giovedì 26 settembre 2013

La sofferenza




 La sofferenza non è il nostro fine ultimo. Il nostro fine ultimo è la felicità. La sofferenza ci prende per mano e ci conduce alla vita eterna. Questa è una certezza Luigi, sai è un po come un uccellino che canta pur trovandosi in mezzo ai rovi con spine. Comunque sia, per poter comprendere la sofferenza degli altri devi prima essere passato tu per quel crogiolo, solo dopo puoi capire quanto dolore e angoscia c'è in un cuore sofferente. Il dolore ti fa aprire gli occhi che prima tenevi chiusi.

mercoledì 25 settembre 2013

Chi sono gli angeli

Domande e Risposte

Chi sono gli angeli?

       
Gli angeli ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra.
Matteo 4, 6

1. L'esistenza degli angeli è una verità di fede? Chi sono gli angeli?
L'esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede, cioè rivelata da Dio. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l'unanimità della Tradizione.

Sant'Agostino dice a loro riguardo: «La parola "angelo" designa l'ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura, si risponde che è spirito; se si chiede l'ufficio, si risponde che è angelo: è spirito per quello che è, mentre per quello che compie è angelo» (Enarratio in Psalmum 103, 1, 15). In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. Poichè lo stesso Gesù Cristo dice che «vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18,10), essi sono «potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola», come spiega in un altro punto (Sal 103,20) la Sacra Scrittura.

Gli angeli sono stati creati da Dio per una libera decisione della sua volontà, sono esseri intelligenti e liberi. Superano in perfezione tutte le creature visibili.
Catechismo della Chiesa Cattolica, 328-330

Contemplare il mistero
Tutti i cristiani, per mezzo della comunione dei santi, ricevono tutte le grazie che ogni singola Messa diffonde, sia che si celebri dinanzi a migliaia di persone, sia che aiuti il sacerdote, unica persona presente, un bambino e per giunta distratto. In qualunque caso, la terra e il Cielo si uniscono per intonare con gli Angeli del Signore: Sanctus, Sanctus, Sanctus... Io acclamo ed esulto con gli angeli; e non mi riesce difficile, perché so di essere circondato da loro, quando celebro la Santa Messa. Essi adorano la Trinità.
È Gesù che passa, 89

La tradizione cristiana descrive l'Angelo Custode come un grande amico che Dio ha messo accanto a ogni uomo per accompagnarlo nel suo cammino. E per questo ci invita a conoscerlo, a rivolgerci a lui.
È Gesù che passa, 63

2. Qual è la missione degli angeli nella storia della salvezza degli uomini?
Fin dalla creazione del mondo, incontriamo degli angeli che annunciano da lontano o da vicino la salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il paradiso terrestre, trattengono la mano di Abramo, guidano il popolo di Israele, annunziano nascite e vocazioni, assistono i profeti.

In particolare essi sono presenti dall'Incarnazione del Figlio di Dio. È l'angelo Gabriele che annunzia a Zaccaria la nascita di Giovanni il Battista, il Precursore, e a Maria il concepimento di Gesù per opera dello Spirito Santo e la sua nascita.

"L'Annunciazione" del Beato Angelico.

Dall'Incarnazione all'Ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall'adorazione e dal servizio degli angeli. Il loro canto di lode alla nascita di Cristo non ha cessato di risuonare nella lode della Chiesa: «Gloria a Dio...». Essi proteggono l'infanzia di Gesù, servono Gesù nel deserto, lo confortano durante l'agonia del Getsemani, e sono ancora gli angeli che annunciano la Risurrezione di Cristo. Al ritorno di Cristo, che essi annunziano, saranno là, al servizio del suo giudizio: «Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro» (Mt 13, 41-43).
Catechismo della Chiesa Cattolica, 332-333

Contemplare il mistero
Siamo dunque uomini di pace, uomini di giustizia, operatori di bene, e il Signore non sarà per noi giudice, ma amico, fratello, Amore. Ci accompagnino, in questo camminare — lieto! — nella terra, gli angeli di Dio. Prima della nascita del nostro Redentore — scrive san Gregorio Magno — noi avevamo perduto l'amicizia degli angeli. La colpa originale e i nostri peccati quotidiani ci avevano allontanato dalla loro luminosa purezza... Ma dal momento in cui noi abbiamo riconosciuto il nostro Re, gli angeli ci hanno riconosciuti come loro concittadini. E dal momento che il Re del cielo ha preso la nostra carne terrena, gli angeli non si allontanano più dalla nostra miseria. Non osano stimare inferiore alla loro questa natura che adorano vedendola esaltata al di sopra di loro nella persona del re del cielo; e non disdegnano di considerare l'uomo come compagno.
È Gesù che passa, 187
Questo è il grande ardimento della fede cristiana: proclamare il valore e la dignità della natura umana

La fede cristiana non rende quindi pusillanimi né frena gli aneliti migliori dell'anima, ma anzi li dilata e li potenzia rivelandone il senso autentico: non siamo infatti destinati a una felicità qualunque, perché siamo stati chiamati a penetrare nell'intimità divina, a conoscere e ad amare Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo e, nella Trinità e Unità di Dio, tutti gli angeli e tutti gli uomini. Questo è il grande ardimento della fede cristiana: proclamare il valore e la dignità della natura umana e affermare che, mediante la grazia che ci eleva all'ordine soprannaturale, siamo stati creati per conseguire la dignità di figli di Dio. Tanta audacia sarebbe davvero impossibile se non si basasse sul decreto di salvezza di Dio Padre e non fosse stata confermata dal sangue di Cristo, e riaffermata e resa possibile dall'azione incessante dello Spirito Santo.
È Gesù che passa, 133

"L'incoronazione della Madonna" del Beato Angelico.

