mercoledì 30 marzo 2011

DECIDERSI PER DIO





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venerdì 25 marzo 2011

Le ultime sette parola di Gesù sulla croce

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Quando una persona cara sta per lasciarci, anche ogni sua debole parola viene ascoltata con la massima attenzione e riverenza, perché in quelle ultime confidenze vi è come il testamento della persona amata. Sono le sue ultime raccomandazioni, i suoi intimi desideri, le sue profonde esperienze, i suoi sinceri sentimenti, i suoi finali consigli.
Anche Gesù sulla croce, prima di morire, pronunciò le sue estreme parole che sono state fissate nei Vangeli. Sono le ultime sette parole del suo insegnamento di Maestro: hanno perciò un grande valore! Ascoltiamole, perché sono parole d’amore, le parole del nostro Redentore morente.

INDICE
1 - Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno
2- Oggi sarai con me in paradiso
3 - Donna, ecco il tuo figlio! ...ecco la tua madre!
4 - Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
5 - Ho sete
6 - Tutto è compiuto
7 - Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito
Preghiere

NOTA
Le descrizioni qui riportate, oltre ad essere fondate sulla narrazione dei Vangeli, sono ispirate agli scritti della mistica cristiana

1 - PADRE, PERDONA LORO, PERCHÉ NON SANNO QUELLO CHE FANNO
(Vangelo di Luca 23,34)
DESCRIZIONE
Finita l’inchiodatura al grosso legno della croce e ultimato il fissaggio dello stesso, la gente urla e impreca contro i condannati, specie contro Gesù: «Ecco il “verme del deserto”! (Libro dei Numeri 21,8-9; Salmo 21,7). Quello guariva, mentre tu sei maledetto da Dio. Bestemmiatore! Sei rosso di capelli come il serpente di rame e come il grande re Davide (Primo Libro di Samuele 16,12), ma non sei dei nostri. Hai tradito la legge. Hai tradito Abramo, Giacobbe, Mosè, Israele. Un demonio sei, un nemico di Dio!», e altre simili bestemmie.
Il Cristo abbassa gli occhi velati dalla morte. Sotto di Lui vede degli uomini che, perduto ogni senso di umana dignità, sono in preda all’odio più sfrenato. Essi sono agitati da una frenesia di delitto, da una sfrenata brama di vendetta, da una demoniaca sete di sangue. È uno spettacolo rivoltante.
Gesù chiude gli occhi per non vedere e, come un sordo, non ascolta. È come un uomo che non sente e non risponde. Ripete mentalmente le parole del Salmo 37: «Amici e compagni si scostano dalle mie piaghe, i miei vicini stanno a distanza. Tende lacci chi attenta alla mia vita, trama insidie chi cerca la mia rovina e tutto il giorno medita inganni. Io, come un sordo, non ascolto e come un muto non apro la bocca; sono come un uomo che non sente e non risponde... I miei nemici sono vivi e forti, troppi mi odiano senza motivo, mi pagano il bene col male, mi accusano perché cerco il bene» (Salmo 37,12-15.20-21); e ancora le parole del Salmo 40: «Anche l’amico in cui confidavo, anche lui, che mangiava il mio pane, alza contro di me il suo calcagno» (Salmo 40,10). L’insulto, il disprezzo e la calunnia lo abbattono. Perché tanto odio, dopo tanto amore? Il cuore di Gesù vacilla e i battiti si fanno irregolari. Sembra che si spezzi da un momento all’altro. Si realizzano le parole della Scrittura: «L’insulto ha spezzato il mio cuore e vengo meno. Ho atteso compassione, ma invano, consolatori, ma non ne ho trovati» (Salmo 68,21).
Gesù soffre. Il suo corpo cerca di trovare una posizione di sollievo, alleggerendo il peso che grava sui piedi, sospendendosi alle mani e facendo forza con le braccia. Respira a stento e il volto passa da un bianco avorio a un rosso fuoco, poiché il sangue stenta a circolare e l’aria non esce completamente dai polmoni. Sopra il capo una spina più lunga delle altre gli tormenta la testa, provocandogli una profonda ferita. Il sangue salato cola dalla fronte e gli entra nell’occhio sinistro semichiuso, reso tale dal gonfiore della guancia percossa. Brucia.
Scribi, farisei, sacerdoti, giudei urlano: «Ebbene? Tu, Salvatore del genere umano, perché non ti salvi? Dov’è il tuo padrone Beelzebul? (Vangelo di Matteo 10,25; 12,24; Vangelo di Marco 3,22; Vangelo di Luca 11,15). Ti ha abbandonato? Dov’è finito il Padre tuo? Non sei una cosa sola con Lui? (Vangelo di Giovanni 10,30). Non sei suo Figlio? Non sei Dio? (Vangelo di Marco 14,61-62). Dio! Tu...? Bestemmiatore! Scendi dalla croce e ti crederemo. Hai salvato molti. Salva ora te stesso! Fai il miracolo. Ma... poverino! non può, perché ha le mani impedite...!». E ridono di gusto, senza pietà.
«Solo a te i chiodi! Sì, per fermare quelle mani sacrileghe che hanno benedetto in nome di Lucifero. Un favore che abbiamo fatto solo a te, “Re dei Giudei!”, perché non vogliamo più le tue benedizioni profanatrici. Sei la Risurrezione e la Vita? Ah! Ah! Ah! Ecco, fratelli, davanti a voi la Risurrezione e la Vita! Ecco il Figlio di Dio, l’Onnipotente: “Il più bello tra i figli dell’uomo”! (Salmo 44,3). Ecco la Verità!... Beh! Se questa è la Verità ci conviene fuggire e cercarne un’altra...». E ridono.
«Tu che distruggi il Tempio e lo fai risorgere! Eccolo là il glorioso e santo Tempio d’Israele. È intoccabile e solido come non mai! Tu! stai per essere distrutto, non il Tempio! Guarda che pietre! Fai un miracolo e scendi dalla croce e ti crederemo! Ma forse non hai abbastanza energia. Hai fame e sete, perché è molto che non mangi. Poverino...! dategli qualcosa da mangiare! Ma no. Trasforma queste pietre in pane e quest’acqua in vino, così prenderai forza e ti staccherai dal patibolo! Hai nostalgia dei festini di Lazzaro, vero? Ci sono le tue donne che ti aspettano a braccia aperte e anche quella “vacca” di Maddalena che adesso ti adora. Amico delle prostitute e dei pubblicani! Sacrilego!...».
Insulti e bestemmie continuano ad essere gettati sul Crocifisso. Lacrime abbondanti scendono dagli occhi del Salvatore. Così lo ripagano? Non comprendono che Egli è l’Amore. Perché non ricordano le profezie dei Salmi e le parole dei Profeti? Se non ha fatto nulla di male perché lo percuotono? «Perché le genti congiurano, perché invano cospirano i popoli? Insorgono i re della terra e i principi congiurano insieme contro il Signore e contro il suo Messia»? (Salmo 2,1-2).
Allora, con profonda pietà, Gesù dice mestamente: «Padre... perdonali... perché non sanno quello che fanno!» (Vangelo di Luca 23,34).

