giovedì 30 agosto 2012

Oggi 30 Agosto 2012 ha inizio la novena per la natività della Beata Vergine Maria


Novena per la Natività della B. V. Maria
Oggi 30 Agosto 2012  ha inizio la novena  per la natività della Beata Vergine Maria 
Leggere la preghiera iniziale e recitare poi 30 Ave Maria per ogni giorno della novena; si diranno in tutto 270 Ave Maria in memoria dei giorni che Maria Santissima rimase nel seno di sua madre Sant'Anna. Questa devozione è stata insegnata dalla Vergine stessa a Santa Geltrude.



PREGHIERA


Gloriosissima Vergine e clementissima Madre di Dio, Maria, eccomi prostrato ai tuoi santissimi piedi, come servo umile e tuo indegno devoto. Ti prego dal più profondo del mio cuore di degnarti di ricevere queste mie picc...ole lodi e fredde benedizioni che Ti offro con questa santa novena; sono preghiere che cercano di unirsi a quelle numerose e fervorose che gli Angeli e i Santi innalzano a Te ogni giorno. In cambio Ti supplico di concedermi che, come Tu sei nata al mondo per essere Madre di Dio, rinasca anch'io alla Grazia per essere tuo figlio in modo che amando Te dopo Dio sopra ogni altra cosa creata e servendoti fedelmente sulla terra, possa un giorno venire a lodarti e benedirti per sempre in Cielo.


- Intercalare le prime dieci Ave Maria con la frase:
"Sia benedetto, o Maria, quel felicissimo istante in cui sei stata concepita senza macchia originale".
- Intercalare le seconde dieci Ave Maria con la frase:
"Sia benedetto, o Maria, quel beatissimo tempo in cui sei rimasta nel seno di tua madre Sant'Anna".
- Intercalare le terze dieci Ave Maria con la frase:
"Sia benedetto, o Maria, quel fortunatissimo momento in cui sei nata al mondo per essere Madre di Dio".

- Salve, o Regina,

 Madre di misericordia, vita e dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo esuli figli di Eva, a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque avvocata nostra, volgi a noi, quegli occhi tuoi misericordiosi e mostraci dopo questo esilio, Gesù,  il frutto benedetto del tuo  seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.



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Il Signore rivolga su di noi il Suo Volto, ci Benedica e ci dia la Pace.

"Mio Dio, Ti Amo! Abbi pietà di noi e del mondo intero!"

lunedì 27 agosto 2012

L'ULTIMA NASCITA


Bisogna abbandonarsi totalmente a Dio ed accettare noi stessi nella gioia e nella sofferenza. La storia dell'umanià è profondamente segnata da sofferenza e da lutti. Sono convinta che attraverso la sofferenza troviamo il 
nostro equilibrio che ci da la possibilità di crescere e di farci uscire da noi stessi, dal nostro guscio. Ci aiuta a fare discernimento tra il bene ed il male, è un pò come uno scultore che ha tra le mani uno scalpello e incide, lavora fino a dare una forma alla sua creatura.

Il tema della sofferenza deve essere affrontato sempre perché ci sarà sempre pianto, dolore, lutto, essi sono parte integrante della vita. Felice colui che è fedele al disegno di Dio e accetta di fare la Sua volontà, se non accettiamo questa realtà dalle mani di Dio che ci accompagna
alla vita e ci conduce alla risurrezione, rischiamo di cedere alla disperazione e a disorientarci.

Solo se ci abbandoniamo totalmente a Dio lasciandoci asciugare da Lui le lacrime riusciamo a sviluppare quell'energie vitali che tendono a maturare in noi... . La vita è così, è fatta di sacrifici,sofferenza, ma anche gioia.

Bisogna accettare se stessi con i propri limiti. Certo portare la croce è difficile e il dolore è duro da accogliere, ma diventa invisibile se ci abbandoniamo totalmente a Dio, perché Egli asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi; la morte non esisterà più, non ci saranno più lutto, lamento e dolore.