Il Signore viene senza risonanza, sconosciuto a tutti. Qui in terra, soltanto Maria e Giuseppe partecipano a questa avventura divina. Poi i pastori, ai quali gli angeli recano l'annunzio. E, più tardi, quei saggi dell'Oriente. È così che ha compimento l'evento trascendente che unisce il cielo alla terra, Dio all'uomo.
È Gesù che passa, 18

3. Tutti gli angeli sono buoni?
Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c'è una voce seduttrice, che si oppone a Dio, la quale, per invidia, li fa cadere nella morte. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo. La Chiesa insegna che all'inizio era un angelo buono, creato da Dio. «Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi» (Concilio Lateranense IV, anno 1215, DS 800).
La Scrittura parla di un peccato di questi angeli. Tale "caduta" consiste nell'avere, questi spiriti creati, con libera scelta, radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno. Troviamo un riflesso di questa ribellione nelle parole rivolte dal tentatore ai nostri progenitori: "Diventerete come Dio"» (Gn 3,5). «Il diavolo è peccatore fin dal principio» (1 Gv 3,8) e «padre della menzogna» (Gv 8,44).

A far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell'infinita misericordia divina. «Non c'è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta, come non c'è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte» (San Giovanni Damasceno, Expositio fidei 18).
Catechismo della Chiesa Cattolica, 391-393

Una delle tradizionali raffigurazioni dell'Arcangelo San Michele che vince il  diavolo.
Una delle tradizionali raffigurazioni dell'Arcangelo San Michele che vince il diavolo.
Contemplare il mistero
Il demonio ha citato con perfidia l'Antico Testamento: Dio darà ordine ai suoi angeli di custodire il giusto in tutti i suoi passi. Ma Gesù, rifiutandosi di tentare il Padre, restituisce al passo biblico il suo vero significato e infatti, al momento opportuno, come conseguenza della sua fedeltà, vengono i messaggeri di Dio Padre a servirlo. La tattica usata da Satana con Gesù Nostro Signore merita d'essere considerata: si serve di passi dei libri sacri, ma ne sfigura il senso in modo blasfemo. Gesù non si lascia ingannare: il Verbo fatto carne conosce bene la Parola divina, scritta per la salvezza degli uomini e non per loro confusione e condanna. Ne possiamo dedurre che chi è unito a Gesù con l'amore non si lascerà mai ingannare da fraudolente interpretazioni della Scrittura, perché sa che è tipica opera del diavolo cercare di confondere la coscienza cristiana adoperando dolosamente le parole della Sapienza eterna per trasformare la luce in tenebre.
È Gesù che passa, 63

Falso apostolo dei sofismi, è questa la tua opera: perché hai Cristo sulla bocca, ma non in quello che fai; perché attiri con una luce, di cui sei privo; perché non hai il calore della carità, e fingi di preoccuparti degli estranei, mentre i tuoi li abbandoni; perché sei bugiardo, e la menzogna è figlia del diavolo... Pertanto, lavori per il demonio, sconcerti i seguaci del Padrone e, anche se spesso quaggiù hai successo, guai a te, nel giorno non lontano in cui verrà la nostra amica Morte e tu vedrai l'ira del Giudice, che non hai mai potuto ingannare! — I sofismi, no, Signore: i sofismi, mai.
Forgia, 1019

4. Che potere ha il diavolo?
La potenza di Satana non è infinita. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l'edificazione del regno di Dio. Sebbene Satana agisca nel mondo per odio contro Dio e il suo regno in Cristo Gesù, e sebbene la sua azione causi gravi danni – di natura spirituale e indirettamente anche di natura fisica – per ogni uomo e per la società, questa azione è permessa dalla divina provvidenza, la quale guida la storia dell'uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione divina dell'attività diabolica è un grande mistero, ma «noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28).
Catechismo della Chiesa Cattolica, 395

Contemplare il mistero
Come sembra poco furbo il diavolo!, mi facevi notare. Non capisco la sua stupidità: sempre gli stessi trucchi, sempre le stesse falsità... — Hai proprio ragione. Però noi uomini siamo ancor meno furbi e non impariamo a fare esperienza dagli errori altrui... E satana conta su tutto questo, per tentarci.
Solco, 150
Bisogna decidersi. Non si può vivere con quelle due candele che, secondo il detto popolare, ogni uomo tiene accese: una a san Michele e una al demonio. Bisogna spegnere la candela del demonio. Dobbiamo consumare la nostra vita facendola ardere tutta intera al servizio di Dio.

Potrei comportarmi meglio, essere più deciso, sprizzare più entusiasmo... Perché non lo faccio? Perché — perdonami la franchezza — sei uno sciocco: il diavolo sa fin troppo bene che una delle porte dell’anima peggio custodite è quella della stupidità umana: la vanità. Lì ora attacca con tutte le sue forze: ricordi pseudosentimentali, complesso da pecora nera in versione isterica, impressione di un’ipotetica mancanza di libertà... Che cosa aspetti a ricordarti della sentenza del Maestro: vigilate e pregate, perché non sapete né il giorno né l’ora?
Solco, 164

Ostacoli?... — A volte, ce ne sono. — Però, talvolta, te li inventi per comodità o per codardia. — Con quale abilità il diavolo fa balenare questi pretesti per non lavorare...!, perché sa bene che la pigrizia è la madre di tutti i vizi.
Solco, 505

Bisogna decidersi. Non si può vivere con quelle due candele che, secondo il detto popolare, ogni uomo tiene accese: una a san Michele e una al demonio. Bisogna spegnere la candela del demonio. Dobbiamo consumare la nostra vita facendola ardere tutta intera al servizio di Dio. Se il nostro desiderio di santità è sincero e docilmente ci mettiamo nelle mani di Dio, tutto andrà bene. Perché Dio è sempre disposto a darci la sua grazia e, specialmente in questo tempo, la grazia per una nuova conversione, per un miglioramento della nostra vita di cristiani.
È Gesù che passa, 59