COMMENTO
Sulla croce Gesù soffriva atroci dolori per colpa degli uomini, oltre ad essere calunniato, deriso, offeso, disprezzato come un verme (Salmo 21,7; Vangelo di Giovanni 3,14). Ma Egli non maledice, non impreca, non si vendica, non incenerisce i bestemmiatori con la sua soprannaturale potenza come il Dio del Sinai. Dice invece: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno».
Gesù ha pietà dei suoi uccisori, perché non sanno quello che fanno. Non sanno Chi è colui che hanno condannato a morte. Non sanno che devono a Lui la loro vita e che perciò infieriscono contro se stessi: nessuno infatti, come dice l’Apostolo, prende in odio la propria vita (Lettera di Paolo agli Efesini 5,29). Non sanno che calpestano, come porci immondi, delle perle che invece dovrebbero essere baciate e custodite con amore (Vangelo di Matteo 7,6).
Anche oggi Cristo è crocifisso a causa dei nostri peccati. Fra queste due realtà di perdono e vendetta scorre da secoli la storia dell’uomo, richiamando pace o desolazione, serenità o pianto, vita o morte. Anche oggi molti non sanno quello che fanno, perché disprezzano l’amore e la sapienza di Gesù Crocifisso. Rinnegano Dio, rinnegano la vita, rinnegano tutto. Rischiano l’eterna dannazione e non lo sanno! Ma Gesù prega anche per questi: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». Finché dura il mondo, Dio perdona a tutti per amore del suo Figlio. Ma tanto più il suo perdono sarà efficace, quanto più sincero sarà il nostro pentimento e vera la nostra conversione.
Grande è la misericordia di Gesù che ci viene dimostrata con queste parole d’amore: «Perdona loro, perché non sanno quello che fanno». Ma noi, facciamo ciò che sappiamo? Osserviamo la legge divina? Pratichiamo i comandamenti? Viviamo la carità? Sappiamo perdonare ai nostri nemici, fare del bene a chi ci odia, pregare per chi ci perseguita? (Vangelo di Matteo 5,43-48). Anche i nostri avversari non sanno quello che fanno quando ci odiano, e non si rendono conto del male che provocano anche a se stessi. Il peccato, infatti, danneggia più chi lo provoca che chi lo subisce (Libro del Siracide 19,4; 27,26-27; Libro dei Proverbi 8,36; Libro di Tobia 12,10; Libro di Qoelet 8,6; Vangelo di Matteo 26,52. La stessa verità è affermata anche dal Magistero della Chiesa: «Tutto ciò che è contro la vita stessa, come qualunque genere di omicidio, genocidio, aborto, eutanasia e il suicidio volontario; tutto ciò che viola l’integrità della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo o alla mente, il tentativo di violentare perfino gli animi; tutto ciò che offende la dignità umana, come le condizioni disumane di vita, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani; ed anche le ignominiose condizioni di lavoro, per cui i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, non come persone libere e responsabili: tutte queste cose e altre simili sono sicuramente vergognose e, mentre degradano la civiltà umana, deturpano più quelli che così si comportano che coloro che subiscono l’ingiustizia, e sono gravemente contrarie all’onore del Creatore» (Concilio Vaticano II, La Chiesa nel mondo contemporaneo 27,3). Facendo ciò che sappiamo, cioè vivendo nella volontà di Dio che ci insegna il bene, noi potremo sperare di vivere nel giusto e quindi Gesù non avrà bisogno di implorare il perdono per noi, ma lo riverserà sui grandi peccatori.
Sulla croce Gesù ci insegna a perdonare al nostro prossimo, come Lui ha perdonato a noi. Chi perdona ama, perché il perdono è la forma più alta dell’amore. Il perdono vince l’odio e rinnova la storia. Chi ama sarà amato e troverà grazia: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio» (Vangelo di Luca 6,36-38).
Sono molto belle e illuminanti anche queste parole del Siracide: «Chi si vendica avrà la vendetta dal Signore ed egli terrà sempre presenti i suoi peccati. Perdona l’offesa al tuo prossimo e allora per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati. Se qualcuno conserva la collera verso un altro uomo, come oserà chiedere la guarigione al Signore? Egli non ha misericordia per l’uomo suo simile, e osa pregare per i suoi peccati? Egli, che è soltanto carne, conserva rancore; chi perdonerà i suoi peccati? Ricordati della tua fine e smetti di odiare, ricordati della corruzione e della morte e resta fedele ai comandamenti. Ricordati dei comandamenti e non aver rancore verso il prossimo, dell’alleanza con l’Altissimo, e non far conto dell’offesa subita» (Libro del Siracide 28,1-7).
Soprattutto quando sta per sopraggiungere la morte è il momento di spogliarsi di tutto quanto è peso, per volare più sicuri a Dio. In cielo possiamo portare con noi solo affetti e beni spirituali. Non c’è persona che muoia senza dover perdonare qualcosa a qualcuno dei suoi simili in molte cose e per molti motivi. Quale l’uomo che giunge a morire senza aver patito l’acre di un tradimento, di un disamore, di una menzogna, di una vendetta, di un danno qualsiasi da consorti, parenti, compagni o amici? Ebbene: è l’ora di perdonare per essere perdonati: «Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe» (Vangelo di Matteo 6,14-15).
Nell’ora del trapasso il perdono dovrebbe essere completo, lasciando perdere non solo il rancore, non solo il ricordo, ma anche la persuasione che il nostro motivo di sdegno era giusto. È l’ora della morte! Tutto diventa nulla. La vita, il mondo, gli affari, gli affetti, i programmi hanno fine, divengono «nulla». Una sola verità esiste ormai: Dio. Perché allora voler portare oltre la soglia ciò che è di questa vita?
Perdonare. Sempre! Tutto! A tutti! Perdonare ai vivi e ai morti. Sì, anche ai morti, a coloro che sono stati per noi motivo di dolore perché ci hanno offeso, odiato, danneggiato, ferito. Essi, ora che sono nell’aldilà e capiscono e vedono i loro sbagli perché hanno visto la Luce, hanno diritto e necessità del nostro perdono per abbreviare la loro pena purgativa ed avere indulgenza da Dio. Certo, forse la loro morte è stata una liberazione per noi e ci ha levato molte punte alla nostra umanità sofferente: i loro mali sono stati sepolti col loro corpo. Ma il ricordo potrebbe durare ancora. Hanno fatto soffrire, e si ricorda che hanno fatto soffrire. Erano cattivi, e si ricorda la loro cattiveria. Tale memoria potrebbe mettere un limite al nostro perdono e tentarci di maledirli o di consegnarli alla giustizia divina senza una preghiera per loro. No! scuotere dai nostri piedi anche questa polvere che potrebbe renderci ancora impuri agli occhi di Dio! (Vangelo di Matteo 10,14).
Ora la morte sta per levare ogni impedimento allo spirito. Si entra nella Vita e nell’Infinito. Perciò occorre levare anche questo ricordo che limita il perdono. Perdonare! Perdonare perché l’anima non abbia peso e tormento di ricordi e possa essere in pace con tutti i fratelli viventi o penanti, prima di incontrarsi con il Santo e il Buono. Perdonare per essere perdonati. Perdonare con gioia, perché chi perdona ottiene grazia, chi dà riceve, chi è misericordioso ottiene misericordia, chi non giudica non viene giudicato: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio» (Vangelo di Luca 6,36-38).
Diciamo anche noi, con amore, con gioia, con umiltà e devozione, le sante parole di Gesù: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». Tale invocazione, oltre ad esprimere il nostro perdono ai fratelli, esprime anche il nostro perdono chiesto a Dio per i debiti non nostri. È una preghiera soave che si aggiunge a quella già esposta nel Padre nostro: «E rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Vangelo di Matteo 6,12).
Il perdono è un atto d’amore. Solo chi ama davvero è capace di perdonare. E solo chi perdona davvero può insegnare a perdonare. Morire in un atto d’amore è avere l’indulgenza dall’Amore. Beati quelli che sanno perdonare, in espiazione di tutte le loro durezze di cuore e delle loro colpe d’ira. Ma ancor più beati quelli che perdonano per intercedere a favore delle anime peccatrici.

