giovedì 25 febbraio 2010

Mamma sei la nostra speranza


Mamma sei la nostra speranza
Mamma Santa che vivi in Cielo, purificaci con il tuo amore materno e riscaldaci con il tuo calore.

Tu sei la nostra Madre e non ci abbandoni mai nonostante la nostra profonda ingratitudine.
Proteggici dalla morsa di Satana coprendoci con il tuo Manto...
Infondi col tuo amore sulla terra pace e salute nello spirito e nel corpo e fà in modo che coloro che vivono nella prosperità tendano la mano ai fratelli meno fortunati.
Libera i nostri cuori dall'apatia e dall'invidia e spezza le catene dell'egoismo che ci legano a noi stessi facendoci trascurare il nostro prossimo.
Accresci la Fede nei tiepidi e falla sorgere nei cuori di quelli che non credono, non sperano e non amano...
Aiutaci Madre, nell'immenso deserto della nostra vita, ad esercitare sempre la virtù della speranza.

di Maria Maistrini

venerdì 19 febbraio 2010

Che cos'è la Quaresima


.

Che cos'e' la Quaresima?

E' un periodo speciale dell'anno liturgico, in cui il popolo cristiano si prepara a celebrare il mistero della Pasqua.

La Quaresima è tempo favorevole per sostare con Maria SS.ma e San Giovanni, il discepolo prediletto, accanto a Cristo che sulla Croce consuma per l'intera umanità il sacrificio della sua vita (cfr Gv 19,25).

«Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto» : è tempo propizio per guardare con fiducia al costato trafitto di Gesù, da cui sgorgarono «sangue e acqua» (Gv 19,34)!

«La Quaresima sia per ogni cristiano una rinnovata esperienza dell'amore di Dio donatoci in Cristo, amore che ogni giorno dobbiamo a nostra volta ridonare al prossimo, soprattutto a chi più soffre ed è nel bisogno. Solo così potremo partecipare pienamente alla gioia della Pasqua» (benedetto xvi, Messaggio per la Quaresima 2007).


Perche' 40 giorni?

La teologia e la spiritualità della Quaresima si sono costituite in riferimento ad avvenimenti dell'Antico e Nuovo Testamento.

E' lo stesso numero 40, che richiama:

i giorni del diluvio universale;

gli anni trascorsi da Israele nel deserto;

i giorni trascorsi da Mosè sul Sinai;

i giorni trascorsi dal profeta Elia nel deserto prima di giungere all'incontro con Dio sull'Oreb;

i giorni di penitenza degli abitanti di Ninive;

i giorni del digiuno di Gesù nel deserto, ove alla fine viene tentato dal diavolo.

Tutto ciò ha un valore didattico. La Quaresima è il tempo:

della distruzione del male, come per gli uomini del diluvio;

della prova e della grazia, come per Israele;

della preghiera che dispone all'incontro con Dio, come per Mosè ed Elia;

della penitenza e della espiazione in vista del giudizio divino, a imitazione dei 40 giorni di digiuno e di penitenza con i quali gli abitanti di Ninive placarono l'ira divina;

del digiuno, finalizzato a mangiare il vero cibo, che è fare la volontà del Padre: «non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (così ha risposto Gesù a satana, al termine dei 40 giorni passati nel deserto).


Quali sono i grandi temi quaresimali?

Tre sono in particolare i temi, che ci vengono proposti dalla liturgia quaresimale:

Il tema pasquale. Poiché la Quaresima è preparazione alle celebrazioni pasquali, il tema morte-vita assumono un'importanza primaria. Comincia fin dalla seconda domenica (la Trasfigurazione) e si fa più esplicito nelle ultime due settimane.

Il tema battesimale. La Quaresima nella sua struttura fondamentale si formò attorno al sacramento del Battesimo amministrato agli adulti durante la veglia pasquale. I cristiani prendono maggior coscienza del proprio battesimo.

