venerdì 20 aprile 2012

TU PREGA...DIO ALLARGHERÀ LE BRACCIA VERSO DI TE.

TU PREGA...DIO ALLARGHERÀ LE SUE BRACCIA VERSO DI TE

Tutti noi siamo stati chiamati per conoscere, e camminare verso Dio. Verso il nostro Creatore, padrone della terra e di quanto essa contiene. Noi un giorno potremo abitare nel Suo luogo Santo... ma per ricevere questo dono di grazia, dovremmo avere mani innocenti e conservare un cuore puro. Dobbiamo camminare e cercare tra tutti quelli che ci passano accanto il Volto di Gesù. Amare tutti di
un amore grande come Lui ci ha insegnato. Dobbiamo essere degni di essere chiamati figli di Dio, dobbiamo mettere in atto tutto quello che abbiamo nel cuore: l'amore, la carità, la fratellanza e trasmettere a tutti coloro che ci sono vicini la vera Luce, quella che viene da Dio ed è inconfondibile perchè è chiara come la Luce del Sole.
Camminiamo fratelli a passo spedito verso la Dimora di Dio, lasciamoci fondere, plasmare e usare da quell'Unico ed Eterno Amore.
Dio allarga le Sue braccia invitandoci ad andare verso di Lui perchè ci darà sollievo ed asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi, ci porrà in un posto dove non esiste cattiveria, menzogna... dove vive solo l'Amore, e dove il Maligno non avrà mai accesso.
Preghiamo fratelli, preghiamo incessantemente... confidiamo nel Signore.
Egli salverà il Mondo liberandoci per sempre dal Male.
Maria Maistrini

domenica 15 aprile 2012

Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia!