2- OGGI SARAI CON ME IN PARADISO
(Vangelo di Luca 23,43)
DESCRIZIONE
Tutto il corpo del Redentore si arcua verso l’esterno, stando staccato dal tronco della croce dal bacino in su. La testa e tutto il torace pendono in avanti. Il ladrone di sinistra bestemmia e dice: «Salvati e salvaci! se vuoi che ti si creda. Tu il Cristo? Sei un folle! Dio non c’è! Io ci sono! e questo legno maledetto che mi tormenta la schiena. Il resto non m’importa. La morte viene dopo la vita, non la vita dopo la morte! Risurrezione… Sei un pazzo! Chi ti può credere? Dio, paradiso, premio, vita eterna...! Bah! Fole! Non c’è nulla! La vita è qui e basta. Dovevo esser più cauto e non farmi prendere da questi maledetti Romani! Avrei potuto godermi la vita ancora un po’. Sai le cose che valgono sulla terra? Cibo, denaro, donne, averi, potere, salute, spasso. Tutto il resto è favola per tenerci quieti. No, Dio non c’è! Non ci può essere! Se ci fosse non ci lascerebbe morire così, soprattutto Te che chiamavano «Santo», e non ci sarebbero tanti mali e tante ingiustizie nel mondo. Meglio mangiare, bere e godersela! Peccato che per noi sia finita... Dai!... fate presto! Son stufo di questa scenata estenuante! Una volta morto, almeno, è tutto finito…».
L’altro ladrone, che è a destra, lo rimprovera dicendo: «Taci! Non temi Dio, neanche adesso che stai per incontrarlo? Non temi il suo giudizio? Noi siamo stati cattivi in vita, ma Costui che male ha fatto? Non voglio sentire i tuoi blasfemi... Lasciami morire in pace! Forse Dio... chissà, mi può ancora perdonare. Forse non è ancora detta l’ultima parola. Non farmi morire con le tue bestemmie nella mente! Non essere malvagio sino alla fine!». E poi si volge in basso per non vedere più gli occhi cattivi del compagno che continua ad imprecare. Nota Maria nel suo straziante affanno. La guarda e si commuove, mormorando: «La mamma! Vorrei tanto vederla e chiederle perdono... L’ho uccisa col dolore che le davo... Mamma, perdonami! Sono un peccatore, ma sono sempre il tuo bambino... Mamma!...». Piange dirottamente. Ricorda la madre: il suo amore, la sua bontà, la sua pazienza, le sue raccomandazioni, le sue carezze, la sua compagnia, la sua cara voce. Ricorda quando era bambino e correva fra le sue braccia. Ricorda i suoi baci e il suo sorriso... Piange apertamente... un fiume di lacrime.
Per mezzo di Maria Santissima la grazia sta operando il miracolo della conversione. Il condannato guarda la Madre e dice: «Visto che mia mamma non c’è, chiedi tu perdono a lei in nome mio. Dille che la amo. Dille che è una santa. Dille che il suo “bambino” è qui e che sta morendo col suo nome sulle labbra e il suo ricordo nel cuore. Dille che mi manca! Dille che le chiedo perdono e sono pentito. Mi capirà e mi perdonerà! Son sicuro! Consolala tu, posto che io non posso farlo...». Le lacrime scendono copiose. «Che sciagurato che sono stato! L’ho fatta piangere e l’ho uccisa con le mie mani! Era la mia gioia, il sole della mia vita... e adesso non c’è più!». Uno scoppio di pianto, poi... un lampo di soprannaturale speranza e di celestiale gioia entra negli occhi del crocifisso e dice con ansia: «Madre, in nome del tuo Figlio morente, prega per me. Perdono! Tu lo puoi fare. Tu... Santa! Il tuo cuore non può respingermi». E piange forte. Anche Maria piange e lo guarda con profonda pietà, e pare lo carezzi col suo sguardo di colomba. Uno sguardo di purissimo amore materno.
Poi, il buon ladrone, Disma, ancora piangente, guarda Gesù e dice: «Gesù Nazareno, Re dei giudei, pietà di me! Io credo nella tua Divinità! Ricordati di me quando sarai nel tuo regno! Tu sei buono e stai pagando per i nostri peccati... anche i miei. Sì, anche i miei! Ora comprendo! Signore, credo nella tua Santità! Non puoi che essere un Dio, anche se ora sei qui nell’obbrobrio. Sento che si sta compiendo un Mistero!... Una volta ti ho sentito parlare. Che parole! e che occhi! Ma non ho avuto il coraggio di fermarmi. Mi hai guardato e io non ho risposto al tuo sguardo. Ho abbassato la testa e sono fuggito! Eri troppo Santo per me e io volevo godermi la vita. Non pensavo che passasse così in fretta. Dicevano che facevi miracoli! Predicavi la fede, l’amore e la penitenza. Mi facevi paura… Che sciagurato che fui! Ora me ne pento e ti chiedo perdono. Vero che sono ancora in tempo? So che Tu vieni da Dio: lo dicevi a tutti. Credo nella tua Sapienza, conosco il tuo Potere, spero nella tua Misericordia, adoro la tua Santità. Il tuo cuore è grande!... Cristo perdonami almeno in nome di Lei... e del Padre tuo che è nei cieli...! Perdonami per questo tuo dolore!... Gesù Nazareno, Re dei giudei, abbi pietà di me! Gesù Nazareno, Re dei giudei, io spero in Te! Gesù Nazareno, Re dei giudei, confido in Te!».
Gesù si volge. Guarda il supplicante con profonda pietà, ed ha un sorriso ancora bellissimo sulla povera bocca torturata. Con voce fievole, ma sicura di Maestro, dice: «Io te lo dico: oggi sarai con me... in Paradiso» (Vangelo di Luca 23,43). Il ladrone si calma, sorride, si adagia sulla croce. Una letizia in cuore lo trasforma. Non sente più il dolore, né fame, né sete. Ha una gioia incontenibile nell’intimo. Guarda Gesù, guarda Maria, guarda i soldati, guarda la folla, guarda il compagno... guarda il cielo. Sorride… È una creatura nuova (Lettera di Paolo agli Efesini 4,22-24). Tace, prega, medita, confronta, mentre l’altro ladrone ancora agitato impreca e bestemmia. Anche Gesù è più sereno. Ecco il suo primo redento! Il suo Sangue non è sparso invano. Un piccolo sollievo. Poi... torna l’agonia con la sua cruda realtà di morte.

COMMENTO
Colui che «fu annoverato tra i malfattori» (Libro di Isaia 53,12; Vangelo di Luca 22,37) affida ai malfattori il compimento della profezia. Condivide per salvare, soffre con chi soffre per essere il Salvatore. Gesù sta morendo fra atroci dolori. Lui che è «vivo», muore per dare la vita a chi è «morto». Di fronte alla supplica del ladrone pentito: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno» (Vangelo di Luca 23,42), Dio promette la salvezza eterna e spezza le catene della colpa (Salmo 115,16) per concedere un futuro pieno di speranza (Libro di Geremia 29,11). Disma, nome tradizionale di uno dei due ladroni crocifissi con Gesù, è il primo redento dal suo Sangue, il primo conforto dopo lo strazio del tradimento di Giuda. Finalmente Gesù può morire in pace, poiché il suo Sacrificio comincia a portare frutto.
Disma ha l’umiltà di abbassarsi davanti all’Innocente e di invocare la sua Misericordia. Forse ricorda le parabole del figliol prodigo (Vangelo di Luca 15,11-32) e della pecorella smarrita (Vangelo di Luca 15,4-7). Il Maestro lo aveva detto: «Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Vangelo di Matteo 9,13). L’amore del Signore opera nel profondo dell’anima, finché, ecco, i loro occhi si incrociano e sboccia la grazia: «Oggi sarai con me in paradiso». Le più belle e consolanti parole del Vangelo vengono rivolte al pentito malfattore.
La morte è l’ora in cui il mondo si allontana dai sensi e dal pensiero, mentre si avvicina il pensiero dell’altra vita, dell’ignoto, del giudizio. E l’uomo – sempre un bambino di fronte al mistero – spaurito e solo, cerca la sicurezza di Dio. Nonostante la sua atrocità, la morte non è mai maledizione, non provoca un urlo disperato. Anzi, per chi ha fede nel Crocifisso, diventa un grido di amore e di fiducia: «Gesù, ricordati di me» (Vangelo di Luca 23,42). Si è accettato il calice della morte, si è liberata l’anima dallo spirito di ribellione, di rancore e di avidità. Si deve cedere la vita, la proprietà, il tempo al Signore. Si è languenti e spogli davanti a Dio: non siamo più niente, siamo fango che torna alla terra. L’ultima ora decide della vita eterna. Perciò si grida: «Gesù, ricordati di me»!
Dio attende il grido del buon ladrone per colmarci di beni nel suo Regno. È dolce ad un Padre perdonare, intervenire, consolare. Non attende che questo grido per dirci: «Sono con te, figlio. Non temere, non voglio farti del male, anzi voglio riscattare il male che hai fatto tu». Come l’arcobaleno dopo il temporale, ecco che quel grido riporta la luce, la quiete. Ecco la pace, ecco la vittoria. Grazie alla fede la morte diventa un trionfo.
Dobbiamo aver fede nella misericordia concessa a chi si pente. Gesù è più ansioso di salvare noi, che noi di essere salvati da Lui. Ma molti vivono come se Dio non esistesse e hanno paura di confrontarsi con la realtà, perché non sono umili e non sono pentiti come il ladrone buono. Gesù è venuto a chiamare i peccatori ed a salvare chi è perduto, ma da parte nostra è necessario rispondere al suo richiamo. Dobbiamo lasciar parlare il Salvatore, così da poterlo ascoltare, e dobbiamo saperlo ascoltare, così da poterlo invocare. In questo modo la sua Parola porta frutto come il granello di frumento che diventa spiga senza che il contadino se ne accorga (Vangelo di Marco 4,26-28). Ecco perché è importante prestare attenzione al Signore: ascoltando si conosce, conoscendo si ama, amando si santifica, santificando si salva. La salvezza dipende dalla Parola ascoltata, invocata, amata, vissuta (Lettere di Paolo ai Romani 10,13-17).
«Oggi sarai con me in paradiso». Oggi! Davanti a Dio non c’è l’ieri o il domani, ma solo l’oggi, solo l’eterno presente. Quanto più grande è la lunghezza di un tempo, tanto più insignificante diventa un’ora, un giorno, un anno. Siccome l’eternità è infinita, il tempo della terra e quello del purgatorio sono veramente un attimo. Perciò il Signore non sbaglia e non è ingiusto quando dice: «Oggi sarai con me in paradiso».
Anche noi «oggi» possiamo essere in paradiso se fissiamo Gesù Crocifisso e se abbiamo l’umiltà di riconoscere i nostri errori invocando la sua Misericordia. Dio non è ingiusto e noi non dobbiamo essere invidiosi perché Egli è buono (Vangelo di Matteo 20,15), bensì rallegrarci se qualcuno viene toccato dalla grazia divina, poiché maggiore è il numero dei salvati, maggiore è la gioia dei redenti. Dice infatti il Signore: «Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione» (Vangelo di Luca 15,7).
Disma si era impressionato e si era commosso davanti all’eroica dignità con la quale il Condannato affrontava il martirio e gli insulti degli spettatori. Ma si era commosso anche nel vedere Maria angosciata sotto la croce, poiché il ricordo della mamma è sempre un momento sacro per ogni figlio, un momento di amore e di grazia. Il Vangelo non lo dice, ma anche Maria, con la sua presenza materna, ha avuto un ruolo fondamentale nella conversione del ladrone condannato con Gesù. La grazia passa sempre attraverso la Madre, poiché dove c’è la grazia del Figlio vi è anche la Madre della grazia. Così tutte le mamme possono aiutare i loro figli ad amare il Signore ed a contemplare il suo sguardo d’amore.
«Oggi sarai con me in paradiso». Gesù attende di poter dire anche a noi queste parole... e Maria ci manda da Lui dicendo: «Fate quello che vi dirà» (Vangelo di Giovanni 2,5).