Il tema penitenziale. Viene sviluppato soprattutto all'inizio della Quaresima (mercoledì delle ceneri e il vangelo delle tentazioni di Gesù della prima domenica). Nella Quaresima la Chiesa, sposa del Cristo che soffre e muore, vive più intensamente l'aspetto penitenziale.


Quali le pratiche quaresimali?

La Quaresima comporta un impegno ascetico, individuale e collettivo, le cui forma tradizionali sono:

preghiera (Messa quotidiana soprattutto e Via Crucis)

digiuno (l'insieme delle pratiche di mortificazione: cibo - parole - divertimenti): la mortificazione permette più disponibilità per il prossimo, più tempo per il volontariato e più denaro per la carità

elemosina (aiuto verso il nostro prossimo più bisognoso di noi)

In Quaresima la Chiesa ricorda che sono prescritti:

digiuno e astinenza dalle carni: il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo;

astinenza dalle carni: ogni Venerdì di Quaresima.

La Chiesa raccomanda in particolare la pratica, in Quaresima, delle opere di misericordia corporali e spirituali:

Le sette opere di misericordia corporale

Dar da mangiare agli affamati.

Dar da bere agli assetati.

Vestire gli ignudi.

Alloggiare i pellegrini

Visitare gli infermi.

Visitare i carcerati.

Seppellire i morti.

Le sette opere di misericordia spirituale

Consigliare i dubbiosi.

Insegnare agli ignoranti.

Ammonire i peccatori.

Consolare gli afflitti.

Perdonare le offese.

Sopportare pazientemente le persone moleste.

Pregare Dio per i vivi e per i morti.

Queste pratiche, «esprimono la conversione in rapporto a se stessi, in rapporto a Dio e in rapporto agli altri» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1434).


Qual e' l'importanza del digiuno?

(dal: Messaggio di benedetto xvi, per la Quaresima 2009)

Al giorno d'oggi, constata Benedetto XVI, il digiuno «pare aver perso un po' della sua valenza spirituale», perché spesso si riduce a una «misura terapeutica per la cura del proprio corpo».

Il digiuno, invece, per il credente ha una rilevante importanza, è ricco di numerosi significati e finalità:

Dimensione personale:

Con il digiuno,infatti, il credente intende sottomettersi umilmente a Dio, confidando nella sua bontà e misericordia».

La pratica del digiuno contribuisce a «conferire unità alla persona, corpo ed anima, aiutandola ad evitare il peccato e a crescere nell'intimità con il Signore».

«Privarsi del cibo materiale che nutre il corpo facilita un'interiore disposizione ad ascoltare Cristo e a nutrirsi della sua parola di salvezza».

Con il digiuno e la preghiera, «permettiamo a Lui di venire a saziare la fame più profonda che sperimentiamo nel nostro intimo: la fame e sete di Dio».

Tale pratica è «un'arma spirituale per lottare contro ogni eventuale attaccamento disordinato a noi stessi».

Allo stesso modo, «aiuta il discepolo di Cristo a controllare gli appetiti della natura indebolita dalla colpa d'origine, i cui effetti negativi investono l'intera personalità umana».

Dimensione sociale:

Il Santo Padre sottolinea anche il significato sociale del digiuno, affermando che «ci aiuta a prendere coscienza della situazione in cui vivono tanti nostri fratelli».

Quanto risparmiamo digiunando, possiamo destinarlo ad opere benefiche, caritative.

Per questo, esorta le parrocchie «ad intensificare in Quaresima la pratica del digiuno personale e comunitario, coltivando altresì l'ascolto della Parola di Dio, la preghiera e l'elemosina».

In definitiva, grazie al digiuno, la Quaresima è il tempo ideale «per allontanare tutto ciò che distrae lo spirito e per intensificare ciò che nutre l'anima aprendola all'amore di Dio e del prossimo».


Circa l'elemosina:

come fare l'elemosina?