Per capire che cosa intende la Chiesa, che è Madre e Maestra, per Misericordia e il suo implorarla, ci rifaremo naturalmente ad alcuni testi pontifici [...] Nell'Omelia del 15 aprile 2007, per il suo 80° compleanno e Domenica in Albis, dopo la Pasqua, ossia della Divina Misericordia, così dice Benedetto XVI: "la presenza di Dio che si oppone a tutte queste forze (del male) con il suo potere totalmente diverso e divino: con il potere della misericordia. È la misericordia che pone un limite al male. In essa si esprime la natura tutta peculiare di Dio – la sua santità, il potere della verità e dell’amore". Dunque la Misericordia di Dio è un potere...essa ha il potere di porre un limite al male... Gesù stesso ci ha avvisati, per esempio, a riguardo degli ultimi tempi, dello scatenarsi della natura e delle forze del male.... e in Matteo 22 ci rammenta: "Se quei giorni non fossero stati abbreviati, nessuno scamperebbe; ma, a motivo degli eletti, quei giorni saranno abbreviati", "a ...
... motivo degli eletti" non già per i propri meriti, ma per LE SUPPLICHE CHE RIVOLGONO A DIO CHIEDENDO, IMPLORANDO LA SUA DIVINA MISERICORDIA, e che sono trovati puri agli Occhi di Dio, quei giorni ci sono stati abbreviati.
Ogni generazione ha i suoi "tempi", non fossilizzatevi nel testo esclusivamente sulla parusia.... andiamo ben oltre... perchè il Vangelo è Parola viva IN OGNI TEMPO e non solo alla "fine"... Molti pensano di risolvere il tutto con una fede ideista... superstiziosa... devozionalista... no, non è così... Gesù sempre in Matteo 22 aggiunge: "14 Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti»" ma allora a cosa serve questa Divina Misericordia se già Gesù, che non mente e non si contraddice, ci avverte già che "pochi sono gli eletti" confronto alle moltitudini di chiamati?
In verità, come sappiamo, Gesù NON giudica, nè è venuto per condannare, ma è venuto per salvare ed è venuto a chiederci sempre un: VUOI TU?
E non è neppure Dio a condannarci, bensì l'uomo escludendosi dalla salvezza con il suo rifiuto, si infligge da sè stesso la condanna a vivere eternamente senza Dio...
Gesù NON gioisce di questo, Egli soffre, del resto ha pagato duramente il nostro riscatto, sulla Croce non ci è finito per scherzo!!
Ecco che con l'Incarnazione di Dio, la Misericordia stessa assume una sua forma che da il via alla CONVERSIONE... infatti, attenzione, come riusciva Gesù a convertire?
Come riuscivano i Santi a convertire qualche anima?
CON IL POTERE DELLA MISERICORDIA... basti pensare a san Matteo, all'adultera, al Cieco, ai lebbrosi, al buon ladrone sulla Croce... al centurione... ecc...
Dal Vangelo secondo Matteo 9 leggiamo:
19 In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Sappiamo che il Sacrificio PERFETTO è poi quello che Gesù instaurerà nel Giovedì Santo e sulla Croce....infatti il sacerdote non offre un sacrificio umano...ma come Alter Christi compie UN ATTO DI MISERICORDIA ESCLUSIVO  che è appunto il Sacrificio di Cristo per la salvezza dei peccatori... Gesù rispondendo ai soliti farisei che volevano incastrarlo, gli fa capire che i  sacrifici degli uomini, quando non sono mossi da un cuore puro e libero dai condizionamenti, NON servono a nulla...
Nel caso di Matteo dunque, la misericordia di Gesù usata in quell'invito e non un giudizio alla sua persona, FA SCATTARE LA CONVERSIONE...
Non si tratta di perdonismo... il perdono non è certo un comandamento, ossia "si deve perdonare a tutti i costi anche senza conversione e senza pentimento"!, lo dice il termine stesso: PER-DONO; PER-DONARE; esso è un DONO che ci viene dall'Alto PER uno scopo, un fine più alto ancora, la CONVERSIONE...
Misericordia e per-dono sono così due aspetti di un unica medaglia entrambi "pagano" il passaggio alla CONVERSIONE...
La chiamata di Gesù a questa conversione, non è una escamotage per sentirsi realizzato o appagato... nè perdona per sentirsi meglio... essendo anche Dio ed avendo in comune con il Padre e lo Spirito la medesima Natura che è pura Misericordia, non può tenerla per sè... tutto ciò che fa è Bene puro ed assoluto, il Bene traspare in Lui a tal punto da CONVERTIRE...
Gesù ripete la frase... in un altro contesto:
Matteo 12,1-8
In quel tempo, Gesù passò tra le messi in giorno di sabato, e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere spighe e le mangiavano.
Ciò vedendo, i farisei gli dissero: “Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare in giorno di sabato”.
Ed egli rispose: “Non avete letto quello che fece Davide quando ebbe fame insieme ai suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che non era lecito mangiare né a lui né ai suoi compagni, ma solo ai sacerdoti? O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio infrangono il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui c’è qualcosa più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato”.
“Davide e i suoi compagni mangiarono i pani del tempio, che solo i sacerdoti possono mangiare”: i discepoli di Gesù sono i nuovi sacerdoti, e al momento si trovavano in forte necessità.
Attenzione però, la Misericordia che Gesù chiede NON è la disobbedienza della Legge, nè l'anarchia verso le regole del "buon cristiano" men che meno l'ignoranza ai Dieci Comandamenti.... non è il peccare e poi il pretendere il perdonismo...
Nelle parole di Gesù si apre la comprensione dell'A.T. fatto di leggi e prescrizioni che lui, ci rammenta, non è venuto a cancellare, ma a portare a compimento...
Per esempio il sangue dell'agnello nella Pasqua ebraica era UN SIMBOLO, ma naturalmente NON toglieva alcun peccato, era sempre la Misericordia di Dio che per mezzo dei Profeti, interveniva...
L'agnello, si legge due volte, doveva essere mangiato: "nè crudo, nè bollito con acqua, ma solo arrostito al fuoco", in questa simbologia possiamo riscontrare IL SACRIFICIO E LA MISERICORDIA INSTAURATI DAL CRISTO... sulla Croce, agnello immolato, Gesù DONA SE STESSO QUALE SACRIFICIO PERFETTO, CON LA POTENZA DELLO SPIRITO SANTO CHE E' FUOCO, si attiva la Misericordia anche del Padre ed è tutta la Santissima Trinità artefice di questa Misericordia nell'accogliere il vero Agnello immolato...
Abbiamo citato i farisei del tempo di Gesù e brani del Vangelo, perchè anche oggi ci sono "osservanti di leggi umane" (per esempio leggasi l'aborto!) pronti a condannare LA MISERICORDIA STESSA se venisse loro utile...
Un capolavoro atto a capire questa Misericordia ci è offerto dall'Enciclica, scritta da Giovanni Paolo II: Dives in Misericordia scrive il Papa:
"La mentalità contemporanea, forse più di quella dell'uomo del passato, sembra opporsi al Dio di misericordia e tende altresì ad emarginare dalla vita e a distogliere dal cuore umano l'idea stessa della misericordia. La parola e il concetto di misericordia sembrano porre a disagio l'uomo, il quale, grazie all'enorme sviluppo della scienza e della tecnica, non mai prima conosciuto nella storia, è diventato padrone ed ha soggiogato e dominato la terra. Tale dominio sulla terra, inteso talvolta unilateralmente e superficialmente, sembra che non lasci spazio alla misericordia.
A questo proposito possiamo, tuttavia, rifarci con profitto all'immagine «della condizione dell'uomo nel mondo contemporaneo» qual è delineata all'inizio della Costituzione Gaudium et spes. Vi leggiamo, tra l'altro, le seguenti frasi: «Stando cosi le cose, il mondo si presenta oggi potente e debole, capace di operare il meglio e il peggio, mentre gli si apre dinanzi la strada della libertà o della schiavitù, del progresso o del regresso, della fraternità o dell'odio. Inoltre, l'uomo si rende conto che dipende da lui orientare bene le forze da lui stesso suscitate e che possono schiacciarlo o servirgli»".
(..) la rivelazione e la fede ci insegnano non tanto a meditare in astratto il mistero di Dio come «Padre delle misericordie», ma a ricorrere a questa stessa misericordia nel nome di Cristo e in unione con lui. Cristo non ha forse detto che il nostro Padre, il quale «vede nel segreto», attende, si direbbe, continuamente che noi, richiamandoci a lui in ogni necessità, scrutiamo sempre il suo mistero: il mistero del Padre e del suo amore? Desidero quindi che queste considerazioni rendano più vicino a tutti tale mistero e diventino, nello stesso tempo, un vibrante appello della Chiesa per la misericordia di cui l'uomo e il mondo contemporaneo hanno tanto bisogno. E ne hanno bisogno anche se sovente non lo sanno.
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Il 30 marzo 2008 all'Angelus, così spiegava la Divina Misericordia Benedetto XVI:
"La misericordia è in realtà il nucleo centrale del messaggio evangelico, è il nome stesso di Dio, il volto con il quale Egli si è rivelato nell'antica Alleanza e pienamente in Gesù Cristo, incarnazione dell'Amore creatore e redentore. Questo amore di misericordia illumina anche il volto della Chiesa, e si manifesta sia mediante i Sacramenti, in particolare quello della Riconciliazione, sia con le opere di carità, comunitarie e individuali. Tutto ciò che la Chiesa dice e compie, manifesta la misericordia che Dio nutre per l'uomo, dunque per noi. Quando la Chiesa deve richiamare una verità misconosciuta, o un bene tradito, lo fa sempre spinta dall'amore misericordioso, perché gli uomini abbiano vita e l'abbiano in abbondanza (cfr Gv 10, 10)".
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Parafrasando poi il suo predecessore, dice ancora:"Al di fuori della misericordia di Dio non c'è nessun'altra fonte di speranza per gli esseri umani".
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Non c'è altra speranza e non è a caso che invochiamo Maria quale MADRE DI MISERICORDIA, DELLA MISERICORDIA..Mater misericordiae, ora pro nobis. Gesù, confido in Te.
"Disse Gesù a Suor Faustina: "L'umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla divina misericordia" (Diario, p. 132). Attraverso l'opera della religiosa polacca, questo messaggio si è legato per sempre al secolo ventesimo, ultimo del secondo millennio e ponte verso il terzo millennio. Non è un messaggio nuovo, ma si può ritenere un dono di speciale illuminazione, che ci aiuta a rivivere più intensamente il Vangelo della Pasqua, per offrirlo come un raggio di luce agli uomini ed alle donne del nostro tempo".  (Omelia Giovanni Paolo II Canonizzazione di Sr.Faustina 30.4.2000)