5. Come gli angeli aiutano la vita della Chiesa ed ogni persona?
Tutta la vita della Chiesa beneficia dell'aiuto misterioso e potente degli angeli. Nella liturgia, la Chiesa si unisce agli angeli per adorare il Dio tre volte santo nella recita dell'Osanna; invoca la loro assistenza (In paradiso ti accompagnino gli angeli...) nella liturgia dei defunti, o ancora nell'«Inno dei cherubini» della liturgia bizantina, e celebra in particolare la memoria di alcuni angeli , come san Michele, san Gabriele, san Raffaele e gli angeli custodi.
Dal suo inizio fino all'ora della morte la vita umana è circondata dalla protezionee dall'intercessione degli angeli. «Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita» (San Basilio Magno, Adversus Eunomium, 3, 1). Fin da quaggiù, la vita cristiana partecipa, nella fede, alla beata comunità degli angeli e degli uomini, uniti in Dio.
Catechismo della Chiesa Cattolica, 334-336

Contemplare il mistero
Bevi alla fonte chiara degli “Atti degli Apostoli”: nel capitolo XII, Pietro, libero dal carcere per intervento degli Angeli, s'incammina verso la casa della madre di Marco. —Non vogliono credere alla servetta che afferma che Pietro è lì, alla porta. “Angelus eius est!” —sarà il suo Angelo, dicevano. —Ammira con quale fiducia trattavano i loro Custodi i primi cristiani. —E tu?
Cammino, 570

Particolare della
Particolare della "Annunciazione" del Beato Angelico.
L’Angelo Custode ci accompagna sempre come testimone di eccezione. Sarà Lui che, nel tuo giudizio particolare, ricorderà le delicatezze che avrai avuto verso nostro Signore, durante la tua vita. Di più: qualora ti sentissi perduto per le tremende accuse del nemico, il tuo Angelo presenterà quegli slanci intimi del cuore — forse da te stesso dimenticati —, quelle manifestazioni di amore che avrai dedicato a Dio Padre, a Dio Figlio, a Dio Spirito Santo. Pertanto, non dimenticare mai il tuo Angelo Custode, e questo Principe del Cielo non ti abbandonerà né adesso, né al momento decisivo.
Solco, 693

Non possiamo avere la pretesa che gli Angeli ci obbediscano... Però, abbiamo l'assoluta sicurezza che i Santi Angeli ci ascoltano sempre.
Forgia, 339

Quando hai qualche necessità, qualche contrarietà — piccola o grande —, invoca il tuo Angelo Custode, perché la risolva con Gesù oppure ti presti quel servizio che di volta in volta ti occorre.
Forgia, 931

Quando hai qualche necessità, qualche contrarietà — piccola o grande —, invoca il tuo Angelo Custode, perché la risolva con Gesù oppure ti presti quel servizio che di volta in volta ti occorre
Dobbiamo imparare a trattare gli angeli. Rivolgiamoci a loro in questo momento. Parla al tuo Angelo Custode e digli che le acque soprannaturali della Quaresima non stanno passando invano sulla tua anima, ma penetrano in profondità, perché il tuo cuore è contrito. Chiedigli di presentare al Signore quella buona volontà che la grazia fa germogliare dalla tua miseria come un giglio che fiorisce nel letame. Sancti Angeli, custodes nostri, defendite nos in proelio, ut non pereamus in tremendo iudicio (da una preghiera a San Michele, nelle sue feste liturgiche): santi Angeli Custodi, difendeteci nella battaglia, affinché non sia decretata la nostra morte nel tremendo giudizio.
È Gesù che passa, 63

Domando al Signore che ci conceda, finché siamo sulla terra, di non separarci mai dal divino Viandante. Per questo, dobbiamo favorire anche la nostra amicizia con gli Angeli Custodi. Tutti abbiamo bisogno di compagnia: compagnia del Cielo e della terra. Siate devoti agli Angeli Custodi! È molto umana l'amicizia, ma è anche molto divina: come la nostra vita, che è divina e umana. Ricordate la parola del Signore: Non vi chiamo più servi, ma amici. Egli ci insegna ad aver confidenza con gli amici di Dio, che già sono in cielo, e con le creature che ci vivono accanto, anche quelle che sembrano lontane dal Signore, per invogliarle a seguire la buona strada.
Amici di Dio, 315

martedì 24 settembre 2013

Eccomi

Novena all'Angelo Custode




lunedì 23 settembre 2013

Pietre dell'eterno edificio

Pietre dell’eterno edificio

Con ripetuti colpi di salutare scalpello e con diligente ripulitura l’Artista divino vuole preparare le pietre con le quali costruire l’edificio eterno. Così canta la nostra tenerissima madre, la santa Chiesa Cattolica, nell’inno dell’ufficio della dedicazione della chiesa. E così è veramente.
Molto giustamente si può affermare che ogni anima destinata alla gloria eterna è costituita per innalzare l’edificio eterno. Un muratore che vuole edificare una casa innanzi tutto deve ben ripulire le pietre che vuole usare per la costruzione. Cosa che ottiene a colpi di martello e scalpello. Allo stesso modo si comporta il Padre celeste con le anime elette, che la somma sapienza e provvidenza fin dall’eternità ha destinate ad innalzare l’edificio eterno.
Dunque, l’anima destinata a regnare con Gesù Cristo nella gloria eterna deve essere ripulita a colpi di martello e di scalpello, di cui l’Artista divino si serve per preparare le pietre, cioè le anime elette. Ma quali sono questi colpi di martello e di scalpello? Sorella mia, sono le ombre, i timori, le tentazioni, le afflizioni di spirito e i tremori spirituali con qualche aroma di desolazione e anche il malessere fisico.
Ringraziate, quindi, l’infinita pietà dell’eterno Padre che tratta così la vostra anima perché destinata alla salvezza. Perché non gloriarsi di questo trattamento amoroso del più buono di tutti i padri? Aprite il cuore a questo celeste medico delle anime e abbandonatevi con piena fiducia tra le sue santissime braccia. Egli vi tratta come gli eletti, affinché seguiate Gesù da vicino sull’erta del Calvario. Io vedo con gioia e con vivissima commozione dell’animo come la grazia ha operato in voi.