Ecco alcune indicazioni:

deve essere nascosta. «Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra», dice Gesù, «perché la tua elemosina resti segreta» (Mt 6, 3-4);

effettuarla:

senza offendere l'altro;

senza mettere in mostra noi stessi (vanagloria)

con gioia: più gioia nel dare che nel ricevere (cfr At 20, 35)

nel silenzio, lontano dai riflettori della società mediatica;

non limitarsi a dare qualcosa di materiale (soldi, pane…), ma dare noi stessi: la nostra stima, il nostro rispetto, il nostro tempo, i nostri talenti (volontariato);

offrire il dono materiale, quale segno del dono più grande che possiamo offrire agli altri: l'annuncio e la testimonianza di Cristo;

ciò che dà valore all'elemosina è l'amore: si veda l'obolo della vedova del Vangelo (cfr. Mc 12,42-44).

Quali le finalità dell'elemosina?

Aiutare chi è maggiormente bisognoso

condividere con gli altri quanto per bontà divina possediamo

praticare la virtù della giustizia: prima e più che un atto di carità

riconoscere nei poveri Cristo stesso

imitare Cristo, che si è fatto povero per farci ricchi

attuare un esercizio ascetico per noi:

per liberarci dall'attaccamento ai beni terreni

per purificarci interiormente

affermare il principio che noi non siamo proprietari bensì amministratori dei beni che possediamo, donatici da Dio

agire per la gloria di Dio

praticarla non per filantropia ma per carità, amore: un gesto di comunione ecclesiale

avvicinarci a Dio, avvicinandoci agli altri: strumento di autentica conversione e riconciliazione con Lui e con i fratelli.

ottenere il perdono dei peccati. San Pietro cita tra i frutti spirituali dell'elemosina il perdono dei peccati. «La carità - egli scrive - copre una moltitudine di peccati» (1 Pt 4, 8).

i frutti spirituali dell'elemosina il perdono dei peccati. «La carità - egli scrive - copre una moltitudine di peccati» (1 Pt 4, 8).

monsignor Raffaello Martinelli, Primicerio della Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo in Roma.

Quaresima 2010


martedì 16 febbraio 2010

Il digiuno: distacco dall'anima dai beni della terra


Mercoledì 17 febbraio 2010

Mercoledì delle Ceneri

Mt 6,1-6,16-18

Dal Vangelo secondo San Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.

Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”.


Il digiuno: distacco dell’anima dai beni della terra

L’antica Legge comandava un solo digiuno nel giorno dell’espiazione (Lev. XVI, 29). In seguito se ne erano aggiunti degli altri e i Farisei digiunavano spesso per apparire uomini austeri, anzi si mostravano a bella posta in pubblico col volto tetro, col capo in disordine, con le vesti dimesse, per averne gloria innanzi agli altri.

Gesù Cristo non condanna il digiuno, ma questa specie di digiuno, che era sazietà della propria vanagloria, e vuole che le opere di penitenza appaiano solo innanzi agli occhi di Dio, per averne da Lui la ricompensa. La preghiera e completata ed integrata dalla penitenza, e la penitenza più facile è il digiuno; quando il corpo, infatti, non e aggravato, lo spirito e più libero e l’elevazione dell’anima in Dio e più facile.

Ma il digiuno non e solo l’astinenza da alcuni cibi, e il distacco dell’anima dai beni della terra. Si digiuna nel corpo per impedire che sia d’impaccio all’anima, e si digiuna nell’anima per non impigliarla nelle reti delle cose terrene; per questo Gesù soggiunge di non accumulare tesori materiali e di non attaccarvi il cuore, poiché dov’è il tesoro là essa si ferma e s’impiglia. È cento volte meglio essere liberi da quelle ricchezze che appesantiscono il cuore, e che sono del resto tanto fallaci.