PREGHIERE
LITANIE DELLA PASSIONE
Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, pietà Cristo, pietà
Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, ascoltaci Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici Cristo, esaudiscici
Padre celeste, Dio abbi pietà di noi
Figlio Redentore del mondo, Dio
Spirito Santo, Dio
Santa Trinità, unico Dio
Gesù, Figlio del Dio vivo
Gesù, sacerdote e redentore
Gesù, uomo dei dolori
Gesù, misconosciuto dal tuo popolo
Gesù, venduto per trenta denari
Gesù, triste fino alla morte
Gesù, coperto del sudore di sangue
Gesù, tradito da Giuda con un bacio
Gesù, preso e legato come un malfattore
Gesù, abbandonato dai tuoi discepoli
Gesù, accusato da falsi testimoni
Gesù, rinnegato per tre volte da Pietro
Gesù, condannato a morte
Gesù, oltraggiato e coperto di sputi
Gesù, percosso con pietre e bastoni
Gesù, condotto in catene da Pilato
Gesù, schernito da Erode
Gesù, sostituito all’assassino Barabba
Gesù, flagellato a sangue
Gesù, coronato di spine
Gesù, presentato al popolo
Gesù, condannato a morte
Gesù, caricato della croce
Gesù, condotto al supplizio come un agnello
Gesù, spogliato delle vesti
Gesù, inchiodato sulla croce
Gesù, innalzato sul patibolo tra due malfattori
Gesù, schernito e bestemmiato
Gesù, assistito dalla Madre
Gesù, abbeverato con fiele e aceto
Gesù, obbediente fino alla morte di croce
Gesù, abbandonato dal Padre
Gesù, morto d’amore per noi
Gesù, trafitto da una lancia
Gesù, deposto dalla croce
Gesù, dato in grembo a Maria
Gesù, portato al sepolcro
Gesù, ostia di riconciliazione per i nostri peccati
Gesù, olocausto dell’amore divino
Gesù, ostia di pace per il mondo intero
Gesù, redentore del genere umano
Da ogni male liberaci, o Signore
Dall’ira, dall’odio e da ogni cattiva volontà
Dalla superbia della vita
Dalla concupiscenza degli occhi e della carne
Dalla durezza di cuore
Dalla morte improvvisa
Dalla dannazione eterna
Per il tuo sudore di sangue salvaci, o Signore
Per la tua dolorosa flagellazione
Per la tua incoronazione di spine
Per la tua faticosa salita sotto il peso della croce
Per la tua crudele crocifissione
Per le tue sacre piaghe
Per la tua morte in croce
Nell’ora della tentazione
Nell’ora della nostra morte
Nel giorno del giudizio
- Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo
- Perché con la tua santa croce hai redento il mondo
Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno, che per mezzo del Figlio tuo, morto e risorto per la nostra salvezza, hai vinto la morte e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna, concedi a noi, che abbiamo meditato la sua gloriosa Passione, di essere santificati nel tuo Spirito e di vivere nella luce del Signore risorto. Egli è Dio e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

BENEDIZIONE
Dio, che nella Passione del suo Figlio ci ha manifestato la grandezza del suo amore, ci riempia della gioia del suo Spirito e ci doni la grazia della salvezza. Amen.
Cristo Signore, che ci ha salvati dalla morte eterna con la sua croce, ci conceda la vita gloriosa del suo Regno. Amen.
Noi, che seguiamo Gesù umiliato e sofferente nel compimento della volontà del Padre, possiamo un giorno aver parte alla gioia della sua Risurrezione. Amen.
E la benedizione di Dio onnipotente, Padre e Figlio + e Spirito Santo, discenda su di noi, e con noi rimanga sempre. Amen.

LITANIE DEL PREZIOSISSIMO SANGUE
Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, pietà Cristo, pietà
Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, ascoltaci Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici Cristo, esaudiscici
Padre celeste, Dio abbi pietà di noi
Figlio Redentore del mondo, Dio
Spirito Santo, Dio
Santa Trinità, unico Dio
Sangue di Cristo, Unigenito dell’eterno Padre salvaci
Sangue di Cristo, Verbo di Dio incarnato
Sangue di Cristo, della nuova ed eterna alleanza
Sangue di Cristo, scorrente a terra nell’agonia
Sangue di Cristo, profuso nella flagellazione
Sangue di Cristo, stillante nella coronazione di spine
Sangue di Cristo, effuso sulla croce
Sangue di Cristo, prezzo della nostra salvezza
Sangue di Cristo, senza il quale non vi è perdono
Sangue di Cristo, nell’Eucarestia bevanda e lavacro delle anime
Sangue di Cristo, fiume di misericordia
Sangue di Cristo, vincitore dei demoni
Sangue di Cristo, fortezza dei martiri
Sangue di Cristo, vigore dei confessori, che fai germogliare i vergini
Sangue di Cristo, sostegno dei vacillanti
Sangue di Cristo, sollievo dei sofferenti
Sangue di Cristo, consolazione nel pianto
Sangue di Cristo, speranza dei penitenti
Sangue di Cristo, conforto dei morenti
Sangue di Cristo, pace e dolcezza dei cuori
Sangue di Cristo, pegno della vita eterna
Sangue di Cristo, che liberi le anime del purgatorio
Sangue di Cristo, degnissimo di ogni gloria e onore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo
perdonaci, o Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo
esaudiscici, o Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo
abbi pietà di noi
- Ci hai redenti, o Signore, con il tuo Sangue
- E hai fatto di noi un regno per il nostro Dio
Preghiamo.
O Padre, Dio onnipotente e misericordioso, che nel Sangue prezioso del tuo unico Figlio hai redento il mondo, rinnova l’effusione redentrice del suo Sangue per noi e per tutta l’umanità, perché otteniamo sempre frutti abbondanti di vita eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.

OFFERTA DEL PREZIOSISSIMO SANGUE
Eterno Padre, io ti offro, per mezzo del Cuore addolorato di Maria, il Sangue preziosissimo del tuo Figlio Gesù, in espiazione dei miei peccati, in suffragio delle anime del purgatorio e per le necessità della santa madre Chiesa.
Prima pagina

sabato 19 marzo 2011

Due crocifissi

DUE CROCIFISSI

Ecco, Signore, due crocifissi, l'uno di fronte all'altro: il Crocifisso divino, e sei tu, che apri le braccia per abbracciarmi nella tua grande bontà, ed il Crocifisso piagato dalla sua miseria, e sono io, che apro le braccia per ricorrere alla tua misericordia, e riporre in te tutte le miserie mie!