Dalle lettere di san Pio da Pietrelcina, sacerdote
(Edizione 1994: II, 87-90, n. 8)
 
"Tutto per il Cuore di Gesù, attraverso il Cuore di Maria" 

domenica 15 settembre 2013

CANTICO DEI CANTICI


 

Piccola introduzione al Cantico dei Cantici

Il Cantico del Cantici ci conduce per mano sulla strada dell’amore; ci presenta la storia di un vero amore, nato spontaneo, come giglio fra i campi, tra una giovane e un giovane di umili condizioni sociali.
Tale amore evidenzia la donazione completa e reciproca di due: scompare in questa unione l’egoismo innato dell’uomo e fiorisce con la loro
primaverile gioventù il desiderio di donarsi.
Nel Cantico dei Cantici viene evidenziato che tale amore permetterà
ai due di distaccarsi completamente dai beni materiali; ad esso,
non avendo bisogno di “fronzoli”, basterà semplicemente di esistere.
Questo grande amore si salda nei giovani cuori, non lasciando spazio 
ad altri sentimenti, che potrebbero turbare sul nascere l’intima
donazione che esso comporta.
Con tali alte e sublimi considerazioni sull’amore, che può nascere tra gli esseri umani, il Cantico dei Cantici ci apre la strada ad un amore ancora più grande: l’amore verso Dio, l'unico capace di unire insieme tutti gli uomini per sempre: legati con Dio profondamente.
Scompare pertanto l’amore egoista del bambino verso la mamma;
scompare l’amore della mamma, che è comunque limitato ai suoi figli;
scompare perfino il grande amore di donazione di due giovani, poiché comunque circoscritto e limitato.
Ecco, dunque, che il Cantico dei Cantici ci fa comparire all’orizzonte la
Nascita del più grande amore, di cui può essere capace l’uomo: L’AMORE UNIVERSALE!
Passeremo dall’amore egoista, all’amore altruista; dall’amore di donazione,
all’amore di contemplazione.

Cantico dei cantici, che è di Salomone.

La sposa

[2]Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino.
[3]Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi,
profumo olezzante è il tuo nome,
per questo le giovinette ti amano.
[4]Attirami dietro a te, corriamo!
M'introduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo per te,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
A ragione ti amano!


Maria Maistrini

giovedì 12 settembre 2013

LETTERA A CHI NON CREDE

LETTERA A CHI NON CREDE

PAPA FRANCESCO RISPONDE AL GIORNALISTA 
EUGENIO SCALFARI SUL QUOTIDIANO «LA REPUBBLICA»


Pregiatissimo Dottor Scalfari, 

è con viva cordialità che, sia pure solo a grandi linee, vorrei cercare con questa mia di rispondere alla lettera che, dalle pagine di Repubblica, mi ha voluto indirizzare il 7 luglio con una serie di sue personali riflessioni, che poi ha arricchito sulle pagine dello stesso quotidiano il 7 agosto. La ringrazio, innanzi tutto, per l’attenzione con cui ha voluto leggere l’Enciclica Lumen fidei. Essa, infatti, nell’intenzione del mio amato Predecessore, Benedetto XVI, che l’ha concepita e in larga misura redatta, e dal quale, con gratitudine, l’ho ereditata, è diretta non solo a confermare nella fede in Gesù Cristo coloro che in essa già si riconoscono, ma anche a suscitare un dialogo sincero e rigoroso con chi, come Lei, si definisce «un non credente da molti anni interessato e affascinato dalla predicazione di Gesù di Nazaret».

Mi pare dunque sia senz’altro positivo, non solo per noi singolarmente ma anche per la società in cui viviamo, soffermarci a dialogare su di una realtà così importante come la fede, che si richiama alla predicazione e alla figura di Gesù.

Penso vi siano, in particolare, due circostanze che rendono oggi doveroso e prezioso questo dialogo. Esso, del resto, costituisce, come è noto, uno degli obiettivi principali del Concilio Vaticano II, voluto da Giovanni XXIII, e del ministero dei Papi che, ciascuno con la sua sensibilità e il suo apporto, da allora sino ad oggi hanno camminato nel solco tracciato dal Concilio.

La prima circostanza — come si richiama nelle pagine iniziali dell’Enciclica — deriva dal fatto che, lungo i secoli della modernità, si è assistito a un paradosso: la fede cristiana, la cui novità e incidenza sulla vita dell’uomo sin dall’inizio sono state espresse proprio attraverso il simbolo della luce, è stata spesso bollata come il buio della superstizione che si oppone alla luce della ragione. Così tra la Chiesa e la cultura d’ispirazione cristiana, da una parte, e la cultura moderna d’impronta illuminista, dall’altra, si è giunti all’incomunicabilità. È venuto ormai il tempo, e il Vaticano II ne ha inaugurato appunto la stagione, di un dialogo aperto e senza preconcetti che riapra le porte per un serio e fecondo incontro.

La seconda circostanza, per chi cerca di essere fedele al dono di seguire Gesù nella luce della fede, deriva dal fatto che questo dialogo non è un accessorio secondario dell’esistenza del credente: ne è invece un’espressione intima e indispensabile. Mi permetta di citarLe in proposito un’affermazione a mio avviso molto importante dell’Enciclica: poiché la verità testimoniata dalla fede è quella dell’amore — vi si sottolinea — «risulta chiaro che la fede non è intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta l’altro. Il credente non è arrogante; al contrario, la verità lo fa umile, sapendo che, più che possederla noi, è essa che ci abbraccia e ci possiede. Lungi dall’irrigidirci, la sicurezza della fede ci mette in cammino, e rende possibile la testimonianza e il dialogo con tutti» (n. 34). È questo lo spirito che anima le parole che le scrivo.