Gli orientali solevano accumulare come tesori l’oro, l’argento, le pietre preziose, le vesti ricchissime, i tappeti, i cuscini, ecc.; or tutto questo, dice Gesù, è esposto alla rapacità dei ladri ed alla voracità dei tarli; e ricchezza che non appaga, perché da un continuo timore di perderla e rende, chi la possiede, un affamato depositario, o un disperato fallito. E meglio formarsi dei tesori di grazia nellanima, e cercare i beni eterni che nessuno può rapirci. Anche se il Signore ci ha dato le ricchezze materiali, bisogna tenerne lontano il cuore per non impigliarsi, e invece di esporle ai ladri ed al deperimento, bisogna mutarle in opere di zelo e di carità, affinché diano un frutto eterno.

A che serve il grano che si accumula se non si panifica e non si semina? Sta ammassato come le pietre di rifiuto. Se poi e avvelenato dalla mescolanza di un tossico potente, allora cagiona la morte a chi lo mangia.

Così sono le ricchezze quando non servono alla gloria di Dio o al bene: grano infecondo e grano avvelenato; null’altro!

Il danaro ha valore in quanto circola e circolando ha potenza di acquisto; se rimane sepolto in una cassa a che serve? L’avaro non si accorge che accumulando diventa egli stesso il ladro delle proprie ricchezze, egli stesso il tarlo che le consuma invano. L’avidità con la quale le accumula, sottraendole al proprio onesto e decoroso sostentamento, e un vero furto che consuma a suo danno, e l’inoperosità nella quale rimangono e il vero tarlo che le rode.

Quante volte le oscillazioni del cambio o le improvvise crisi politiche hanno consumato patrimoni vistosissimi? Quante volte terremoto, o l’incendio o altre cause hanno consunto come tarli proprietà che sembravano incrollabili? E non sono tarli che rodono le ricchezze anche le tasse, gli interessi dei debiti, la vorace rapacità di parenti scialacquatori, le insidie degli imbroglioni e la stessa inettezza amministratrice?

Oggi specialmente nessun tesoro è sicuro, e nei rivolgimenti politici avviene tanto spesso che il ladro è il governo, e il tarlo è fisco. I titoli di rendita scadono, la moneta liquida si deprezza, e l’inflazione può polverizzarla. Nei tempi dell’inflazione chi aveva milioni si ridusse da un giorno all’altro ad avere decimi di centesimi! La ricchezza immobiliare può essere incamerata, la produzione propria requisita o confiscata, la stessa base aurea della moneta può, sostituirsi, i grandissimi valori possono essere deprezzati dalle grandi carestie, anche quando sono intatti.

Insomma tutte le ricchezze hanno questa caratteristica divinamente vera dataci da Gesù Cristo: il ladro che ruba è il tarlo che divora.

Solo Gesù poteva in due parole caratterizzare l’economia finanziaria di tutti i tempi!

Egli perciò ci esorta a volgere il cuore e i desideri dell’anima a Dio solo, e ad illuminare tutta la nostra vita con questa luce ineffabile che non può giammai farci deviare in aspirazioni fatue e in conseguimenti vani. La luce di Dio, la Fede, la speranza dei beni eterni è l’amore di Dio solo sopra tutte le cose è quello che è l’occhio sano per il corpo: se l’occhio è semplice, cioè non è né presbite, né miope, né astigmatico né in qualunque modo infermo, se non confonde le cose lontane o le vicine e se non le vede in un angolo falso, allora tutto il corpo è illuminato, cioè è diretto bene da questa mirabile lampada. Se poi è infermo, allora tutto gli è velato o ottenebrato e, non percependo la luce, sta nella oscurità anche tra i fulgori del sole.

Il paragone dato da Gesù è bellissimo per mostrare che Dio solo è la luce della nostra vita, e il guardare Lui solo è l’indirizzo bello della nostra attività.