Io guardo a te, Gesù mio, e veggo che c'è una intimità fra noi due: I tuoi occhi mi fissano e i miei occhi ti guardano.

Si incrociano due sguardi, uno che supplica ed uno che perdona, uno che implora ed uno che giudica con misericordia!

Così ti guardò il ladro sulla croce, e così tu lo guardasti, o Gesù!

Sono di fronte quattro mani crocifisse: le tue sono fissate alla Croce per liberarmi dalla schiavitù, le mie sono immobilizzate dalla mia miseria e si tendono a te per essere disciolte. Sono di fronte quattro piedi inchiodati: i tuoi, fermati dall'amore; i miei, dalla pigrizia e dall'inerzia.

Oh, è la mia miseria che è il punto di contatto tra me e te, o Gesù!

... la mia miseria che confida in te, Gesù, crocifisso per amor mio!

Servo di Dio Don Dolindo Ruotolo

venerdì 11 marzo 2011

Via Crucis

Eccomi Gesù, voglio camminare con Te e con Maria a questo Sacro Cammino della Croce, che Tu hai santificato con il Tuo Sangue e con il Tuo sudore. Tu hai portato la mia Croce e l'hai portata per me: ed io seguirò le Tue traccia per benedire il Tuo grande Amore e piangere i miei peccati. E Tu Mamma che hai seguita per prima il cammino della Croce, guidami Tu stessa lungo il cammino della Via Crucis: 

Via Crucis

V. Nel nome del Padre
e del Figlio e dello Spirito Santo.
R. Amen.

Preghiamo.
Guarda, Padre santo,
il sangue che sgorga dal costato trafitto del Salvatore;
guarda il sangue versato da tante vittime
dell'odio, della guerra, del terrorismo,
e concedi benigno che il corso degli eventi nel mondo
si svolga secondo la tua volontà nella giustizia e nella pace,
e la tua Chiesa si dedichi con serena fiducia
al tuo servizio e alla liberazione dell'uomo.
Per Cristo nostro Signore.
R . Amen.


I Stazione - Gesù è condannato a morte

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V. Ti adoriamo Cristo e Ti benediciamo
R. Perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.



Dal Vangelo secondo Marco. 15, 14-15

La folla gridò più forte: " Crocifiggilo! ".
E Pilato, volendo dare soddisfazione alla moltitudine,
rilasciò loro Barabba
e, dopo aver fatto flagellare Gesù ,
lo consegnò perché fosse crocifisso.


MEDITAZIONE

La sentenza di Pilato fu emessa sotto la pressione dei sacerdoti e della folla. La condanna a morte per crocefissione avrebbe dovuto soddisfare le loro passioni ed essere la risposta al grido: " Crocifiggilo! Crocifiggilo! " (Mc 15, 13-14 ecc.). Il pretore romano pensò di sottrarsi alla sentenza lavandosi le mani, come si era disimpegnato prima dalle parole del Cristo che aveva identificato il suo regno con la verità , con la testimonianza alla verità (Gv 18, 38). Nell'uno e nell'altro caso Pilato cercava di conservare l'indipendenza, di restare in qualche modo " in disparte ". Ma erano solo apparenze. La Croce alla quale fu condannato Gesù di Nazareth (Gv 19, 16), come pure la sua verità del regno (Gv 18, 36-37), dovevano toccare la profondità dell'anima del pretore romano. Questa fu ed è una Realtà , di fronte alla quale non si può restare in disparte o al margine.
Il fatto che Gesù , Figlio di Dio, sia stato interrogato sul suo regno, che per questo sia stato giudicato dall'uomo e condannato a morte, costituisce il principio di quella testimonianza finale di Dio che tanto ha amato il mondo (cf. Gv 3, 16).
Noi ci troviamo di fronte a questa testimonianza e sappiamo che non ci è lecito lavarci le mani.



ACCLAMAZIONI

V. Gesù di Nazareth, condannato alla morte di croce,
testimone fedele dell'amore del Padre.
R. Signore Pietà

V. Gesù, Figlio di Dio, obbediente alla volontà del Padre,
fino alla morte di croce.
R. Signore Pietà


Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.


Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.


II Stazione - Gesù è caricato della croce

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V. Ti adoriamo Cristo e Ti benediciamo
R. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Marco. 15, 20

Dopo averlo schernito,
lo spogliarono della porpora
e gli rimisero le sue vesti,
poi lo condussero fuori
per crocifiggerlo.



MEDITAZIONE

Ha inizio l'esecuzione, cioè l'attuazione della sentenza. Cristo condannato a morte deve essere caricato della Croce come gli altri due condannati che devono subire la stessa pena: " fu annoverato tra i malfattori " (Is 53, 12). Cristo s'avvicina alla Croce avendo tutto il corpo terribilmente straziato e contuso, col sangue che gli scorre sul volto dal capo coronato di spine. Ecce Homo! (Gv 19, 5). È in Lui tutta la verità del Figlio dell'uomo predetta dai profeti, la verità sul servo di Jahvé annunciata da Isaia: " Fu piagato per le nostre iniquità ... le sue piaghe ci hanno guariti " (Is 53, 5).
È in Lui anche presente una certa conseguenza, che suscita stupore, di ciò che l'uomo ha fatto col suo Dio. Pilato dice: " Ecce Homo" (Gv 19, 5): " Guardate ciò che avete fatto di quest'uomo! ". In questa affermazione sembra parlare un'altra voce, che pare voler dire: " Guardate cosa avete fatto in quest'uomo col vostro Dio! ".
È commovente l'avvicinamento, l'interferenza di questa voce che sentiamo attraverso la storia con ciò che giunge a noi mediante la consapevolezza della fede. Ecce Homo!
Gesù " chiamato Messia " (Mt 27, 17) prende la Croce sulle sue spalle (Gv 19, 17). L'esecuzione è iniziata.



ACCLAMAZIONI

V. Cristo, Figlio di Dio,
che riveli all'uomo il mistero dell'uomo.
R. Cristo Pietà.

V. Gesù , servo del Signore,
dalle tue piaghe siamo stati guariti.
R. Cristo Pietà



Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

E il suo animo gemente, contristato e dolente, una spada trafiggeva..


III Stazione - Gesù cade per la prima volta

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V. Ti adoriamo Cristo e Ti benediciamo
R. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.



Dal libro del profeta Isaia. 53, 4-6

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità .
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l'iniquità di noi tutti.


MEDITAZIONE

Gesù cade sotto la Croce. Cade per terra. Non ricorre alle sue forze sovrumane, non ricorre alla potenza degli angeli. " Credi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? " (Mt 26, 53). Non chiede questo. Avendo accettato il calice dalle mani del Padre (Mc 14, 36 ecc.), vuole berlo fino in fondo. Vuole proprio questo. E perciò non pensa ad alcuna forza sovrumana, benché esse siano a sua disposizione. Possono provare dolorosa meraviglia coloro che l'avevano visto quando comandava alle umane infermità , alle mutilazioni, alle malattie, alla morte stessa. Ed ora? Nega Lui tutto questo?
Eppure " noi speravamo ", diranno qualche giorno dopo i discepoli di Emmaus (cf. Lc 24, 21). " Se tu sei il Figlio di Dio... " (Mt 27, 40), lo provocheranno i membri del Sinedrio: "Ha salvato gli altri, e non può salvare se stesso " (Mc 15, 31; Mt 27, 42), griderà la folla.
E Lui accetta queste frasi provocatorie, che sembrano annullare tutto il senso della sua missione, dei discorsi pronunciati, dei miracoli fatti. Accetta tutte queste parole, ha deciso di non opporsi. Vuole essere oltraggiato. Vuole vacillare. Vuole cadere sotto la Croce. Vuole. È fedele fino alla fine, fino nei minimi particolari a questa affermazione: " Non si faccia quello che io voglio, ma quello che vuoi Tu " (cf. Mc 14, 36 ecc.).
Dio trarrà la salvezza dell'umanità dalle cadute di Cristo sotto la Croce.



ACCLAMAZIONI

V. Gesù, mite agnello redentore,
che porti su di te il peccato del mondo.
R. Signore pietà

V. Gesù , compagno nostro nel tempo dell'angoscia,
solidale con la debolezza umana.
R. Signore Pietà.



Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Oh, quanto triste e afflitta, fu la benedetta, Madre dell'Unigenito!.