La fede, per me, è nata dall’incontro con Gesù. Un incontro personale, che ha toccato il mio cuore e ha dato un indirizzo e un senso nuovo alla mia esistenza. Ma al tempo stesso un incontro che è stato reso possibile dalla comunità di fede in cui ho vissuto e grazie a cui ho trovato l’accesso all’intelligenza della Sacra Scrittura, alla vita nuova che come acqua zampillante scaturisce da Gesù attraverso i Sacramenti, alla fraternità con tutti e al servizio dei poveri, immagine vera del Signore. 

Senza la Chiesa — mi creda — non avrei potuto incontrare Gesù, pur nella consapevolezza che quell’immenso dono che è la fede è custodito nei fragili vasi d’argilla della nostra umanità. Ora, è appunto a partire di qui, da questa personale esperienza di fede vissuta nella Chiesa, che mi trovo a mio agio nell’ascoltare le sue domande e nel cercare, insieme con Lei, le strade lungo le quali possiamo, forse, cominciare a fare un tratto di cammino insieme.

Mi perdoni se non seguo passo passo le argomentazioni da Lei proposte nell’editoriale del 7 luglio. Mi sembra più fruttuoso — o se non altro mi è più congeniale — andare in certo modo al cuore delle sue considerazioni. Non entro neppure nella modalità espositiva seguita dall’Enciclica, in cui Lei ravvisa la mancanza di una sezione dedicata specificamente all’esperienza storica di Gesù di Nazaret.

Osservo soltanto, per cominciare, che un’analisi del genere non è secondaria. Si tratta infatti, seguendo del resto la logica che guida lo snodarsi dell’Enciclica, di fermare l’attenzione sul significato di ciò che Gesù ha detto e ha fatto e così, in definitiva, su ciò che Gesù è stato ed è per noi. Le Lettere di Paolo e il Vangelo di Giovanni, a cui si fa particolare riferimento nell’Enciclica, sono costruiti, infatti, sul solido fondamento del ministero messianico di Gesù di Nazaret giunto al suo culmine risolutivo nella pasqua di morte e risurrezione.

Dunque, occorre confrontarsi con Gesù, direi, nella concretezza e ruvidezza della sua vicenda, così come ci è narrata soprattutto dal più antico dei Vangeli, quello di Marco. Si costata allora che lo “scandalo” che la parola e la prassi di Gesù provocano attorno a lui derivano dalla sua straordinaria “autorità”: una parola, questa, attestata fin dal Vangelo di Marco, ma che non è facile rendere bene in italiano. La parola greca è exousìa, che alla lettera rimanda a ciò che “proviene dall’essere” che si è. Non si tratta di qualcosa di esteriore o di forzato, dunque, ma di qualcosa che emana da dentro e che si impone da sé. Gesù in effetti colpisce, spiazza, innova a partire — egli stesso lo dice — dal suo rapporto con Dio, chiamato familiarmente Abbà, il quale gli consegna questa “autorità” perché egli la spenda a favore degli uomini.

Così Gesù predica «come uno che ha autorità», guarisce, chiama i discepoli a seguirlo, perdona... cose tutte che, nell’Antico Testamento, sono di Dio e soltanto di Dio. La domanda che più volte ritorna nel Vangelo di Marco: «Chi è costui che...?», e che riguarda l’identità di Gesù, nasce dalla costatazione di una autorità diversa da quella del mondo, un’autorità che non è finalizzata ad esercitare un potere sugli altri, ma a servirli, a dare loro libertà e pienezza di vita. E questo sino al punto di mettere in gioco la propria stessa vita, sino a sperimentare l’incomprensione, il tradimento, il rifiuto, sino a essere condannato a morte, sino a piombare nello stato di abbandono sulla croce. 

Ma Gesù resta fedele a Dio, sino alla fine.

Ed è proprio allora — come esclama il centurione romano ai piedi della croce, nel Vangelo di Marco — che Gesù si mostra, paradossalmente, come il Figlio di Dio! Figlio di un Dio che è amore e che vuole, con tutto se stesso, che l’uomo, ogni uomo, si scopra e viva anch’egli come suo vero figlio. Questo, per la fede cristiana, è certificato dal fatto che Gesù è risorto: non per riportare il trionfo su chi l’ha rifiutato, ma per attestare che l’amore di Dio è più forte della morte, il perdono di Dio è più forte di ogni peccato, e che vale la pena spendere la propria vita, sino in fondo, per testimoniare questo immenso dono. 

La fede cristiana crede questo: che Gesù è il Figlio di Dio venuto a dare la sua vita per aprire a tutti la via dell’amore. Ha perciò ragione, egregio Dott. Scalfari, quando vede nell’incarnazione del Figlio di Dio il cardine della fede cristiana. Già Tertulliano scriveva caro cardo salutis, “la carne (di Cristo) è il cardine della salvezza”. Perché l’incarnazione, cioè il fatto che il Figlio di Dio sia venuto nella nostra carne e abbia condiviso gioie e dolori, vittorie e sconfitte della nostra esistenza, sino al grido della croce, vivendo ogni cosa nell’amore e nella fedeltà all’Abbà, testimonia l’incredibile amore che Dio ha per ogni uomo, il valore inestimabile che gli riconosce.

Ognuno di noi, per questo, è chiamato a far suo lo sguardo e la scelta di amore di Gesù, a entrare nel suo modo di essere, di pensare e di agire. Questa è la fede, con tutte le espressioni che sono descritte puntualmente nell’Enciclica.

Sempre nell’editoriale del 7 luglio, Lei mi chiede inoltre come capire l’originalità della fede cristiana in quanto essa fa perno appunto sull’incarnazione del Figlio di Dio, rispetto ad altre fedi che gravitano invece attorno alla trascendenza assoluta di Dio.

L’originalità, direi, sta proprio nel fatto che la fede ci fa partecipare, in Gesù, al rapporto che Egli ha con Dio che è Abbà e, in questa luce, al rapporto che Egli ha con tutti gli altri uomini, compresi i nemici, nel segno dell’amore. In altri termini, la figliolanza di Gesù, come ce la presenta la fede cristiana, non è rivelata per marcare una separazione insormontabile tra Gesù e tutti gli altri: ma per dirci che, in Lui, tutti siamo chiamati a essere figli dell’unico Padre e fratelli tra di noi. 