La mancanza di Fede ci fa miopi per le cose lontane, la mancanza di speranza ci fa presbiti per le cose vicine, la mancanza di amore ci fa astigmatici per l’oggetto del nostro cuore. Non vediamo la realtà dell’avvenire eterno, non vediamo la realtà di ciò che ci circonda, non vediamo la realtà, e diremmo il vero foco, la vera linea visiva di ciò che ci attrae, e praticamente siamo tutti in tenebre.

Al contrario, con la fede vediamo i beni futuri, con la speranza discerniamo i veri lineamenti dei beni presenti, con l’amore di Dio vediamo Lui e le creature nel vero posto che hanno.

Le visuali della famosa, esasperante e seccantissima filosofia sono miopi; le visuali dei sensi sono presbiti, le visuali delle passioni sono astigmatiche. Un occhio cattivo e praticamente cieco, massime se è leso nella retina e guarda in una direzione falsa: volge lo sguardo di fronte e vede una macchia nera; allora guarda a sghimbescio ma non vede di fronte. Sono malanni causati da infezione di sangue e da erosioni luetiche… Quanti non vedono più al posto di Dio che una macchia nera, il nulla, l’inesistente, e non credono più, e la loro vita è tutta tenebre perché sono sifilitici nello spirito per la lue della carne che li ha infettati! Non hanno neppure una visione confusa del bene vero, vedono nero, sono atei, nudisti, e simile canaglia, piena di lue, fradicia di sifilide, che ha eroso il punto che doveva riflettere la luce di Dio, e lo ha invaso da emorragia interna e vede tutto rosso, tutto sotto lo straccio tinto di stragi dell’ateismo anticristiano e bestiale!

Guardare Dio nella fede, nella speranza e nella carità, è vita per l’anima; guardarlo, avendo l’intenzione pura a Lui solo e desiderando conoscerlo e glorificarlo, è riflettore che raccoglie le luci dell’Infinito e le trasmette in infinito. Operare per Dio solo, volgere a Lui tutto il cuore, elevarsi nella meditazione e nella contemplazione delle sue grandezze significa avere uno sguardo nuovo, una luce nuova che guida all’eroismo le potenze dell’anima, le infiamma di amore e le rende luce e fiamma di amore per gli altri.

O mio Dio, o eterna ed infinita grandezza, perché oggi le anime sono così poco desiderose della luce mistica e così incapaci di averla? Perche l’occhio dell’orazione e così offuscato e pieno di cispa, da rendere tediosa la contemplazione delle tue grandezze? Perché non si posa, proprio come riflettore, per raccogliere dall’Infinito lo splendore che l’illumina, e che gli dona poi un fascio di luce d’intelligenza e di amore che glorifica Dio nell’intensità dell’amore che in Lui si slancia? Perché e così infermo da non tollerare la luce, e da non saper rimanere nei suoi raggi? Perché scambia i colori del cielo con quelli della terra, come gli occhi degli infermi di daltonismo, e non discerne più la bellezza dei riflessi eterni, fermandosi sulle misere luci delle creature? Perché l’occhio spirituale non si educa a vedere a poco a poco la tua luce? Ridonaci la vista spirituale, o mio Dio, perche siamo attratti in Te solo!
(Servo di DIo DOn DOlindo Ruotolo)

* * *


venerdì 5 febbraio 2010

Messaggio del Papa per la Quaresima 2010



5.2.10
L’uomo non può attuare da solo la giustizia, deve uscire dall’illusione dell’autosufficienza ed entrare nella giustizia “più grande” che è quella dell’amore, la giustizia operata da Cristo. E’ quanto scrive Benedetto XVI nel Messaggio per la Quaresima che inizierà il prossimo 17 febbraio, Mercoledì delle Ceneri. Il messaggio, presentato oggi nella Sala Stampa vaticana, si svolge sull’affermazione paolina: La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo (cfr Rm 3,21-22). Ce ne parla Sergio Centofanti.