Gesù, confido in Te
Confidiamo davvero in Gesù, oppure ci illudiamo in facili sentimentalismi nel momento di qualche prova per poi lamentarci di non aver ricevuto quanto chiedevamo?
Ce lo rammenta san Giacomo nella sua Lettera:
Fratelli miei, non mescolate a favoritismi personali la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria e al cap. 4 dice:
[1]Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra?
[2]Bramate e non riuscite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete;
[3]chiedete e non ottenete perché chiedete male, per spendere per i vostri piaceri.
[4]Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio.
[5]O forse pensate che la Scrittura dichiari invano: fino alla gelosia ci ama lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi?
[6]Ci dà anzi una grazia più grande; per questo dice: 'Dio resiste ai superbi; agli umili invece dà la sua grazia'.
[7]Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi.
[8]Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi. Purificate le vostre mani, o peccatori, e santificate i vostri cuori, o irresoluti.
[9]Gemete sulla vostra miseria, fate lutto e piangete; il vostro riso si muti in lutto e la vostra allegria in tristezza.
[10]Umiliatevi davanti al Signore ed egli vi esalterà.
Davvero, dopo aver letto questi passi di Giacomo possiamo dire che confidiamo in Gesù nel modo che a Lui piace? Se davvero confidassimo in Gesù come Lui stesso ci richiede, implorando la MISERICORDIA della conversione... la Misericordia di un per-dono autentico supplicato dentro un Confessionale... la Misericordia affinchè i moribondi trovino il conforto dei Sacramenti... bè allora si, questo sarebbe confidare davvero in Gesù, ricevendo fiumi di Misericordia per ognuna di queste richieste...
GESU' CONFIDO IN TE!
... è la condizione propria di chi ha fede o speranza in Gesù... e non già ad una idea di Gesù, ma Lui in Persona... ecco perchè è così importante per noi L'EUCARESTIA, il luogo, il posto, l'essenza unica in cui troviamo questa Persona VIVA E VERA alla quale confidare TUTTO, nella quale confidare, nella quale sperare...
Ma non dobbiamo confidare solo nell'AMICO Gesù... se trattiamo Gesù esclusivamente come amico, finiremo per umanizzarlo a tal punto da confonderlo con il "migliore" degli amici con il risultato che alle prime prove o ai lunghi silenzi, si finisce per cacciarlo via delusi... mentre Lui è principalmente il nostro... SIGNORE E DIO... dal quale comprenderemo il valore della sofferenza, della prova, anche dei lunghi silenzi...
Questo significa CONFIDARE....
Confido in Te Gesù perchè TU non deludi mai, anche quando sembri NON ascoltare le mie preghiere....in verità TU sai già cosa è meglio per me, per questo confido in Te...
In un articolo di Avvenire del 14.4.2007 si legge:
Le Beatitudini vengono non di rado presentate come l'antitesi neotestamentaria al Decalogo, come, per così dire, l'etica più elevata dei cristiani nei confronti dei comandamenti dell'Antico Testamento. Questa interpretazione fraintende completamente il senso delle parole di Gesù.
Gesù ha sempre dato per scontata la validità del Decalogo (cfr., per es., Mc 10,19; Lc 16,17); il Discorso della montagna riprende i comandamenti della Seconda tavola e li approfondisce, non li abolisce (cfr. Mt 5,21-48); ciò si opporrebbe diametralmente al principio fondamentale premesso a questo discorso sul Decalogo: "Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà dalla Legge neppure un "iota" o un segno, senza che tutto sia compiuto" (Mt 5,17s). Intanto è sufficiente notare che Gesù non pensa di abolire il Decalogo, al contrario: lo rafforza. (...)
Per Nietzshe le Beatitudini sono l'annullamento della vera libertà, sono un paradosso che egli rifiuta, contro le promesse di Cristo egli dice: noi non vogliamo assolutamente il regno dei cieli. "Siamo diventati uomini - vogliamo il regno della terra".
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Ma è proprio la ragione e della ragionevolezza, avvertire la resistenza interiore contro quest'opzione, confidare in Gesù è infatti quell'uscire da noi stessi ( un esodo da se stessi, è quel "morire") per FIDARSI appunto di Colui che tutto può..."Benedetto l'uomo che confida nel Signore...".
Disse Benedetto XVI ai giovani il 10.4.2006:
"Uno dei più grandi doni, anzi della dote di un uomo è il saper comprendere l'altro, perchè è un grande dono vedersi a nostra volta compresi dagli altri".
La confidenza che ci offre Gesù è decisamente più alta e già questo ci fa comprendere quale impegno ci assumiamo quando diciamo: Credo! Si! Gesù, io confido in TE, ossia, "io ti comprendo e so soprattutto che tu comprendi me, mi conosci da sempre... mi sei Amico ma anche MAESTRO... sei il mio Pastore, ma anche il MIO DIO!".
Come non può allora la nostra vita, cambiare veramente, convertirsi, quando ha compreso la portata di questo rapporto?
Santa Sr. Faustina della Divina Misericordia, suggerisce anche di com-prendere IL SEGNO DELLA CROCE CHE FACCIAMO, è un atto sacramentale che denota nel cristiano quel CONFIDO IN TE... altrimenti rischiamo di strumentalizzarlo come un segno di superstizione fra i tanti, magari tenendo una mano in tasca mentre stringe un cornetto... o magari ci si è recati da un "mago", da un medium o ci si è rivolti all'oroscopo!
Non è questo il giusto richiamo alla Misericordia di Dio...
Per quanto la Misericordia di Dio ci è in larga parte svelata dalle azioni compiute dal Cristo, essa rimane anche avvolta nel Mistero dell'Amore di Dio che per amore dell'Uomo, manda il suo Figlio a morire sulla Croce... dice Benedetto XVI nell'incontro di Preghiera per la Pace del 23.7.2006:
"Non possiamo noi uomini risolvere il mistero della storia e dell'uomo, il mistero della libertà umana di poter dire "NO" alla misericordia di Dio, dire "NO", incomprensibilmente, al Suo progetto di Pace vera. Non possiamo risolvere tutto il mistero della relazione Dio-Uomo del suo agire e del nostro rispondere, ma una cosa possiamo fare: dobbiamo accettare il mistero e con esso accogliere il dono della Misericordia che parte dal vederci riconciliati con Dio."
Quanto più grande è il mistero, quanto più profonda e radicata deve risuonare in noi quel: GESU', CONFIDO IN TE!
Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore (Mt 9,36).
La COM_PASSIONE di Gesù è un altra caratteristica della Sua Divina Misericordia, non si tratta infatti di pietismo ma bensì, e imparando l'uso dei termini, significa proprio PRENDERE CON-PASSIONE una certa situazione, una persona, in questo frangente Gesù prende CON-PASSIONE le folle che vede avanzare senza alcuna guida, senza un pastore.
Un esempio pratico è il passo del Vangelo di Gesù e la Donna Cananea...
la storia è diversa dalla Donna Samaritana poichè la Donna Cananea è considerata una pagana.i suoi abitanti adoravano i Baal e le Ashere. Questi erano culti caratterizzati fra l’altro dai riti di fertilità, in genere di carattere sessuale orgiastico e promiscuo. Questi riti che attiravano anche gli Ebrei, venivano denunciati dai Profeti dell'A.T. e spesso erano anche la causa delle battaglie.
La donna non è soltanto una madre pagana che cerca di strappare un miracolo al taumaturgo giudeo di cui ha sentito meraviglie e che ha sconfinato, ma è la rappresentante della comunità dei pagani venuti alla fede. Per questo la risposta ultima di Gesù è il dono della salvezza, la guarigione della figlia, come primizia della salvezza per mezzo della fede.
La Cananea urla la sua supplica, ma Gesù all'inizio, non le rivolge nemmeno una parola. E a prima vista può apparire sconcertante e sconvolgente il comportamento di Gesù, in verità è come se volesse mettere alla prova la fede di questa Donna ed anche per insegnare ai suoi discepoli come intervenire. Infatti, dopo un primo silenzio, Gesù cerca di spiegarle il motivo del suo rifiuto con un linguaggio semplice e ricco d’immagini: “Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini”. Secondo l’A.T. “i figli” sono i giudei”, “i cagnolini” sono i pagani. La Cananea insiste e replica prendendo spunto proprio dall’immagine usata da Gesù. Gli dice: “Anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.
Con questa risposta la Cananea si conquista l'attenzione di Gesù non perchè abbia risposto "bene" ma piuttosto per aver così pronunciato una sorta di professione di fede attraverso le cui parole  chiede, praticamente, di partecipare permanentemente ai beni della salvezza messianica, anche se in un modo limitato, un poco emarginante, raccattando solo le briciole che cadono dalla tavola dei cristiani che, a pieno titolo, possono vivere in comunione con Cristo.
Ecco che la Divina Misericordia si muove a com-passione della Cananea, ne riconosce LA FEDE e dunque l'intervento di Dio... Davanti a questo atteggiamento di totale fiducia e povertà e aridità spirituale che spinge Gesù ad inserire totalmente la Donna Cananea nel piano della salvezza cristiana: “Donna davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri”.
Gesù stabilisce che al banchetto messianico della comunità cristiana che è rinnovato nella Mensa Eucaristica, può partecipare anche un pagano che abbia fede (naturalmente avere questa fede significa  avere fatto UNA CONVERSIONE), la Misericordia di Dio si muove laddove c'è una conversione vera ed autentica!
Così come abbiamo accennato anche della Donna Samaritana (Gv.4,1-42).
Questo episodio mette in luce la fatica intellettiva e del cuore dell'uomo di fronte al mistero di Dio, e la pazienza di Dio che non solo soddisfa le attese dell'uomo, ma le suscita.
