morte di San Giovanni Paolo II: il suo esempio e la sua testimonianza sono sempre vivi tra noi. Cari giovani, imparate ad affrontare la vita con il suo ardore e il suo entusiasmo; cari ammalati, portate con gioia la croce della sofferenza come egli ci ha insegnato; e voi, cari sposi novelli, mettete sempre Dio al centro, perché la vostra storia coniugale abbia più amore e più felicità.

mercoledì 25 marzo 2015

Ave Maria!

Ave Maria!

Ave, o Maria, piena di grazia,
santissima sposa dello Spirito Santo,
Madre dolcissima, beatissima donna
immacolata: carità perfetta,
purissima vergine: Sì dell'umanità!
Il Signore è con te: in te ha rivelato
la sua gloria e l'amore che abbraccia
tutte le creature nella Santissima
misericordia per l'umanità sofferente.
Tu sei benedetta fra le donne,
Regina dei cieli, abbracciaci
e proteggici col tuo bianco manto
risplendente di sole.
E benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù:
Tu soltanto col tuo sì immacolato
hai cullato il buon Gesù,
Nostro Signore e Santissimo Salvatore
dell'umanità peccatrice;
Tu soltanto col tuo sì
hai permesso tutto questo,
e in te il Padre e il Figlio
con lo Spirito Santo
si sono compiaciuti.
Santa Maria, Madre di Dio:
Tu sei Santa, Santissima
Vergine Maria, modello di santità,
perla del Paradiso e gloria dell'umanità;
Dio, che nel suo infinito amore
non ci abbandonò nel peccato,
ci diede Maria come madre
e Gesù come fratello,
ci chiede solo il nostro sì.
Prega per noi peccatori,
e per tutti quelli che non ti conoscono
o rifiutano il tuo amore,
che sono nelle tenebre
e non accettano la Verità
e la vera luce.
Adesso e nell'ora della nostra morte,
Vergine Santa, Madre nostra,
allarga il tuo manto,
proteggici dal nemico,
e con amore chiudici
gli occhi dolcemente.
Amen
Maria Maistrini

Il Santo Rosario del Vaticano...pregate con me!!!







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Esposizione dei misteri

Il Rosario è composto di venti "misteri" (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone.

La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

«Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti» (Rosarium Virginis Mariae, n. 38).

Per aiutare l'itinerario meditativo-contemplativo del Rosario, ad ogni "mistero" sono riportati due testi di riferimento: il primo della Sacra Scrittura, il secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica.



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