La singolarità di Gesù è per la comunicazione, non per l’esclusione. Certo, da ciò consegue anche — e non è una piccola cosa — quella distinzione tra la sfera religiosa e la sfera politica che è sancita nel «dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare», affermata con nettezza da Gesù e su cui, faticosamente, si è costruita la storia dell’Occidente. La Chiesa, infatti, è chiamata a seminare il lievito e il sale del Vangelo, e cioè l’amore e la misericordia di Dio che raggiungono tutti gli uomini, additando la meta ultraterrena e definitiva del nostro destino, mentre alla società civile e politica tocca il compito arduo di articolare e incarnare nella giustizia e nella solidarietà, nel diritto e nella pace, una vita sempre più umana. 

Per chi vive la fede cristiana, ciò non significa fuga dal mondo o ricerca di qualsivoglia egemonia, ma servizio all’uomo, a tutto l’uomo e a tutti gli uomini, a partire dalle periferie della storia e tenendo desto il senso della speranza che spinge a operare il bene nonostante tutto e guardando sempre al di là.

Lei mi chiede anche, a conclusione del suo primo articolo, che cosa dire ai fratelli ebrei circa la promessa fatta loro da Dio: è essa del tutto andata a vuoto? È questo — mi creda — un interrogativo che ci interpella radicalmente, come cristiani, perché, con l’aiuto di Dio, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II, abbiamo riscoperto che il popolo ebreo è tuttora, per noi, la radice santa da cui è germinato Gesù. Anch’io, nell’amicizia che ho coltivato lungo tutti questi anni con i fratelli ebrei, in Argentina, molte volte nella preghiera ho interrogato Dio, in modo particolare quando la mente andava al ricordo della terribile esperienza della Shoah. Quel che Le posso dire, con l’apostolo Paolo, è che mai è venuta meno la fedeltà di Dio all’alleanza stretta con Israele e che, attraverso le terribili prove di questi secoli, gli ebrei hanno conservato la loro fede in Dio. E di questo, a loro, non saremo mai sufficientemente grati, come Chiesa, ma anche come umanità. Essi poi, proprio perseverando nella fede nel Dio dell’alleanza, richiamano tutti, anche noi cristiani, al fatto che siamo sempre in attesa, come dei pellegrini, del ritorno del Signore e che dunque sempre dobbiamo essere aperti verso di Lui e mai arroccarci in ciò che abbiamo già raggiunto.

Vengo così alle tre domande che mi pone nell’articolo del 7 agosto. Mi pare che, nelle prime due, ciò che Le sta a cuore è capire l’atteggiamento della Chiesa verso chi non condivide la fede in Gesù. Innanzi tutto, mi chiede se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede. Premesso che — ed è la cosa fondamentale — la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire.

In secondo luogo, mi chiede se il pensiero secondo il quale non esiste alcun assoluto e quindi neppure una verità assoluta, ma solo una serie di verità relative e soggettive, sia un errore o un peccato. Per cominciare, io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verità “assoluta”, nel senso che assoluto è ciò che è slegato, ciò che è privo di ogni relazione. Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l’amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Dunque, la verità è una relazione! Tant’è vero che anche ciascuno di noi la coglie, la verità, e la esprime a partire da sé: dalla sua storia e cultura, dalla situazione in cui vive, ecc. Ciò non significa che la verità sia variabile e soggettiva, tutt’altro. Ma significa che essa si dà a noi sempre e solo come un cammino e una vita. Non ha detto forse Gesù stesso: «Io sono la via, la verità, la vita»? In altri termini, la verità essendo in definitiva tutt’uno con l’amore, richiede l’umiltà e l’apertura per essere cercata, accolta ed espressa. 

Dunque, bisogna intendersi bene sui termini e, forse, per uscire dalle strettoie di una contrapposizione... assoluta, reimpostare in profondità la questione. Penso che questo sia oggi assolutamente necessario per intavolare quel dialogo sereno e costruttivo che auspicavo all’inizio di questo mio dire. Nell’ultima domanda mi chiede se, con la scomparsa dell’uomo sulla terra, scomparirà anche il pensiero capace di pensare Dio. Certo, la grandezza dell’uomo sta nel poter pensare Dio. E cioè nel poter vivere un rapporto consapevole e responsabile con Lui. Ma il rapporto è tra due realtà. Dio — questo è il mio pensiero e questa la mia esperienza, ma quanti, ieri e oggi, li condividono! — non è un’idea, sia pure altissima, frutto del pensiero dell’uomo. Dio è realtà con la “R” maiuscola. Gesù ce lo rivela — e vive il rapporto con Lui — come un Padre di bontà e misericordia infinita. Dio non dipende, dunque, dal nostro pensiero. Del resto, anche quando venisse a finire la vita dell’uomo sulla terra — e per la fede cristiana, in ogni caso, questo mondo così come lo conosciamo è destinato a venir meno —, l’uomo non terminerà di esistere e, in un modo che non sappiamo, anche l’universo creato con lui. La Scrittura parla di «cieli nuovi e terra nuova» e afferma che, alla fine, nel dove e nel quando che è al di là di noi, ma verso il quale, nella fede, tendiamo con desiderio e attesa, Dio sarà «tutto in tutti». 

Egregio Dott. Scalfari, concludo così queste mie riflessioni, suscitate da quanto ha voluto comunicarmi e chiedermi. Le accolga come la risposta tentativa e provvisoria, ma sincera e fiduciosa, all’invito che vi ho scorto di fare un tratto di strada insieme. La Chiesa, mi creda, nonostante tutte le lentezze, le infedeltà, gli errori e i peccati che può aver commesso e può ancora commettere in coloro che la compongono, non ha altro senso e fine se non quello di vivere e testimoniare Gesù: Lui che è stato mandato dall’Abbà «a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Luca, 4, 18-19).