Gesù le dice:"Dammi un po' d'acqua da bere". La donna si meraviglia che un giudeo le chieda dell'acqua. Non dimentichiamo che i Giudei non andavano d'accordo con i samaritani. Per un Giudeo non vi era insulto più grave che essere paragonato ad un samaritano. Dunque la donna si meraviglia di questo Giudeo che non si comporta come gli altri. Ma il paradosso sta altrove. Sta nel fatto che Gesù chiede dell'acqua, mente dovrebbe essere il contrario. E', se ben ci pensiamo, il paradosso di un Dio che si fa bisognoso e mendicante. Cioè il mistero di un Dio che si è fatto uomo, per avere il pretesto di incontrare l'uomo e di donare loro l'acqua che disseta. E' la meraviglia di un Dio che chiede per dare. La Misericordia di Dio capovolge ogni logica umana.
La risposta di Gesù tratta infatti del luogo del vero culto, del vero Tempio che è Gesù stesso il nostro tempio che sostituisce da quell'istante il santuario Garizim e quello di Gerusalemme, perché solo lui è la porta attraverso la quale si arriva al Padre celeste.
GESU', CONFIDO IN TE!
"se non ritornerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli " (Mt 18,3)
... oggi tornare bambini, nel senso in cui ci invita Gesù, è praticamente impossibile, ma solo apparentemente, come il mondo che ci sta davanti e che vive di apparenze... da tutte le parti infatti, ci suggeriscono che la vita e il mondo appartengono ai GRANDI, ai furbi, agli esperti, a quelli che sanno, a chi si ritiene indipendente, a chi ritiene di possedere tutto e di non aver bisogno di nessuno... ma Gesù ci rammenta soprattutto a Natale:  Tornare bambini!
Sembra un insulto per chi si ritiene “intelligente”, “moderno”, “emancipato”... Lo sguardo di un bambino oggi va bene per la pubblicità del pandoro, o per la letterina a babbo natale, non per capire il senso della vita e della realtà! Non per comprendere che l'aborto dovrebbe essere immediatamente abrogato...
“Se non tornerete come bambini non capirete mai!”, sembra questo il ritornello che risuona da più di 2000 anni dalla grotta di Betlemme.
Io rispondo: sì Signore, voglio tornare bambino, perché solo il bambino ha uno sguardo realista sulla vita: tutto aspetta, tutto spera dal sorriso della mamma, perché non censura il suo desiderio e quella presenza umana è per lui una certezza assoluta. Sì Gesù mio, voglio tornare bambino nel cuore, nella mente, nei desideri e confidare in Te come quando confidavo nella mamma senza capire i tanti perchè della vita...
Anch’io voglio raggiungere la certezza che vince ogni paura e percepire la mia vita come un cammino verso la felicità, verso quella pace che provarono i Pastori che confidarono in Te, Bambino.
Confidare in Gesù è davvero un tornare bambini nel cuore... basta leggere l'entusiasmo dei Santi, di santa Teresina del Bambin Gesù, per esempio, che diceva: "Gesù voglio essere come una palla NELLE TUE MANI, perchè tu possa giocare con me quando ti pare e piace e lanciarmi dove più ti piace...".
Madre Teresa di Calcutta confidava in Dio a tal punto di vedersi come una "matita nelle mani di Dio".
Il successo dei Santi NON era affatto scontato... esso fu conquistato giorno dopo giorno, anno dopo anno... sbaglia chi pensa di non poter riuscire nella santità perchè in Cielo ci vanno solo i Santi, e tutti siamo destinati alla santità, a diventare come Colui che è il vero Santo per eccellenza, Gesù, nel quale appunto confidiamo...
Infine attenzione... quel "se non ritornerete come bambini...
... il Peccato Originale ci ha resi egoisti fin da bambini... fin da quando nasciamo... un bambino non nasce santo, e tutti abbiamo bisogno del BATTESIMO... ergo, anche il bambino necessita della Grazia...
Infatti il bambino spesse volte agisce con egoismo (sano per la sua età perchè subentra anche lo spirito di sopravvivenza) nei confronti dei suoi coetanei e spesso anche per proteggere le sue "proprietà", i suoi giocattoli...
Il ritornare ad essere bambini risiede, dunque, nella capacità del bambino DI CAMBIARE LE SUE ABITUDINI DURANTE LA CRESCITA PERCHE' MATURA LE PROPRIE RESPONSABILITA ED E' SEMPRE CAPACE DI MERAVIGLIARSI DI CIO' CHE LO CIRCONDA con la disponibilità ad imparare...
Ce ne parla sant'Agostino e nelle sue Confessioni al cap. 7 scrive:
"Ascolta, Dio: maledetti i peccati degli uomini! Lo dice un uomo, di cui hai pietà, perché tu lo hai creato senza creare in lui il peccato. Chi mi rammenta i peccati della mia infanzia, se nessuno innanzi a te è mondo di peccato, neppure il bimbo, che ha un giorno solo di vita sulla terra? Chi me li rammenta, se non un piccino ora grande soltanto così, in cui vedo ciò che non ricordo di me stesso? Qual era dunque il mio peccato di allora? Forse l'avidità con cui cercavo piangendo le poppe? Se oggi facessi altrettanto, cercando avidamente non più le poppe, s'intende, ma il nutrimento conveniente alla mia età, mi farei deridere e riprendere a buon diritto. Ossia, a quell'età commettevo atti riprovevoli, ma, poiché non avrei potuto comprendere i rimproveri, si evitava, come fanno tutti ragionevolmente, di rimproverarmi. Tanto è vero, che noi estirpiamo ed eliminiamo quei difetti durante la crescita, e non ho mai visto nessuno gettar via deliberatamente il buono mentre vuole estirpare il cattivo.
O forse erano anche quelle azioni buone, in rapporto all'età: le implorazioni, cioè, con cui chiedevo piangendo persino doni nocivi, le aspre bizze contro persone di libera condizione e di età più grave della mia, che non si assoggettavano alla mia volontà; gli sforzi per colpire con tutte le mie forze chi mi aveva dato la vita e molte altre persone più prudenti di me, che non ubbidivano ai miei cenni, percuotendole perché non eseguivano certi ordini che si sarebbero eseguiti con mio danno?
Dunque l'innocenza dei bambini risiede nella fragilità delle membra, non dell'anima. Io ho visto e considerato a lungo un piccino in preda alla gelosia: non parlava ancora e già guardava livido, torvo, il suo compagno di latte. È cosa nota, e le madri e le nutrici pretendono di saper eliminare queste pecche con non so quali rimedi; ma non si può ritenere innocente chi innanzi al fluire ubertoso e abbondante del latte dal fonte materno non tollera di condividerlo con altri, che pure ha tanto bisogno di soccorso e che solo con quell'alimento si mantiene in vita. Ciò nonostante si tollerano con indulgenza questi atti, non perché siano inconsistenti o da poco, ma perché destinati a sparire col crescere degli anni. Lo prova il fatto che gli stessi atti, sorpresi in una persona più attempata, non si possono più tollerare con indifferenza".
***
Il finale di queste riflessioni, non certo dell'argomento in se che è fonte di inesauribile contemplazione per la quale OGNUNO può fare la sua parte e dare il suo contributo....non può che portarci NEL GETSEMANI...
Una Divina Misericordia contemplata, supplicata, auspicata ed evangelizzata, non può essere esente da questa stazione nella quale Gesù non solo vive personalmente il suo Getsemani, ma ci insegna davvero in quel CONFIDARE nel Padre riferendosi ad una frase del Padre Nostro che racchiude tutto: SIA FATTA LA TUA, NON LA MIA VOLONTA'...
Una Misericordia che privasse Dio di agire SULLA NOSTRA PERSONA, o che Lo privasse di disporre del nostro essere suoi, sarebbe una falsa invocazione...
Gesù sa perfettamente che questo passaggio è duro, Lui stesso ARRIVA A SUDARE SANGUE affinchè questa Misericordia possa trovare compimento ed iniziare davvero la sua opera, quale sarà e quale è il nostro atteggiamento di fronte alla prova?
Quale è il nostro atteggiamento nei confronti dei COMANDAMENTI?
Facciamo la volontà di Dio o giustifichiamo le nostre debolezze avanzando la nostra volontà pur confidando che "tanto Dio è misericordioso?".
GESU', CONFIDO IN TE!
Confido in ciò che hai detto nel Gestemani, in ciò che li mi hai insegnato: chiedere come grazia e come Misericordia che si compi in me la TUA volontà e non quella mia che è spesso schiava delle passioni e delle mode del tempo... anche se fosse carica di "buona volontà" non sarebbe mai la TUA di volontà, perciò confido che TU saprai correggermi con la Tua Misericordia!
Nella Supplica alla Madonna del Rosario, scriveva così il beato Bartolo Longo che la compose: E' vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore.
Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.
Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra Avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!
O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il Cuore amabile del tuo Figliolo. Pietà oggi imploriamo per le Nazioni traviate, per tutta l'Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo Cuore.
Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia!
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Tradotto lo si capisce bene, chiedendo Misericordia per tutti, stiamo chiedendo IL BENE PER TUTTI, stiamo chiedendo Gesù per tutti... la Misericordia fatta Persona, Incarnata...
La Misericordia è una costante della devozione Cattolica che non ha mai conosciuto una crisi del tempo... solo in questo nostro tempo tale Misericordia è piuttosto letta con sospetto... non ci si fida o peggio, la si costruisce come si costruiscono immagini di Cristo a seconda delle mode del momento...
Questa è la vera devozione mariana: che si chieda a Maria di sostenerci nella buona battaglia affinchè la Misericordia, della quale Ella è Madre, possa operare in noi dentro il Progetto di Dio , mai al di fuori....
Maria ai piedi della Croce ci insegna come si fa e come si accetta questa Volontà dalla quale si attiva la Divina Misericordia che la consolerà dopo con la gioia della Risurrezione, con la Sapienza dei divini Misteri che aveva contemplato fin sotto la Croce...
Un Cristo falsificato, porta ad una misericordia falsificata...
Ecco lo splendore della storia stessa di santa Sr. Faustina con la Divina Misericordia... in questa storia è impossibile falsificarne le pagine...diffidate dunque delle imitazioni...
" Il cristianesimo e la stessa Chiesa, non è opera di persuasione, MA DI GRANDEZZA (sant'Ignazio)... l'aspetto veramente grande del cristianesimo è questo poter entrare in contatto con Dio vivo e vero e attraverso la Sua misericordia per  la quale Egli viene sempre per primo verso di noi, (..)...lo fa nei Sacramenti, lo fa con il Battesimo quando ci prende con sè rigenerandoci; nella Confessione quando ci perdona; e lo fa ogni giorno nell'Eucarestia... " (Benedetto XVI ai vescovi elvetici 9.11.2006) CaterinaLD