RadioVaticana - Il Papa si sofferma, innanzitutto, sul significato del termine “giustizia”, che secondo la nota espressione di Ulpiano, giurista romano del III secolo, vuol dire “dare a ciascuno il suo”. Ma “ciò di cui l’uomo ha più bisogno – nota - non può essergli garantito per legge”. Sono certamente necessari i beni materiali – e il Papa ribadisce una severa condanna dell’indifferenza per la fame nel mondo - ma la giustizia “distributiva” non rende all’essere umano tutto il “suo” che gli è dovuto. “Come e più del pane”, infatti, l’uomo ha bisogno di Dio, del suo amore gratuito. E con Sant’Agostino ricorda che “non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo al vero Dio”. In secondo luogo il Pontefice indica la “tentazione permanente dell’uomo” - che era quella dei farisei - di “individuare l’origine del male in una causa esteriore”: in questa direzione – afferma - molte delle moderne ideologie credono di realizzare la giustizia rimuovendo semplicemente queste cause esteriori. Un modo di pensare che definisce “ingenuo e miope”, perché “l’ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male”. L’uomo, infatti – rileva - “avverte dentro di sé una strana forza di gravità che lo porta a ripiegarsi su se stesso, ad affermarsi sopra e contro gli altri: è l’egoismo, conseguenza della colpa originale”.
Nel terzo passaggio il Papa, spiegando come l’uomo possa superare il suo egoismo, ricorda il senso della giustizia secondo la sapienza ebraica: dare al povero, al forestiero, all’orfano e alla vedova “per l’israelita, non è altro che il contraccambio dovuto a Dio, che ha avuto pietà della miseria del suo popolo … Dio è attento al grido del misero e in risposta chiede di essere ascoltato, chiede giustizia verso il povero ... Per entrare nella giustizia è pertanto necessario uscire da quell’illusione di auto-sufficienza, da quello stato profondo di chiusura, che è l’origine stessa dell’ingiustizia”: è necessaria una “liberazione del cuore” che la sola Legge non è in grado di realizzare.

“L’annuncio cristiano - sottolinea il Papa - risponde positivamente alla sete di giustizia dell’uomo”: infatti, la giustizia di Cristo “viene dalla grazia, dove non è l’uomo che ripara, guarisce se stesso e gli altri”, ma è “il gesto dell’amore di Dio che si apre fino all’estremo, fino a far passare in sé ‘la maledizione’ che spetta all’uomo, per trasmettergli in cambio la ‘benedizione’ che spetta a Dio”, secondo una giustizia, divina, “profondamente diversa da quella umana”. “Di fronte alla giustizia della Croce” – prosegue il Messaggio - ci si può ribellare, “perché essa mette in evidenza che l’uomo non è un essere autarchico”, ma ha bisogno di Dio “per essere pienamente se stesso”. Convertirsi a Cristo, allora, significa “uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare” con umiltà di essere poveri, di avere bisogno del perdono e dell’amicizia di Dio.

“Grazie all’azione di Cristo – continua Benedetto XVI - noi possiamo entrare nella giustizia ‘più grande’, che è quella dell’amore (cfr Rm 13,8-10), la giustizia di chi si sente sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare”. “Forte di questa esperienza – conclude il Papa nel Messaggio per la Quaresima - il cristiano è spinto a contribuire a formare società giuste, dove tutti ricevono il necessario per vivere secondo la propria dignità di uomini e dove la giustizia è vivificata dall’amore”.

a giustizia"

Il Santo Rosario del Vaticano...pregate con me!!!







http://farm2.static.flickr.com/1159/558258166_17430cdb60.jpg





Esposizione dei misteri

Il Rosario è composto di venti "misteri" (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone.

La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

«Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti» (Rosarium Virginis Mariae, n. 38).

Per aiutare l'itinerario meditativo-contemplativo del Rosario, ad ogni "mistero" sono riportati due testi di riferimento: il primo della Sacra Scrittura, il secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica.



Archivio blog

Le omelie di Padre Raniero Cantalamessa