Quanto è bella questa preghiera sulla sofferenza:
"Il mio penare è una chiavina d'oro... piccola ma che mi apre un gran tesoro. E' Croce, ma è la croce di Gesù: quando l'abbraccio non la sento più. Non ho contato i giorni del dolore; so che
Gesù li ha scritti nel Suo Cuore. Vivo momento per momento allora: il giorno passa come fosse un'ora. Mi han detto che guardata dal di là, la vita tutta un attimo parrà. Passa la vita, vigilia di festa; muore la morte... Il Paradiso resta. Due stille ancora dell'amaro pianto, e di vittoria poi l'eterno canto!"
(Gi. Bigazzi sj).

In conclusione... sulla terra siamo pellegrini e dobbiamo abituarci al pensiero della morte, perchè vivere e nascere in continuazione e morire è altro che l'ultima nascita.

(maria maistrini)

martedì 14 agosto 2012

L'Assunzione gloriosa di Maria Santissima


L’Assunzione gloriosa di Maria Santissima
Rivelazione di Gesù a Maria Valtorta
8 dicembre 1951
Quanti giorni sono passati? È difficile stabilirlo con sicurezza. Se si giudica dai fiori che fanno corona intorno al Corpo esanime della Vergine Maria, si dovrebbe dire che sono passate poche ore. Ma se si giudica dalle fronde d’ulivo su cui posano i fiori freschi, fronde dalle foglie già appassite, e dagli altri fiori vizzi, posati come tante reliquie sul coperchio del cofano, si deve concludere che sono passati dei giorni ormai.
Ma il Corpo di Maria Santissima è quale era appena spirata. Nessun se­gno di morte è sul suo volto, sulle piccole mani. Nessun odore sgradevole è nella stanza. Anzi aleggia in essa un profumo in­definibile che sa d’incenso, di gigli, di rose, di mughetti e di er­be montane, insieme mescolati.
Giovanni, che chissà mai da quanti giorni veglia, si è addor­mentato, vinto dalla stanchezza, stando seduto sullo sgabello, con le spalle appoggiate al muro, presso la porta aperta che dà sulla terrazza.
La luce della lanterna, posata al suolo, lo illumi­na da sotto in su e permette di vedere il suo volto stanco, palli­dissimo, meno che intorno agli occhi arrossati dal piangere.
L’alba deve essere ormai incominciata, perché il suo debole chiarore rende visibili all’occhio la terrazza e gli ulivi che cir­condano la casa, chiarore che si fa sempre più forte e che, pe­netrando dalla porta, fa più distinti anche gli oggetti della ca­mera, quelli che, per essere lontani dalla lucernetta, prima si intravvedevano appena.
Ad un tratto una gran luce empie la stanza, una luce argen­tea, sfumata d’azzurro, quasi fosforica, e sempre più cresce, annullando quella dell’alba e quella della lucerna. Una luce uguale a quella che inondò la grotta di Betlemme al momento della Natività divina.
Poi, in questa luce paradisiaca, si palesa­no delle creature Angeliche, luce ancor più splendida nella luce già tanto potente apparsa per prima. Come già avvenne quan­do gli Angeli apparvero ai pastori, una danza di scintille d’ogni colore si sprigiona dalle loro ali dolcemente mosse, dalle quali viene come un mormorio armonico, arpeggiato, dolcissimo.
Le creature Angeliche si dispongono a corona intorno al let­tuccio, si curvano su di esso, sollevano il Corpo immobile e, con un più forte agitar d’ali, che aumenta il suono già esistente pri­ma, per un varco apertosi prodigiosamente nel tetto, come pro­digiosamente s’aprì il Sepolcro di Gesù, se ne vanno, portando con loro il Corpo della loro Regina, Santissimo, è vero, ma non ancora glorificato e perciò ancora soggetto alle leggi della ma­teria, soggezione a cui non era più soggetto il Cristo perché già glorificato quando risorse da morte.
Il suono dato dalle ali An­geliche aumenta, ed è ora potente come un suono d’organo. Giovanni, che s’era già, pur rimanendo addormentato, smosso due o tre volte sul suo sgabello, come fosse disturbato dalla gran luce e dal suono delle ali Angeliche, si desta total­mente per quel suono potente e per una forte corrente d’aria che, scendendo dal tetto scoperchiato ed uscendo dalla porta aperta, forma come un gorgo che agita le coperture del letto ormai vuoto e le vesti di Giovanni, spegnendo la lucerna e chiudendo con un forte picchio la porta aperta.