IV Stazione - Gesù incontra sua madre

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V. Ti adoriamo Cristo e Ti benediciamo
R. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.



Dal Vangelo secondo Luca. 2, 34-35. 51

Simeone parlò a Maria, sua madre:
" Egli è qui per la rovina
e la risurrezione di molti in Israele,
segno di contraddizione
perché siano svelati i pensieri di molti cuori.
E anche a te una spada trafiggerà l'anima "...
Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.



MEDITAZIONE

La Madre. Maria incontra il Figlio sulla via della Croce. La croce di Lui diventa la croce di Lei, l'umiliazione di Lui è la sua, l'obbrobrio pubblico diviene quello di Lei. E` l'umano ordine delle cose. Così lo debbono sentire coloro che la circondano e così lo coglie il suo cuore: " ...A te pure una spada trapasserà l'anima " (Lc 2, 35). Le parole dette quando Gesù aveva quaranta giorni si adempiono in questo momento. Esse raggiungono ora la pienezza totale. E Maria va, trafitta da questa invisibile spada, verso il Calvario di
suo Figlio, verso il proprio Calvario. La devozione cristiana la vede con questa spada nel cuore e così la dipinge e scolpisce. Madre dolorosa! "O Tu che hai compatito con Lui! ", ripetono i fedeli, consapevoli
nell'intimo proprio così si deve esprimere il mistero di questa sofferenza. Benché questo dolore le appartenga e la tocchi nella stessa profondità della sua maternità , tuttavia la verità piena di questa sofferenza viene espressa con la parola compassione. Ella appartiene allo stesso mistero: esprime in qualche modo l'unità con la sofferenza del Figlio.



ACCLAMAZIONI

V. Santa Maria, madre e sorella nostra nel cammino di fede,
con te invochiamo il tuo Figlio Gesù .
R. Cristo Pietà

V. Santa Maria, intrepida sulla via del Calvario,
con te supplichiamo il tuo Figlio Gesù .
R. Cristo Pietà



Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Come si rattristava e si doleva, la pia Madre, vedendo le pene dell'inclito Figlio!.


V Stazione - Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la Croce

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V. Ti adoriamo Cristo e Ti benediciamo
R. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.



Dal Vangelo secondo Marco. 15, 21-22

Allora costrinsero un tale che passava,
un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna,
padre di Alessandro e Rufo,
a portare la croce.
Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota,
che significa luogo del cranio.



MEDITAZIONE

Simone di Cirene, chiamato a portare la Croce (cf. Mc 15, 21; Lc 23, 26), certamente non la voleva portare. E` stato quindi costretto. Egli camminava accanto al Cristo sotto lo stesso peso. Gli prestava le sue spalle quando le spalle del condannato sembravano troppo deboli. Gli era vicino: più vicino di Maria, più vicino di Giovanni, il quale, anche se uomo, non è stato chiamato per aiutarlo. Hanno chiamato lui, Simone di Cirene, padre di Alessandro e Rufo, come riporta il vangelo di Marco (Mc 15, 21). L'hanno chiamato, l'hanno costretto.
Quanto è durata questa costrizione? Per quanto tempo gli ha camminato accanto, mostrando che niente lo univa al condannato, alla sua colpa, alla sua pena? Per quanto tempo è andato così , interiormente diviso, con una barriera di indifferenza verso l'Uomo che soffriva? " Ero nudo, ebbi sete, ero carcerato " (cf. Mt 25, 35. 36), ho portato la Croce... e: l'hai portata con me?... davvero fino alla fine l'hai portata con me?
Non si sa. San Marco riporta solo il nome dei figli del Cireneo e la tradizione sostiene che appartenevano alla comunità dei cristiani vicina a san Pietro (cf. Rm 16, 13).



ACCLAMAZIONI

V. Cristo, buon samaritano,
ti sei fatto prossimo al povero, all'ammalato, all'ultimo.
R. Cristo Pietà

V. Cristo, servo dell'Eterno, consideri come fatto a te,
ogni gesto d'amore verso l'esule, l'emarginato, lo straniero.
R. Cristo Pietà



Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Chi non piangerebbe, al vedere la Madre di Cristo, in tanto supplizio?.


VI Stazione - La Veronica asciuga il volto di Gesù

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V. Ti adoriamo Cristo e Ti benediciamo
R. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.



Dal libro del profeta Isaia. 53, 2-3

Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per potercene compiacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia.



MEDITAZIONE

La tradizione ci ha tramandato la Veronica. Forse essa completa la storia del Cireneo. Perché è certo che - benché, essendo donna, non abbia fisicamente portato la Croce e non sia stata costretta a farlo - ella questa Croce con Gesù l'ha certamente portata: l'ha portata così come poteva, come in quel momento era possibile farlo e come le dettava il cuore, ed ha asciugato il suo Volto.
Questo particolare, riferito dalla tradizione, sembra anche facile da spiegare: sulla pezzuola con la quale gli ha asciugato il Volto, sono rimaste impresse le sembianze di Cristo.
Proprio perché era tutto insanguinato e sudato poteva lasciare tracce e contorni.
Però il senso di questo particolare può anche essere interpretato diversamente, se lo si considera alla luce del discorso escatologico di Cristo. Sono molti indubbiamente coloro che domanderanno: " Signore, quando mai abbiamo fatto questo? ". E Gesù risponderà : " Tutto ciò che avete fatto a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l'avete fatto a me " (cf. Mt 25, 37-40). Il Salvatore infatti imprime la sua somiglianza su ogni atto di carità , come sul lino della Veronica.



ACCLAMAZIONI

V. O Volto del Signore Gesù ,
sfigurato dal dolore, splendente della gloria divina.
R. Signore Pietà

V. O Volto santo,
impresso quale sigillo su ogni gesto d'amore.
R. Signore Pietà



Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Chi non si rattristerebbe, al contemplare la pia Madre, dolente accanto al Figlio?.


VII Stazione - Gesù cade per la seconda volta

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V. Ti adoriamo Cristo e Ti benediciamo
R. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.



Dal libro delle Lamentazioni. 3, 1-2. 9. 16

Io sono l'uomo che ha provato la miseria
sotto la sferza della sua ira.
Egli mi ha guidato, mi ha fatto camminare
nelle tenebre e non nella luce...
Ha sbarrato le mie vie con blocchi di pietra,
ha ostruito i miei sentieri...
Mi ha spezzato con la sabbia i denti,
mi ha steso nella polvere.



MEDITAZIONE

"Io sono un verme e non un uomo, ludibrio a tutti, scherno della plebe " (Sal 22, 7): le parole del profeta salmista trovano la loro piena realizzazione in queste strette, ardue stradine di Gerusalemme, durante le ultime ore che precedono la Pasqua. E si sa che queste ore, prima della festa, sono snervanti e che le strade sono affollate. E in tale contesto che si verificano le parole del salmista, anche se nessuno ci pensa. Non si rendono certamente conto di questo coloro che dimostrano disprezzo, per i quali questo Gesù di Nazaret che cade per la seconda volta sotto la Croce è diventato oggetto di ludibrio.
E Lui lo vuole, vuole che si compia la profezia. Cade, quindi, esausto a causa dello sforzo. Cade per volontà del Padre, volontà pure espressa nelle parole del Profeta. Cade per volontà propria, perché : " come si adempirebbero le Scritture?"(Mt 26, 54): " Io sono un verme e non un uomo " (Sal 22, 7), quindi neppure " Ecce Homo" (Gv 19, 5), ancor meno, ancor peggio.
Il verme striscia attaccato alla terra; l'uomo, invece, come re delle creature, vi cammina sopra. Il verme rode anche il legno: come il verme, il rimorso del peccato rode la coscienza dell'uomo. Rimorso per la seconda caduta.



ACCLAMAZIONI

V. Gesù di Nazaret, divenuto infamia degli uomini,
per nobilitare tutte le creature.
R. Signore Pietà

V. Gesù , servitore della vita,
schiacciato dagli uomini, innalzato da Dio.
R. Signore Pietà



Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

A causa dei peccati del suo popolo, Ella vide Gesù nei tormenti, sottoposto ai flagelli..


VIII Stazione - Gesù incontra le donne di Gerusalemme

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V. Ti adoriamo Cristo e Ti benediciamo
R. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.



Dal Vangelo secondo Luca. 23, 28-31

Gesù , voltandosi verso le donne, disse:
" Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me,
ma piangete su voi stesse e sui vostri figli.
Ecco, verranno giorni nei quali si dirà :
Beate le sterili e i grembi che non hanno generato
e le mammelle che non hanno allattato.
Allora cominceranno a dire ai monti:
Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci!
Perché se trattano così il legno verde,
che avverrà del legno secco? ".