Con fraterna vicinanza



Francesco

Radio Vaticana
 
"Tutto per il Cuore di Gesù, attraverso il Cuore di Maria" 
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martedì 10 settembre 2013

Padre Petar Ljubicic rivelerà al mondo i 10 segreti di Medjugorje

Padre Petar Ljubicic rivelerà al mondo i 10 segreti di Medjugorje

Padre Petar Ljubicic è stato scelto da Mirjana come il sacerdote incaricato di rivelare i dieci segreti.
Mirjana ha dichiarato che Padre Petar Ljubicic non può scegliere serivelare i segreti o meno, ha l’obbligo di farlo. Lui ha accettato questa responsabilità e deve adempiere.
Mirjana ha detto ciò che segue su Padre Petar Ljubicic e i segreti di Medjugorje:
“Ho avuto le apparizioni quotidiane fino a Natale del 1982. Li è stato quando ho ricevuto il decimo segreto e la Madonna mi ha chiesto di scegliere un sacerdote a cui vi dirò i segreti. Ho scelto Padre Petar Ljubicic. Gli dirò con dieci giorni di anticipo che cosa accadrà e dove, poi trascorreremo sette giorni in preghiera e digiuno, e tre giorni prima del tempo lo riveleremo al mondo.
Egli non ha il diritto di scegliere se dire o non dire. Ha accettato questa missione e lui deve adempiere secondo la volontà di Dio. Ma la Madonna ripete sempre: non parlate dei segreti. Fareste meglio a pregare. Perché colui che sente la Madonna come Madre e Dio come Padre, quella persona non ha paura di nulla. La Madonna dice che solo coloro che non hanno ancora sentito l’amore di Dio hanno paura.
Ma noi come persone, si parla sempre del futuro… che cosa, quando, dove accadranno le cose. Ma ripeto sempre la stessa cosa, chi di noi qui presenti può dire con certezza che sarà vivo domani. Pertanto, la Madonna ci insegna che dobbiamo essere pronti in questo momento di presentarci davanti a Dio. Ciò che avverrà in futuro è la volontà di Dio e il nostro compito è quello di essere pronti per questo“.

Il 4 settembre 1985, Padre Petar Ljubicic ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“Mirjana, che è stata tra i primi ad avere le apparizioni, ci ha detto che per lei le apparizioni quotidiane cessarono il giorno di Natale, 1982. Allora le fu promesso che avrebbe avuto apparizioni per il suo compleanno, il 18 marzo. Come lei conferma, da allora ha infatti avuto un’apparizione per il suo compleanno. Cioè ha visto la Vergine Maria proprio come era solita fare quando aveva apparizioni quotidiane. Mirjana dice anche che da qualche tempo ha sentito una voce interiore, la stessa voce che era abituata a sentire durante le sue apparizioni quotidiane.
Qualche tempo prima, Mirjana mi aveva detto che sarei stato il sacerdote al quale lei avrebbe affidato i segreti. Il suo confidente, cioè. Dopo aver ascoltato la voce interiore il 1° di giugno (1985), mi ha detto che avrebbe sicuramente confidato i segreti a me. Mi ha detto che dieci giorni prima del verificarsi di ogni segreto mi avrebbe dato una carta simile a una pergamena. Tre giorni prima dell’avvenimento renderò noto al grande pubblico il segreto in questione. Quando si avvererà il segreto, io restituirò la pergamena a Mirjana e aspetterò il segreto successivo.
Aggiungo a questa testimonianza due messaggi che Mirjana mi ha trasmesso. Il 18 marzo 1985, durante l'apparizione:
"Anche loro sono i miei figli, e mi dolgo per loro, perché non sanno che cosa li aspetta, se non tornano a Dio. Mirjana, prega per loro".
Il 15 agosto 1985, data tramite la locuzione interiore:
"Angelo mio, prega per i non credenti. Essi si strapperanno i capelli, fratello implorerà il fratello, e malediranno le loro vite passate senza Dio, e si pentiranno, ma sarà troppo tardi. Ora è il tempo per la conversione. Ora è il momento di fare quello che ho chiesto per questi quattro anni. Prega per loro.
Mirjana sottolinea che il tempo è vicino, quando il primo segreto sarà rivelato. È per questo che lei sollecita vigilanza e preghiera nel nome della Madonna. Il 25 marzo 1985, Mirjana ha avuto l’apparizione. La Madonna le ha detto riguardo i non credenti:
"Sono i miei figli. Soffro per loro. Non sanno cosa li aspetta. Dovete pregare di più per loro. Nel mondo ci sono così tanti peccati. Cosa posso fare, se non mi aiutate. Ricordate che vi amo".
La Madonna ha mostrato a Mirjana il primo segreto: la terra era desolata. È lo sconvolgimento di una Regione del mondo.
Non dovete pensare per questo che Dio abbia un cuore duro. Guardatevi attorno e vi renderete conto di quanto siano immersi nel peccato gli uomini d’oggi. Quanti vanno in Chiesa, alla casa di Dio, con rispetto, una forte Fede, e l’amore per Dio? Molto pochi! Qui si ha un tempo di Grazia e di conversione. È necessario usarlo bene.