L’apostolo si guarda intorno, ancor mezzo assonnato, per rendersi conto di ciò che avviene. Si accorge che il letto è vuo­to e che il tetto è scoperto. Intuisce che un prodigio è avvenuto. Corre fuori sulla terrazza e, come per un istinto spirituale o per un richiamo celeste, alza il capo, facendosi solecchio con la mano per guardare senza avere l’ostacolo del nascente sole ne­gli occhi. E vede. Vede il Corpo di Maria, ancor privo di vita ed in tutto uguale a quello di persona dormente, che sale sempre più in alto, sostenuto dallo stuolo Angelico.
Come per un ultimo saluto, un lembo del manto e del velo si agitano, forse per azione del vento suscitato dalla rapida Assunzione e dal moto delle ali Angeliche, e dei fiori, quelli che Giovanni aveva dispo­sti e rinnovati intorno al Corpo di Maria, e certo rimasti tra le pieghe delle vesti, piovono sulla terrazza e sulla terra del Get­semani, mentre l’osanna potente dello stuolo Angelico si fa sempre più lontano e quindi più lieve.
Giovanni continua a fissare quel Corpo che sale verso il Cie­lo e, certo per un prodigio concessogli da Dio, per consolarlo e per premiarlo del suo amore alla Madre adottiva, egli vede, di­stintamente, che Maria, avvolta ora dai raggi del sole che è sorto, esce dall’estasi che le ha separata l’anima dal corpo, tor­na viva, sorge in piedi, perché ora Lei pure fruisce dei doni propri ai corpi già glorificati.
Giovanni guarda, guarda. Il miracolo che Dio gli concede gli dà potere, contro ogni legge naturale, di vedere Maria quale è ora mentre sale eretta verso il Cielo, circondata, ma non più aiutata a salire, dagli Angeli osannanti. E Giovanni è rapito da quella visione di bellezza che nessuna penna d’uomo, né parola umana, né opera di artista potrà mai descrivere o riprodurre, perché è di una bellezza indescrivibile.
Giovanni, stando sempre appoggiato al muretto della ter­razza, continua a fissare quella splendida e splendente forma di Dio -perché realmente può dirsi così Maria, formata in modo unico da Dio, che La volle Immacolata, perché fosse for­ma al Verbo incarnato- che sale sempre più in alto. E un ulti­mo, supremo prodigio concede Iddio-Amore a questo suo per­fetto amatore: quello di vedere l’incontro della Madre Santissima col suo Santissimo Figlio che, Lui pure splendido e splendente, bello di una bellezza indescrivibile, scende eretto dal Cielo, raggiunge la Madre , se la stringe sul Cuore, e insieme, più fulgenti di due astri maggiori, con Lei ritorna da dove è venuto.
Il vedere di Giovanni è finito. Egli abbassa il capo. Sul suo volto stanco sono presenti e il dolore per la perdita di Maria e il gaudio per la sua gloriosa sorte. Ma ormai il gaudio supera il dolore. Egli dice:
«Grazie, mio Dio! Grazie! Io presentivo che que­sto sarebbe accaduto. E volevo vegliare, per non perdere nes­sun episodio della sua Assunzione. Ma erano ormai tre giorni che non dormivo! Il sonno, la stanchezza, congiunti alla pena, mi hanno abbattuto e vinto proprio quando era imminente l’Assunzione...
Ma forse Tu stesso l’hai voluto, o Dio, perché io non turbassi quel momento e non soffrissi troppo... Sì. Certo Tu lo hai voluto, come ora volesti che io vedessi ciò che senza un tuo miracolo non avrei potuto vedere.
Mi hai concesso di vederla ancora, benché già tanto lontana, già glorificata e glo­riosa, come mi fosse vicina. E rivedere Gesù! Oh! visione bea­tissima, insperata, insperabile! O dono dei doni di Gesù-Dio al suo Giovanni! Grazia suprema! Rivedere il mio Maestro e Si­gnore! Vedere Lui presso la Madre ! Lui simile a sole e Lei a lu­na, splendidissimi entrambi, e per esser gloriosi e per esser fe­lici d’esser riuniti in eterno!
Che sarà il Paradiso ora che Voi vi splendete, Voi, astri maggiori della Gerusalemme celeste? Qua­le il gaudio degli Angelici cori e dei Santi? É tale la gioia che m’ha dato il vedere la Madre col Figlio, cosa che annulla ogni sua pena, ogni loro pena, anzi, che anche la mia cessa, e in me subentra la pace.
Dei tre miracoli che avevo chiesti a Dio, due si sono compiuti. Ho visto tornare la vita in Maria, e la pace la sento tornare in me. Ogni mia angoscia cessa, perché vi ho visti riuniti nella gloria. Grazie di ciò, o Dio.