MEDITAZIONE

Ecco la chiamata al pentimento, al vero pentimento, al rimpianto, nella verità del male commesso. Gesù dice alle figlie di Gerusalemme che piangono alla sua vista: "Non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli " (Lc 23, 28). Non si può restare alla superficie del male, bisogna arrivare alle sue radici, alle cause, alla verità della coscienza fino in fondo.
Proprio questo vuole dire il Gesù che porta la Croce, che da sempre " conosceva ciò che sta nell'uomo " (cf. Gv 2, 25) e sempre lo conosce. Perciò Lui deve restare sempre il più vicino testimone dei nostri atti e dei giudizi che su di essi facciamo nella nostra coscienza. Forse ci fa persino comprendere che questi giudizi devono essere ponderati, ragionevoli, oggettivi-dice: " non piangere "-, ma nello stesso tempo legati con tutto ciò che questa verità contiene: ce ne avverte perché è Lui che porta la Croce.
Ti chiedo, Signore, di saper vivere e camminare nella verità!



ACCLAMAZIONI

V. Signore Gesù, sapiente e misericordioso,
Verità che guida alla Vita.
R. Signore Pietà

V. Signore Gesù, compassionevole,
la tua presenza lenisce il pianto nell'ora della prova.
R. Signore Pietà



Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Del tuo figlio ferito, che si è degnato di patire per me, dividi con me le pene..


IX Stazione - Gesù cade per la terza volta

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V. Ti adoriamo Cristo e Ti benediciamo
R. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.



Dal libro delle Lamentazioni. 3, 27-32

È bene per l'uomo portare il giogo
fin dalla giovinezza.
Sieda costui solitario e resti in silenzio,
poiché egli glielo ha imposto;
cacci nella polvere la bocca,
forse c'è ancora speranza;
porga a chi lo percuote la sua guancia,
si sazi di umiliazioni.
Poiché il Signore non rigetta mai...
Ma, se affligge, avrà anche pietà
secondo la sua grande misericordia.



MEDITAZIONE

"Umiliò se stesso ancor di più , facendosi obbediente fino alla morte, anzi fino alla morte di croce " (Fil 2, 8). Ogni stazione di questa Via è una pietra miliare di questa ubbidienza e di questo annientamento.
La misura di questo annientamento la cogliamo quando cominciamo a seguire le parole del profeta: " Il Signore ha posto sopra di Lui l'iniquità di noi tutti... Tutti noi andavamo, come pecore, errando, ciascuno deviava per la sua strada, ma il Signore ha posto sopra di Lui l'iniquità di noi tutti " (Is 53, 6).
La misura di questo annientamento la concepiamo quando vediamo che Gesù cade ancora, per la terza volta, sotto la Croce. La cogliamo quando meditiamo chi è colui che cade, chi è colui che giace nella polvere della strada sotto la Croce, accanto ai piedi di gente nemica che non gli risparmia umiliazioni e oltraggi...
Chi è colui che cade? Chi è Gesù Cristo? " Egli, pur possedendo la natura divina, non pensò di valersi della sua eguaglianza con Dio, ma preferì annientare se stesso, prendendo la natura di schiavo e diventando simile agli uomini; e dopo che ebbe rivestito la natura umana, umiliò se stesso ancor di più, facendosi obbediente fino alla morte, anzi fino alla morte di croce " (Fil 2, 6-8).



ACCLAMAZIONI

V. Cristo Gesù,
tu hai assaporato l'amarezza della terra
per mutare il gemito del dolore in canto di giubilo.
R. Cristo Pietà

V. Cristo Gesù,
che ti sei umiliato nella carne
per nobilitare tutta la creazione.
R. Cristo Pietà




Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Oh, Madre, fonte d'amore, fammi provare lo stesso dolore perché possa piangere con te..


X Stazione - Gesù spogliato delle vesti

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V. Ti adoriamo Cristo e Ti benediciamo
R. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.



Dal Vangelo secondo Marco. 15, 24

I soldati si divisero le sue vesti,
tirando a sorte su di esse
quello che ciascuno dovesse prendere.



MEDITAZIONE

Quando Gesù sta sul Golgota spogliato delle vesti (cf. Mc 15, 24 ecc.), i nostri pensieri si rivolgono a sua Madre: ritornano indietro, all'origine di questo corpo, che già ora, prima della crocifissione, è tutto una piaga (cf. Is 52, 14). Il mistero dell'Incarnazione: il Figlio di Dio prende il suo corpo dal seno della Vergine (cf. Mt 1, 23; Lc 1, 26-38).
Il Figlio di Dio parla al Padre con le parole del salmo: " Non hai voluto né sacrificio, né offerte... ma tu mi hai formato un corpo " (Sal 40 [39], 8. 7; Eb 10, 6. 5). Il corpo dell'uomo esprime la sua anima. Il corpo di Cristo esprime l'amore verso il Padre: "Allora ho detto: Eccomi, io vengo... per fare, o Dio, la tua volontà " (Sal 40 [39], 9; Eb 10, 7). " Io faccio sempre quello che é di suo piacimento " (Gv 8, 29). Questo corpo spogliato compie la volontà del Figlio e quella del Padre con ogni piaga, con ogni brivido di dolore, con ogni muscolo strappato, con ogni rivolo di sangue che scorre, con tutta la stanchezza delle braccia, con le
ammaccature del collo e delle spalle, con un terribile dolore alle tempie. Questo corpo compie la volontà del Padre quando è spogliato delle vesti e trattato come oggetto di supplizio, quando racchiude in sé l'immenso dolore dell'umanità profanata.
Il corpo dell'uomo viene profanato in vari modi. In questa stazione dobbiamo pensare alla Madre di Cristo,
perché sotto il suo cuore, nei suoi occhi, tra le sue mani il corpo del Figlio di Dio ha ricevuto un'adorazione piena.



ACCLAMAZIONI

V. Gesù , corpo santo,
ancora profanato nelle tue membra vive.
R. Signore Pietà

V. Gesù , corpo offerto per amore,
ancora diviso nelle tue membra.
R. Signore Pietà




Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Fa' che il mio cuore arda, nell'amare Cristo Dio, per fare cosa a lui gradita..


XI Stazione - Gesù è inchiodato sulla Croce

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V. Ti adoriamo Cristo e Ti benediciamo
R. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.



Dal Vangelo secondo Marco. 15, 25-27

Erano le nove del mattino quando lo crocifissero.
E l'iscrizione con il motivo della condanna diceva:
" Il re dei Giudei ".
Con lui crocifissero anche due ladroni,
uno alla sua destra e uno alla sinistra.



MEDITAZIONE

"Mi hanno traforato mani e piedi, posso contare tutte le mie ossa " (Sal 22, 17-18). " Posso contare... ": che parole profetiche! Eppure si sa che questo corpo è un riscatto. Un grande riscatto è tutto questo corpo: le mani, i piedi, ed ogni osso. Tutto l'Uomo in massima tensione: scheletro, muscoli, sistema nervoso, ogni organo, ogni cellula, tutto è in massima tensione. " Io, quando sarò stato innalzato da terra, trarrò a me tutti gli uomini " (Gv 12, 32).
Ecco le parole che esprimono la piena realtà della crocifissione. Fa parte di essa anche questa terribile tensione che penetra le mani, i piedi e tutte le ossa: terribile tensione del corpo tutto intero, che, inchiodato come un oggetto alle travi della Croce, sta per essere annientato fino alla fine nelle convulsioni della morte. E nella stessa realtà della crocifissione entra tutto il mondo che Gesù vuole attirare a sé (cf. Gv 12, 32). Il mondo è sottoposto alla gravitazione del corpo che tende per inerzia verso il basso.
Proprio in questa gravitazione sta la passione del Crocifisso. " Voi siete di quaggiù , io sono di lassù " (Gv 8, 23). Le sue parole dalla Croce sono: " Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno " (Lc 23, 34).




ACCLAMAZIONI

V. Cristo, crocifisso dall'odio,
reso dall'amore segno di riconciliazione e di pace.
R. Cristo Pietà

V. Cristo, con il sangue versato sulla Croce,
hai riscattato l'uomo, il mondo, il cosmo.
R. Cristo Pietà




Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Santa Madre, fai questo: imprimi le piaghe del tuo Figlio crocifisso, fortemente nel mio cuore.