Breve intervista a Padre Petar Ljubicic sui 10 segreti di Medjugorje (2008)
Domanda: “Padre Petar, il suo futuro è collegato a Medjugorje. Può parlarci un po’ di questo?”
Padre Petar: “Forse si sta parlando di una delle veggenti che mi ha scelto per rivelare i segreti. È questo quello che stai chiedendo?”
Domanda: “Corretto – sì”
Padre Petar: “Parliamo di Mirjana, lei è una veggente. Non sappiamo quando ciò avverrà. Ha ricevuto dalla Madonna 10 segreti. Ha anche ricevuto una pergamena che non è di questo mondo, ma qualcosa la Madonna le ha dato e su di essa sono scritti i dieci segreti. Sono scritti lì. Quando viene il momento di rivelarli, partendo dal primo segreto, dieci giorni prima lei mi darà questa pergamena. Io poi sarò in grado di leggere il primo segreto e poi, insieme a lei, dovremo digiunare per sette giorni e pregare. Poi sarò in grado di rivelare al mondo ciò che avrà luogo: dove, come e per quanto tempo. Ciò avverrà prima di ogni segreto.
I primi due segreti sono avvertimenti, soprattutto lo sono per la gente di Medjugorje, perché la Madonna è apparsa lì. Quando ciò avverrà, i primi due segreti, allora sarà chiaro a tutti che la Madonna era davvero lì.
Il terzo segreto sarà un segno indistruttibile che apparirà sul Podbrdo, la collina delle apparizioni, nel luogo in cui la Madonna è apparsa le prime volte. Questo segno sarà una grande gioia per tutti coloro che hanno creduto che Lei è lì da sempre. E sarà un ultimo appello a coloro che non si sono convertiti, e non ascoltano i suoi messaggi. Ma non è saggio aspettare che quel segno.
Adesso è l’ora di convertirsi. Adesso è ora di pregare. Adesso è l’ora per la nostra purificazione spirituale. Adesso è il momento di decidere di vivere per Dio, per Gesù Cristo. Pertanto, noi chiamiamo questo tempo, un tempo di Grazia. Questo è quello che posso dire dei segreti. Perciò dobbiamo approfittare di questo tempo di Grazia per essere pronti ad andare incontro alla Madonna con i suoi segreti. Questo ho il dovere di dire alla gente, che non si sorprenda di nulla”.
Domanda: “Padre Petar, ha pensato a come intenderà svelare il primo segreto? Come lo farà?”
Padre Petar: “Prima voglio dirlo ai miei amici più cari e intimi. Saranno pronti a pregare. E, naturalmente, attraverso internet, televisione, radio e di questi tempi anche via satellite. Io credo che questo sarà il compito più facile. Per me, è più importante che la gente sia pronta. Questo è il desiderio della Madonna e del suo divin Figlio … Quello che bisognerebbe chiedersi è: -Sono pronto?- E questo è ciò che conta. Quando Egli verrà, ci troverà degni e pronti? Saremo chiamati beati allora. Se non siamo pronti adesso, abbiamo poco tempo per farlo. Ma non dobbiamo permettere di essere colti di sorpresa. Altrimenti, in quel dato momento, non sapremo cosa fare…”.
Domanda: “Cosa ne pensa dei segreti e della sua responsabilità a riguardo? Sente il peso su di se?”
Padre Petar: “No, non sento davvero alcun peso su di me… So che c’è un intero esercito di persone che stanno pregando per me. Non vedo l’ora che ciò abbia luogo. E il mio punto è proprio questo, molte persone potranno essere convertite. Io sono sempre pronto ad ogni sacrificio che il Signore manderà sulla mia strada”.
Domanda: “In cuor suo, tra quanto si sente che si verificheranno i segreti di Medjugorje? Ha qualche presentimento in cuor suo su quando si verificherà il primo segreto?”
Padre Petar: “Ho il presentimento e una sensazione che questo può avvenire molto, molto presto, ma io davvero non voglio speculare o dire date a riguardo. Potete guardare il mondo di oggi e vedrete quanto sia urgente per noi convertirsi e volgersi a Dio…”.
Padre Giulio Maria Scozzaro

giovedì 5 settembre 2013

Preghiera per la pace

Preghiera per la pace
 
Carissimi,
l’invito di Papa Francesco a una giornata di preghiera e di digiuno per la pace in Siria e in tutte le nazioni toccate dal dramma della guerra chiede di essere accolto con grande serietà e impegno da tutti noi.

Le immagini che hanno fatto il giro del mondo e le continue tragiche notizie interpellano il nostro cuore, la nostra intelligenza, la nostra fede. Per questo motivo vi invito ad accogliere la proposta del Papa e a vivere anche a casa vostra un gesto di digiuno e preghiera.

Cari genitori, non abbiate paura di proporre ai vostri figli un pranzo austero e minimo; sarà l’occasione per spiegare loro cosa sta accadendo nel mondo e come questi fatti terribili non possono lasciarci indifferenti. Insieme alla durezza della cronaca non dimenticate di comunicare la speranza della pace offerta da Gesù risorto che ha riconciliato il mondo non con gesti violenti e vendicativi ma con il dono di sé.

Non dimenticate di invitare i nonni e gli anziani a questo pranzo fatto di poco cibo e molte parole; se qualcuno di loro ha sperimentato momenti di guerra, racconti cosa significa vivere sotto le bombe e nell’incertezza del domani e quale era il senso del loro pregare in quei giorni.
E voi ragazzi e giovani, non lamentatevi se sabato non ci saranno grandi piatti sul tavolo, ma ringraziate i vostri genitori per quello che vi stanno proponendo anzi, esigete da loro spiegazioni e motivi per cui vale la pena continuare ad abitare questa terra segnata troppo spesso da lutti e violenza.

Insieme, a tavola, pregate! Per le famiglie della Siria, per i bambini che muoiono ogni giorno per l’odio e la fame, per i governanti chiamati a trovare soluzioni di pace e non violente.
La recita di un salmo, la lettura di una pagina evangelica, una decina di Rosario, alcune libere preghiere espresse ad alta voce, un semplice canto; ogni famiglia scelga il modo che più conosce per intercedere, ovvero per mettersi in mezzo tra il mistero del male che segna la nostra storia e il Dio della pace che la sana e la salva.

Grazie!

Mons. Vincenzo Paglia

Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia
(Città del Vaticano, 4 settembre 2013)

Il Santo Rosario del Vaticano...pregate con me!!!







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Esposizione dei misteri

Il Rosario è composto di venti "misteri" (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone.

La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

«Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti» (Rosarium Virginis Mariae, n. 38).

Per aiutare l'itinerario meditativo-contemplativo del Rosario, ad ogni "mistero" sono riportati due testi di riferimento: il primo della Sacra Scrittura, il secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica.



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