E grazie per avermi dato modo, anche per una creatura, santissima ma sempre umana, di vedere quale è la sorte dei Santi, quale sarà dopo l’ultimo Giudizio, e la risurrezione delle carni, e la loro ricon­giunzione, la loro fusione con lo spirito, salito al Cielo all’ora della morte. Non avevo bisogno di vedere per credere. Perché io ho sempre creduto fermamente ad ogni parola del Maestro.
Ma molti dubiteranno che, dopo secoli e millenni, la carne, fat­ta polvere, possa tornare corpo vivente. A costoro io potrò dire, giurandolo sulle cose più eccelse, che non solo il Cristo tornò vivo, per suo proprio potere divino, ma che anche la Madre sua , tre giorni dopo la morte , se morte può dirsi tal morte, riprese vita, e con la carne riunita all’anima prese la sua eterna dimo­ra in Cielo, al fianco del Figlio.
Potrò dire: “Credete, o cristiani tutti, nella risurrezione della carne, alla fine dei secoli, e alla vita eterna e dell’anima e dei corpi, vita beata per i Santi, or­renda per i colpevoli impenitenti. Credete e vivete da Santi, co­me da Santi vissero Gesù e Maria, per avere la loro stessa sorte. Io ho visto i loro Corpi salire al Cielo. Ve lo posso testimoniare. Vivete da giusti per potere un giorno essere nel nuovo mondo eterno, in anima e corpo, presso Gesù-Sole e presso Maria, Stella di tutte le stelle”.
Grazie ancora, o Dio! Ed ora raccogliamo quanto resta di Lei.
I fiori caduti dalle sue vesti, le fronde degli ulivi rimaste sul letto, e conserviamoli. Serviran­no... Sì, serviranno a dare aiuto e consolazione ai miei fratelli, invano attesi. Prima o poi li ritroverò...».
Giovanni raccoglie anche i petali dei fiori sfogliatisi nel cadere, rien­tra nella stanza tenendoli in un lembo della veste.
Nota allora più attentamente l’apertura del tetto ed esclama:
«Un altro prodigio! E un’altra mirabile proporzione nei prodigi della vita di Gesù e Maria! Egli, Dio, da Sé risorse, e col suo solo volere ribaltò la pietra del Sepolcro, e col suo solo potere ascese al Cielo. Da solo.
Maria, Santissima ma Figlia dell’uomo, per aiuto Angelico ebbe aperto il varco per la sua As­sunzione al Cielo e, sempre per aiuto Angelico, è stata Assunta là.
Nel Cristo lo Spirito tornò ad animare il Corpo mentre esso era ancora sulla Terra, perché così doveva essere, per far tacere i suoi nemici e per confermare nella fede i suoi seguaci tutti. In Maria lo Spirito è tornato quando il Corpo Santissimo era già sulle soglie del Paradiso, perché per Lei non era necessario più altro.
Potenza perfetta dell’infinita Sapienza di Dio...».
Giovanni ora raccoglie in un telo i fiori e le fronde rimasti sul lettuccio, vi unisce quelli raccolti fuori e li depone tutti sul coperchio del cofano. Poi lo apre e vi colloca il guancialetto di Maria, la coperta del lettuccio; scende nella cucina, raccoglie altri oggetti usati da Lei -il fuso e la conocchia, le sue stovi­glie- e le unisce alle altre cose.
Chiude il cofano e si siede sullo sgabello esclamando:
«Ora tutto è compiuto anche per me! Ora posso andare, liberamente, là dove lo Spirito di Dio mi condurrà. Andare! Seminare la di­vina Parola che il Maestro mi ha data perché io la dia agli uo­mini.
Insegnare l’Amore. Insegnarlo perché credano nell’Amore e nella sua potenza. Far loro conoscere cosa ha fatto Dio-Amo­re per gli uomini. Il suo Sacrificio e il suo Sacramento e Rito perpetui, per cui, sino alla fine dei secoli, noi potremo essere uniti a Gesù Cristo per l’Eucarestia e rinnovare il rito e il Sa­crificio come Egli comandò di fare.
Tutti doni dell’Amore per­fetto! Far amare l’Amore, perché credano in Esso come noi vi abbiamo creduto e crediamo.
Seminare l’Amore perché sia ab­bondante la messe e la pesca, per il Signore. L’amore tutto ot­tiene, mi ha detto Maria nel suo ultimo discorso, a me, da Lei giustamente definito, nel collegio apostolico, colui che ama, l’amante per eccellenza, l’antitesi dell’Iscariota che fu l’odio, come Pietro l’irruenza e Andrea la mitezza, i figli d’Alfeo la santità e sapienza congiunta a nobiltà di modi, e così via. Io, l’amoroso, ora che non ho più il Maestro e la Madre da amare in Terra, andrò a spargere l’amore tra le genti.
L’amore sarà la mia arma e dottrina. E con esso vincerò il demonio, il pagane­simo, e conquisterò molte anime.
Continuerò così Gesù e Ma­ria, che furono l’amore perfetto in Terra».