venerdì 13 aprile 2012

Sofferenza di Dio sofferenza dell'uomo


SOFFERENZA DI DIO,SOFFERENZA DELL’UOMO

Gesù fu consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi per mano di pagani, lo avete crocifisso e lo avete ucciso. At.2,23


Il tema di questo nuovo anno pastorale 2009 - 2010, “Sofferenza di
Dio, sofferenza dell’uomo”, mantiene un legame con i temi trattati
negli anni precedenti. Dio sostiene la ‘nostra fragilità’ di uomini
redenti dal Cristo, con la ‘sua Parola’ che ci consola e ‘ci risana’. Dio
ha voluto manifestare il suo grande amore donandoci suo Figlio,
Gesù, che ci salva sulla croce.


Questo tema è in sintonia con la Chiesa di Torino che nel 2010
celebrerà una esposizione straordinaria della Sindone e vedrà la visita
di Papa Benedetto XVI. In questo anno, 2009, ricorre inoltre il
venticinquesimo anniversario della lettera apostolica di Papa
Giovanni Paolo II, “Salvifici Doloris”, sul senso cristiano della
sofferenza umana. Tutto questo richiama fortemente il tema di questo
nuovo anno pastorale.


Premessa


Da sempre la sofferenza e il dolore costituiscono una grande domanda per l’umanità, ancora di più il
dolore innocente.


Sant’Agostino soleva dire che ogni uomo in quanto tale è “una grande domanda”. Ciò significa che nel
cuore dell’uomo vi è l’interrogativo della sofferenza e del dolore.


Perché la sofferenza, perché il dolore? Il grido di dolore accomuna tutti!


Alla sofferenza si può rispondere in maniera diversa:
con ‘disfattismo’, cioè con la ricerca della morte, del suicidio, dell’eutanasia;
con ‘ribellione’ nel tentativo di contrastarla o allontanarla;
con ‘accettazione’, nella fede dell’Amore di Dio per noi.


Come si è comportato Gesù nei confronti della sofferenza?


Gesù di fronte al soffrire


Gesù è il buon samaritano che non perde occasione per trarre fuori dal baratro della sofferenza chi
incontra sulla sua via. Il teologo Piero Coda, nel suo libro dal titolo: “Quando a soffrire è il Figlio
dell’uomo” (1), si sofferma su due pagine del Vangelo di Marco, la prima sulla guarigione del paralitico
(Mc 2,1-12) e la seconda sulla mortedi Gesù in croce (Mc15).


Trovandosi di fronte il paralitico che gli viene calato innanzi, Gesù prima gli rimette i peccati,
annunciandogli in questo modo che Dio lo ama, e poi lo guarisce.


Scegliendo di andare liberamente incontro alla morte in croce, invece, Gesù si cala dentro la sofferenza.
La figura profetica del Servo di Jahwéh (cf Is capp. 42-53) preannuncia la missione di Gesù. Ancora Piero
Coda precisa: “Dio salva in questo modo: attraverso il giusto suo servo che adempie fino in fondo la
missione che gli è stata confidata, rispondendo con ferma adesione alla volontà di Dio al rifiuto,
all’ingiustizia, all’oppressione” (2). Il culmine del suo soffrire sta nel grido: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,14).


Il grido di Gesù, attraverso l’interrogativo ‘perché’?, manifesta il significato ultimo del suo patire. Il grido
ci dice che il suo patire non è solamente fisico e psichico, derivante dall’essere stato inchiodato sulla
croce, e questo basterebbe già di per sé. Il soffrire di Gesù è lancinante, perché vissuto anche moralmente
e spiritualmente come un fallimento della sua missione: viene condannato dall’autorità religiosa giudaica, i
suoi discepoli si disperdono e Lui si sente abbandonato dal Padre suo!


Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica “Salvifici Doloris”, al n° 18, spiega che queste parole di Gesù
sul Golgota: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, “nascono sul piano dell’inseparabile
unione del Figlio col Padre, e nascono perché il Padre “fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti” (Is
53,6) e sulla traccia di ciò che dirà San Paolo “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò
da peccato in nostro favore (2 Cor 5,21). Insieme con questo orribile peso, misurando ‘l’intero’ male di
voltare le spalle a Dio, contenuto nel peccato, Cristo, mediante la divina profondità dell’unione filiale
col Padre, percepisce in modo umanamente inesprimibile questa sofferenza che è il distacco, la ripulsa
del Padre, la rottura con Dio. Ma proprio mediante tale sofferenza egli compie la Redenzione, e può
dire spirando “Tutto è compiuto” (Gv 19,30).


Gesù non ha conosciuto peccato, ma ha provato prendendole su di sé, le conseguenze dolorose del
peccato che il Papa Giovanni Paolo II indica con le parole ‘distacco’, ‘ripulsa’ e ‘rottura’ con Dio.


L’affidamento di Gesù al Padre


L’affidamento di Gesù al Padre si esprime concretamente attraverso la sua preghiera nell’orto del
Getsemani, durante l’arresto che avviene in un clima di violenza da parte degli uomini, con risposte nel
segno dell’amore non violento da parte di Gesù.


Il senso profondo dell’avvenimento della croce è vissuto da Gesù in ossequio alla volontà di Dio
sperimentando la sua impotenza: si consegna inerme agli uomini; e provando il non intervento di Dio che
potrebbe salvarlo.


Il grido di Gesù sulla croce “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, non è un grido di
disperazione, ma un grido che esprime l’affidarsi a Dio nella prova estrema della morte. Dio non può
essere sordo al grido del Figlio e lo accoglie e attraverso lo Spirito Santo lo trasmette a tutta l’umanità.


Il valore universale della sua morte è sottolineata dal centurione romano, da uno che dunque non è sotto la
Legge, che esclama: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio” (Mc 15,39).


Gesù sceglie liberamente e consapevolmente di donare la sua vita per la salvezza degli uomini (cf Gv
10,18). Si identifica con l’agnello pasquale che, sacrificato, salva la vita degli uomini, che prende su di sé i
peccati della moltitudine e li espia con la sua sofferenza redentrice. Naturalmente questo in obbedienza e
nella fedeltà al volere del Padre che si esprime in un grande amore per l’uomo fino a dare la vita.


Il volto di Dio come Padre e il dolore del mondo


Nella preghiera al Getsemani, Gesù provando tristezza, paura, e angoscia si rivolge a Dio con questa
espressione: “Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che
voglio io, ma ciò che vuoi tu” (Mc 14,36).


E’ molto importante che Gesù ci faccia conoscere Dio come Padre: questo ci conforta e ci dà forza per
affrontare i nostri momenti difficili. Ma la sofferenza a volte è così intensa, pesante da sembrarci priva di
senso al punto da mettere in dubbio che Dio sia veramente Padre! Che Padre è, se permette una
sofferenza così atroce?


Questo è l’interrogativo ricorrente durante i secoli ogni qual volta l’uomo si trova di fronte e dentro la
sofferenza; è l’interrogativo affrontato da tanti scrittori, filosofi e teologi e mai risolto, se non quando si 






giunge all’accettazione della sofferenza come ‘mistero’ che ci riguarda tutti, di un mistero che trova senso
pieno non solamente nella morte in croce di Gesù, ma nella sua risurrezione. Solo con Lui abbiamo la vita
nuova, la vita eterna!


La fecondità dell’umana sofferenza


“Perché mi hai abbandonato?”: una domanda filiale che ha come risposta il silenzio paterno. Non una
domanda senza risposta, osserva il card. Angelo Scola, perché anche il silenzio è una risposta!


Non è forse questa l’esperienza di ognuno di noi di fronte alla sofferenza altrui? Il restare zitti, il non
sapere che cosa dire!


Gesù non ha cercato di cancellare il dolore attraverso una teoria più brillante delle altre, ma ha compiuto
un’opera di totale immedesimazione nella sofferenza illuminandone il significato profondo: la
collaborazione alla Sua redenzione del mondo.


La sofferenza di Cristo sulla croce ci salva e dà senso anche alla nostra sofferenza. S. Paolo così scrive ai
cristiani di Colossi: “Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che,
dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1, 24).


E’ chiaro che la sofferenza va combattuta! La scienza medica è chiamata a tentare ogni via per far
regredire il più possibile la malattia, la sofferenza e anche la morte, che mantengono però un significato
nell’economia della vita umana.


Il Papa Benedetto XVI ci ricorda nell’Enciclica “Spe Salvi”, che la sofferenza fa parte del mistero stesso
della persona umana e che “eliminarla completamente dal mondo non sta nelle nostre possibilità
semplicemente perché…nessuno di noi è in grado di eliminare il potere del male, della colpa che – lo
vediamo - è continuamente fonte di sofferenza” (Spe Salvi n° 36).


Nella sofferenza, lieti!


Chi può eliminare il potere del male è solo Dio!


Proprio per il fatto che Gesù Cristo è venuto nel mondo per rivelarci il disegno divino della nostra
salvezza, ancora il Papa Benedetto XVI ci suggerisce che la fede ci aiuta a penetrare il senso di tutto
l’umano e quindi anche del soffrire. Esiste quindi un’intima relazione fra la Croce di Gesù – simbolo del
supremo dolore e prezzo della nostra vera libertà – e il nostro dolore che si trasforma e si sublima quando
è vissuto nella consapevolezza della vicinanza e della solidarietà di Dio.


Il Santo Cottolengo, parlando ai suoi figli in più occasioni ribadisce come Lui si sarebbe stupito se nella
Piccola Casa non ci fossero delle difficoltà, delle contrarietà; nello stesso tempo ricorda loro l’importanza
della sofferenza unita a quella di Gesù in croce. Così ad esempio, leggiamo in “Detti e pensieri”:
“…accettate con calma i dolori e le croci che Dio vi manda…” (3), dice loro: “…sono prove, sono
carezze della sua mano” (4). Sulla malattia afferma: “Se il Signore ci visita con malattie e tribolazioni,
siamone contenti e rassegnati; queste, sono segno che Iddio è contento di noi” (5).


Il nostro Santo dà dei suggerimenti molto pratici nell’ aiutare a cogliere il senso delle contrarietà e delle
difficoltà. Così leggiamo sempre in “Detti e pensieri”: “Nelle perplessità, dubbi, o malinconie non state
a gemere, o sospirare; ma portatevi avanti al Santissimo Sacramento; qui, qui, qui, sforzate il vostro
cuore. Egli saprà consolarvi più che tutte le creature insieme”(6). Se questo non era possibile, suggeriva:
“…portatevi col pensiero e col cuore dal luogo in cui vi trovate, e mandate via ogni affanno che fa
torto alla vostra professione” (7).


Conclusione 






La regola d’oro per vivere bene da figli di Dio nella Piccola Casa, il Cottolengo la sintetizza in questo
motto:


“Croce e Divina Provvidenza,Divina Provvidenza e croce, sono due cose che combinano” (8).