XII Stazione - Gesù muore sulla Croce

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V. Ti adoriamo Cristo e Ti benediciamo
R. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.



Dal Vangelo secondo Marco. 15, 33-34. 37. 39

Venuto mezzogiorno,
si fece buio su tutta la terra,
fino alle tre del pomeriggio.
Alle tre Gesù gridò con voce forte:
Eloì , Eloì , lema sabactà ni?,
che significa:
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?...
Ed egli, dando un forte grido, spirò ...
Allora il centurione che gli stava di fronte,
vistolo spirare in quel modo, disse:
" Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!".



MEDITAZIONE

Ecco il più alto, il più sublime operare del Figlio in unione col Padre. Sì : in unione, nella più profonda unione, proprio quando grida: " Elì Elì, lamma sabacthà ni ", " Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? " (Mc 15, 34; Mt 27, 46).
Questo operare si esprime con la verticalità del corpo teso lungo la trave perpendicolare della Croce con l'orizzontalità delle braccia tese lungo il legno trasversale. L'uomo che guarda queste braccia può pensare che esse con lo sforzo abbracciano l'uomo e il mondo.
Abbracciano.
Ecco l'uomo. Ecco Dio stesso. " In Lui... noi viviamo, ci moviamo e siamo " (At 17, 28). In Lui: in queste braccia tese lungo la trave trasversale della Croce.
Il mistero della Redenzione. Gesù inchiodato alla Croce, immobilizzato in questa terribile posizione, invoca il Padre (cf. Mc 15, 34; Mt 27, 46; 60 Lc 23, 46). Tutte le sue invocazioni testimoniano che Egli è uno con Lui. " Io e il Padre siamo una sola cosa " (Gv 10, 30); " Chi ha visto me, ha visto il Padre " (Gv 14, 9); " Il
Padre mio non ha mai lasciato di operare fino al presente ed io pure opero " (Gv 5, 17).



ACCLAMAZIONI

V. Figlio di Dio, ricordati di noi
nell'ora suprema della morte.
R. Signore Pietà

V. Figlio del Padre, ricordati di noi
e rinnova con il tuo Spirito il volto della terra.
R. Signore Pietà



Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Vide il suo dolce Figlio, che moriva, abbandonato da tutti, mentre esalava lo spirito.


XIII Stazione - Gesù è deposto dalla Croce

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V. Ti adoriamo Cristo e Ti benediciamo
R. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.



Dal Vangelo secondo Marco. 15, 42-43. 46

Sopraggiunta ormai la sera,
Giuseppe d'Arimatea, membro autorevole del sinedrio,
che aspettava anche lui il Regno di Dio,
comprato un lenzuolo,
calò il corpo di Gesù giù dalla croce.




MEDITAZIONE

Nel momento in cui il corpo di Gesù viene tolto dalla Croce ed è posto tra le braccia della Madre, torna innanzi ai nostri occhi il momento in cui Maria ha accettato il saluto dell'angelo Gabriele: " Ecco, tu concepirai nel tuo seno e darai alla luce un figlio, che chiamerai col nome di Gesù ... il Signore Iddio gli darà il trono di Davide, suo padre... e il suo regno non avrà mai fine " (Lc 1, 31-33). Maria ha detto solo: " Che mi avvenga secondo la tua parola " (Lc 1, 38), come se fin d'allora avesse voluto esprimere quanto sta vivendo in questo momento.
Nel mistero della Redenzione si intrecciano la Grazia, cioè il dono di Dio stesso, e " il pagamento " del cuore umano. In questo mistero siamo arricchiti di un Dono dall'alto (cf. Gc 1, 17) e nello stesso tempo siamo comprati dal riscatto del Figlio di Dio (cf. 1Cor 6, 20; 7, 23; At 20, 28). E Maria, che fu più di ogni altro arricchita di doni, paga anche di più . Col cuore. A questo mistero è unita la meravigliosa promessa formulata da Simeone durante la presentazione di Gesù nel tempio: "A te pure una spada trapasserà l'anima affinché vengano svelati i pensieri di molti cuori " (Lc 2, 35).
Anche questo si compie. Quanti cuori umani si aprono davanti al cuore di questa Madre che ha tanto pagato!
E Gesù è di nuovo tutto nelle sue braccia, come lo è stato nella stalla di Betlemme (cf. Lc 2, 16), durante la fuga in Egitto (cf. Mt 2, 14), a Nazaret (cf. Lc 2, 39-40). Pietà .



ACCLAMAZIONI

V. Santa Maria, madre dalla pietà immensa,
con te apriamo le braccia alla Vita
e supplici imploriamo.
R. Signore Pietà

V. Santa Maria, madre e socia del Redentore,
in comunione con te accogliamo Cristo
e pieni di speranza invochiamo.
R. Signore Pietà


Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Fammi piangere intensamente con te, condividendo il dolore del Crocifisso, finché io vivrò.


XIV Stazione - Gesù è deposto nel sepolcro

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V. Ti adoriamo Cristo e Ti benediciamo
R. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.



Dal Vangelo secondo Marco. 15, 46-47

Giuseppe d'Arimatea,
avvolto il corpo di Gesù in un lenzuolo,
lo depose in un sepolcro scavato nella roccia.
Poi fece rotolare un masso
contro l'entrata del sepolcro.
Intanto Maria di Magdala
e Maria madre di Joses
stavano ad osservare dove veniva deposto.



MEDITAZIONE

Dal momento in cui l'uomo, a causa del peccato, è stato allontanato dall'albero della vita (cf. Gn 3, 23-24) la terra è diventata un cimitero. Quanti uomini, tanti sepolcri. Un grande pianeta di tombe.
Nei pressi del Calvario, vi era una tomba che apparteneva a Giuseppe d'Arimatea (cf. Mt 27, 60). In questa tomba, col consenso di Giuseppe, è stato posto il corpo di Gesù dopo la sua deposizione dalla Croce (cf. Mc 15, 42-46 ecc.). Ve lo deposero in fretta, in modo che la cerimonia terminasse prima della festa di Pasqua (cf. Gv 19, 31), che aveva inizio al tramonto.
Tra tutte le tombe sparse sui continenti del nostro pianeta, ce n'è una nella quale il Figlio di Dio, l'uomo Gesù Cristo, ha vinto la morte con la morte. "O mors! Ero mors tua! " (1 antif. Lodi Sabato Santo). L'albero della Vita, dal quale l'uomo a causa del peccato è stato respinto, si è rivelato nuovamente agli uomini nel corpo di Cristo. " Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo " (Gv 6, 51).
Nonostante il nostro pianeta si ripopoli sempre di tombe, nonostante il cimitero nel quale l'uomo sorto dalla polvere ritorna in polvere (cf. Gn 3, 19) cresca, tuttavia tutti gli uomini che guardano alla tomba di Gesù Cristo vivono nella speranza della Risurrezione.



ACCLAMAZIONI

V. Gesù Signore, nostra risurrezione,
nel sepolcro nuovo distruggi la morte e doni la vita.
R. Signore Pietà

V. Gesù Signore, nostra speranza,
il tuo corpo crocifisso e risorto è il nuovo albero della vita.
R. Signore Pietà



Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

E quando il mio corpo morirà, fa' che all'anima sia data, la gloria del Paradiso. Amen.


Anima di Cristo

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ANIMA DI CRISTO

Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua del costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, esaudiscimi.
Nelle tue piaghe, nascondimi.
Non permettere che io mi separi da te.
Dal nemico maligno difendimi.
Nell'ora della mia morte chiamami
e comandami di venire a te
a lodarti con i tuoi santi
nei secoli dei secoli. Amen

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

La via Crucis è stata tratta dai testi di GPII

mercoledì 9 marzo 2011

Quaresima tempo per amare



LA QUARESIMA E' : TEMPO DI CONVERSIONE, DI PREGHIERA, DI AMORE, DI ASCOLTO
DI ADORAZIONE DI PIETA', DI RISURREZIONE.

AVE MARIA!

MARIA MAISTRINI

Il Santo Rosario del Vaticano...pregate con me!!!







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Esposizione dei misteri

Il Rosario è composto di venti "misteri" (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone.

La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

«Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti» (Rosarium Virginis Mariae, n. 38).

Per aiutare l'itinerario meditativo-contemplativo del Rosario, ad ogni "mistero" sono riportati due testi di riferimento: il primo della Sacra Scrittura, il secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica.



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Le omelie di Padre Raniero Cantalamessa