mercoledì 8 agosto 2012

DIO VUOLE L'UOMO VIVO

Dio ha altre ambizioni per la sua creatura.!  Vuole l'uomo vivo, e chiede a ciascuno
di affrontare il proprio destino. Una storia raccontata dalla Genesi (Gn 32,23-33)
esprime mirabilmente la "lotta dell'uomo" per meritare di essere vivo: è la storia della
"lotta di Giacobbe con Dio". La lotta spirituale non è fine a se stessa. Cercare
se stessi non è uno scopo:  una ricerca indefinita di sè finisce per  trasformarsi
in autodistruzione. Chi non conosce persone che si occupano troppo di
se stesse, fino a diventare infelici e a pesare sugli altri? D'altra parte, non
basta conoscere il senso della vita per avanzare lungo la strada: molti sanno dare
ottimi consigli ma non sono capaci di fare un passo per migliorarla.
Nascere è una lotta, ma si lotta per la vittoria. Dobbiamo far  fronte
al nostro destino per far fruttificare e trasformare la nostra esistenza. Possiamo quindi
considerare poca cosa tutto ciò di cui disponiamo e tutto ciò che facciamo.
Questo non significa disprezzare ciò che ci è stato donato. Anche il poco che abbiamo ha molto valore, se sappiamo farlo "crescere". Il progetto di Dio sulla nostra vita ci chiama: a misurare i nostri
doni, a far tutto quanto sta in noi, a credere che siamo destinati alla vera Vita. E' sufficiente essere quello che siamo. "Essere tanto uomini da non essere nulla di più, diceva San Francesco di Sales. E' un ottima base per costruire la propria vita nel Regno di Dio.