Gesù che è l’espressione dell’amore misericordioso di Dio ci salva dando la vita per noi. Egli invita anche
noi ad amare nello stesso modo; per questo ci conduce per mano sulla via della sofferenza e della croce
perché accanto alla sua, anche la nostra sofferenza, sia segno di amore per i fratelli. In questo anno
pastorale sforziamoci di camminare in questa direzione, nella ricerca gioiosa della volontà di Dio, nella
certezza che Dio, Padre buono e Provvidente ci vuole comunque sempre bene!

Torino, Piccola Casa, 2 settembre 2009

Padre Aldo Sarotto

1) P. Coda: “Quando a soffrire è il Figlio dell’uomo”, ed. Camilliane, Torino 2009, pp. 112
2) P. Coda, o.c. p. 61
3) Giuseppe Cottolengo: “Detti e pensieri”, Edilibri Milano 2005, pp.176, n° 294
4) Giuseppe Cottolengo, o.c., n° 60
5) Giuseppe Cottolengo, o.c., n° 208
6) Giuseppe Cottolengo, o.c., n° 117
7) Giuseppe Cottolengo, o.c., n° 261
8) Giuseppe Cottolengo, o.c., n° 66.

domenica 8 aprile 2012

ECCO IL CRISTO CROCIFISSO E GLORIFICATO


ECCO IL CRISTO CROCIFISSO E GLORIFICATO

Oggi Cristo mistero di luce si è rinnovato e con esso tutto il creato è risorto e anche i nostri cuori sono risorti a nuova vita.

"La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d'angolo", così è data una speranza a tutte quelle realtà vere ma fragili, della nostra vita su cui il Signore, nella forza del Suo Spirito, ha creato nuovi spazi di speranza e di gioia.

Alleluja! Il Signore è risorto come aveva predetto; rallegriamoci tutti ed esultiamo, perché egli regna in eterno. Alleluja.

Maria Maistrini

sabato 7 aprile 2012

Seppelliamo tutto ciò che siamo nella tomba vuota e risorgiamo con Cristo a nuova vita.

Seppelliamo tutto ciò che siamo nella tomba vuota e risorgiamo con Cristo a nuova vita.

Cerchiamo di afferrare le mani di Maria che ci attende al di fuori dal Sepolcro in cui suo Figlio è risorto. Dobbiamo rispondere al suo invito completamente rinnovati, facendo rinascere con l'amore le nostre famiglie, avvinte del peccato e dall'indifferenza. La crisi della famiglia che stiamo vivendo oggi è generata principalmente dall'assenza di Cristo...non abbiamo tempo per la sua Parola, siamo distratti solo dal materialismo delle cose terrene.
Si è smarrito inoltre il senso della collettività, del bene comune...si pensa soltanto a se stessi, non si concede ascolto ai figli, o al proprio coniuge, non c'è dialogo...la famiglia è ormai una stazione da cui partono treni diretti in molteplici direzioni...quello che manca è il concetto di "viaggio insieme".
Senza la compartecipazione non può esserci crescita...se a questo si aggiunge anche la distanza sempre più grande che ci separa da Dio, si delinea il quadro di una società di "non-Amore", fondata sull'interesse personale, a discapito di tutto e di tutti.
In questo panorama di grigiore trova la sua collocazione più familiare il Male, Satana, che ha terreno facile e giorno dopo giorno miete sempre più vittime.
Anche nella sofferenza dovrebbe esserci partecipazione, perchè se condividiamo il peso di una croce con chi ci è accanto, lo sforzo nel sorreggerla sarà minore.
Dio giorno dopo giorno sta diventando sempre più un ostacolo, la fede una colpa, la preghiera uno strumento inutile...le anime si inaridiscono, i giovani, il nostro futuro, sono depressi perché non ricevono amore...così il loro cuore si riempie di tristezza, di scontento, di collera...
Della deriva della nostra società noi siamo i responsabili! E solo noi possiamo invertire la rotta...Dobbiamo mettere Dio al centro della nostra vita e fondare la nostra esistenza sul messaggio di Amore totale di cui Cristo ci ha fatto dono, ma che in troppi oggi hanno dimenticato.
" Ecco io voglio fare quello che tu dici, voglio mettercela tutta e Tu fai il resto!" 
Seppelliamo tutto ciò che siamo nella tomba vuota e risorgiamo con Cristo a nuova vita.
Ave Maria!
Maria  Maistrini

venerdì 6 aprile 2012

Un esercito di martiri silenziosi


Nella foto Padre Pio e Giacomo Gaglione
Nemmeno un angelo del cielo potrebbe assicurarti che Dio ti ama, quanto la tua croce particolare. Dieci, venti, cent'anni di malattia, sono un niente sia di fronte alla Passione e Morte di Croce di Gesù, sia di fronte al Paradiso che ci attende.
Giacomo Gaglione nasce a Marcianise. Primogenito di 10 figli. Il padre Valerio è avvocato. Amelia Novelli, la madre, nobile ricca e patriota. Giacomo cresce florido e vezzeggiato. Ama il ciclismo e il ballo. Studia lo stretto necessario. Dallo sport la sua attenzione passa alle donne. Ha occhi neri, capelli ricci, carnagione bianca. Andando a sostenere la licenza ginnasiale accusa il primo dolore al tallone. Il 20 ottobre 1912 si mette a letto per non alzarsi più. Gli si gonfiano le articolazioni del piede e delle gambe con dolori atroci. Poi le mani. Viene imboccato per poter mangiare. E' affetto da poliartrite. Gli prescrivono bagni e fanghi.
Il 3 maggio 1914 intervengono chirurgicamente all'Ospedale civile di Marcianise. Muffe ed elettroterapia. Nessun risultato. Per allungare le gambe accorciate gli vengono messi apparecchi ortopedici. Tale era la sofferenza che non voleva farsi cambiare la biancheria del letto. La sofferenza morale per lo sport perduto e le ragazze. S'innamora di una cugina. Quando è chiaro che vuole sposarla gli si impedisce di rivederla. Tenta il suicidio. 1919: arrivano a Marcianise le voci dei miracoli di Padre Pio. Giacomino si avvia per un viaggio di 5 ore stipato sui treni del dopoguerra accompagnato da mezza famiglia. Padre Pio gli chiede da quanto è ammalato e poi dice, sorridendo, speriamo che non finisca l'anno. Tutti contano sulla guarigione, mentre Giacomo è allegrissimo e non ci pensa più. Su suggerimento del prete inizia a dipingere. La casa è un via vai di artisti per via del padre. Lavora nelle ore libere dalla cultura religiosa che si va facendo. Il padre di ammala. Viene chiamato Giuseppe Moscati che intuisce la santità di Giacomino.
  
1920: muore il padre. Lui non può baciarlo ma lo benedice. Diventa lui il capofamiglia. Benedice le nozze della cugina ex fidanzata. Diventa la luce di tutta la famiglia, specie dei più piccoli che con lui giocano nonostante il letto di metallo sul quale è inchiodato. Suo assistente spirituale nella conversione è Don Gennaro Busacca di Marcianise. Dalla comunione settimanale passa alla comunione quotidiana ed intensifica il suo studio di ascetica e di mistica. Agosto 1929, il primo dei 9 pellegrinaggi a Lourdes dopo 17 anni di immoblità. "Il pellegrinaggio di un'anima" è il primo libro, in cui descrive commosso quell'esperienza. Realizzando una intuizione avuta a Lourdes, fonda l'Apostolato della Sofferenza. Vuole convincere i malati che sono i prediletti del Signore. Il vescovo di Caserta Mons. Gabriele Moriondo benedice la nascita della "Fratellanza spirituale". La rassegnazione è il punto di partenza per raggiungere vette sublimi. Le Tre vette.
3 Novembre del 1944: Pio XII gli scrive: "Per questa tua croce, con cui partecipi secondo le tue forze alla Croce del Divin Salvatore, molte grazie scenderanno su altri sofferenti e molti aiuti celesti, ne siamo sicuri, saranno concessi anche a noi, che sopportiamo il peso e la responsabilità del governo delle anime in momenti così difficili. Te ne siamo profondamente riconoscenti e preghiamo il Signore perché voglia arrivare a purificare sempre più il tuo desiderio di sacrificio e renderlo sorgente di merito e di prezioso apostolato".1952: L'Apostolato della sofferenza ha il periodico "Ostie sul mondo". Giacomo scrive più di tremila lettere l'anno con una media di dieci lettere al giorno. "Se ora il Signore mi vuole così io non posso e non debbo pensare a un modo di servirlo migliore di questo. Solo così amo e servo". Il rapporto con la madre, che capisce e smette anche lei di essere triste per la malattia del figlio. 1956: i suoi amici di Palermo gli regalarono una 600. In quel modo può girare per il suo apostolato anziché portarlo avanti solo dal tavolino. Il secondo libro: "Allo specchio della mia anima" con un autografo di P. Pio: "Non si diparta mai dalla tua mente la Passione di Cristo, se vuoi partecipare ai suoi trionfi". La spiritualità di Giacomino appartiene alla spiritualità paolina, profondamente convinto che nel suo corpo egli completi la passione di Gesù. 
20 ottobre 1961: esce il suo ultimo libro "Cinquant'anni di croce per saper sorridere", nel 50° della sua croce. Pio XI lo conosce. Pio XII lo ama e lo nomina commendatore di S. Silvestro. 26. "L'ammalato è la persona più sensibile che esista sulla terra: un sorriso lo esalta ed uno sguardo solo può abbatterlo e sprofondarlo in un isolamento morale spaventoso e pericolosissimo. L'ammalato ha la missione di glorificare il signore e sostenere le creature nella sua grazia." "Nella chiesetta laggiù c'è uno che veglia per me e mi pensa e mi ama. Nessuno è solo nelle sue notti insonni". 27. Giacomino chiede alla Madonna di morire prima di sua madre. Le sofferenze aumentano, le piaghe alle ginocchia, il corpo privo di appetito si consuma. Racconta sua sorella Rosa: "Terminato il rito solenne dissi: Zitti, dorme. Giacomino invece aperse gli occhi, ci guardò in un modo che non dimenticherò più, poi chiuse gli occhi in un sorriso". Guardò la mamma, le sorelle e si addormentò serenamente. La destra era già sul petto. Rosa con delicatezza estrema vi adagiò sopra la sinistra. 
28 maggio 1962: nelle prime ore della notte Giacomo muore. Don L'Arco: "Il giorno delle esequie è il trionfo di Giacomino. La forza pubblica a stento tiene a bada una ressa che inonda il cortile; per le scale si fa fatica a districarsi da coloro che con la forza sono riusciti a salire i primi gradini. Il popolo, nel senso profondo di questa parola, esce dalle case, anche le più lontane, di Capodrise e di Marcianise, per venire a rendere l'ultimo omaggio a Giacomino, formando due ali fino al cimitero, sotto una pioggia di fiori che cadeva da ogni balcone, da ogni finestra, dai tetti si può dire".
Un esercito di martiri silenziosi
In Italia ci sono migliaia di persone colpite dalla distrofia muscolare  che vivono le sofferenze con amore. Ma sono innumerevoli i grandi spiriti cattolici, cristiani, che hanno fatto della loro sofferenza un trampolino di lancio, e sono diventati straordinarie personalità, utili al mondo. Un esercito di martiri viventi... 

 
Solo in Italia, sono migliaia e migliaia le persone malate di distrofia muscolare. Alcune si trovano già nelle condizioni di come diventò Welby e le altre hanno come prospettiva certa di arrivare a quel traguardo pauroso. E ci sono altre migliaia di persone ridotte all’immobilità assoluta, in un letto o su una sedia a rotelle, per molte altre cause diverse. Moltissimi di questi malati, per non dire la quasi totalità, vivono la loro condizione drammatica attaccate alla fede religiosa. Qualcuno ha insegnato loro che è esistito un uomo di nome Gesù, buono, che ha insegnato ad amare la vita, anche nella sofferenza, e che, senza avere alcuna colpa, è stato condannato a morte e alla morte di croce. Morte atroce, che egli ha accettato per amore e poco prima di spirare ha chiesto perdono a Dio per i suoi crocefissori. Con quella sua morte, Gesù ha spiegato, a chi vuole credere in lui, il valore della sofferenza e della condizione umana.

 Giovanni Paolo II è stato un esempio eccelso nel vivere la sofferenza, perché ha condotto la battaglia della sua esistenza sempre in pubblico, anche quando era ridotto a una larva umana, dimostrando che l’uomo è sempre un valore assoluto ed è utile al mondo con la sofferenza ancor più che con l’azione trionfale e vincente, perché da sofferente e più vicino e più simile a Cristo.
 
Padre Pio è stato un uomo crocifisso per quasi tutta la sua vita. Papa Wojtyla ha detto di lui: 'Era innamorato di Cristo Crocefisso. Al mistero della Croce egli ha partecipato in modo anche fisico'
 
Madre Teresa aveva un segreto per il successo della sua attività: affidava tutti i problemi più importanti e delicati a una â€œsegretaria speciale”. E questa misteriosa segretaria era una donna olandese che viveva su una sedia a rotelle e offriva ogni giorno le sue sofferenze a Dio.
 
Qualche anno fa è sta proclamata beata Alessandrina da Costa, una donna portoghese morta a 51 anni, trenta dei quali trascorsi immobile in un letto, tra sofferenze indicibili, sopportate con il sorriso sulle labbra, senza mai un lamento e offerte sempre a Dio con amore.
 
Ma sono innumerevoli i grandi spiriti cattolici, cristiani, che hanno fatto della loro sofferenza un trampolino di lancio, e sono diventati straordinarie personalità, utili al mondo. Un esercito di martiri viventi, che, attraverso il mistero del “corpo mistico, collaborano alla salvezza dei fratelli. Sarebbe un delitto se tutte le discussioni in corso sulla sofferenza, sul diritto a non soffrire, discussioni che hanno di mira anche giusti obiettivi umani, spegnessero o solo indebolissero il valore cristiano della sofferenza che è fonte di energia potentissima. La colpa, se ciò accadesse, sarebbe solo nostra, di noi cattolici. E sarebbe una colpa grave.

Cerchiamo solo di non crocifiggere più chi già è stato crocefisso.

Maria Maistrini

Il Santo Rosario del Vaticano...pregate con me!!!







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Esposizione dei misteri

Il Rosario è composto di venti "misteri" (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone.

La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

«Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti» (Rosarium Virginis Mariae, n. 38).

Per aiutare l'itinerario meditativo-contemplativo del Rosario, ad ogni "mistero" sono riportati due testi di riferimento: il primo della Sacra Scrittura, il secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica.



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