martedì 7 agosto 2012

La luce di Dio raggiungerà tutti i confini della terra



La Luce di Dio raggiungerà tutti i confini della terra
Gesù sceglie gli uomini del mondo per portare la Sua luce. Egli entra
nella nostra casa e nel nostro cuore per farne un luogo di preghiera
aumentando la nostra fede in Lui. Ci invita alla Sua mensa offrendoci
tutto quello di cui Lui dispone.
Il Signore è l'Unico nostro sostegno, Lui è il nostro Maestro e ci
guida con il dono della Sua Sapienza nel seguire il Suo insegnamento, e
ascoltare la Sua voce e fare la Sua volontà giorno dopo giorno. Basta
seguire le Sue orme, ed il Suo Spirito ci guiderà alla perfezione della
vita.
Preghiamo! preghiamo! preghiamo! Ce lo insegna anche Maria, La
preghiera deve essere perseverante, comunitaria e fatta con il cuore perchè
solo così potrà rifiorire il nostro cuore alla voce e all'ascolto della
Sua Divina Sapienza. Sia sempre impressa nel nostro cuore la Dimora del
Signore, solo così lo Spirito di verità ci guiderà sui passi futuri.
Armiamoci di pazienza e professiamo al mondo l'Amore di Dio che ci ha
permesso di conoscere la fonte della verità. Ricordate fratelli, che è
beato l'uomo che teme Dio e segue le Sue Parole.
Il Signore ci sceglie per donarci la fede ed il Suo dono dello Spirito
Santo ed attraverso noi farsi conoscere da coloro che non lo conoscono.
La preghiera perseverante e digiuno sono le principali caratteristiche
per ricevere il dono della Sua manifestazione. La Regina della Pace
attraverso i suoi messaggi ci esorta alla conversione, alla lettura del
Vangelo, perchè solo così la Luce di Dio raggiungerà tutti i confini
della terra. Noi dobbiamo essere il sale della terra  e dobbiamo far
risplendere la nostra testimonianza di fede.
Lo Spirito Santo sarà la nostra Forza risanatrice per ogni male.
Doniamo secondo quanto abbiamo ricevuto nel nostro cuore, non con la
tristezza ma con la forza e la gioia che Dio ci ha donato.
Beato colui che in Dio trova grande gioia nel seguire i suoi
comandamenti. Il Signore ci ama e tende la Sua mano su di noi, ponendo la Sua
Parola sulla nostra bocca e guidando ogni nostro gesto. Egli conosce il
nostro cuore e sa bene se percorriamo sentieri di menzogna. Egli ci guida
e ci corregge assicurandosi che le nostre parole provengano da
pensieri leali.
Beati nello Spirito sono i poveri, perchè di esso è il Regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché possiederanno la terra.
Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno
saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per una causa giusta, perché di essi è il Regno di
Dio.
Sì, beati voi, quando gli uomini vi odieranno e vi scacceranno dalla
loro comunità e diranno ogni sorta di male contro di voi e metteranno al
bando il vostro nome a causa del Figlio dell'uomo; rallegratevi in quel
giorno ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa in cielo.
Allo stesso modo, infatti, fecero i loro padri con i profeti.
Maria Maistrini

sabato 4 agosto 2012

La Lampada che sempre arde


Quella lampada che sempre arde dinanzi a tutti i Tabernacoli del mondo, deve essere posta al centro del cuore dell'uomo perché in essa racchiude l'eterna presenza di Dio. "Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Matteo 28,20)

(maria maistrini)

Il Santo Rosario del Vaticano...pregate con me!!!







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Esposizione dei misteri

Il Rosario è composto di venti "misteri" (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone.

La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

«Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti» (Rosarium Virginis Mariae, n. 38).

Per aiutare l'itinerario meditativo-contemplativo del Rosario, ad ogni "mistero" sono riportati due testi di riferimento: il primo della Sacra Scrittura, il secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica.



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